P A R T ES E C O N D A

I NUOVI ELEMENTIEMERSI SUL GRUPPO “LA FENICE”

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LA POSIZIONE DI PIETROBATTISTON
Pietro BATTISTON,componente storico del gruppo La Fenice e uomo di fiducia, al pari di NicoAZZI, di Giancarlo ROGNONI, si era reso latitante quando, il 14.12.1973,in un’autovettura custodita all’interno del garage Sanremo di Via ZeccaVecchia a Milano, di proprietà del padre Pio e in cui egli stessolavorava, era stato rinvenuto un piccolo arsenale di armi ed esplosivofra cui una saponetta di tritolo da 500 grammi del tutto identica a quellautilizzata da Nico AZZI, nell’aprile 1973, per commettere il fallito attentatosul treno Torino-Roma (cfr. vol.1, fasc.18, ff.1 e ss.).

Una volta revocatoil mandato di cattura, a seguito della fortunosa assoluzione per insufficienzadi prove, Pietro BATTISTON era rientrato in Italia dalla Spagna, ove erarimasto a lungo latitante a Madrid in stretto contatto con Giancarlo ROGNONI,aveva svolto il servizio militare a Mestre (riallacciando fra l’altro,in quel periodo, i rapporti con Carlo DIGILIO già conosciuto a Milano)e si era infine trasferito definitivamente in Venezuela ove aveva impiantato,collaborando a lungo con Roberto RAHO, un’attività commerciale nelcampo delle carni surgelate.

Nel corso dellaprima fase dell’istruttoria era emerso che l’esplosivo rinvenuto nel garageSanremo apparteneva effettivamente a Pietro BATTISTON che lo custodivaper conto del gruppo La Fenice dopo l’arresto di AZZI e la fuga di ROGNONI(cfr. dep. Biagio PITARRESI, 10.11.1992, f.2 e capitolo 11 della sentenza-ordinanzadepositata in data 18.3.1995).

Nel corso diquesto secondo troncone dell’istruttoria è emerso, per ammissionedello stesso BATTISTON e a seguito delle conferme di Carlo DIGILIO, FrancescoZAFFONI, Giuseppina GOBBI, titolare della trattoria Lo Scalinetto di Venezia,e altri testimoni, che egli, a partire dall’inizio del 1974, era rimastoper molti mesi latitante a Venezia, grazie all’aiuto del dr. MAGGI, pranzandoalla trattoria Lo Scalinetto, punto di riferimento del gruppo, e abitandonella sede dismessa del circolo Il Quadrato, già sede di OrdineNuovo di Venezia, messagli a disposizione dallo stesso MAGGI e da CarloDIGILIO (cfr. ampiamente capitolo 22 della presente sentenza-ordinanza).

Nel giugno 1974,Pietro BATTISTON era stato inviato, sempre dai camerati veneziani, in Grecia,nei pressi di Atene, ove, in una villetta, avevano trovato rifugio altriordinovisti italiani, prevalentemente veronesi, e l’anno successivo egliaveva raggiunto prima Barcellona e poi Madrid riunendosi così aGiancarlo ROGNONI, Pierluigi PAGLIAI, Francesco ZAFFONI e agli altri italianilatitanti.

Nel corso delleindagini erano via via emersi altri, anche se frammentari, elementi concernentiil ruolo svolto da Pietro BATTISTON sino all’inizio degli anni ‘80.

Sergio CALOREaveva ricordato che BATTISTON aveva reso possibile il contatto fra GiancarloROGNONI, ormai latitante, e gli altri coimputati del gruppo La Fenice,rimasti in Italia, raggiungendo ROGNONI nei luoghi in cui si trovava (cfr.int. CALORE al G.I. di Bologna, 22.2.1994, f.2).

Mauro MARZORATI,arrestato per l’attentato al treno del 7.4.1973, ha ricordato che BATTISTONgli aveva confidato di essere stato fra i responsabili del fallito attentatodel marzo 1973 alla COOP di Bollate, citato nel “documento AZZI” e di cuisi è ampiamente parlato nella prima sentenza-ordinanza (cfr. dep.MARZORATI, 31.3.1995, ff.2-3 e capitoli 10-11 dell’ordinanza conclusivadel proc. 721/88F).

Francesco DEMIN, altro componente minore del gruppo La Fenice, ha rievocato un’altracircostanza e cioè che Nico AZZI, durante la comune detenzione,aveva ritenuto che parte dell’esplosivo sequestrato nel garage di BATTISTONfosse stato parte di quello occultato nel deposito di Celle Ligure ed eventualmenteda questi recuperato, confermando così che BATTISTON, all’internodel gruppo, era l’uomo incaricato della custodia e della gestione degliesplosivi (cfr. int. DE MIN, 18.3.1995, f.3).

