Lectio magistralis a Pistoia del presidente della Corte Costituzionale De Siervo:
"Carta Costituzionale sopra tutti, anche del premier: Sono i cittadini a doverla difendere".
"il Parlamento fa errori a raffica"
"La sua rigidità garantisce la libertà". "Si può cambiare, non peggiorare"
PISTOIA - 5 marzo 2011

"Non si difende facilmente da sè la Costituzione. La devono difendere i cittadini". Il messaggio del presidente della Corte Costituzionale, Ugo de Siervo, oggi a Pistoia a margine della sua lectio magistralis "I giovani valori della Costituzione",
è chiaro. Così come le risposte via via date agli studenti: "Quello del giudice costituzionale è un mestiere delicato, che
però la corte fa da tanti anni, 55, e per 18 mila decisioni", ha detto. "Polemiche? ogni tanto. Ultimamente un po' troppe".
E la Carta sta al di sopra di tutti, anche del premier: "La maggiore novità introdotta dalla Costituzione italiana
è la superiorità della Costituzione stessa rispetto a ciò che vogliono il Parlamento, il governo e il presidente del Consiglio".

Costituzione rigida uguale libertà.
Così al presidente è stato chiesto "perché la Costituzione è spesso messa in croce?". "
Perché è facile, è facile scaricare su altri problemi che invece sono problemi di legislazione ordinaria o di governo
o di efficacia di una serie di interventi", ha osservato De Siervo secondo il quale quella italiana "è una buona Costituzione"
di cui "dovremmo essere più orgogliosi". Se la Costituzione italiana è "rigida" non significa che "mi tolgono la libertà",
ha detto ancora De Siervo. La "rigidità" della carta italiana, ha precisato, segue l'esempio di "tutte le altre Costituzioni democratiche del Novecento". Come quelle, la Costituzione italiana ha distinto da "quel che il legislatore può fare liberamente", "un'area di principi, valori e regole di cui può sempre disporre il parlamento ma con una procedura speciale, aggravante, complicata". Tale procedura, ha concluso De Siervo, non è comunque "tanto complicata".

La Carta non invecchia mai. "I cittadini C'è  un sentimento di difesa della Costituzione nei cittadini?, gli hanno chiesto dai giornalisti. "Credo di sì - ha risposto De Siervo -, dagli inviti che riceviamo ad andare in giro a parlarne, direi
che c'è molta sensibilità". "Non bisogna preoccuparsi del fatto che la nostra Costituzione ha qualche anno - ha sottolineato
il presidente della Corte Costituzionale -. Ha tanti anni quanti ne ha la Costituzione tedesca che è una ottima Costituzione
che, non a caso, quando la Germania si è riespansa verso est, la Costituzione si è espansa verso est. Nessuno ha osato dire
che era vecchia. Le buone Costituzioni sono come il vino, possono invecchiare molto. La nostra è una buona Costituzione, come giudizio a livello internazionale degli studiosi e dei politici. Non a caso, quando in Europa negli anni Settanta del secolo scorso la Spagna, il Portogallo, la Grecia si sono dovuti dare Costituzioni democratiche il primo testo a cui hanno fatto riferimento è stata la Costituzione italiana, così tutti i Paesi che si sono staccati dall'Unione Sovietica o dalla fascia dei Paesi comunisti si sono riferiti, tra le altre, a quella italiana. In questo senso dobbiamo essere più orgogliosi della Costituzione
che ci governa".

"Si può cambiare non peggiorare". "In materia regionale, se il Parlamento si occupasse di più a mettere gambe
al titolo V e poi magari nei singoli punti anche a modificarlo sarebbe utile. Non è una cosa cattiva modificare la Costituzione,
è una cosa relativamente facile. Dal 1948 ad adesso ci sono state 34 modifiche costituzionali della Carta. Non è difficile farle,
ma bisogna migliorare la Costituzione, non peggiorarla. A questo mi raccomanderei".  "Il titolo V della Costituzione -
ha osservato De Siervo - che ha dei difetti certamente, ma ha soprattutto dalla sua il fatto che nessuno ha mai tentato di applicarlo seriamente. Soprattutto un nuovo riparto di potere tra lo Stato e le Regioni e gli Enti locali esigerebbe poi una forte attività legislativa del Parlamento che faccia leggi cornice, leggi di principio, leggi attuative, leggi di finanziamento e così via. Invece, se queste cose non si fanno, applicare direttamente il titolo V è all'origine di un'infinita di liti, di contrasti, di conflitti tra Stato e Regioni che sono troppi".

"Il parlamento ripete errori a raffica". "Quando una Corte Costituzionale con grande, grandissima pazienza - siamo tutti vecchietti, io sono un po' più Pierino - ma siamo tutta gente responsabile, prudente, quando la Corte dichiara illegittima una norma non bisogna porsi il problema di chi dice: ma insomma voi disattendete la sovranità popolare.
La Costituzione è alla base della legittimità della sovranità popolare. Vi dovete perciò porre l'altro problema: come mai noi, organo rappresentativo della sovranità popolare,  non ci siamo resi conto di aver fatto o supportato l'entrata in vigore
di una norma illegittima costituzionalmente ....il Parlamento questi errori li reitera un po' a raffica".
"Il Parlamento - ha osservato De Siervo - ha enormi praterie a propria disposizione per galoppare liberamente
e dare la caccia ai bisonti. Poi ci sono le montagne: però, le montagne non le deve toccare, è tutto qui il problema".
 

"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente
vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula
in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?
Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre,
perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire
le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano
ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare
a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò,
o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche
alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio.
Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora
le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto
che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato.
Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà.
Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico."

Piero CalamandreiRoma 11 febbraio 1950

(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale)