1) del reato di cui agli artt.110, 112 n.1, 270
I parte c.p. per avere, in concorso con ROGNONI e AZZI (organizzatori),
con DI LORENZO, MARZORATI e DE MIN (semplici partecipanti) a Milano e con
altre persone, fra cui SIGNORELLI Paolo, FACHINI Massimiliano e MELI Mauro,
già giudicate a Roma nell’ambito del procedimento n.15/84 Reg.Gen.
Corte d’Assise di Roma e tutte appartenenti alle strutture locali di Ordine
Nuovo, e quindi in numero superiore a cinque, promosso, costituito ed organizzato
un’associazione sovversiva volta a sovvertire violentemente gli ordinamenti
economici e sociali costituiti nello Stato, a sopprimere il sistema delle
rappresentanze parlamentari nonché a compiere atti di violenza.
In particolare i medesimi contribuivano a creare una
struttura interamente clandestina, raccolta intorno alla rivista “La Fenice”,
che per il conseguimento dei fini indicati acquisiva notevoli quantitativi
di armi, bombe a mano e altri esplosivi di provenienza militare, progettava
e realizzava attentati di vario genere, predisponeva idonei rifugi per
militanti colpiti da provvedimenti restrittivi, procacciava documenti di
identità falsificati, addestrava i militanti all’uso delle armi,
teneva i contatti con analoghe strutture operanti in Lazio, in Veneto e
a Roma e diffondeva pubblicazioni finalizzate alla denigrazione della democrazia
ed alla propugnazione della sua soppressione con il ritorno, con metodi
violenti, dei regimi fascista e nazista.
A Milano e in altri luoghi dal 1971 sino all’aprile 1973
per AZZI Nico e sino al febbraio 1977, data del suo arresto in Spagna,
per ROGNONI Giancarlo e sino all’inizio del 1977 per DI LORENZO Cinzia
e BATTISTON Pietro
2) del reato di cui agli artt.110, 112 n.1, 306,
I comma, c.p. per avere, in concorso con le medesime persone di cui al
capo A), e quindi in numero superiore a cinque, al fine di commettere i
reati di cui al medesimo capo, promosso, costituito ed organizzato una
banda armata costituente il livello armato di Ordine Nuovo mediante l’acquisizione
per gli associati, con forme e modalità diverse fra cui furti presso
depositi militari e consegna da parte di militari ad essi legati, di ingenti
quantitativi di armi, munizioni, esplosivi e bombe a mano.
A Milano e in altri luoghi dal 1971 sino all’aprile 1973
per AZZI Nico e sino al febbraio 1977, data del suo arresto in Spagna,
per ROGNONI Giancarlo e sino all’inizio del 1977 per BATTISTON Pietro.
3) del reato di cui all’art.285 c.p. perchè,
in concorso con gli altri dirigenti e attivisti del Circolo “La Fenice”,
facente parte dell’area di “Ordine Nuovo”, allo scopo di attentare alla
sicurezza dello Stato, preparava un congegno esplosivo a tempo utilizzando
un chilogrammo di tritolo, due detonatori, una pila e una sveglia; ordigno
collocato materialmente da Nico AZZI nel cestino metallico posto nella
ritirata di un vagone del treno direttissimo Torino-Roma gremito di persone;
azione interrotta dal fatto che l’AZZI, accovacciato nella predetta ritirata,
mentre ultimava il collegamento dei fili elettrici alla pila e metteva
a punto l’orologio, provocava accidentalmente lo scoppio di uno dei detonatori;
condotta diretta a cagionare un disastro ferroviario ed al fine di uccidere
e tale da porre in pericolo la pubblica incolumità.
In Milano e Genova, il 7.4.1973 e nelle settimane immediatamente
precedenti
4) dei reati di cui agli artt.110 c.p., 2 e 4 Legge
2.10.1967 n.895 per avere detenuto e portato in luogo pubblico detonatori
al fulminato di mercurio e bombe a mano SRCM, provenienti dalla caserma
di Imperia ove Azzi svolgeva il servizio militare, nonchè esplosivo
tipo ANFO e munizioni varie, materiale appartenente alla dotazione logistica
del gruppo “La Fenice” ed attualmente occultato in località Sanda,
nella zona di Celle Ligure, non lontano dall’abitazione già appartenente
a Rognoni e non reperibile a causa della situazione del luogo.
A Milano e Celle Ligure, nel corso del 1972 sino a data
imprecisata.
