Giustizia, il Csm boccia il processo breve: «È incostituzionale»
Il ddl sul processo breve è viziato da incostituzionalità.
9 dicembre 2009
Il ddl sul processo breve è viziato da incostituzionalità. Così la Sesta Commissione del Csm boccia il provvedimento, nel parere che dovrà essere discusso dal plenum di Palazzo dei marescialli in una seduta straordinaria prevista per lunedì prossimo. La Commissione - che nelle scorse settimane aveva ascoltato i capi delle procure e dei tribunali dei principali distretti giudiziari, stimando tra il 10 e il 40% i processi penali che finiranno nel nulla per effetto del ddl ha approvato il documento con cinque voti a favore e quello contrario del laico del Pdl Gianfranco Anedda.

Il processo breve - spiega la Sesta Commissione del Csm - è una «sostanziale amnistia» per i reati dei colletti bianchi e per quelli che richiedono accertamenti complessi.

Nel corposo parere, 50 pagine in tutto, la Sesta Commissione fa presente che di fatto la sostanziale amnistia che viene introdotta per i reati contro la pubblica amministrazione e in particolare per la corruzione, è in contrasto anche con gli impegni presi dall'Italia in sede internazionale.

La Commissione fa esplicito riferimento alla Convenzione dell'Onu firmata dall'Italia nel 2003 e ratificata proprio quest'anno, che impegna i firmatari a perseguire la corruzione, anche adottando termini lunghi di prescrizione. Tutto il contrario di quanto sta facendo l'Italia, osservano i consiglieri, ricordando che già con la legge Cirielli erano stati abbreviati i termini di prescrizione per la corruzione.

«Il ministro Alfano ascolti almeno il Csm e convinca la maggioranza che lo sostiene a ritirare un provvedimento che fa male all'intero sistema giustizia», rilancia la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti.

Ma la maggioranza si prepara alle barricate. «Prendo atto del parere espresso dalla commissione del Csm, ma vorrei ribadire che le leggi le fa il Parlamento e non l'organo di autogoverno della magistratura», replica a muso duro Filippo Berselli, presidente della commissione Giustizia del Senato che ha all'esame il ddl sul processo breve, presentato dai capigruppo di Pdl e Lega del Senato, Maurizio Gasparri e Federico Bricolo. «Se si dovesse stare a sentire i pareri di tutti i costituzionalisti non si arriverebbe mai a nulla - prosegue Berselli - vorrei solo ricordare che il testo ora all'esame della commissione verrà modificato in qualche sua parte. Io stesso presenterò degli emendamenti per renderlo il più in linea possibile con la nostra Carta costituzionale. Quindi si farebbe meglio ad attendere il provvedimento così come uscirà dalla commissione».

Mentre l'Idv rincara la dose. «Questo governo sta calpestando i più elementari principi della giustizia», avverte il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. «Il Csm - osserva Donadi - conferma la nostra tesi: il processo breve è incostituzionale. Immorale aggiungiamo noi, perchè garantisce l'impunità a migliaia di criminali solo per salvare Berlusconi ed i suoi amici dai processi».
 
Il Consiglio Superiore della Magistratura si riunisce sul processo breve
Seduta straordinaria del plenum il 14 dicembre 2009, sul parere negativo
votato la scorsa settimana dalla sesta commissione di Palazzo Marescialli in merito al ddl

ROMA - Si riunisce in una seduta straordinaria il plenum del Csm per discutere del ddl sul processo breve; o meglio del parere totalmente negativo sul provvedimento votato a larga maggioranza (5 voti a favore e uno contrario) la scorsa settimana dalla Sesta Commissione di Palazzo dei marescialli. Si tratta di un documento che non solo ritiene il ddl in contrasto con più principi costituzionali, ma avverte che avrà l'effetto di un'"inedita amnistia processuale " per reati di "considerevole gravità", a cominciare dalla corruzione; e rischia di portare alla "paralisi" l'intera attività giudiziaria. Una presa di posizione che sembra destinata a alimentare polemiche in sede politica e che potrebbe accompagnarsi ad un'altra delicatissima pronuncia di Palazzo dei marescialli: domani infatti la Prima Commissione dovrebbe esprimersi con una proposta di delibera sulle accuse rivolte in più occasioni da Berlusconi ai magistrati, a cominciare dai pm che hanno riaperto le indagini sulle stragi di mafia; e decidere se far rientrare nel calderone anche l'attacco rivolto ai giudici dal congresso del Ppe a Bonn.

IL PARERE - La critica di fondo al ddl è che, introducendo termini perentori per la conclusione di ognuno dei tre gradi di giudizio (due anni ciascuno, sei in tutto, pena l'estinzione del processo), al di fuori di"un'ampia riforma di sistema e di misure strutturali organizzative", di fatto renderà "impossibile l'accertamento" della fondatezza dell'accusa "per intere categorie di reati", che è invece la "primaria finalità " di ogni processo. E visto che "depotenzia lo strumento processuale", "pone problemi di compatibilità con l'articolo 112 della Costituzione, che sancisce l'obbligo dell'azione penale da parte del pm"; inoltre, privilegiando il "rispetto della rapidità formale alla necessità che il processo si concluda con una decisione di merito", "non appare in linea con l'articolo 111 della Costituzione" (giusto processo), né con l'articolo 24 (diritto alla difesa). E non basta: il ddl è "in netto contrasto" con la Convenzione dell'Onu contro la corruzione siglata dall'Italia.

LE ACCUSE DEL PREMIER ALLE TOGHE - La pratica a tutela dei magistrati è stata aperta a settembre, dopo che il presidente del Consiglio aveva accusato le procure di Palermo e Milano, che hanno riaperto le indagini sulle stragi di mafia del '93, di cospirare contro di lui ''con i soldi di tutti". Nel fascicolo erano poi confluite le dichiarazioni fatte da Berlusconi a 'Ballaro'' contro i magistrati di Milano (giudici "comunisti", vera "anomalia" del Paese) che avevano confermato la condanna in appello dell'avvocato Mills. Domani, o forse dopodomani, la Commissione dovrebbe valutare se inserire in questa pratica le dichiarazioni di Bonn sul "partito dei giudici" e varare un documento a difesa dei magistrati.