“Come un uomo sulla terra”.
Incontro di solidarietà antirazzista: Interventi e proiezione del video
Giovedì 3 settembre 2009 – ore 17, aula magna dell’ospedale “V.Cervello”, via Trabucco 180-
All’ospedale Cervello è ancora ricoverata, presso il reparto pneumatologia, una giovane eritrea,
superstite dell’ennesima tragedia dell’immigrazione che ha visto la morte di circa 75 persone nel canale di Sicilia.

Questa nostra iniziativa oltre che, esprimere solidarietà con la nostra amica eritrea a cordoglio per le vittime, nel sollecitare una inchiesta, anche in sede UE per accertare le responsabilità di questo ultimo eccidio, vuole essere l’inizio di una serie d’iniziative che culmineranno nella partecipazione alle mobilitazioni nazionali di fine settembre e del 17 ottobre.
Rispetto agli specifici fatti vogliamo ricordare che il salvataggio delle vita in mare costituisce un principio cardine del diritto internazionale e che tale principio sovrasta e precede ogni altra finalità di controllo e contrasto dell’immigrazione irregolare.
Di conseguenza le intese, i protocolli operativi tra Italia e Malta e tra detti stati e il sistema europeo Frontex dovrebbero essere finalizzati, in prima istanza, ad organizzare un efficiente sistema di monitoraggio e soccorso.Ciò non appare chiaro a livello operativo e molti sono i dubbi e gli interrogativi, che questa tragedia, come altre, mettono in luce..
Denunciamo altri aspetti paradossali di questa vicenda come il fatto che dei naufraghi, in cerca di protezione internazionale, vengano accusati del reato di ingresso irregolare introdotto dalla L. 94/2009 (pacchetto sicurezza)..
Le vittime di questo come di altre tragedie, per la drammaticità dei viaggi subiti, sono senza dubbio persone che sono state esposte ad un trauma estremo e chiediamo che questo sia messo al centro delle procedure, non trattandoli come criminali.
Quanto avvenuto in questi ultimi giorni a sud di Lampedusa e che si è ripetuto nelle scorse ore, si inquadra nella pratica dei “respingimenti” collettivi ed informali verso la Libia che il governo italiano ha ordinato alle unità militari, in particolare ai mezzi della Guardia di Finanza, a partire dal 15 maggio scorso. Più di 1200 migranti sono stati respinti negli ultimi mesi verso i porti libici o riconsegnati alle imbarcazioni militari libiche.
Questa pratica di cui non conosciamo il costo umano è tanto più odiosa in quanto tanti dei respinti avevano titolo ad accedere nel territorio italiano per ottenere il riconoscimento di uno status di protezione internazionale. Quello che è certo è che l’Italia ha commesso un illecito sanzionabile da parte della Commissione Europea e dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo.
L’esito di un certo impianto legislativo, introdotto dalla legge sulla sicurezza, con tutta evidenza, è l’aggravarsi di condizioni che nel tempo non potranno che provocare altre tragedie simili. Il mantenere l’ingresso nel paese di fatto inibito alla normale e regolare ricerca di lavoro, introducendo norme estremamente restrittive, salvo poi ricorrere all’ipocrisia della regolarizzazione selettiva, come quella per le colf e le badanti, sviluppa CLANDESTINITA’ e utilizza il pretesto di volerla combattere per introdurre misure liberticide e anticostituzionali come quelle presenti nella legge sulla sicurezza.

Promuovono:
AMREF – Palermo;
ass.ASANTESANA;
CGIL regionale;
CGIL medici;
Cobas antirazzisti;
Collettivo 20 luglio; Emergency;
GRISS;
Istituto valdese di Palermo;
Laboratorio antifascista;
Laboratorio Zeta;
Laici comboniani;
SIMM- Società italiana medicina migranti;
Suore missionarie comboniane;

A.N.P.I. – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Sezione di CATANIA
anpicatania@yahoo.it Catania, 1 settembre 2009

 Comunicato Stampa
NO ai respingimenti che violano la Costituzione e le leggi internazionali
L’A.N.P.I. – Associazione Nazionale Partigiani di Catania – di Catania esprime, vivissima preoccupazione e grande sdegno civile e democratico sui tragici e mortali eventi che si stanno continuando a consumare nel canale Di Sicilia a poca distanza dalla nostra isola, e forte dissenso sulla politica dei continui respingimenti contro l’accoglimento dei migranti, instaurata dal governo nazionale in diretta connessione con le nuove normative chiamate della “sicurezza”.  

Questi continui atti eludono palesemente la Carta Costituzionale nata dalla Resistenza e le leggi internazionali.

Infatti, in aggiunta alla violazione dei basilari Diritti Umani, in particolare, è drasticamente intaccato l’art. 10 della Costituzione che testualmente recita: “l’ordinamento giuridico si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute,……..lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

L’ultimo respingimento effettuato domenica nei riguardi di un barcone con a bordo 75 persone provenienti dalla Somalia – area di dittatura e di guerra -, uomini, donne e bambini, è stato ancora una volta decisamente condannato dall’Unione Europea e dal rappresentante in Italia dell’Alto Commissariato per i profughi.

Il portavoce dell’Esecutivo comunitario ha evidenziato che la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha sancito che non possono effettuarsi respingimenti nei confronti di chi corre il rischio reale di essere sottoposto a tortura o a pene o trattamenti inumani e degradanti.

L’ ANPI di Catania considera inaccettabile ed illecita la dinamica ormai consolidata che non permette ai migranti,
anche sulle motovedette italiane, a tutti gli effetti territorio nazionale, di avanzare la richiesta di domanda di asilo.

In questa maniera viene arbitrariamente negato un elementare diritto riconosciuto perfettamente legittimo
da tutte le convenzioni internazionali.

I somali, consapevoli di andare verso atroci conseguenze, sulla motovedetta hanno disperatamente richiesto l’asilo
e di non essere rimandati in Libia, e quindi al loro paese di provenienza.

Ciò  è intollerabile alle coscienze umane che, intendono difendere la dignità delle persone contro le sopraffazioni
che determinano crudeli conseguenze e pretendono il giusto rispetto delle leggi costituzionali ed internazionali.
Questi, assieme, sono i valori fondanti della democrazia.

Già una settimana addietro oltre 70 eritrei, provenienti da un’altra zona di guerra e di massacri, sono stati condannati
da tutti a morire nel canale di Sicilia dopo le atroci sofferenze patite nei venti giorni del viaggio della speranza.

Proprio dall’aeroporto di Catania giorno 29 agosto sono stati definitivamente allontanati 33 migranti
che giorno 26 agosto erano stati avvistati in un peschereccio a pochi chilometri da Siracusa.

L’ANPI di Catania muove appello a tutte le persone del nostro territorio, alle organizzazioni laiche e religiose, “armate”
di buona volontà umana, civile e democratica, di promuovere tutte le iniziative necessarie ai fini della sensibilizzazione
e del dissenso, contro i respingimenti, contro le conseguenze opprimenti  e razziste del pacchetto sicurezza.
Per fermare la strage degli innocenti, una nuova shoah, come anche definita
dai rappresentanti della  Chiesa e delle altre confessioni religiose.
I permessi devono essere concessi urgentemente a tutti i lavoratori migranti, non solo a colf e badanti.