5) del delitto di cui all’art.270 c.p. per avere,
in concorso tra loro, con ESPOSTI Giancarlo (deceduto) e con altri, costituito,
promosso, organizzato e diretto un’associazione volta a sovvertire violentemente
gli ordinamenti sociali costituiti dallo Stato attraverso un programma
che prevedeva reiterati attentati a linee ferroviarie, centrali elettriche,
infrastrutture e persone e in particolare, e fra l’altro, almeno quattro
delitti di strage che nella prospettazione degli associati avrebbe dovuto
determinare, oltre agli esiti immediati di tali delitti, il panico diffuso
fra la popolazione ed in tal modo creare le condizioni politiche per il
sovvertimento violento delle istituzioni.
Associazione operante in Milano, Ascoli Piceno, Silvi
Marina, San Benedetto Val di Sambro ed altre località dell’Italia
centrale e settentrionale almeno sino al 4.8.1974.
6) del delitto di cui all’art.306 c.p. per avere
promosso, costituito e organizzato una banda armata finalizzata alla consumazione
del delitto di cui al capo che precede nonchè di almeno quattro
delitti di strage previsti dall’art.285 c.p.
Associazione operante in Milano, Ascoli Piceno, Silvi
Marina, San Benedetto Val di Sambro ed altre località dell’Italia
centrale e settentrionale almeno sino al 4.8.1974.
ed altresì
7) del reato di cui agli artt.10, 12 e 14 Legge
14.10.1974 n.497 e 3 e 23 Legge 18.4.1975 n.110 per avere detenuto una
pistola Beretta cal.7,65 con canna filettata, facente parte della dotazione
logistica del gruppo, nonchè alcuni silenziatori per tale arma provenienti
dalla dotazione del gruppo di Mestre/Venezia di Ordine Nuovo e fabbricati
da Carlo DIGILIO.
A Milano e a Lecco dal 1970 sino a data imprecisata (ma
comunque collocabile alla metà degli anni ’70).
8) dei reati di cui agli artt.81, 648, 477 – 482
c.p. per avere ricevuto e portato in Spagna circa 15 patenti di guida e
15 carte di identità italiane di provenienza furtiva nonchè
7 passaporti italiani e timbri componobili per la falsificazione degli
stessi, documenti tutti portati da DEDEMO in Spagna su disposizione del
dr. Carlo Maria MAGGI e consegnati, in occasione di più viaggi,
a Giancarlo ROGNONI unitamente al passaporto e alla patente di guida dello
stesso DEDEMO (di cui lo stesso aveva falsamente denunciato il furto),
utilizzati in seguito da questi ultimi per approntare falsi documenti dell’ordinovista
genovese Mauro MELI, anch’egli latitante a Madrid,
A Venezia, Milano e in Spagna tra l’ottobre 1975 e il
1977.
9) dei reati di cui agli artt.10, 12 e 14 Legge
14.10.1974 n.497 per avere detenuto varie armi (tra cui una pistola Browning
bifilare e una pistola Franchi-Llama mod.Phyton) consegnategli dal dr.
Varlo Maria MAGGI in occasione di servizi di “tutela” armata a Venezia
in favore del MAGGI stesso e a Padova in favore di altri due esponenti
di destra (uno dei quali probabilmente Paolo SIGNORELLI), in due diverse
occasioni, in una delle quali unitamente a Martino SICILIANO.
A Venezia e Padova tra il 1972 e il 1973.
10) del reato di cui all’art.306 I comma c.p. perchè,
in concorso con Robert Leroy, deceduto, ed altre persone nella veste di
partecipanti fra cui Vincenzo VINCIGUERRA, Mario RICCI e Piero CARMASSI,
promuovevano ed organizzavano una banda armata che agiva sotto la denominazione
“AGINTER PRESS” (ed anche sotto le sigle “ORDRE ET TRADITION” e “O.A.C.I.”),
con sede prima a Lisbona e poi a Madrid, costituita per commettere i reati
di cui agli artt.270 e 283 c.p. e con specifiche finalità anti-comuniste
e di mutamento, con mezzi non consentiti, degli ordinamenti costituzionali
degli Stati in cui operava.
