“…anch’ioho
visto in casa di Giancarlo ROGNONI, a Brusuglio, alcuni silenziatori,che
provenivano certamente dalla nostra dotazione di Mestre/Venezia, nonchèuna
pistola cal.7,65 adattata per il silenziatore.
A fine del1970,
inizio 1971, poco prima di sposarmi, sono stato come già hodetto,
a lungo ospite di Giancarlo ROGNONI…. Ricordo che in alcune occasionividi,
nel cassetto inferiore di un mobile/libreria, alcuni silenziatori,direi
due o tre, esattamente identici a quelli che avevo molte volte maneggiatoa
Mestre.
Erano cioèi
tubi di metallo brunito lunghi 18/20 centimetri con ad una estremitàl’apertura
per la bocca da fuoco e dall’altro la vite cava che doveva essereavvitata
alla canna.
Erano esattamenteidentici
appunto ai silenziatori che avevamo a Mestre, quelli con all’internodischi
di feltro e molle che venivano fabbricati da DIGILIO e passati aZORZI perchè
passassero nella dotazione del gruppo.
Erano artigianali,ma
fatti bene e ZORZI più volte ci aveva spiegato che erano piùfunzionali
e più affidabili rispetto a quelli che si potevano comprarein Svizzera
dove erano in libera vendita poichè questi ultimi avevanoall’interno
della lana di vetro che dopo una ventina di colpi si compattavaall’interno
perdendo così l’effetto silenziante.
Non avevaportato
io a ROGNONI i silenziatori che avevo visto a casa sua e che quindilui
aveva avuto tramite qualcun altro del nostro gruppo, con ogni probabilitàdallo
stesso Delfo ZORZI.
Nel medesimoperiodo
vidi anche una pistola Beretta cal.7,65, con la canna filettata,che era
specificamente di proprietà di ROGNONI…. Sempre parlandoin tema
di silenziatori, Delfo ZORZI mi spiegò perchè ZIOOTTO, cioè
DIGILIO, per consentire l’utilizzo di tale strumento,doveva ridurre il
calibro dell’arma da 9 a 7,65.
Infattila
canna delle pistole Beretta non sporge dal carrello abbastanza per poterciavvitare,
una volta filettata, il silenziatore.
Allora DIGILIOsostituiva
la canna cal.9 con una canna cal.7,65, più piccola, inmodo da ricavare
tra canna e carrello lo spazio necessario tale da poterviinfilare, senza
incastrarlo, e avvitare il silenziatore.
Un paiodi
volte accompagnai Delfo ZORZI sino al palazzo dove abitava ZIO OTTO,a Sant’Elena,
in quanto ZORZI doveva incontrarlo appunto per consegnarglio ritirare da
lui armi.
Proprioper
questo motivo, del resto, avevamo fatto il tragitto a piedi da PiazzaleRoma
a Sant’Elena in quanto trasportare armi sul vaporetto, che èsempre
affollato, non era consigliabile per ragioni di sicurezza.
In entrambele
occasioni, tuttavia, Delfo mi chiese di aspettare ad una certa distanzadal
palazzo e di aspettarlo.
Avevamocon
noi delle borse per il trasporto delle armi….”. (SICILIANO, int.18.7.1996).
Si noti chela presenza nell’abitazione di Giancarlo ROGNONI di alcuni silenziatoriprovenienti dal gruppo di Mestre/Venezia è un dettaglio della massimaimportanza.
Testimonia infattiche le due cellule, quella milanese e quella veneziana, avevano, sin dalperiodo in cui furono organizzati i più gravi attentati, una comuneoperatività e si muovevano secondo una strategia comune.
Del resto DelfoZORZI, come ricordato da Martino SICILIANO, nell’autunno 1969 era statoospite di Giancarlo ROGNONI e in quei giorni si era con ogni probabilitàconcretizzata la possibilità per il gruppo veneto di disporre diun appoggio logistico e di poter operare con garanzia di sicurezza sulterritorio milanese.
Giancarlo ROGNONI,seguendo la sua consueta linea difensiva di negazione di qualsiasi episodiocompromettente in cui potesse essere stato coinvolto durante la sua militanza,ha negato di avere ricevuto silenziatori da Venezia affermando che nonintendeva invece rispondere in merito “all’eventuale detenzione di arnesidi quel genere in altre circostanze o ricevuti da altre persone” (int.6.9.1996, f.2).
Ha ammesso diavere ospitato varie volte Martino SICILIANO nella sua casa di Via Brusuglioe anche di avere conosciuto e ospitato Delfo ZORZI, spostando tuttaviadi qualche mese avanti nel tempo il suo rapporto con ZORZI al fine, probabile,di collocare l’inizio di tale imbarazzante conoscenza nel 1970 e non nelcruciale 1969 (int. citato, f.2).
I suoi rapporticon
il gruppo veneziano sin dall’estate 1969 sono peraltro testimoniatinon
solo da Martino SICILIANO, che ha fra l’altro ricordato con chiarezzale
circostanze del probabile primo incontro a Milano, alla Stazione Centrale,fra
ROGNONI e ZORZI (cfr. int. 28.8.1996, f.5), ma anche da Giancarlo RADICE,ospite
nella villa di Marco FOSCARI, a Mira di Ricossa, nel luglio 1969insieme
a molti veneziani, che ha anch’egli ricordato in modo vivido lapresenza
di Giancarlo ROGNONI in quei giorni (e in particolare il 24.7.1969,giorno
del primo sbarco sulla Luna) nella villa (cfr. dep. RADICE 23.10.1994,ff.1-2
e 10.3.1996, f.3).
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