Francesco DEMIN aveva del resto appreso, sempre all’interno del gruppo, che BATTISTONaveva in precedenza fatto sparire dell’esplosivo e per tale ragione eraentrato in rotta di collisione con Nico AZZI (int. citato, f.3).

Gianni FERORELLI,altro militante della destra milanese, in contatto con il gruppo di ROGNONI,aveva ricevuto da Pietro BATTISTON una pistola cal.7,65 e aveva saputoche questi aveva detenuto per un certo periodo di tempo dell’esplosivodi proprietà di Giancarlo ESPOSTI e Angelo ANGELI, e cioèin sostanza dell’organizzazione S.A.M., contigua a quella di ROGNONI (dep.FERORELLI, 10.3.1995, f.3).

Marco CAGNONI,altro componente del gruppo La Fenice, “sopravvissuto” agli arresti dell’aprile1973, ha confermato che Pietro BATTISTON, entrato in latitanza, era rimastoper diverso tempo a Venezia, dove lo stesso CAGNONI gli aveva fatto visita,ed era stato poi avviato in Grecia dai camerati veneziani stabilendosiad Atene in una villetta già occupata anche da Elio MASSAGRANDEe altri latitanti italiani (dep. 15.1.1996, f.2).

Ma soprattuttoCAGNONI ha ricordato che nel periodo precedente, quando ROGNONI era ancoralatitante in Svizzera, egli si era recato nella zona del Passo San Bernardinoper incontrarlo e qui, oltre a ROGNONI, aveva trovato Pietro BATTISTON,certamente incaricato di tenere in modo più stabile i contatti frai vari militanti del gruppo dispersi a causa degli arresti e delle indaginigiudiziarie in corso (cfr. dep. citata, f.3).

Carlo DIGILIO,forse consapevole che l’ammissione dei suoi contatti con il militante milaneseavrebbe necessariamente imposto un ulteriore ampliamento delle sue rivelazioni,sino a quel momento contenute ad un numero limitato di episodi, ha ammessosolo il 6.11.1995 di avere conosciuto BATTISTON e di averlo incontratosia a Milano sia a Venezia sia a Madrid ed infine a Caracas in Venezuela(int. 6.11.1995, f.2), di averlo ospitato in particolare per alcuni giorninella sua casa di S.Elena quando era latitante a Venezia e di essersi dirimando rivolto a lui per cercare di rintracciare Elio MASSAGRANDE a suavolta latitante in Paraguay (int.10.11.195, f.2).

Da BATTISTONe Roberto RAHO, Carlo DIGILIO era stato anche aiutato economicamente duranteil periodo della sua latitanza a Santo Domingo (int.7.8.1996 f.3 e 3.11.1996f.2).

Sulla base ditali elementi questo Ufficio aveva emesso nei confronti di Pietro BATTISTONdue mandati di comparizione, uno per i reati di cui agli artt. 270 e 306c.p. in relazione alla sua attività nel gruppo La Fenice e l’altroper il reato di cui all’art.285 c.p. in relazione all’attentato al trenoTorino-Roma (cfr. vol.1, fasc.18, ff.84 e ss. e 94 e ss.), provvedimentirimasti tuttavia senza esito in quanto BATTISTON risultava risiedere inVenezuela in una località sconosciuta.

La figura diBATTISTON, mai interrogato da alcuna Autorità Giudiziaria, rimanevaquindi sfumata e sfuggente nonostante il ruolo non secondario avuto all’internodell’area di estrema destra.

La svolta avvenivanel settembre 1995, grazie ad una intercettazione ambientale disposta dalP.M. di Venezia, dr. Casson, nell’abitazione di Roberto RAHO, nell’ambitodi un procedimento relativo ad un traffico di autovetture rubate che vedevacoinvolti vari ex-ordinovisti.

BATTISTON eRAHO iniziavano, infatti, a discutere dell’evoluzione delle indagini incorso presso l’A.G. di Milano dimostrando di essere a conoscenza, anchetramite Lorenzo PRUDENTE, interrogato pochi giorni prima, di molti particolarisia relativi agli sviluppi delle indagini sia direttamente concernentii fatti che erano avvenuti negli anni ‘70 compreso il ruolo di Carlo DIGILIO,da loro chiamato il “nonno”, incontrato ed aiutato economicamente piùvolte in Venezuela durante la sua latitanza.