Banda armata formata da cittadini francesi, già
aderenti all’O.A.S., e da spagnoli, portoghesi, italiani ed americani addestrati
nelle tecniche di disinformazione, infiltrazione, guerra psicologica e
sabotaggio, nelle tecniche di pedinamento, sequestro, interrogatorio e
schedatura di avversari politici, all’approntamento di basi in cui ospitare
latitanti di varie nazionalità e all’approntamento di documenti
falsi.
Addestrati altresì all’uso delle armi, fra cui
mitragliette ricevute dai Servizi Speciali spagnoli e al confezionamento,
trasporto ed uso di esplosivi, fra cui esplosivi francesi di provenienza
militare.
Stefano DELLE CHIAIE organizzando altresì, con
la partecipazione di RICCI, CARMASSI, VINCIGUERRA, CICUTTINI ed altre persone,
il sequestro e l’interrogatorio di Gaetano Orlando a Madrid nel giugno
1974 ed organizzando inoltre la presenza con armi di numerosi italiani
(fra cui CAUCHI, CALZONA, RICCI, CARMASSI, CICUTTINI ed altri), inquadrati
militarmente, alla manifestazione di Montejurra (Navarra) del 9.5.1976
e la partecipazione degli stessi alla sparatoria conclusasi con l’omicidio
di due militanti carlisti seguaci del Principe Carlos Hugo.
Banda armata operante in Spagna, nei confronti degli
avversari politici, in Portogallo (sotto il nome di E.L.P.), in America
Centrale, nelle Azzorre, in Angola, in Italia, in Francia, in Germania
e in Gran Bretagna (con riferimento agli attentati contro Ambasciate d’Algeria
commessi nella primavera-estate del 1975) e con sede, dalla metà
degli anni ’60, a Lisbona e, a partire dalla metà del 1974 quantomeno
sino alla prima metà del 1977, a Madrid.
ed altresì:
11) del medesimo reato di cui al capo 10) con il
ruolo di semplici partecipanti alla banda armata (art.306, II comma, c.p.).
12) dei reati di cui agli artt.81 cpv., 110, 112
nn.1 e 2 c.p., 10, 12 e 13 Legge 14.10.1974 n.497 e art.635 c.p. in relazione
alla commissione dei seguenti attentati:
– attentato in danno dell’Amicale des Algeriens
en Europe, Rue Louis Le Grand, Parigi in data 27.7.1975, commesso con la
collocazione di un ordigno composto con amatolo;
– attentato in danno dell’Ambasciata d’Algeria
a Roma in data 18.8.1975, commesso con la collocazione di un ordigno composto
con polvere da mina;
– attentato in danno dell’Ambasciata d’Algeria
a Bonn in data 18.8.1975, commesso con la collocazione di un ordigno non
esploso, costituito da un timer elettronico ed esplosivo militare del tipo
C4;
– attentato in danno dell’Ambasciata d’Algeria
a Londra, Hyde Park Gate 6, in data 18.8.1975, commesso con la collocazione
di un ordigno non esploso, costituito da un detonatore elettrico di fabbricazione
spagnola, da un orologio quale timer e da esplosivo del tipo gelignite.
Campagna di attentati (tutti rivendicati con la sigla
“S.O.A.- SOLDATI dell’OPPOSIZIONE ALGERINA) promossa ed organizzata a Madrid
da GUERIN SERAC e da DELLE CHIAIE Stefano e da VINCIGUERRA Vincenzo a Parigi
con particolare riferimento all’attentato commesso a Bonn.
Attentati commessi, sotto il profilo dell’esecuzione
materiale, a Londra da SALBY e a Bonn da RICCI e CARMASSI in concorso con
altri italiani nonchè a Parigi e a Roma da militanti non identificati
ma comunque appartenenti alla struttura eversiva, formata da italiani e
stranieri, con base a Madrid.
13) del reato di cui agli artt.110 e 306, I comma,
c.p. in relazione all’art.270 c.p. per avere promosso ed organizzato, in
concorso con MAGGI Carlo Maria e ZORZI Delfo (separatamente giudicati),
SICILIANO Martino ed altre persone, una banda armata costituitasi a Mestre
a partire dalla metà degli anni ’60 ed operante in seguito sotto
la copertura del Circolo Ezra Pound con sede a Mestre in Via Mestrina.
