Nove aprile 2008, quattro giorni prima delle elezioni politiche che riporteranno Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Gli investigatori della procura di Reggio Calabria stanno intercettando da mesi Aldo Miccichè, imprenditore condannato a 25 anni di carcere per vari reati e ritenuto dagli inquirenti uomo vicino al clan Piromalli.
Miccichè, ex politico democristiano della piana
di Gioia Tauro e formalmente latitante, parla da Caracas dove sostiene
di occuparsi delle elezioni. In particolare, del voto degli italiani all'estero.
Dall'altra parte del filo c'è Filippo Tani, stretto collaboratore
di Barbara Contini, responsabile degli italiani all'estero per lo schieramento
berlusconiano ed ex funzionario dell'amministrazione Usa in Iraq. Barbara
Contini adesso è senatore del Pdl.
Nell'intercettazione - che L'espresso è in
grado di farvi sentire in esclusiva - Miccichè spiega i metodi che
avrebbe usato per far vincere il candidato senatore del Pdl: bruciare le
schede elettorali, a pacchi, con la benzina. Quelle, almeno «che
sicuramente non sarebbero state nostre». I rapporti tra Miccichè
ed esponenti di spicco di Forza Italia sono di vecchia data: dalle carte
dell'ultima inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel porto di Gioia Tauro
risultano i contatti tra Micciché e Marcello Dell'Utri, fedelissimo
di Berlusconi e imputato per concorso esterno in associazione mafiosa a
Palermo. Sarebbe stato proprio Dell'Utri, secondo la ricostruzione degli
inquirenti, a mettere in contatto Miccichè con lo staff della Contini.
Miccichè al telefono parla di soldi che deve avere ( «devo
darli ai calabresi, sennò sono fottuto. Pure con i siciliani e i
campani»), racconta di aver mandato materiale «ad Arcore»,
e chiosa di «operazione Campania», «operazione Veneto»
e quella «calabrese». «Devo dirti» dichiara all'uomo
della Contini «che Marcello lo ha toccato con mano».
Le telefonate di Aldo Miccichè da tempo sono al centro di indagini della magistratura. Soprattutto perché Miccichè ha contatti con diversi esponenti poltici. Già nel 2008 fu divulgato il testo di una intercettazione diretta tra Dell'Utri e Miccichè in cui si discuteva di come pilotare il voto degli italiani all'estero. All'epoca Dell'Utri ammise di aver avuto contatti con l'imprenditore, che si sarebbe offerto di aiutare il centrodestra nelle elezioni.
In un'altra intercettazione del dicembre 2007 che L'espresso
pubblica in esclusiva, Miccichè sembra organizzare un incontro tra
Dell'Utri e Gioacchino Arcidiaco, affiliato al clan Piromalli condannato
l'anno scorso a 6 anni e 8 mesi. Aldo Miccichè, prima dell'appuntamento,
chiama Arcidiaco per suggerirgli come comportarsi e cosa chiedere a Dell'Ultri.
«Fagli capire che la Piana (di Gioia Tauro, ndr) è cosa nostra,
che il porto l'abbiamo fatto noi, fagli capire che in Aspromonte e tutto
quello che succede là sopra è successo tramite noi...Fagli
capire che in Calabria o si muove sulla Tirrenica o sulla Jonica, o si
muove al centro, ha bisogno di noi. E quando dico noi, intendo Gioacchino
e Antonio (Piromalli, ndr). Mi sono spiegato?».
