LA RAGNATELA: DALLE TRAME NERE AL GOVERNO BERLUSCONI.

Traccia storica e considerazioni di Renata Franceschini, Soccorso Popolare - Padova
 
(PARTE SECONDA)
SOMMARIO indice generale
parte prima
Prefazione
1. I servizi segreti
parte seconda
2. Francesco Cossiga e i suoi legami con la ragnatela
3. Gladio
parte terza
4. La Loggia P2 e Licio Gelli
parte quarta
5. Nascita dell'impero economico del Cavalier Silvio Berlusconi
6. L'on.Bettino Craxi e il Cavalier Silvio Berlusconi: intreccio di affari e favori.
parte quinta
7. Berlusconi scende in campo!!
8. La transizione da Berlusconi a D'Alema
parte sesta
9. Il governo "D'Alema"
10. Berlusconi vince le elezioni del 2001
11. Sintesi del Piano di "Rinascita Democratica", elaborato dalla Loggia massonica segreta P2, del Gran Maestro Licio Gelli.
NOTE BIBLIOGRAFICHE
2. Francesco Cossiga e i suoi legami con la ragnatela

 

 
 
 

Francesco Cossiga appartiene al gruppo dei "presidenzialisti puri".
Già nei primi anni sessanta si legava ad un gruppo eterogeneo, composto da politici, militari, costituzionalisti, avventurieri che voleva instaurare una Repubblica presidenziale. Lo stesso tema che Cossiga, da Presidente della Repubblica, riproporrà con scalpore, seguito da Bettino Craxi, che diverrà suo alleato in questa battaglia.
Il gen. De Lorenzo, nei giorni del luglio 1964 in cui pianificava il golpe, si recava spesso al Quirinale, oppure comunicava con il Presidente Segni per mezzo di Cossiga.
"Un gruppo di potere che agisce all'ombra di uno stuolo di protettori politici" annotava nel suo diario il generale Manes, inviso a De Lorenzo, incaricato di fare luce sulle deviazioni dei servizi segreti.
Tra questi "protettori", secondo Manes, c'era Francesco Cossiga, che alla commissione d'inchiesta sul "piano Solo" garantì sulla "affidabilità democratica" di quel gruppo di ufficiali infedeli; e che negli anni successivi sponsorizzerà ampiamente le loro carriere.
Nel 1966 Cossiga diventò sottosegretario alla Difesa nel governo guidato da Moro. Iniziò così a destreggiarsi fra i sottoscala del potere in cui si fa la storia dell'Italia, parallela e segreta.
Svolgeva volentieri una serie di lavoretti "di coraggio", come quello di apporre gli omissis ai risultati della commissione d'inchiesta sul "piano Solo", in modo da coprire le responsabilità di De Lorenzo, e partecipava alla formazione di atti amministrativi concernenti Gladio, come lui stesso ha in seguito ammesso.

Dunque Cossiga era legato anche agli uomini del "partito del Golpe": Il colonnello D'Ambrosio, secondo i documenti in mano alla commissione P2, era stato coinvolto in un progetto di colpo di Stato.
Tutti costoro, nel 1992, si entusiasmeranno alle "picconate" di Cossiga e lo inviteranno a mettersi alla testa di un fantomatico "fronte degli Italiani onesti". Questi erano i compagni di Cossiga in quegli anni.

Capo dei servizi segreti in quegli anni è il generale Vito Miceli, anch'egli facente parte della strategia della tensione e grande amico di Cossiga. Quando Miceli, il 30 novembre 1990, morirà, Cossiga renderà omaggio alla sua salma ufficialmente, ignorando la manifestazione dei parenti delle vittime delle stragi che contemporaneamente si svolgeva davanti a Montecitorio.
Anni in cui, come scrive lo storico Giuseppe De Lutiis nel suo "Storia dei servizi segreti", cambiava anche la strategia dei poteri occulti: "Fino ad allora, la ricetta che i servizi segreti avevano seguito per curare i mali d'Italia, aveva previsto un potenziamento dell'estrema destra, con il concomitante sviluppo di atti terroristici e di rivolte, come quella di Reggio Calabria, gestite dalle strutture parallele."

Dal 1984 fino al febbraio del 1991, fu al vertice del SISMI l'amm. Fulvio Martini, il "rinnovatore". Finirà travolto dalla vicenda di Gladio assieme al suo capo di stato maggiore il gen. Paolo Inzerilli.
Parallelamente, al SISDE si succederanno i prefetti Vincenzo Parisi (1984-1987), che diventerà subito dopo capo della polizia, e Riccardo Malpica (1987-1991), che verrà poi condannato per lo scandalo dei fondi neri del SISDE.
Dalla primavera del 1992, almeno una parte dei dirigenti degli uffici giudicava che la spinta proveniente dal '68 studentesco e dall'autunno caldo fosse stata riassorbita. Si riteneva quindi possibile "bruciare" una parte dei terroristi neri, cercando di utilizzare le loro gesta come contraltare del vero o presunto terrorismo rosso, in modo da dare credibilità alla tesi dei cosiddetti opposti estremismi.

