La missione di Carlo DIGILIO a Madrid presso l’ing. Eliodoro POMAR per conto della struttura informativa statunitense costituisce, almeno per il momento, l’unica operazione all’estero emersa con tutti i particolari nel corso delle indagini.
E’ necessario premettere che l’ing. POMAR, già in servizio con incarichi di rilievo presso il Centro EURATOM di Ispra, era stato coinvolto all’inizio degli anni ‘70, in quanto dirigente del Fronte Nazionale di Junio Valerio BORGHESE, nelle indagini relative al tentativo di colpo di Stato del 7/8 dicembre 1970.
Era tuttavia riuscito a fuggire in Spagna, entrando in contatto a Madrid con i militanti di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale che man mano raggiungevano tale Paese a seguito dello sviluppo della varie inchieste giudiziarie.
Nel febbraio del 1977, circa due anni dopo la morte del generale FRANCO, quando ormai era venuta meno una parte delle protezioni di cui i latitanti godevano, l’ing. POMAR era stato arrestato insieme ad altri camerati fra cui MASSAGRANDE, BENVENUTO, Salvatore FRANCIA, ZAFFONI, ROGNONI e POZZAN, questi ultimi due successivamente estradati in Italia.
Eliodoro POMAR veniva accusato di aver personalmente diretto il laboratorio per la manutenzione e la fabbricazione di armi scoperto dalla Polizia in Calle Pelayo, ma riusciva comunque ad ottenere la libertà provvisoria nel giro di poco tempo.
Sino alla collaborazione di Carlo DIGILIO, comunque, nessuno aveva mai parlato della missione dello stesso DIGILIO a Madrid nel 1975, quando l’attività di POMAR stava iniziando, né tantomeno del suo significato e di coloro che l’avevano commissionata.
Sulla fase preparatoria di tale missione e sull’incontro con SPIAZZI prima della partenza, si veda, più avanti, quanto esposto nel capitolo 71, mentre questo è il racconto, contenuto nell’interrogatorio del 9.5.1994, dell’arrivo a Madrid di DIGILIO:
“Mi recai
comunque in Spagna con il compito di contattare Eliodoro POMAR, che al
tempo risiedeva a Madrid credo in quanto latitante in relazione al processo
per il golpe Borghese.
Si trattava
di un incarico che discendeva dalla CIA e che precedentemente era stato
affidato a Marcello SOFFIATI.
Il senso
dell’incarico era quello di avere notizie sui movimenti e sulle attività
di Eliodoro POMAR, che era un importante fisico nucleare ed era un profondo
conoscitore delle centrali termo-nucleari ed era già stato responsabile,
in Italia, del Centro EURATOM di Ispra.
POMAR aveva
fornito la disponibilità di strutture pertinenti a tale Centro nel
1970 per ricoverare armi pesanti tipo mitragliatrici in ordine al progetto
di golpe del 1970.
Si trattava
di armi che venivano dall’estero, probabilmente dal Belgio, nell’ambito
dell’Alleanza Atlantica.
POMAR era
molto stimato come fisico nucleare ed erano giunte addirittura notizie
secondo cui egli poteva essere “acquistato” da strutture di Paesi dell’Est
per utilizzarne le capacità.
Del resto
in quel momento a Madrid egli non versava in buone condizioni economiche
e conosceva persone anch’esse esuli in Spagna ma comunque sempre di Paesi
dell’Est e poteva darsi che qualcuno di questi, in contatto in realtà
con il proprio governo, gli avanzasse qualche proposta.
In sostanza
si temeva che potesse passare al campo comunista.
Marcello
SOFFIATI, che pure si era recato varie volte in Spagna, preferì
affidare a me tale incarico in quanto egli aveva una scarsa conoscenza
dei problemi tecnici e sapeva poco di armi, settore di cui in quel momento
POMAR si stava occupando.
Andai quindi
io, in pratica, al suo posto.
Feci il
viaggio da solo in treno e sia per il biglietto sia per l’ordinario mantenimento
ebbi una somma da SOFFIATI.
Il contatto
che avevo a Madrid, tramite SOFFIATI, era tale Mariano SANCHEZ COVISA,
ex combattente delle camice azzurre franchiste, responsabile di una piccola
organizzazione denominata “Guerriglieri di Cristo Re”.
Incontrai
COVISA a Madrid e tramite lui presi alloggio in una pensione del centro.
Posso precisare
che questo COVISA era in contatto con i Servizi Speciali spagnoli.
Riuscimmo,
dopo qualche difficoltà, a incontrare l’ingegnere POMAR che abitava
non lontano dal Paseo de Florida, prossima alla “Stazione del norte” cioè
una stazione ferroviaria diversa dalla stazione centrale di Madrid.