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Le cosche puntano a crearsi amministratori ad hoc La Procura di Napoli ha acquisito gli elenchi dei candidati Sud e liste "inquinate" Così le mafie si prepararono al voto L'obiettivo gli affari gestiti dalle Regioni in particolare gli appalti di ospedali e le Asl di GIULIANO FOSCHINI e CONCHITA SANNINO ROMA 19 marzo 2010- A Napoli i magistrati della Procura antimafia hanno già acquisito le liste con tutti i candidati al consiglio regionale della Campania. E hanno cominciato a studiarle. Anche la commissione parlamentare Antimafia, dopo che il presidente Beppe Pisanu ha imposto ai partiti di sottoscrivere un codice etico, si è mossa: e in attesa che le prefetture comunichino ufficialmente le candidature non in regola con quel codice, ha raccolto un centinaio tra informative e segnalazioni di candidati considerati "a rischio". Le elezioni 2010 in quattro regioni del Sud possono essere condizionate (inquinate o controllate) dalla criminalità organizzata. Che oggi non si limita a fornire pacchetti di voti ai partiti ma scende in campo con candidati propri, politici-affaristi che poi saranno a tempo pieno al servizio delle cosche. È il modello Di Girolamo che può ripetersi all'infinito. L'obiettivo è mettere le mani su parte dei 169 miliardi all'anno gestiti dalle Regioni. Soprattutto appalti di ospedali e Asl, convenzioni esterne e consulenze della sanità, fondi per la formazione. Ma dove vogliono arrivare i clan della camorra e della 'ndrangheta? Di quanti voti dispongono? Quanti e quali candidati stanno mettendo in pista? Un seggio in vendita
Le mani della camorra
Mafia-politica Spa
È il 29 ottobre del 2007, per esempio, quando nello studio di un professionista di Potenza i due si incontrano. "Ti ho chiesto - dice il boss al politico - uno sforzo, perché noi siamo propensi ad aprire, a intavolare una trattativa. Tu che cose vorresti (...) garantisci tu per le persone". "L'unica condizione - gli risponde Scaglione - è creare un'opportunità di investimento per il quale qualcuno si senta coinvolto (...) Troviamo per esempio una forma di investimento... Una società costituita apposta che sia propensa a costruire un nuovo stadio". Effettivamente la società la fonderanno: la Immobiliare Gemelli Sr, gestita da un prestanome. Ma Scaglione sembra pensare a tutto: "Io posso creare le condizioni per presentare un progetto finale, dove riusciamo a ottenere finanziamenti dall'esterno. (...) Però poi qualcosa la devi mettere tu nero su bianco, cioè i rapporti sono più tuoi (...) è chiaro che va costituita la società, ci sono i fondi europei per queste cose... Sai, io aspiro a parlarne nel consiglio regionale". Il boss apprezza il discorso. È contento, e ringrazia il politico: "Così - dice Cossidente - non cacciamo nemmeno i soldi alla fine (...) Luigi, tu sei secondo me il miglior tramite, il miglior rappresentante, la migliore persona di fiducia". Scaglione, sostengono i carabinieri della procura di Potenza nelle mille pagine di informativa depositate, sapeva con chi aveva a che fare. Per la cronaca, il candidato senatore amico di Scaglione e dei clan non fu eletto. Ora però Gigi ci riprova. La profezia di Seminara
In Calabria ci sono poi quelli che non ci saranno.
Domenico Crea, consigliere regionale uscente, è in carcere da due
anni per concorso esterno in associazione mafiosa con i clan della Locride.
Nel 2009 è stato condannato anche Pasquale Inzitari, astro nascente
dell'Udc reggino, consigliere provinciale. I boss si sono vendicati del
suo tradimento facendo saltare in aria ad aprile del 2008, con un'autobomba,
il cognato Nino Princi. E, due mesi fa, gli hanno ammazzato il figlio Francesco.
Nel mirino dei magistrati anche Mariano Battaglia, candidato alle scorse
regionali. È stato arrestato per l'operazione Topa, che si occupò
delle infiltrazioni mafiose nel comune di Seminara. Seminara è un
paesino dell'Aspromonte nel quale i clan sono in grado di controllare i
voti uno per uno. Nel fascicolo del pm Roberto Di Palma c'è un'intercettazione
nella quale i boss dicono che, alle comunali, la lista da loro sostenuta
prenderà 1050 voti. A spoglio terminato i magistrati ne conteranno
1056.
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