LA RAGNATELA
DALLE TRAME NERE AL GOVERNO BERLUSCONI


Traccia storica e considerazioni di Renata Franceschini, Soccorso Popolare - Padova

(PARTE PRIMA)
"- E' indubbio che tali certezze e tali elevate probabilità obbedissero ad un unico, quanto inequivoco , disegno strategico.


- Con la ovvia conseguenza della intrinseca debolezza di un quadro democratico, che mentre apparentemente andava consolidandosi, continuava a posare su fragili basi, perché a livello occulto costantemente posto in discussione, sì da apparire sostanzialmente a rischio di tenuta."
(dalle Conclusioni della Commissione Pellegrino - Il quadro storico-politico del dopoguerra - nodo siciliano.)

 
SOMMARIO
parte prima
Prefazione
1. I servizi segreti
parte seconda
2. Francesco Cossiga e i suoi legami con la ragnatela
3. Gladio
parte terza
4. La Loggia P2 e Licio Gelli
parte quarta
5. Nascita dell'impero economico del Cavalier Silvio Berlusconi
6. L'on.Bettino Craxi e il Cavalier Silvio Berlusconi: intreccio di affari e favori.
parte quinta
7. Berlusconi scende in campo!!
8. La transizione da Berlusconi a D'Alema
parte sesta
9. Il governo "D'Alema"
10. Berlusconi vince le elezioni del 2001
11. Sintesi del Piano di "Rinascita Democratica", elaborato dalla Loggia massonica segreta P2, del Gran Maestro Licio Gelli.
NOTE BIBLIOGRAFICHE
 

Prefazione
I Servizi Segreti Usa, già nel 1942 durante il fascismo, allacciano rapporti con la mafia siciliana e determinati settori politici, e quindi instaurano durature alleanze con questi soggetti. Lo scopo è quello di controllare la vita politica italiana, in modo da piegarla con qualsiasi mezzo, anche terroristico e sanguinario, agli interessi degli Stati Uniti e dei gruppi politico-economici di loro riferimento.

Cosa abbia comportato questo disegno lo sicomincia a comprendere solo da qualche anno, grazie alle indagini di magistrati coraggiosi, che tra mille insidie ed ostacoli sono riusciti a fare intravedere, se non tutta la verità, almeno una parte di essa, facendo emergere i gangli dell'ordito di sangue.
Fin dalla caduta del Fascismo si costituiscono in Italia strutture più o meno occulte, più o meno legali, con l'unico scopo di impedire l'attuazione della Costituzione Repubblicana, pienamente democratica, impedendo l'assurgere al potere legislativo ed esecutivo di partiti di ideologia socialista, duramente contrastata dagli USA, che ribadivano la loro volontà di egemonia su parti del mondo loro assegnate dopo Yalta.
Una di queste strutture è la "Gladio", e membri importanti di "Gladio" sono l'onorevole Francesco Cossiga e Licio Gelli.
Licio Gelli, massone, costituisce una struttura massonica segreta, la Loggia P2 che, a metà degli anni '70, tende al sovvertimento della  Repubblica e all'instaurazione di una seconda Repubblica Presidenziale, a carattere liberistico e antidemocratico.
La complessa organizzazione massonica P2, il suo sistema di rapporti col potere e la mafia in Italia, i servizi segreti italiani e americani, la Gladio, un complesso di organismi e di gruppi con legami nei servizi segreti, nei Carabinieri, negli alti corpi di polizia, nella magistratura e in altri settori della pubblica amministrazione, costituiscono una struttura politico- militare, che agisce come un vero e proprio "Stato parallelo", finalizzato ad impedire che i nostri equilibri politici si evolvano in direzione di una maggiore e più completa democrazia.
Colpi di Stato tentati o minacciati, stragi, attentati a treni, azioni di terrorismo nero  furono, a complemento di manovre politiche contro la democrazia, gli strumenti di questo vero e proprio "Stato parallelo", atti al conseguimento degli scopi di eversione.
I servizi segreti, che per lungo tempo alcune forze politiche ci hanno fatto credere "deviati", hanno coperto, non episodicamente, gravi reati, depistato giudici, posti in salvo i presunti attentatori, al fine di lasciare impunite le stragi più efferate.
Questo complesso di organismi ha attivato, all'interno di un disegno a lungo termine, il progetto politico che sussisteva dietro le stragi, e ne ha tutelato e continua a tutelare gli esecutori e i mandanti.
Così oggi possiamo assistere, dopo il periodo di instabilità politica degli anni '90, all'affermazione elettorale della "Casa delle Libertà" (sic!), che ha raccolto nel suo seno tutti i tipi di destra presenti nel nostro paese: da quella xenofoba e furbesca, rappresentante dei nuovi rampanti padani, a quella rivestita di un nuovo perbenismo, ma con non ben nascoste aspirazioni autoritarie di tipo fascista, come ci hanno fatto capire, se ce ne fosse stato bisogno, attraverso la repressione di Genova durante il G8; da quella che rappresenta i "buoni sentimenti" catto-qualunquistici , a quella residuale del periodo craxiano, con le stesse idee e l'identico modo di fare politica.
Quindi la matassa aggrovigliata dei poteri occulti e palesi ha dipanato il suo perverso filo conduttore di un progetto politico autoritario e antipopolare che arriva fino all'oggi e sembra avere ormai raggiunto il suo scopo: quello di un governo dei privilegi, a-democratico, falsamente populista, fascisteggiante e reazionario, cioè il governo alla cui testa si trova il Cavalier Silvio Berlusconi, un individuo allevato dalla Mafia, coccolato dalla P2, e tanto "amico" di Craxi e di certi politici democristiani, che come bravi sarti gli hanno confezionato leggi su misura, permettendogli la scalata al potere economico e quindi politico.
Questa destra è così compatta da costituire un vero e proprio club, che procede celermente verso mutamenti istituzionali e sociali sul modello del progetto di "Rinascita Democratica" di Gelli.
A tappe successive quello "Stato parallelo" è riuscito ad impadronirsi del potere politico-economico del paese e a realizzare il suo piano.