Banda armata che agiva quale struttura occulta di Ordine
Nuovo in raccordo con la cellula padovana di FREDA e VENTURA, con la cellula
veronese di SOFFIATI e BESUTTI, con la cellula triestina di PORTOLAN e
NEAMI nonchè, a partire dalla metà del 1969, con il gruppo
milanese “La Fenice”, facente capo a ROGNONI Giancarlo, ed altresì
in raccordo con alti esponenti militari i quali intendevano convogliare
la struttura occulta di Ordine Nuovo, con funzioni di appoggio, in un progetto
di colpo di Stato che doveva realizzarsi entro il 1973 sotto la direzione
di strutture militari istruite alle tecniche della guerra non ortodossa.
Banda armata che, a partire dalla metà degli anni
’60 e quantomeno sino al 1982, aveva costituito una dotazione logistica
di armi ed esplosivi custoditi in varie basi, aveva istruito i suoi componenti
all’utilizzo di tali materiali e alla preparazione di inneschi per ordigni
esplosivi ed era finalizzata, secondo una ben precisa progressione criminosa,
a compiere prima attentati dimostrativi e poi episodi di strage (alcuni
dei quali realizzati) destinati a facilitare il mutamento violento dell’Ordinamento
dello Stato.
In particolare MONTAGNER agendo in una prima fase, anche
in ragione delle sue cognizioni tecniche, all’interno del gruppo operativo
e in seguito, e sino a data recentissima, quale raccordo informativo finalizzato
a tenere i contatti fra i componenti del gruppo e a proteggerli da possibili
iniziative giudiziarie.
Banda armata promossa verosimilmente a Roma ed operante
a Venezia, padova, Verona, Trieste, Milano, in Spagna ed altri luoghi dalla
metà degli anni ’60, con l’assetto ora indicato, sino al 1977 (momento
del definitivo arresto di ROGNONI Giancarlo) e in seguito, sino a data
imprecisata ma comunque collocabile almeno sino al 1982 (data dell’arresto
di BRESSAN Claudio di Verona) con il principale apporto operativo del gruppo
di Venezia, facente capo a MAGGI e DIGILIO, e del gruppo veronese sino
a quel momento non toccati dalle investigazioni dell’Autorità Giudiziaria.
14) dei reati di cui agli artt. 110, 624, 625,
nn.2, 5, e 7, c.p. e 1 e 2 Legge 2.10.1967 n.895 per avere sottratto, sfondando
la porta di un casotto in una cava di marmo ad Arzignano del Chiampo, 30/40
chilogrammi di esplosivo del tipo ammonal nonchè detonatori e miccia
sia detonante sia a lenta combustione.
Furto materialmente commesso da Zorzi, Siciliano e Montagner
con il supporto di Maggi che aveva fornito l’autovettura Fiat 500 usata
per raggiungere Arzignano e ritornare a Venezia con il materiale.
Materiale in seguito detenuto da Delfo Zorzi a Venezia
in luogo ignoto e poi custodito dallo stesso nel casolare di Paese (TV)
di cui al capo che segue.
Ad Arzignano del Chiampo (VI) nella prima metà
del 1966 e nel periodo successivo.
15) dei reati di cui agli artt. 110 c.p., 1 e 2
Legge 2.10.1967 n.895 per avere detenuto. in concorso fra loro e con altre
persone appartenenti alla struttura veneta di Ordine Nuovo, in un casolare
di Paese (TV), una quarantina di armi lunghe prevalentemente da guerra
fra cui alcuni moschetti MAUSER, alcuni M.A.B., alcuni STEN, una machine
pistol SCHMEISSER MP40, un fucile THOMPSON 45, una mitragliatrice MG42
e alcune cassette di munizioni per dette armi, una baionetta nonchè
numerosi candelotti di tritolo custoditi in due cassette militari e circa
30 chilogrammi di esplosivo in scaglie non meglio identificato (comunque
a base di nitrato di ammonio) nonchè inneschi costituiti da fiammiferi
antivento, detonatori e circuiti elettrici atti ad attivare ordigni esplosivi,
materiale tutto costituente parte della dotazione logistica delle cellule
di Ordine Nuovo del Veneto.
A Treviso e provincia, dal 1967 e negli anni successivi.
16) dei reati di cui agli artt.110, 112 n.1 c.p.,
2 e 4 Legge 2.10.1967 n.895 per avere detenuto e portato in luogo pubblico
numerose armi corte e lunghe, anche da guerra, fra cui pistole cal.7,65
e cal.9 di fabbricazione italiana e tedesca, revolvers di fabbricazione
americana, fucili mitragliatori MAB e STEN, fucili mitragliatori di fabbricazione
tedesca originari della seconda guerra mondiale nonchè alcuni silenziatori
per pistole semiautomatiche e numerosi chilogrammi di esplosivo del tipo
gelignite con relativi detonatori, materiale costituente la dotazione logistica
della cellula di Ordine Nuovo di Mestre- Venezia.