RAHO e BATTISTONsi mostravano innanzitutto soddisfatti del fatto che Carlo DIGILIO, puravendo iniziato a collaborare, non avesse riferito tutto quanto a sua conoscenza(circostanza, questa, certamente vera facendo riferimento all’autunno 1995),confermando comunque l’importanza del ruolo da lui ricoperto perchè”di cose da dire non ne ha una, ne ha cento” (cfr. f.6 della trascrizioneallegata all’interrogatorio di BATTISTON dinanzi alla Procura di Bresciain data 6.10.1995, vol.13, fasc.3, ff.42 e ss.).

I due, parlandoliberamente degli episodi che avevano vissuto o di cui erano stati a conoscenza,facevano quindi riferimento a vicende di minore o maggiore importanza qualiun viaggio effettuato alla trattoria Lo Scalinetto di Venezia insieme adAngelo ANGELI (f.3), alla fabbrica di armi impiantata da Eliodoro POMARa Madrid (f.5), al tentativo di rintracciare Elio MASSAGRANDE in Paraguayquando DIGILIO si trovava in Venezuela (f.4) e soprattutto al fatto cheMarcello SOFFIATI, il giorno prima della strage di Brescia, sarebbe partitoin direzione di tale città con una valigia piena di esplosivo (f.4della trascrizione), episodio che sarebbe stato in seguito raccontato daCarlo DIGILIO, pur all’oscuro di tale intercettazione, negli importantissimiinterrogatori del 4 e 5 maggio 1996.

In sostanza,l’intercettazione di tale conversazione confermava che le indagini, nelloro complesso, si stavano muovendo nella giusta direzione e che era necessarioinsistere affinchè Carlo DIGILIO decidesse di raccontare anche gliepisodi più gravi di cui era stato protagonista.

Sentiti dalP.M. di Milano ed anche dal P.M. di Venezia nell’immediatezza dell’intercettazione,RAHO e BATTISTON, posti di fronte al tenore inequivoco delle loro conversazioni,rendevano dichiarazioni di grande importanza per lo sviluppo delle indagini,dichiarazioni che tuttavia non preludevano ad una completa apertura processualein quanto nel giro di pochi giorni Pietro BATTISTON tornava in Venezuelae non faceva più rientro in Italia, mentre Roberto RAHO assumevain seguito un atteggiamento di completa chiusura.

Sintetizzandogli argomenti toccati da Pietro BATTISTON (che saranno soprattutto oggettodell’indagine in corso presso la procura di Milano), questi, oltre a riferirein merito alla propria latitanza a Venezia dal gennaio al giugno 1974 (cfr.capitolo 22 della presente ordinanza), rievocavamoltissimi episodi di cui aveva appreso a Venezia, soprattutto da CarloDIGILIO, e che in seguito sarebbero stati confermati dagli interrogatoriche questi avrebbe ricominciato a rendere dopo la malattia che lo avevacolpito.

Emergevano cosìcircostanze importantissime e cioè che il gruppo di Venezia disponevadi gelignite, di cui DIGILIO aveva cura al fine di evitarne il trasudamento(int. al P.M. di Milano, 29.9.1995, ff.1-2), che altro esplosivo di originebellica era stato recuparato dalla Laguna, che il gruppo stava studiandoil modo di far funzionare al meglio i detonatori mediante una resistenzaelettrica (int. citato, f.2).

Emergeva ancorache Carlo DIGILIO aveva adibito una stanza della sua abitazione di S.Elenaper la riparazione e modificazione di armi in favore del gruppo di OrdineNuovo e soprattutto che già durante gli incontri fra lo stesso BATTISTON,RAHO e DIGILIO in Venezuela all’inizio degli anni ‘80, quest’ultimo avevafatto chiari riferimenti alla corresponsabilità del dr. Carlo MariaMAGGI nella strage di Piazza Fontana (int. citato, f.2 e int. 3.10.1995,f.5).

Interrogatoanche dai Pubblici Ministeri di Brescia titolari dell’indagine sulla stragedi Piazza della Loggia, Pietro BATTISTON confermava di avere appreso daRAHO notizie in merito al trasporto di una borsa di esplosivo da partedi Marcello SOFFIATI il giorno precedente la strage di Brescia ed ammettevaaltre circostanze importanti quali l’aiuto economico fornito a DIGILIOin Venezuela durante la sua latitanza e la proprietà da parte deldr. MAGGI di una macchina per scrivere (poi ceduta a DIGILIO) con la qualeerano stati battuti i volantini utilizzati per rivendicare falsamente conuna sigla di sinistra qualche attentato “minore” avvenuto nel Veneto, secondouna tecnica di “diversione” di cui si è già ampiamente parlatonella prima sentenza-ordinanza di questo Ufficio (cfr. int. BATTISTON alP.M. di Brescia, 4.10.1995, ff.1, 2 e 4, vol.13, fasc.3).