1. I SERVIZI SEGRETI

 
Il SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate), istituito il 1 settembre del 1949, era totalmente subordinato alla CIA e molto simile al vecchio SIM fascista.  Fu istituito, con procedura anomala, senza nessun dibattito parlamentare. Il repubblicano ministro della Difesa, Randolfo Pacciardi, firmò una semplice circolare interna. Il primo direttore del SIFAR, il generale di brigata Giovanni Carlo Del Re, operava sotto l'esplicita supervisione dell'emissario della CIA in Italia, Carmell Offie.

Nel 1951 il gen. Umberto Broccoli, almeno sulla carta, darà l'avvio a "Gladio".

La NATO fu creata nell'aprile del 1949, non solo per contrastare la potenza comunista, ma anche per mantenere stabile la situazione politica nei paesi che facevano parte dell'Alleanza..
La stabilità, secondo questa strategia, si manteneva escludendo rigorosamente le forze di sinistra dalla gestione del potere politico e i partiti, che le rappresentavano, lontani da qualsiasi forma di governo.
Le attività "antisovversive", cioè le azioni per arginare la crescita elettorale dei partiti di sinistra, cominciarono prima ancora che in Italia venissero ricostituiti i servizi segreti.
In un rapporto del NSC, National Security Council, dell'8 marzo 1948 sulla "posizione degli Stati Uniti nei confronti dell'Italia, alla luce di una partecipazione dei comunisti al governo con mezzi legali", si diceva espressamente che una vittoria del Fronte Popolare avrebbe minacciato gli interessi degli Usa nel Mediterraneo. Gli Stati Uniti quindi avrebbero fornito "assistenza militare e economica al movimento clandestino anticomunista".
Ad esempio, durante le elezioni del 18 aprile del 1948, l'organizzazione "Osoppo", l'antenata di Gladio, composta da 4.484 uomini, venne schierata segretamente lungo il confine orientale per contrastare una ipotetica invasione dell'esercito sovietico.

All'Italia, con la sua adesione al Patto Atlantico, furono imposti numerosi obblighi, tra cui quello di passare notizie riservate e ricevere istruzioni da una speciale centrale della CIA, chiamata in codice "Brenno".
Col lavoro paziente di alcuni tra i loro migliori agenti della CIA, gli americani avevano intessuto una fitta ragnatela che piegherà le decisioni del governo alla volontà degli Alleati d'oltreoceano
Il SIFAR, servizio informazioni difesa, del generale De Lorenzo reggerà le fila del controllo occulto della politica italiana degli anni caldi precedenti al rivoluzionario decennio aperto dalla contestazione del 1968.
Si infittirono i rapporti con i servizi statunitensi, che fin dal dopoguerra avevano installato un'importante centro operativo in Italia.
La stazione CIA di Roma funzionerà egregiamente: attraverso il lavoro paziente di alcuni tra i loro migliori agenti, gli americani erano in grado di tessere una fitta ragnatela che piegherà le decisioni del governo alla volontà degli alleati d'oltreoceano.