A Venezia e a Mestre, dal 1968 circa sino alla metà
degli anni ’70.
17) dei reati di cui agli artt.110 – 635, I e II
comma n.3 – 424 – 624-625, nn.1, 2 e 5, – 292 c.p. perchè, in concorso
con altre persone non potute identificare, ma comunque appartenenti all’area
di estrema destra di Mestre, si introducevano, forzandone la porta, nella
sezione del P.C.I. di Campalto danneggiando il mobilio, distruggendo il
materiale propagandistico ivi presente ed una bandiera italiana ed appiccando
un incendio dopo avere sparso della benzina sul pavimento.
Asportando altresì la bandiera del Partito custodita
nella sezione.
A Campalto, nelle prime ore del 9.10.1968.
18) dei reati di cui agli artt.2 e 4 Legge 2.10.1967
n.895 perchè illegalmente deteneva e portava in luogo pubblico almeno
otto o nove candelotti di esplosivo del tipo gelignite appartenenti alla
struttura logistica di Ordine Nuovo di Mestre-Venezia.
A Mestre, nel 1968/1969.
19) dei delitti di cui agli artt.110, 112, n.1,
56-635, I e II comma, c.p. 2, 4 e 6 Legge 2.10.1967 n.895 per avere, in
concorso tra loro e con un’altra persona non identificata, deposto sulla
linea di confine italo-jugoslavo un ordigno costituito da sei candelotti
di gelignite, contenuti in una cassetta metallica portamunizioni e collegati
ad una sveglia, una batteria e un detonatore, ordigno finalizzato a protestare
contro la politica del governo italiano nei confronti della Jugoslavia
e non esploso per ragioni indipendenti dalla volontà degli attentatori
(difetto nell’innesco).
In particolare Zorzi, Siciliano e Vianello deponendo
materialmente l’ordigno nei pressi del cippo e della rete metallica di
confine, Neami e Portolan accompagnando i tre veneziani sulla strada per
Gorizia dopo il contemporaneo attentato in danno della Scuola Slovena di
Trieste e Maggi fornendo l’autovettura utilizzata per il viaggio a Trieste
e a Gorizia nella piena consapevolezza degli attentati che stavano per
essere compiuti.
A Venezia, Trieste e Gorizia, fra il 3 e il 4 ottobre
1969.
20) dei reati di cui agli artt.110, 112, n.1, 56-635,
I e II comma, c.p. e 2, 4 e 6 Legge 2.10.1967 n.895 per avere, in concorso
tra loro e con un’altra persona non identificata, deposto un ordigno costituito
da Kg.5,700 di gelignite, contenuti in una cassetta metallica portamunizioni
e collegati ad un orologio per l’innesco a tempo, su un davanzale della
Scuola elementare Slovena del rione San Giovanni di Trieste, con l’intenzione
di danneggiare gravemente l’edificio e di influire in tal modo sull’orientamento
politico del governo italiano nei rapporti con la Jugoslavia, non riuscendo
nell’intento per ragioni indipendenti dalla loro volontà e connesse
al mancato funzionamento dell’innesco.
In particolare Zorzi, Siciliano e Vianello portando da
Venezia e deponendo materialmente l’ordigno, Neami e Portolan fornendo
appoggio logistico a Trieste per l’approntamento definitivo dell’ordigno
stesso e conducendo i veneziani sul luogo dell’attentato e Maggi fornendo
l’autovettura utilizzata per raggiungere Trieste nella piena consapevolezza
dell’attentato che stava per essere compiuto.
A Venezia e Trieste fra il 3 e il 4 ottobre 1969.
21) dei reati di cui agli artt.2, 4 e 6 Legge 2.10.1967
n.895 per avere forniro al gruppo di ZORZI Delfo i candelotti di gelignite
utilizzati per gli attentati di Gorizia e di Trieste di cui ai due capi
che precedono e avere fornito allo stesso consulenze per la preparazione
dell’innesco del congegno esplosivo.
A Venezia, nell’autunno 1969.