Per parlare
con POMAR io utilizzai la presentazione di Covisa ed il pretesto di essere
interessato alla fabbricazione di un modello di mitraglietta che per quei
tempi era considerato molto avanzato.
POMAR infatti,
in un suo laboratorio, aveva realizzato o stava realizzando un progetto
di mitraglietta che assomigliava ad un’Ingram e che aveva il caricatore
inseribile nell’impugnatura.
Questo progetto
derivava da alcuni disegni del colonnello SPIAZZI che si erano diffusi
nell’ambiente e che SPIAZZI si lamentava che tale idea gli fosse stata
in qualche modo rubata.
Era stato
SOFFIATI a suggerirmi di usare questo discorso dell’arma come punto di
contatto con POMAR e come modo per avvicinarlo.
Io mi presentai
a POMAR, ovviamente, come militante di destra dell’area veneta amico di
SOFFIATI e interessato a sapere quali fossero gli sviluppi della produzione
di quest’arma.
POMAR fu
molto disponibile dopo avere saggiato le mie buone conoscenze tecniche.
Mi condusse
nel suo laboratorio che era al primo piano di un edificio dove aveva sede
anche un convento di monache.
Questi locali
gli erano stati affittati tramite SANCHEZ COVISA.
POMAR mi
disse che i lavori andavano a rilento in quanto mancava la materia prima
come le canne e gli otturatori tanto che egli stava addirittura pensando
di cedere il progetto ad altri in grado di realizzarlo come i croati che
pure avevano una base in Spagna.
Mi fece
vedere l’attrezzatura e in particolare un tornio, una piccola fresa, un
trapano verticale e una grossa taglierina per lamiere, una saldatrice elettrica.
Mi accorsi
comunque che l’intera struttura non era operativa per la fabbricazione
di armi anche perché l’impianto elettrico non poteva sostenere il
lavoro contemporaneo di più macchinari.
D’altronde
c’erano delle lamiere sagomate e non saldate, quelle che in gergo tecnico
si chiamano le casse dell’arma.
Alla fine
capii che il progetto dell’arma era stato ceduto da POMAR ai Servizi Speciali
spagnoli e che anche in cambio le Autorità spagnole gli avevano
dato del denaro ed un lavoro garantito presso una centrale nucleare spagnola.
D’altronde
l’arma era già stata realizzata altrove grazie a tecnici reperiti
dal COVISA e quest’ultimo mi confermò che un buon posto di lavoro
era stato comunque trovato a POMAR in modo confacente alle sue capacità.
D’altro
canto era il periodo in cui in Spagna stava appunto iniziando l’apprestamento
di centrali nucleari. A questo punto la mia missione informativa aveva
avuto esito positivo.
D’altronde
nel centro di Madrid la zona tra Placa del Sol e Placa de Espana incontrai
ROGNONI il quale, avendomi già conosciuto a Venezia, mi riconobbe
e mi chiese se ero lì per POMAR. Alla mia risposta cautamente positiva,
mi disse che stavo perdendo il mio tempo in quanto POMAR aveva già
venduto il progetto ai Servizi spagnoli e tale conferma fu per me conclusiva
in merito alle notizie che dovevo assumere.
Vicino a
casa di POMAR mi fermò una persona che personalmente non conoscevo
e che mi si presentò come CONCUTELLI. Evidentemente mi aveva visto
insieme a POMAR e mi chiese se ero venuto per parlare appunto con POMAR.
Io gli risposi
di sì ed egli mi fece delle dissertazioni sulla fabbricazione della
famosa arma e in genere sulle armi. Io a un certo punto mi sganciai usando
come scusa il fatto che dovevo andare a telefonare a mia moglie.
Ci salutammo
e la cosa finì lì.
In quei
giorni, a Placa de Espana, dove c’erano anche dei telefoni pubblici inaugurati
da poco, vidi insieme all’ingegnere POMAR un altro italiano che egli stesso
mi presentò.
POMAR mi
disse poi che si trattava di Elio MASSAGRANDE di Verona.
In quei
giorni c’erano a Madrid molti italiani presenti alla commemorazione in
onore del generale FRANCO.
Ritengo
di non avere conosciuto personalmente Vincenzo VINCIGUERRA, ma non escludo
che questi mi abbia visto durante qualcuna delle cerimonie o delle manifestazioni
di quei giorni.
Sicuramente
vidi DELLE CHIAIE, credo in Placa del Sol, mentre egli stava in un capannello
con varie persone.
Mi avvicinò
a mi chiese se ero un italiano e se per caso, come altri, ero latitante.