 
La rete Stay Behind, cioè in Italia la Gladio, risultava attiva anche in molti altri paesi europei, coordinata da accordi che intercorrevano tra i vari servizi segreti. Nel caso italiano la CIA e il SIFAR, come ha rilevato lo stesso giudice Casson nella sua indagine, che operavano a condizionare e a scavalcare qualsiasi decisione del nostro Parlamento, unico organismo in grado di ratificare trattati internazionali di questa natura, qualora essi fossero ritenuti legittimi.

Nonostante il profondo mutamento della situazione internazionale, non essendo noti a tutt'oggi i "protocolli segreti" firmati dal governo italiano al momento di adesione alla NATO, non conosciamo bene quali altri obblighi abbia l'Italia nei confronti degli USA.
 
E' vecchia abitudine, questa, di organizzare reti clandestine totalmente svincolate da qualsiasi controllo, per piegare una democrazia, già vacillante in realtà sotto i colpi delle feroci repressioni operaie del Ministro dell'Interno, on. Mario Scelba, protagonista della repressione di operai e braccianti negli anni immediatamente a ridosso della proclamazione della Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Mario Scelba va ricordato come il fondatore del reparto Celere della Polizia di Stato (negli anni divenuto tristemente famoso per i metodi antiguerriglia nella repressione delle agitazioni operaie e popolari di piazza).
Come lo stesso Scelba conferma in un'intervista comparsa nel 1988 sulla rivista "Prospettive nel mondo ": "[...] Allontanai, con buonuscite o trasferimenti nelle isole, per tutto il 1947, gli ottomila comunisti infiltratisi nella Polizia e assunsi diciottomila agenti fidatissimi...Posso aggiungere che non mi limitai a reclutare forze di Polizia affidabili, ma creai una serie di poteri per l'emergenza, una rete parallela a quella ufficiale che avrebbe assunto automaticamente ogni potere in caso di insurrezione."
 
Durante gli anni del generale dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo, che assunse la dirigenza del SIFAR nel 1955, fu creato il progetto del "Piano Solo" per un colpo di stato e gli agenti del SIFAR cominciarono a schedare in massa gli italiani: oltre 155.000 esponenti della sinistra istituzionale e non, semplici simpatizzanti, sindacalisti, operai.

Si volle far credere che la schedatura generalizzata del SIFAR fosse una operazione "deviata" messa in atto per iniziativa singola del generale De Lorenzo, mentre gli erano complici autorevoli esponenti democristiani del governo italiano, con l'appoggio della CIA.

In un accordo, stipulato con i servizi segreti americani nel giugno 1962,
De Lorenzo impegnava il SIFAR a programmare azioni di emergenza con la CIA, senza avvertire il governo.
Nel marzo 1963 William Harvey, il responsabile dell'assassinio di Patrice Lumumba, l'eroe della lotta per l'indipendenza del Congo, diventava "capostazione" della CIA a Roma.
Col colonnello Rocca concordava la formazione di "bande d'azione" che dovevano attaccare sedi della DC, per fare ricadere la responsabilità sulle sinistre.
Il colonnello Rocca organizzò le squadre di Milano, Torino, Genova e Modena, aiutato da Luigi Cavallo, un ex militante del PCI, espulso dal Partito come spia, che in FIAT aveva causato la sconfitta pesante della CGIL con le sue provocazioni e con atti violenti mascherati di "rosso".
Nominato sul finire del 1962 comandante generale dell'Arma dei Carabinieri e quindi costretto a lasciare la guida del servizio segreto, De Lorenzo comunque mantenne il controllo del SIFAR, facendo nominare al suo posto un suo fedelissimo, Egidio Viggiani e facendo occupare i posti chiave da suoi fedelissimi: Giovanni Allavena - responsabile, contemporaneamente, dell'ufficio D (informazioni) e del CCS (controspionaggio) ed in seguito egli stesso ai vertici del SIFAR- e Luigi Tagliamonte che assumerà il doppio (e incompatibile) incarico di responsabile dell'amministrazione del SIFAR e capo dell'ufficio programmazione e bilancio dell'Arma.

Tra il 1960 e il 1964 i socialisti riuscirono ad entrare nell'area di governo. Era il primo mutamento importante negli equilibri politici italiani dopo il trionfo dei democristiani nel 1948.