22) dei reati di cui agli artt. 110 c.p. e 2, 4
e 6 Legge 2.10.1967 n.895 per avere fatto esplodere, in concorso tra loro,
un ordigno composto da circa 200 grammi di gelignite, miccia a lenta combustione
e una capsula detonante presso una vetrina dei magazzini COIN di Mestre
siti in Piazza Barche, in particolare ANDREATTA deponendo materialmente
l’ordigno e SICILIANO collaborando al suo confezionamento nella sede di
Ordine Nuovo di Via Mestrina.
A Mestre, il 27.3.1970.
23) dei reati di cui agli artt.1, 2 e 7 Legge 2.10.1967
n.895 per avere detenuto a ceduto a Siciliano Martino una bomba da mortaio
da questi usata per commettere l’attentato all’Università Cattolica
di Milano del 15.10.1971 nonchè per avere detenuto e ceduto allo
stesso una pistola cal.6,35 sequestrata al Siciliano a Mestre in data 27.10.1971.
A Venezia e a Milano, rispettivamente nei periodi immediatamente
precedenti il 15.10.1971 e il 27.10.1971.
24) del reato di cui agli artt. 110 c.p., 1 e 2
Legge 2.10.1967 n.895, 9, 10 e 12 Legge 14.10.1974, n.497 per avere detenuto,
MAGGI in concorso con MONTAVOCI Giampietro, deceduto, e con altre persone
appartenenti alla cellula veneziana di Ordine Nuovo, due mine anticarro
di provenienza bellica contenenti esplosivo T4;
per avere altresì il dr. MAGGI concorso a detenere
, nella sua veste di responsabile sul piano decisionale ed organizzativo
della struttura occulta della cellula di Mestre/Venezia di Ordine Nuovo,
circa mezzo chilo di acido picrico e circa 12 chili di tritolo, contenuti
in una granata, e alcune mine anticarro di provenienza bellica, autorizzando
Carlo DIGILIO ad estrarre l’esplosivo dai contenitori metallici e a suddividerlo
in cilindretti e a riconsegnarlo a Roberto RAHO che doveva portarlo alla
struttura romana di Ordine Nuovo.
A Venezia e Mestre, a partire dal 1971 e quantomeno sino
al 1979.
25) del reato di cui agli artt.110, 378 c.p. per
avere, in concorso tra loro, aiutato BATTISTON Piero e ZAFFONI Francesco
a sottrarsi alle ricerche dell’Autorità conoscendone la situazione
di latitanti in relazione a provvedimenti restrittivi emessi dall’Autorità
Giudiziaria di Milano.
In particolare dando ospitalità presso l’abitazione
di MAGGI alla Giudecca, presso l’abitazione dei gestori della trattoria
Lo Scalinetto, presso le abitazioni di Giampietro Montavoci e Giorgio Boffelli,
presso il Circolo “Il Quadrato”, locale nella disponibilità dell’avv.
Giampietro Carlet, persone tutte legate al gruppo di Ordine Nuovo di Venezia.
A Venezia, in relazione a ZAFFONI per circa dieci giorni
nel gennaio 1974 e in relazione a BATTISTON per circa sei mesi dal gennaio
al giugno 1974, sino alla partenza di questi per la Grecia.
26) dei reati di cui agli artt.9, 10, 12 e 14 Legge
14.10.1974 n.497 e art.23 Legge 18.4.1975 n.110 per avere DIGILIO nei confronti
di MAGGI curato la manutenzione e la modifica delle armi comuni e da guerra
appartenenti alla dotazione logistica del gruppo di Ordine Nuovo di Mestre/Venezia,
con particolare riferimento alla modifica delle canne e di altre parti
di armi e alla fabbricazione di silenziatori.
Con l’aggravante di cui all’art.1 D.L. 15.12.1978 n.625
per avere agito per finalità di terrorismo.
Fatti avvenuti a Mestre, Venezia e altre città
del Veneto dal 1965 quantomeno sino alla fine del 1982.
27) dei reati di cui agli artt.110 c.p., 9, 10,
12 e 14 Legge 14.10.1974 n.497 e 23 Legge 18.4.1975 n.110 per avere, in
concorso tra loro, detenuto e portato in luogo pubblico armi comuni da
sparo e da guerra, parte delle quali clandestine in quanto silenziate e
con matricole abrase o comunque alterate.