Io gli risposi
evasivamente che ero a Madrid per le cerimonie in onore di FRANCO, ma anche
per un viaggio di piacere in compagnia di mia moglie.
D’altro
canto l’ingegnere POMAR mi aveva messo sull’avviso in merito all’opportunità
di evitare DELLE CHIAIE che cercava di conglobare italiani presenti a Madrid.
Rimasi a
Madrid in tutto per otto o dieci giorni, tornando poi in treno in Italia.
Mi sganciai
da POMAR adducendo motivi di famiglia ed in particolare dissi che mia madre
stava male.
Giunto in
Italia preparai una relazione scritta e la consegnai a SOFFIATI andando
da lui a Verona.
Ho avuto
la sensazione che il contenuto di tale relazione non sia pervenuto solo
al Comando di Verona o comunque ai referenti a cui era diretto, ma che
vi siano state delle fughe di notizie nell’ambiente della destra imputabili
allo stesso SOFFIATI e che la notizia del mio viaggio a Madrid si fosse
quindi diffusa”. (DIGILIO, int. 9.5.1994, f.2).
Non molto tempo dopo tale racconto di Carlo DIGILIO, Eliodoro POMAR, in occasione di un suo breve rientro in Italia, è stato rintracciato nell’abitazione di cui ancora dispone a Varese e sentito in qualità di testimone il 9.9.1994 al fine di verificare quanto narrato dal collaboratore.
La testimonianza di POMAR è un vero capolavoro di reticenza in quanto egli ha negato di aver mai conosciuto e ospitato DIGILIO o comunque un militante veneziano e addirittura di aver mai allestito un’officina per la fabbricazione di mitragliette, limitandosi ad ammettere di aver frequentato occasionalmente, a Madrid, Giancarlo ROGNONI e Stefano DELLE CHIAIE.
Carlo DIGILIO, comunque, risentito sulle circostanze della sua missione in Spagna, non ha avuto difficoltà a stroncare il tentativo di POMAR di screditare il suo racconto, descrivendo con precisione l’appartamento ove l’ingegnere abitava a Madrid, con Maria MASCETTI, in Paseo de Florida, descrivendo le abitudini di vita della coppia e riconoscendo senza alcuna esitazione l’ing. POMAR in fotografia (int. 20.9.1994, ff.1-4).
Carlo DIGILIO ha anche descritto minuziosamente l’officina ove l’ing. POMAR aveva avviato la lavorazione dei pezzi, precisando che l’ingegnere, che non aveva una grande esperienza in materia di armi, gli aveva chiesto di aiutarlo a migliorare il sistema di scatto dell’arma che, insieme all’otturatore collocato direttamente sopra la canna per ridurre l’alzamento del tiro, costituiva uno dei punti di novità dell’arma (int. citato, f.2).
Parlando sia con l’ingegnere sia con Giancarlo ROGNONI, Carlo DIGILIO aveva anche appreso una circostanza importante in relazione al significato della sua missione e cioè che il progetto della mitraglietta era stato ceduto non solo agli ustascia, ma anche ai servizi segreti spagnoli, evidentemente in cambio della protezione accordata, in quanto un’arma molto efficiente, ma priva del marchio di fabbrica e del numero di matricola, era lo strumento ideale per l’utilizzo in operazioni “coperte” (int. citato, f.3).
Inoltre, una nutrita serie di altre testimonianze, dirette o indirette, ha confermato la presenza di Carlo DIGILIO a Madrid e i suoi contatti con l’ing. POMAR nel periodo in cui questi stava impiantando l’officina di Calle Pelayo (cfr., fra gli altri, dep. ZAFFONI, 22.12.1995, f.2; int. CALORE, 9.9.1995, ff.2-3; int. MALCANGI, 10.4.1996, f.3; e anche dep. Pietro BENVENUTO al G.I. di Bologna, 24.2.1986, f.3, e 17.3.1986, f.5 nell’ambito dell’istruttoria Italicus-bis) anche se nessuno, ovviamente era a conoscenza che la missione in Spagna di DIGILIO fosse stata commissionata da una struttura informativa d’oltreoceano.
Gli atti dell’Autorità Giudiziaria spagnola acquisiti alla presente istruttoria (cfr. documentazione allegata alla nota del R.O.S. in data 22.10.1994, vol.14, fasc.5) confermano inoltre il quadro delineato da Carlo DIGILIO e da tali atti si trae la sensazione che l’episodio sia stato trattato in Spagna con una certa benevolenza contestando a POMAR, MASSAGRANDE, BENVENUTO e agli altri solo ipotesi di reato non particolarmente gravi che hanno loro consentito, di lì a breve tempo, di usufruire di un’amnistia riguardante i reati politici.