Nel giugno del 1960, quando il governo Tambroni, che aveva ottenuto la fiducia con i voti determinanti del MSI e della Confindustria, autorizzò il MSI a tenere il suo congresso nazionale a Genova, ci fu una rivolta popolare durata tre giorni, perché si ritenne questa autorizzazione una sfida alle tradizioni operaie e antifasciste della città. Altre manifestazioni antigovernative, dilagate in molte città, furono represse dalla polizia, in qualche caso anche con le armi, che provocò una decina di morti. Cinque nella solo Reggio Emilia.
La DC dovette, quindi, sconfessare Tambroni, il cui governo cadde.
Nel marzo 1962 si formò un nuovo governo Fanfani, concordato con i socialisti che si impegnavano a dare il loro appoggio ai singoli progetti legislativi. Nelle elezioni politiche dell'aprile del 1963 ci fu una fortissima avanzata del PCI.
Fu in questa fase che la politica di centrosinistra conseguì i risultati più avanzati. Fu avviata la nazionalizzazione della industria elettrica, istituita la scuola media unica. Per contro, le Regioni, istituti previsti dalla Costituzione, non videro ancora la luce del loro ordinamento, per il timore della DC del rafforzamento delle sinistre a livello locale.
Di fronte a questi avvenimenti, che sembravano avvicinare sempre più la sinistra al governo, bisognava portare la guerra totale. Bisognava bloccare in qualche modo l'avanzata popolare nelle fabbriche e nella società, che pretendeva una diversa qualità dell'esistenza.

Ecco allora la ragnatela mobilitarsi.

Nel luglio del 1964, si fece udire il famoso "rumor di sciabole", di cui parlò l'allora segretario socialista Pietro Nenni: la formazione del secondo governo di centro-sinistra, guidato da Aldo Moro, fu minacciata dalla possibile messa in atto del già progettato colpo di stato, il "Piano Solo", che sarebbe scattato se il governo di sinistra avesse adottato un programma veramente progressista.
Carabinieri, gruppi di civili, ex parà e repubblichini di Salò, addestrati nella base segreta di Gladio di Capomarrargiu e reclutati dal colonnello Rocca, capo dell'ufficio Rei (Reparto enucleandi interni) del SIFAR, avrebbero partecipato al golpe. La Confindustria e alcuni circoli militari, legati all'ex ministro della Difesa Pacciardi, avrebbero finanziato alcune formazioni paramilitari.
In un elenco, rinvenuto negli archivi della CIA di Roma, c'erano i nomi di circa duemila anticomunisti che si dichiaravano pronti a compiere anche atti terroristici. Il "Piano Solo" prevedeva la cattura degli "enucleandi", cioè di dirigenti comunisti, socialisti, e di sindacalisti; e l'occupazione armata delle sedi dei partiti di sinistra, le redazioni dell'Unità, le sedi della Rai e le prefetture.
Lo scandalo delle schedature e del "Piano Solo" vennero rivelati, solo tre anni dopo, con una campagna di stampa condotta dai giornalisti Lino Jannuzzi ed Eugenio Scalfari.

Nel 1965 il SIFAR fu sciolto. Ed era l'ennesimo scioglimento di facciata di un servizio segreto "deviato".
Con un decreto del Presidente della Repubblica, il 18 novembre 1965, nacque il SID (Servizio Informazioni Difesa), che del vecchio servizio continuerà a mantenere uomini e strutture.
Il comando del SID venne affidato all'amm. Eugenio Henke, molto vicino al ministro dell'Interno dell'epoca Paolo Emilio Taviani, democristiano. Sotto la gestione Henke - che resterà in carica fino al 1970 - prenderà avvio la "Strategia della tensione" che avrà come primo, tragico, risultato la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969).
Il 18 ottobre 1970 Henke venne sostituito dal gen. Vito Miceli, che già dal 1969 guidava il SIOS (il servizio informazioni) dell'Esercito.

Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 un gruppo di neofascisti, capeggiati dal "principe nero" Junio Valerio Borghese, ex comandante della X MAS, mise in atto un tentativo di colpo di stato, nome in codice "Tora, Tora", passato alle cronache come il "Golpe Borghese".
Il tentativo di colpo di stato fallì e ancora oggi per molti aspetti appare velato di "misteri".
Il neo capo del SID, il gen. Vito Miceli, molto legato ad Aldo Moro e nemico giurato del potente democristiano on. Giulio Andreotti, tacque di quel tentativo di golpe, prima di tutto con la magistratura.
Quando nel 1975 l'inchiesta giudiziaria sul golpe Borghese arriverà alla sua stretta finale, Miceli aveva già lasciato il servizio, a causa delle incriminazioni che lo porteranno ad essere arrestato per altri fatti, ancora oggi non del tutto chiariti, come la creazione della Rosa dei Venti, un'altra struttura militare para-golpista e dello scontro durissimo col capo dell'ufficio D, un fedelissimo di Andreotti, il gen. Gianadelio Maletti.
Gli anni della gestione Miceli sono stati gli anni dello stragismo in Italia: da Peteano, alla strage alla Questura di Milano, dalla strage di Piazza della Loggia a Brescia, all'Italicus. Come era già accaduto a De Lorenzo, anche Miceli finirà la sua carriera in Parlamento: eletto, anche lui, nelle file del MSI-DN di Giorgio Almirante, così come anni dopo capiterà ad un altro capo dei servizi segreti, il gen. Antonio Ramponi, nelle file dell'Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini.