In particolare Carlo Maria MAGGI presentando inizialmente
Gilberto CAVALLINI a Carlo DIGILIO affinchè quest’ultimo verificasse
il funzionamento delle armi portate da Milano dal Cavallini all’interno
dell’automobile nella sua disponibilità, ricevendo MAGGI una somma
dal CAVALLINI quale compenso per la consulenza prestata dal gruppo di Ordine
Nuovo di Venezia.
In tempi successivi, DIGILIO effettuando, nella sua abitazione
di Venezia a Sant’Elena, attività di manutenzione e di riparazione
di armi portate dal CAVALLINI, attività compiute grazie alle attrezzature
di cui DIGILIO disponeva.
In tempi ancora successivi (fra il 1979 e il 1982) Carlo
Maria MAGGI e Carlo DIGILIO fornendo a Gilberto CAVALLINI numerose armi
comuni da sparo e armi da guerra, comprese armi lunghe, in parte originarie
della seconda guerra mondiale e provenienti dalla precedente dotazione
di Delfo ZORZI e del gruppo di Mestre, in parte acquistate illegalmente
tramite l’armiere milanese Giovanni TORTA e fornendo altresì a CAVALLINI
alcuni silenziatori fabbricati da Carlo DIGILIO.
Con l’aggravante di cui all’art.1 D.L. 15.12.1978 n.625
per avere agito per finalità di terrorismo.
A Milano e Venezia dal 1978 quantomeno sino alla fine
del 1982.
MALCANGI
28) del reato di cui agli artt.476, 479, 648 c.p.
per avere fornito due libretti per passaporto e un modulo per carta di
identità, di provenienza furtiva, a Carlo DIGILIO affinchè
questi li utilizzasse per espatriare a Santo Domingo.
Con l’aggravante di cui all’art.1 D.L. 15.12.1978 n.625
per avere agito con finalità di terrorismo.
In Milano e Villa d’Adda, nell’autunno del 1984.
30) del reato di cui all’art.378 c.p. per avere,
nella sua qualità di persona componente del gruppo di Gilberto CAVALLINI,
aiutato Carlo DIGILIO a sottrarsi alle ricerche dell’Autorità, conoscendone
la situazione di persona latitante in relazione ad un provvedimento restrittivo
emesso dall’Autorità Giudiziaria di Venezia.
In particolare accompagnando DIGILIO, con la propria
autovettura, sino al confine di Chiasso e poi sino all’aereoporto di Zurigo
affinchè questi si imbarcasse su un aereo diretto a Santo Domingo.
Con l’aggravante di cui all’art.1 D.L. 15.12.1978 n.625
per avere agito con finalità di terrorismo.
In Milano, Villa d’Adda e valico di Chiasso, nella primavera
del 1985.
31) del reato di cui agli artt.476, 479, 648 c.p.
per avere MALCANGI detenuto due documenti argentini, già appartenenti
ad oppositori politici del Governo esistente a quell’epoca in tale Paese
e provenienti dai servizi segreti uruguayani, e averli ceduti a DIGILIO
nell’imminenza della partenza di questi per Santo Domingo; DIGILIO per
averne invece ceduto uno a CARUSO dopo avervi applicato la fotografia di
quest’ultimo, ricevendolo in seguito in restituzione dallo stesso CARUSO
a Santo Domingo.
Con l’aggravante di cui all’art.1 D.L. 15.12.1978 n.625
per avere agito con finalità di terrorismo.
A Villa d’Adda e Santo Domingo, nell’autunno del 1984
in relazione a MALCANGI e a partire dal gennaio 1985 sino al 1986 in relazione
a DIGILIO e CARUSO.
32) del reato di cui agli artt.110, 112 n.1, 257
c.p. per avere svolto, in concorso fra loro e unitamente a cittadini italiani
e stranieri, in numero superiore a cinque, attività di spionaggio
facendo parte, con un ruolo intermedio fra i responsabili americani e gli
informatori, di una rete informativa dipendente dal Comando FTASE di Verona
ed operante in tutto il Veneto.
In particolare, acquisendo senza alcuna autorizzazione
o accreditamento presso i Servizi di sicurezza italiani, notizie riguardanti
non solo la sicurezza e la protezione delle basi e degli interessi statunitensi,
ma anche eventi concernenti la sicurezza interna del nostro Paese, notizie
che come tali potevano essere raccolte solo a seguito di specifiche intese
o comunque riferite alle competenti strutture italiane non appena acquisite.