Con riferimento a tale “benevolenza”, Francesco ZAFFONI ha confermato, nella sua ultima testimonianza, che il Ministero della Difesa spagnolo, essendo compromesso nel progetto, si era fatto carico di “ridimensionare” la vicenda a livello giudiziario, evitando gravi conseguenze a POMAR e agli altri (dep. ZAFFONI, 5.1.1998, f.2).
Nel corso dei successivi interrogatori, dopo che aveva deciso di svelare il ruolo ricoperto nella struttura da Sergio MINETTO, Carlo DIGILIO ha precisato che era stato proprio MINETTO ad incaricarlo di recarsi a Madrid al posto di Marcello SOFFIATI (int. 26.3.1997, f.4).
Così, per la seconda volta, come in relazione agli accessi al casolare di Paese, Carlo DIGILIO, più adatto e affidabile, aveva sostituito Marcello SOFFIATI passando momentaneamente dal settore informativo al settore operativo della struttura cui faceva riferimento.
Carlo DIGILIO
ha anche ricordato che Sergio MINETTO si era recato, negli anni precedenti,
anche autonomamente in Spagna, e precisamente a Valencia dove si trovava
la base dei croati, per trattare con loro la fornitura di aiuti che servivano
al mantenimento della struttura guidata dalla figlia di Ante PAVELIC (int.
DIGILIO, 5.5.1996, f.2, e 15.5.1996, f.2).Con riferimento alla missione
presso l’ing. POMAR, Carlo DIGILIO ha fornito un’altra notizia importante:
“Posso aggiungere
che Pomar mi aveva anche chiesto di poter visionare un lotto di armi che
erano a Madrid nella disponibilità di un gruppo di oppositori portoghesi
di destra che dovrebbe essere stato l’E.L.P.; questo gruppo aveva sede
sia a Madrid sia in una località prossima al confine portoghese.
Era venuto
anche a casa di Pomar un elemento portoghese di cui non ricordo il nome,
ma che riconoscerei benissimo se lo vedessi in fotografia.
Pomar mi
aveva chiesto di aiutarlo in questa attività di visione di armi
in quanto ne avrebbe avuto un beneficio sia in termini economici che di
prestigio.
Io non potevo
rifiutare apertamente, ma non aveva nessuna intenzione di accettare un
simile incarico. Quindi, dato che l’accesso a questo lotto di armi era
imminente e doveva avvenire nel giro di pochissimi giorni, inventai una
scusa dicendo che mia madre era ammalata e che pertanto dovevo partire
immediatamente per l’Italia”.
(DIGILIO, int.
20.9.1994, f.4).
Al suo rientro in Italia, Carlo DIGILIO aveva appreso da Marcello SOFFIATI che effettivamente quella fornitura di armi per i portoghesi proveniva dagli americani, ma che aveva fatto comunque bene a non occuparsene non essendo tale attività ricompresa fra i compiti della sua missione (int. DIGILIO, 26.3.1997, f.4).
Tale circostanza è di rilevante interesse al fine di comprendere il quadro generale delle alleanze fra le diverse strutture, ufficiali e non, che, alla metà degli anni ‘70, erano stabilmente impegnate in tutti i Paesi nelle varie forme di guerra non ortodossa o comunque non dichiarata contro il pericolo comunista.
Come emerge infatti dagli atti di questa istruttoria (int. VINCIGUERRA, 9.3.1992, pag.17 del documento allegato, e rapporto del R.O.S. in data 23.7.1996 sulle attività dell’AGINTER PRESS nella guerra non ortodossa, vol.35, fasc.1, ff.103-104) e dalla stessa documentazione rinvenuta a Lisbona nel 1974 al momento dello smantellamento della sede dell’AGINTER PRESS, strettissimi erano i rapporti fra i terroristi dell’E.L.P. che si opponevano (organizzati sul modello dell’O.A.S.) con azioni clandestine al governo dei militari di sinistra in Portogallo e la struttura di GUERIN SERAC che si era ricostituita a Madrid dopo l’abbandono di Lisbona.
Gli uomini di GUERIN SERAC, molti dei quali peraltro erano portoghesi e di cui l’E.L.P. era quasi una creatura, curavano la propaganda in favore dell’E.L.P. e le trasmissioni radio dirette in Portogallo, attivate da basi spagnole prossime al confine portoghese.
I rifornimenti
di armi all’E.L.P. da parte della C.I.A., cui fa riferimento Carlo DIGILIO,
testimoniano quindi la contiguità anche operativa fra strutture
ufficiali e strutture non ufficiali, come l’AGINTER PRESS, all’interno
della medesima strategia, in un contesto in cui è probabilmente
difficile distinguere l’azione dell’uno da quella dell’altro.
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