La prima riforma organica dei servizi segreti risale al 1977.
Sempre più vicino all'area di governo, impegnato in una politica improntata al consociativismo, il PCI partecipa direttamente, nella persona del sen. Ugo Pecchioli, alla riforma.
Per la prima volta venne introdotta una figura responsabile dell'attività dei servizi segreti di fronte al Parlamento: è il Presidente del Consiglio che si avvale della collaborazione di un consiglio interministeriale, il CESIS, che ha anche un compito di coordinamento. Inoltre i servizi devono rispondere delle loro attività ad un Comitato parlamentare.
Una importante novità, introdotta dalla riforma dei servizi segreti, riguarda lo sdoppiamento dei servizi stessi: al SISMI (Servizio d'Informazioni per la Sicurezza Militare) il compito di occuparsi della sicurezza nei confronti dell'esterno, al SISDE (Servizio d'Informazioni per la Sicurezza Democratica) quello di vigilare all'interno. Con in più un'altra differenza: se il SISMI restava completamente affidato a personale militare, il SISDE diventava una struttura civile, affidata alla polizia, nel frattempo trasformata in corpo smilitarizzato.
Quindi, a prima vista, una riforma buona nelle intenzioni, ma gli uomini che andranno a far parte del SISMI e del SISDE saranno gli stessi del SIFAR e del SID e, per quanto riguarda il servizio civile, del disciolto - e famigerato - Ufficio Affari Riservati del ministero dell'Interno.
Dal 1978 il SISMI sarà retto dal gen. Giuseppe Santovito, già stretto collaboratore del gen. De Lorenzo.
Il SISDE, pur essendo una struttura non militare, finirà proprio per essere assegnata alla direzione di un militare, il generale dei carabinieri Giulio Grassini.

Regista di questa  riforma fu il ministro dell'Interno on. Francesco Cossiga, che in quel momento diede l'impressione di subire potenti pressioni da chi aveva interesse di far fallire l'operazione di "pulizia".
Il primo scandalo in cui incapparono i servizi riformati è quello della Loggia P2. Come abbiamo già detto, i nomi di tutti i comandanti al vertice dei servizi segreti (SISMI, SISDE ed anche del CESIS, l'organo di coordinamento) sono compresi nella famosa lista della Loggia P2 del Maestro Venerabile Licio Gelli, scoperta nella villa del Gelli a Castiglion Fibocchi il 17 marzo 1981 dai magistrati milanesi che indagano su Michele Sindona.
Di certo oggi sappiamo che entrambi i servizi segreti furono coinvolti fino al collo nel caso Moro, in quei 55 giorni che trascorsero fra il sequestro del presidente della DC da parte di un commando delle Brigate rosse e l'uccisione dell'uomo politico (16 marzo-9 maggio 1978).
Nei 55 giorni del sequestro di Aldo Moro accaddero una incredibile serie di stranezze, misteri, coincidenze, buchi nelle indagini, che ebbero l'effetto di agevolare il compito dei brigatisti, al punto da far pensare che il sequestro Moro fosse stato ispirato, e in qualche modo teleguidato, da qualcuno che nulla aveva a che fare con i brigatisti "puri".

Era ministro dell'Interno sempre l'on. Cossiga, che la mattina del rapimento di Moro stava andando in Parlamento dove doveva nascere un governo con l'appoggio esterno del Partito comunista, il primo importante passo verso l'ingresso del PCI di Berlinguer nella maggioranza.