Interrogatoanche da questo Ufficio in data 3.10.1995, Pietro BATTISTON aggiungevaaltri episodi, ammettendo di avere probabilmente ceduto una pistola cal.7,65a Gianni FERORELLI, di essersi recato tre volte in Svizzera con altri cameratimilanesi fra cui, in una occasione, Francesco ZAFFONI e Marco CAGNONI,per contattare Giancarlo ROGNONI inizialmente latitante in quel Paese edi avere incontrato Carlo DIGILIO a Madrid durante la visita di questi,nel 1975, dall’ing. POMAR che si stava occupando della riproduzione dellafamosa mitraglietta (ff.4-5).

BATTISTON ricordavaanche di avere conosciuto Delfo ZORZI a Miano, presentatogli proprio daGiancarlo ROGNONI (int. citato, f.3).

Anche RobertoRAHO, incalzato nell’immediatezza dell’intercettazione dal P.M. di Milano,aveva reso dichiarazioni di notevole importanza, salvo poi rifiutare ogniulteriore rapporto con l’Autorità Giudiziaria.

In particolareRAHO aveva confermato di avere conosciuto Carlo DIGILIO tramite MassimilianoFACHINI (personaggio in merito al quale DIGILIO ha mantenuto un rigorososilenzio), di avere appreso da DIGILIO le tecniche di falsificazione deidocumenti e ha confermato altresì la vicenda della macchina perscrivere, originariamente di proprietà del dr. MAGGI, utilizzataper battere le finte rivendicazioni di “sinistra” (cfr. int. al P.M. diMilano, 4.10.1995, ff.1-2).

Soprattuttoha confermato che il gruppo di Venezia disponeva da antica data di notevoliquantità di gelignite e che DIGILIO, sin dai loro incontri in Venezuela,aveva fatto riferimento alla responsabilità del dr. MAGGI in relazionealla strage di Piazza Fontana (int. citato, f.3).

Roberto RAHOha aggiunto di avere movimentato, sempre con l’aiuto di DIGILIO, notevoliquantità di tritolo destinate ad entrare a far parte della dotazionedella struttura romana e ad essere utilizzate per i grandi attentati, dellacampagna del 1978/1979, al Campidoglio, al C.S.M. e a Regina Coeli e diavere portato a Roma anche alcuni M.A.B. modificati, sempre da DIGILIO,tagliando parte della canna e sostituendo il calcio originale con una impugnaturadi metallo (int. citato, f.4).

In tutte questeattività era coinvolto Massimiliano FACHINI il quale, nonostantele ripetute assoluzioni, è così rientrato ancora una voltanelle indagini relative alla struttura occulta di Ordine Nuovo (int. citato,ff.4-5).

Tornando allaposizione di Pietro BATTISTON, non vi è dubbio che il ruolo centraleda lui ricoperto all’interno del gruppo di Giancarlo ROGNONI quale custodedel materiale esplosivo e in seguito, sino alla fine degli anni ‘70 (eprobabilmente oltre tenendo presente i contatti tenuti con Carlo DIGILIO),il ruolo di raccordo svolto consentendo il mantenimento dei collegamentifra Giancarlo ROGNONI e gli altri ordinovisti, imponga il rinvio a giudiziodell’imputato per rispondere dei reati di cui ai capi 1 e 2 di rubrica.

Pietro BATTISTONdeve invece essere prosciolto in questa sede in relazione alla sua prospettatapartecipazione all’attentato al treno Torino-Roma del 7.4.1973.

Infatti glielementi indicati nel mandato di comparizione emesso nei suoi confronti(l’identità dell’esplosivo rinvenuto nel dicembre 1973 nel garageSanremo con quello utilizzato da Nico AZZI, la presenza di BATTISTON tantoal convegno del Centro Studi Europa a Genova nel marzo 1973 quanto allariunione alla birreria Wienervald di Milano il 6.4.1973 (momenti in cuiil gruppo dei milanesi mise a punto i preparativi dell’attentato), unitamentealla forte internità al gruppo di Pietro BATTISTON nel corso del1973, fanno sospettare che egli sia il “quinto uomo” presente alle fasioperative dell’episodio del 7.4.1973, di cui vi è cenno in qualcheinterrogatorio, quinto uomo riuscito a sfuggire all’individuazione e allacattura.

Si tratta tuttaviadi elementi indiziari e incompleti e, in mancanza di dirette indicazioniprovenienti da collaboratori o testimoni, inidonei, vista anche la gravitàdel fatto, a sostenere validamente un’accusa in giudizio.

Pietro BATTISTONdeve quindi essere prosciolto in ordine al reato di cui al capo 3 di rubricacon la formula non aver commesso il fatto.



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