Costituzione art. 101
La giustizia è amministrata in nome del popoo
i magistrati sono soggetti soltanto alla legge.
La destra all’attacco dei giudici: 
Le sentenze vanno scritte così


Anm: il ministro “mette in discussione i fondamentali principi costituzionali di libertà di riunione, associazione e manifestazione del pensiero che spettano ai magistrati e alle loro libere associazioni non meno che a tutti i cittadini”.
Art. 101 costituzione italiana
La giustizia e’ amministrata in nome del popolo.
I giudici solo soggetti soltanto alla legge.

 

Art.283 c.p Attentato contro la costituzione.- Chiunque commette un fatto diretto a mutare la Costituzione dello Stato o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, e’ punito con la reclusione non inferiore a 12 anni.
Nedo Canetti L’unità 25 settebre 2003

Al Senato, durante la discussione in commissione Giustizia del ddl di riforma dell’ordinamento giudiziario, la Cdl ha presentato – all’ultimo minuto e subito votato, con l’entusiasta approvazione del ministro della Giustizia – un emendamento che non solo
vieta l’iscrizione dei magistrati ai partiti politici e ai sindacati, ma stabilisce sanzioni, comminate dal Csm, per chi partecipi a manifestazioni politiche. Il testo presentato da Luigi Bobbio (An) consente al Csm di censurare le sentenze che nel dispositivo ricorrano ad argomenti «fortemente» politici o quelle «creative» che si discosterebbero dal «dettato legislativo».
In due sedi diverse, ma con uguale segno intimidatorio, il governo ha scritto ieri un altro capitolo dell’attacco all’indipendenza e all’autonomia della magistratura. Obiettivo, il bavaglio ai magistrati. Al Senato, durante la discussione in commissione Giustizia del ddl di riforma dell’ordinamento giudiziario, la Cdl ha presentato – all’ultimo minuto e subito votato, con l’entusiasta approvazione del ministro della Giustizia – un emendamento che non solo vieta l’iscrizione dei magistrati ai partiti politici e ai sindacati, ma stabilisce sanzioni, comminate dal Csm, per chi partecipi a manifestazioni politiche. Il testo presentato da Luigi Bobbio (An) consente al Csm di censurare le sentenze che nel dispositivo ricorrano ad argomenti «fortemente» politici o quelle «creative» che si discosterebbero dal «dettato legislativo». Non solo. L’emendamento considera censurabili dal Csm anche le sentenze «suicide», che nel dispositivo contraddicono l’assoluzione dell’imputato (come la sentenza Andreotti). Dulcis in fundo, vieta ai magistrati di avere rapporti con i giornalisti.

L’altro fronte d’attacco arriva direttamente dal Guardasigilli che ha emanato una circolare diretta ai presidenti di Corti d’appello e ai procuratori generali, nella quale si chiede di «comunicare, con la massima urgenza, ad uno dei numero di fax sottoelencati, la durata e la modalità di svolgimento delle assemblee organizzate dall’Anm lo scorso 18 settembre». Quando l’Associazione dei magistrati italiani ha sospeso le udienze per 15 minuti e ha letto un documento di risposta all’intervista di Berlusconi allo Spectator, quella sui magistrati “matti”. Decisa e secca la reazione dell’Anm: il ministro «mette in discussione i fondamentali principi costituzionali di libertà di riunione, associazione e manifestazione del pensiero che spettano ai magistrati e alle loro libere associazioni non meno che a tutti i cittadini». L’Anm ricorda che la manifestazione del 18 settembre, come quelle del 29 novembre 2001 e del 5 aprile 2002, non ha provocato il «benché minimo disservizio, ma ha trovato l’adesione piena di tutta la magistratura italiana in difesa dell’indipendenza della magistratura e della dignità della giurisdizione: comprendiamo che ciò abbia dato fastidio a chi quotidianamente contesta la rappresentatività dell’Anm».

In commissione, il centrosinistra si è battuto duramente e a lungo per contrastare la nuova norma. Riprenderà la battaglia al momento dell’esame in aula. Esulta Bobbio: «Una riforma epocale, che sconfigge l’architrave del contropotere giudiziario». Per il ministro Castelli il magistrato deve scegliere: se vuole fare politica, torni «cittadino semplice». Ribatte il diessino Elvio Fassone: ci sono «due pungiglioni velenosi nel testo della riforma». È «un ritorno agli anni ’50, a quando la magistratura era gerarchizzata e organizzata in modo rigidamente verticistico – dice il capogruppo ds in commissione, Guido Calvi – è una norma in contrasto con la nostra Costituzione, che garantisce ad ogni cittadino la libertà di manifestare il proprio pensiero: in questo modo si crea una categoria di cittadini ai quali questo diritto viene negato. Per esempio se si aprisse un dibattito sulla legge per vietare l’uso della cannabis, nessun magistrato potrebbe dare un contributo critico all’elaborazione del testo».

Con il colpo di coda di Bobbio, la commissione Giustizia ha finito l’esame degli emendamenti, dopo un iter di oltre 15 mesi, della legge delega sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Oggi dichiarazioni di voto e voto finale, poi il ddl andrà in aula nella prima metà di ottobre. La battaglia si annuncia durissima.
 
La destra all’attacco dei giudici
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11/10/2003
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Piano P2 
                  “Rinascita Democratica”
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