Qualche settimana prima, Aldo Moro era uscito sconvolto da un colloquio avuto negli USA con Henry Kissinger, allora segretario di Stato. "Mi ha intimato di non fare il governo con l'appoggio dei comunisti", dirà ai suoi collaboratori Moro.
Anche in Italia, molti la pensavano come Kissinger: la massoneria, la destra DC, larghi settori del mondo industriale.
Durante il rapimento Moro venne costituito un comitato di crisi presso il ministero dell'Interno, comitato che risulterà composto tutto da aderenti alla P2. ( N.B.:Gelli operava con un proprio ufficio presso la Marina Militare. Gladio era mobilitata.).
Tra gli esperti, chiamati da Cossiga per il comitato di crisi nei giorni del sequestro, c'era Steve Pieczenick, del dipartimento di Stato americano. Cossiga lodò il consulente americano. Non disse nulla, però, della attività svolta da Pieczenick, che in un documento, di cui esiste copia presso l'ambasciata americana di Roma, così si esprimeva: "E' essenziale dimostrare che nessun uomo è indispensabile alla vita della Nazione". Sembra, insomma, che Piecznick fosse interessato più alla svalutazione di Moro nella politica italiana che alla sua liberazione.
Un altro consulente di Cossiga, Franco Ferracuti, criminologo, piduista e collaboratore della CIA, con la sua perizia convinse gli Italiani che il Moro che scriveva dal carcere brigatista era "fuori di sé" e che ,quindi, non andavano presi in considerazione i suoi scritti, contenenti, invece, preziose indicazioni sulla sua prigionia e sui suoi carcerieri.
Pare che, in seguito, il riferimento dello scrittore Gianni Flamini a Pieczenick e a Ferracuti, nel suo libro "Il partito del Golpe", abbia infastidito particolarmente l'on. Cossiga. Forse gli ha ricordato le parole che Aldo Moro scrisse dal carcere delle Br sul futuro Capo dello Stato:" La posizione gli era evocata per suggestione e in certo modo, inconsapevolmente imposta…Insomma, non era persuaso ma subiva. Forse se gli avessi potuto parlare l'avrei bloccato, invece è rimasto con la sua decisione sbagliata che gli peserà a lungo".
Comunque, come mai non si fece di tutto per individuare la prigione di Moro, ma si fece di tutto per depistare le ricerche?
Diversi elementi, emersi 12 anni dopo, faranno sospettare di un coinvolgimento assolutamente non limpido dei servizi segreti, e della P2 in particolare.

Omissioni, inefficienza, tacite connivenze, depistaggi, forse anche qualcosa di più, come per la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, in cui una bomba , collocata nella sala d'aspetto, provoca una strage tra i presenti: 85 morti, 200 feriti.

Sull'attività frenetica dei servizi e sul loro possibile coinvolgimento organizzativo nella strage i magistrati scrivono :

 
"L'opera di inquinamento delle indagini appare così imponente e sistematica da non consentire alcun dubbio sulle sue finalità: impedire con ogni mezzo che si arrivasse alla fine del processo. Se ciò è vero, e non sembra minimamente discuterne, diviene legittima sul piano rigorosamente logico una seconda preposizione. Soltanto l'esistenza di un legame di qualche natura tra gli autori della strage e gli autori dei depistaggi può spiegare un simile comportamento: o perché la strage fu eseguita dai primi su mandato degli altri, oppure perché la strage, benché autonomamente organizzata ed eseguita, rientrava in un comune progetto politico, la cui gestione richiedeva necessariamente che non fossero scoperti gli autori".
Scrive il consulente della Commissione Stragi Giuseppe De Lutiìs:
 
"I servizi segreti, nel loro complesso, e tranne lodevoli eccezioni, hanno condotto in particolare tra il '64 e l'81, una serie di attività a tutela dell'illegalità. Questi interventi si sono sostanziati nel sabotaggio di istruttorie volte alla scoperta dei responsabili delle stragi, mediante la procurata fuga all'estero di presunti responsabili delle stragi, la distruzione di reperti utili alle indagini sulle stesse, il reperimento di falsi testimoni o supertestimoni con lo scopo di condurre i magistrati che indagano sulle stragi verso obiettivi depistanti nei confronti di una ricerca della verità. Dall'esame di questa attività si possono trarre due considerazioni. Una, è che in nessun caso le illegalità furono perpetrate da soli subalterni. La seconda, che in tutti gli episodi venuti alla luce il direttore del servizio era, a vario titolo, coinvolto".

 

 

Libero Mancuso, magistrato, Pm al processo di primo grado per le bombe del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, esprime la sua opinione al giornalista Gianni Barbacetto, nel libro "Il grande vecchio":

 
"Con le nostre inchieste abbiamo capito che quella in cui abbiamo vissuto é una democrazia limitata, con forti condizionamenti all'esterno. Si sono utilizzati mezzi di ogni tipo per impedire qualunque mutamento degli equilibri di potere nel nostro paese. Sono fatti, proseguiti negli anni. Tutti i tentativi eversivi in Italia hanno avuto alle spalle le forze armate, i nostri servizi di sicurezza, la massoneria e i finanziamenti americani. Questo é stato il filo nero di questi nostri anni, coperto da segreti di stato, menzogne, attacchi, processi insabbiati, conoscenze disperse. Chi ha lavorato sui misteri d'Italia sa bene cosa deve aspettarsi. Mi hanno definito un capocordata. E' stato deprimente vedere attacchi provocatori e meschini partire dai vertici dello Stato, di cui le vittime sono servitori. Volevano farmi passare come un uomo di uno schieramento, che aveva fatto inchieste, non sulla base di indagini, ma per tesi e complotti."