 
Poche settimane dopo le elezioni del 5 e 6 aprile 1992, e mentre a Milano l'inchiesta "Mani pulite" cominciava a toccare i vertici del potere, si aprì una nuova stagione delle stragi.
Mentre l'Italia, con Tangentopoli, era attraversata dallo scontro tra le forze del cosiddetto "rinnovamento", con un decisivo punto di riferimento nelle inchieste dei magistrati, e il potere politico affaristico e criminale del vecchio regime, riprese in pieno la strategia della tensione, con modalità per molti aspetti simili a quelle degli anni Settanta.

Il nucleo duro dello "Stato parallelo", baluardo di un potere durato per cinquant'anni, giocava la sua battaglia decisiva per il controllo dell'Italia.

3. "Gladio"

Le inchieste della magistratura di Venezia e di Padova e quella della commissione Stragi hanno consentito di far capire che l'organizzazione Gladio, ideata per contrastare un'ipotetica invasione sovietica, si era progressivamente trasformata in una struttura di servizio e di copertura per altre strutture parallele che agivano per combattere le sinistre.
Già nel documento "le forze speciali del SIFAR e l'operazione Gladio",
del 1 giugno 1959, era contemplata la possibilità di sovvertimenti interni nella pianificazione delle attività della Stay Behind.
Il generale Fodda rivelò al giudice Mastelloni: "La struttura avrebbe dovuto funzionare anche rispetto ai moti di piazza rilevanti, e la struttura aveva inoltre una funzione anti-PCI".
Un ex generale del SIFAR aveva rivelato all'"Unità" :" I gruppi di civili organizzati dal colonnello Rocca agli inizi degli anni sessanta coincidevano con i "gladiatori", anche perché erano addestrati nella base di Capomarrangiu".
I gruppi di Rocca addestrati in Sardegna furono impiegati il 9 ottobre 1963 per provocare incidenti nel corso di una manifestazione che si stava svolgendo in piazza Santi Apostoli a Roma. Una parte si era infiltrata tra gli operai; altri erano in tuta mimetica, in mezzo alle forze di polizia.

La teorizzazione della strategia della tensione avvenne nel corso del convegno organizzato all'hotel Parco dei Principi di Roma, il 3 maggio del 1965, dall'istituto di ricerche militari "Alberto Pollio".
Il tema era "La guerra rivoluzionaria".
L'istituto "Pollio" era stato fondato alcuni mesi prima da Enrico de Boccard, ex repubblichino di Salò. I soldi per l'organizzazione erano stati forniti dal SIFAR.
A capo del SIFAR, allora, era il generale Viggiani, che attivò il generale Rocca per il reperimento dei fondi per il convegno.
Presenti al convegno dell'hotel Parco dei Principi, oltre a Ivan Matteo Lombardo, ex ministro socialdemocratico nel governo nato dalle elezioni del 1948, a Gino Accame, redattore del settimanale neofascista "Il borghese" e responsabile del movimento pacciardiano ( i fautori della Repubblica presidenziale), agli ex repubblichini di Salò Enrico de Boccard e Pino Rauti , erano coloro, che saranno tra i principali imputati del processo per la strage di Piazza Fontana, Guido Gianettini, Stefano Delle Chiaie e Mario Michele Merlino.
Da un anno era nato il primo centrosinistra e "bisognava far presto" perché questo avvenimento veniva considerato da molti come l'avvicinamento del comunismo al potere.
Alla fine del convegno venne letto "un piano di difesa e contrattacco", che delineava un progetto molto simile al piano Solo, strutturato, un anno prima del convegno, dal colonnello Mingarelli, colui che effettuerà i depistaggi nelle indagini sulla strage di Peteano.
Con questo piano, a detta di Pino Rauti, si era in grado di realizzare "l'elaborazione completa della tattica controrivoluzionaria e della difesa".

Questo piano prevedeva uno schieramento a quattro livelli di reclutamento di uomini con mansioni specifiche:
 

La struttura di quel piano assomigliava molto a quella di "Gladio", scoperta da Casson.

Nel 1966 venne ideata la "esercitazione Delfino" che, più che di un'invasione da est, si occupava della repressione interna.
Quel settore di Gladio, che nell'esercitazione ipotizzava lo scenario della "sovversione", descriveva questa come una emanazione delle forze sindacali, dei partiti e dei giornali di sinistra allora esistenti in Italia, con l'inizio di agitazioni e azioni sindacali in difesa del posto di lavoro. Persino le affissioni di manifesti denuncianti l'operato del governo venivano considerate "insorgenza".
E' nella seconda metà degli anni settanta e negli anni ottanta che la Gladio italiana diventò sempre più illegale.

Nel 1976-1977 alle strutture periferiche venne inviato uno schema per la redazione di rapporti informativi. Quindi, proprio mentre veniva varata la riforma dei servizi segreti, Gladio cominciava a svolgere attività informativa, lontanissima anche dagli scopi per cui era stata costituita.

Dal 1977 la competenza della sicurezza interna e il compito di svolgere attività informativa furono demandati al SISDE.
E' interessante sapere che negli archivi di Forte Braschi, tra i documenti di Gladio, sono state sequestrate "schedature" sugli uomini politici di Sassari e relazioni sulla situazione del "Corriere della Sera" relative al periodo dell'assalto piduista.

 
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