In particolare, MINETTO inviando il suo informatore,
Carlo DIGILIO, (al posto di Marcello SOFFIATI, non idoneo alla missione
poichè troppo conosciuto negli ambienti di estrema destra) a Vittorio
Veneto e a Treviso affinchè, con l’aiuto di un altro dipendente
della rete informativa, controllasse e seguisse personalmente le attività
eversive del gruppo facente capo a Franco FREDA, Giovanni VENTURA e Delfo
ZORZI e si recasse insieme a questi nel casolare di Paese (TV) di cui al
capo 15) ove era custodito il deposito di armi ed esplosivo del gruppo
e ove venivano preparati gli inneschi per gli ordigni da utilizzarsi in
attentati.
Attività svolta, secondo gli ordini ricevuti,
dal Digilio e dall’altro informatore, Prof. LINO FRANCO, che si erano presentati
nella veste di consulenti ed esperti di armi ed esplosivi e regolarmente
riferita al MINETTO che aveva poi relazionato i suoi superiori.
Attività, questa, che aveva messo in pericolo
sia sotto il profilo commissivo (consulenza in favore del gruppo FREDA/VENTURA)
sia sotto il profilo omissivo (mancata informazione delle nostre Autorità
di sicurezza o di polizia giudiziaria) la sicurezza e gli interessi politici
del nostro Paese in quanto il gruppo eversivo oggetto dell’azione di osservazione
stava progettando attentati finalizzati a mutare con la violenza gli assetti
istituzionali dello Stato italiano.
Svolgendo altresì il MINETTO, negli anni successivi,
analoghe azioni di controllo e di osservazione nei confronti di addestramenti
illegali con armi, svolti da nuclei misti di civili e di militari in Veneto
e in Alto Adige e nei confronti degli esponenti del Fronte Nazionale che
stavano preparando il tentativo di golpe noto come “golpe Borghese”, nonchè
azioni di raccordo informativo e operativo fra la struttura informativa
statunitense e la struttura occulta di Ordine Nuovo.
Sergio MINETTO, inoltre, nei primi mesi del 1972, insieme
a Carlo DIGILIO e allo stesso SOFFIATI, all’interno dell’appartamento di
Via Stella a Verona nella disponibilità del Soffiati, sovrintendendo
al “controllo” dell’avv. Gabriele FORZIATI, ivi portato dal dr. Carlo Maria
MAGGI e sorvegliato da Francesco NEAMI e da un altro militante triestino
di Ordine Nuovo, affinchè fosse convinto a non rivelare all’A.G.
di Milano, che lo aveva convocato, quanto a sua conoscenza in merito all’attentato
alla Scuola Slovena del 3/4 ottobre 1969 e affinchè fosse convinto
ad allontanarsi dall’Italia raggiungendo un rifugio sicuro prima in Grecia
e poi in Spagna.
Sergio MINETTO, ancora, nei primi mesi del 1973, insieme
a Carlo DIGILIO e a Marcello SOFFIATI, nel medesimo appartamento di Via
Stella, sovrintendendo alla presenza di Gianfranco BERTOLI, ivi condotto
dal dr. Carlo Maria MAGGI e “sorvegliato” anche da Francesco NEAMI, affichè
fosse definitivamente indotto a compiere un attentato a Milano contro l’on.
Mariano RUMOR e fosse rifornito del denaro e della bomba a mano necessaria
per l’esecuzione dell’attentato, poi effettivamente commesso a Milano dinanzi
alla Questura Centrale in Via Fatenebefratelli il 17.5.1973.
Fatti commessi a Verona, Venezia e in altre città
del Veneto e in altre Regioni del Nord-Italia dal 1966 quantomeno fino
al 1985.
ed altresì:
33)del medesimo reato di cui al capo 32)
34) dei reati di cui agli artt.110 c.p. e 9, 10,
e 12 Legge 14.10.1974 n.497 per avere detenuto e portato in luogo pubblico
la dotazione logistica di LINO FRANCO, dopo la morte di questi, costituita
da armi da guerra fra cui bombe a mano e un fucile mitragliatore MACHINENGEVERT
15 di fabbricazione tedesca, rilevando tale dotazione dallo stesso LINO
FRANCO, consegnandola in custodia a MARCELLO SOFFIATI e facendola così
entrare nel patrimonio della banda armata Ordine Nuovo.
In Vittorio Veneto, Verona e Colognola ai Colli, dall’estate
1969 sino a data imprecisata, ma comunque collocabile quantomeno alla metà
degli anni ’70.
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