In questo caso sono stati condannati per depistaggio, con sentenza passato in giudicato, assieme a Licio Gelli, alcuni uomini del SISMI, come il gen. Pietro Musumeci, il col. Giuseppe Belmonte e il faccendiere Francesco Pazienza.
In seguito, costoro furono imputati anche per aver creato, all'interno del servizio segreto militare, una super-struttura occulta, (il cosiddetto SUPERSISMI), addirittura sospettata di aver operato in collegamento con elementi della criminalità organizzata.
Sull'attività frenetica dei servizi e sul possibile coinvolgimento organizzativo della strage i magistrati scrivono : "Uomini del SISMI sono rimasti implicati anche nell'inchiesta sulla strage di Ustica."

Dal 12 dicembre 1969 al 23 dicembre 1984, sono state otto le stragi etichettate come "nere". Il totale delle vittime fu di 149 morti, 688 feriti.

La fine degli anni '60 fu caratterizzata da uno scontro sociale che ebbe come protagonisti prima gli studenti e poi la classe operaia.

La mobilitazione degli studenti portò alla occupazione di numerose facoltà universitarie, a grandi manifestazioni di piazza e a frequenti scontri con le forze dell'ordine.
La contestazione giovanile in Italia fu caratterizzata da una forte connotazione ideologica in senso marxista e rivoluzionario e assunse una posizione sempre più ostile nei confronti del sistema capitalistico e della cultura borghese.
Il movimento studentesco, a partire dall'autunno del '68, si intrecciò alle lotte dei lavoratori dell'industria, iniziate nei primi mesi del '69 per i rinnovi contrattuali e culminata, alla fine dello stesso anno, nel cosiddetto "autunno caldo", che mise in discussione l'organizzazione del lavoro in fabbrica.
CGL,CISL,UIL riuscirono a pilotare le lotte verso la conclusione di una serie di contratti nazionali che assicurarono ai lavoratori dell'industria notevoli vantaggi salariali.
Furono varate in questo periodo alcune leggi importanti che incisero profondamente nelle istituzioni e nella società.
Nella primavera del '70 fu approvato dal Parlamento lo Statuto dei lavoratori: una serie di leggi che garantivano le libertà sindacali e i diritti dei lavoratori nelle aziende.
Nel dicembre del '70, con l'appoggio delle sinistre e dei partiti laici, ma con l'opposizione della DC, fu approvata la legge Fortuna-Baslini, che introduceva in Italia il divorzio.

Quando il 12 dicembre 1969 a Milano, in piazza Fontana, nella sede della Banca nazionale dell'agricoltura esplose una bomba, si era in pieno "autunno caldo". I contratti collettivi delle grandi categorie di operai, in primo luogo i metalmeccanici, erano ancora aperti.
Vedere sfilare per le strade del capoluogo lombardo, in ottobre, tra saracinesche abbassate e tapparelle chiuse, duecentomila tute blu, che richiedevano un nuovo contratto, aumenti salariali, diversa qualità della vita in fabbrica e fuori di essa, rappresentò per la borghesia imprenditoriale un fatto talmente rivoluzionario da averne paura.
La sinistra stava veramente entrando nel "santuario" del potere! Quindi era necessario agire in fretta, bloccare in qualche modo l'avanzata popolare, che minacciava i rapporti di potere in fabbrica e nella società. La violenza politica, le bombe, l'uso sapiente degli "opposti estremismi" potevano essere metodi utili per bloccare sul nascere le "velleità" dei lavoratori e delle masse popolari. La protesta sociale offriva condizioni favorevoli a chi voleva intorbidare le acque. Ecco, pronta la strage!
Tutto era pronto per etichettarla come una strage messa in atto dai "rossi".

Per le forze di polizia, la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, era la naturale conseguenza dell'atmosfera sociale di ribellione contro la società borghese. Gli anarchici vennero accusati di avere approfittato del disordine del '68 per fomentare la violenza sovversiva e l'anarchico Valpreda venne indicato come colpevole.
L'anarchico Pinelli venne "suicidato" dai piani alti della Questura di Milano, dove era stato condotto dal commissario Calabresi.
Un anno dopo ci fu l'incriminazione ufficiale di Franco Freda e Giovanni Ventura, l'uomo nazista dei servizi segreti.

L'ipotesi accusatoria fu che i neofascisti avessero commesso la strage, predisponendo in precedenza tutta una serie di indizi accusatori contro Valpreda, di cui conoscevano tutte le mosse, per avere infiltrato nel circolo anarchico
"23 Marzo" Mario Michele Merlino.
Il giudice di Treviso Stiz, che fu il primo a individuare la matrice neofascista della strage, tracciò questa motivazione dell'attentato: "…E' dagli inizi del 1969, viceversa, che il loro programma sovversivo si estrinseca o si potenzia, sia con l'apporto di persone e strutture operanti in varie parti del territorio nazionale, sia con l'attuazione di veri e propri atti di terrorismo.
L'incontro del 18 aprile 1969 tra il Rauti, il Freda e il Ventura, in Padova, costituisce appunto l'inizio di tale attività…Da tale quadro probatorio emerge il disegno eversivo della organizzazione rappresentata da Freda e da Ventura: "sinteticamente il rovesciamento dell'ordinamento statuale, preceduto da una gradualità terroristica tale da provocare il disorientamento delle masse e il diffondersi di una mentalità favorevole alla restaurazione dell'ordine e dell'avvento di strutture centralizzate e gerarchiche".
Il coinvolgimento, in seguito, nell'inchiesta di Piazza Fontana anche di Pino Rauti e di Guido Giannettini, fa sorgere più di un sospetto.
Infatti sono proprio coloro che avevano partecipato al convegno dell'hotel Parco dei Principi, organizzato dall'istituto "Pollio" e finanziato dai nostri servizi segreti. Il nome di Pino Rauti sarà sostituito da Ventura con quello di Stefano Delle Chiaie, già all'epoca latitante. La sostanza dei fatti non cambia comunque.

Nell'agosto del 1971, il pretore Guariniello aveva aperto un'inchiesta sulle "schedature" della Fiat. Vennero sequestrate 150.655 schede personali, con note relative all'orientamento politico degli operai. In Fiat operava una struttura segreta, retta da un ex ufficiale dei servizi segreti. Nel 1991 si scoprirà il coinvolgimento di Gladio nel caso. Venne alla luce, in settembre nella stessa inchiesta, anche un elenco di 200 poliziotti pagati dalla Fiat per passare informazioni. Era un periodo politicamente delicato per le grandi tensioni che serpeggiavano nel paese. Si cominciava a parlare di una Loggia massonica "P2", si parlava apertamente di colpi di Stato e di Servizi "deviati".

Nella strage di Peteano del 31 maggio 1972 morirono tre Carabinieri, due rimasero gravemente feriti.
Due soltanto sono i colpevoli condannati per la strage di Peteano: Vincenzo Vinciguerra e Carlo Ciccutini.

Vinciguerra, reo confesso, dichiarava al giudice: "Automaticamente scattò a mio favore una copertura da parte di tutti i Servizi informativi…Poiché l'attentato veniva presentato come attuato da elementi di sinistra…si voleva evitare che la matrice di destra fosse resa nota." Vinciguerra affermava, inoltre, di avere avuto "chiara consapevolezza dell'esistenza di una vera e propria struttura occulta, capace di porsi come direzione strategica di attentati", e non solo di una serie di rapporti umani tra persone della stessa affinità politica che operano all'interno degli apparati statali. Precisa Vinciguerra: "una struttura che per raggiungere i suoi scopi politici prevedeva anche l'utilizzo di attentati, o facendoli eseguire da autori inconsapevoli, o eseguendoli direttamente o, comunque, istigando e dando di fatto copertura a coloro che li eseguivano, quando ciò fosse stato funzionale al perseguimento dei fini strategici da essa individuati."

 

 

Una struttura, insomma, molto simile a quella individuata dal giudice "ragazzino" di Venezia, Felice Casson, quando mise le mani sugli archivi dei Servizi segreti, e che era denominata "Gladio".

Scrive Gianni Flamini nel suo " Il partito del Golpe": "In sostanza mentre la destra radicale rifinisce il suo progetto eversivo basato sul determinante intervento dei militari, i presidenzialisti "puri"…lavorano a un progetto alternativo: meno rozzo e stimato più sopportabile dall'assetto istituzionale italiano, addirittura mascherato come antifascista, fondato su operazioni di "ingegneria politica" più che militare, finanziato dalla grande industria multinazionale".

 
CONTINUA PARTE SECONDA