Armi, le "banche armate" la lista ufficiale: Deutsche Bank, Bnp Paribas e Bnl
Un mercato molto florido nel nostro Paese che movimenta miliardi di euro a fronte di circa 2500 autorizzazioni
di vendita rilasciate dal ministero dell'Economia (Autorizzazioni aumentate del 14 per cento rispetto al 2010).
Le leggi e i gruppi bancari che maggiormente hanno contribuito,
attraverso attività di intermediazione,
alla vendita all'estero di armamenti prodotti in Italia.
18 maggio 2012

Che significa esportazione verso Paesi "caldi" quali Algeria, Singapore, India, Turchia e Arabia Saudita. Il tutto realizzato attraverso canali bancari, cioè conti correnti autorizzati a ricevere i pagamenti delle forniture militari, in entrata e in uscita. Anche in questo caso un giro d'affari di tutto rispetto. Sono sei in tutto le "banche armate" che da sole hanno movimentato l'80% dei flussi delle esportazioni cosiddette definitive, corrispondenti a 1900 milioni di euro.

Quattro miliardi - Secondo un articolo pubblicato da Altreconomia, che in anteprima ha potuto accedere ai dati raccolti nella "Relazione al Parlamento sull'export di armi", la movimentazione finanziaria nel 2011 è stata di 4 miliardi di euro, dei quali 2,5 relativi ad operazioni di esportazione (definitiva e temporanea) e i restanti 1,5 derivanti da importazioni di materiale d'armamento. Ciò significa che circa 115 milioni di euro sono finiti nelle tasche delle banche attraverso commissioni, interessi, aggi vari. Vediamo allora per quale impegno le banche già citate sono entrate nel giro d'affari del commercio internazionale di armi, tenendo conto del fatto, come scrive Altreconomia, che l'analisi "è parziale e per propria natura incompleta", per la mancanza di dati che creino un "collegamento diretto tra l'autorizzazione di incasso ad una banca al paese/arma/azienda a cui esso si riferisce".

Deutsche Bank regina - Come già ricordato, la leader tra le banche armate, la Deutsche Bank, ha ottenuto nell'anno in corso 345 autorizzazioni rilasciate dal ministero dell'Economia, facendo segnare come importi circa 665 milioni di euro (lo scorso anno erano 836). Il gruppo bancario tedesco, rileva Altraeconomia, come singolo istituto di credito è di gran lunga il più compromesso. Sommando invece gli impegni di raggruppamenti di banche, come per esempio nel caso dell'alleanza tra Bnp Paribas e Bnl, a spadroneggiare in classifica è proprio questo colosso bancario. L'istituto francese ha ottenuto autorizzazioni pari a 491 milioni di euro (96 certificati) e la sua controllata italiana si impegna per 223 milioni di euro, più del doppio rispetto al 2010, con 57 autorizzazioni. Scorrendo ancora la classifica troviamo Barclays Bank (185 milioni) e Credit Agricole (175 milioni).

Unicredit abbassa le armi - Il panorama delle banche italiane rispetto al commercio di armi è variegato. Mentre Intesa SanPaolo, partecipando a "programmi di trasparenza importanti e ben strutturati", gradualmente si sta smarcando dal settore - un'unica autorizzazione al suo attivo nel 2011 pari a 4mila euro -, Unicredit si aggiudica 65 autorizzazioni pari a 180 milioni di euro. Seguono Banco di Brescia (17 autorizzazioni), la Banca Valsabbina (20) e la Cassa di Risparmio della Spezia (73), tradizionalmente legate a territori caratterizzati economicamente dalla produzione di armi. Anche per quanto riguarda le autorizzazioni cosiddette temporanee è la Deutsche Bank a farla da padrona con il 60 per cento delle autorizzazioni a lei assegnate.

Da Agusta a Beretta: chi produce e vende armi - Il rapporto riporta anche i nomi delle aziende italiane produttrici di armi che si spartiscono la torta miliardaria del commercio di morte. Agusta e AgustaWestland hanno prodotto e venduto elicotteri per quasi 829 milioni, AleniaAermacchi aerei 200 milioni e Avio, motoristica per aerei pari ad un introito di 145 milioni: queste tre si sono accaparrate il 48 per cento degli incassi dell'anno. Seguono a distanza Orizzonte Sistemi Navali (352 milioni da una sola fornitura, all'Algeria), Whitehead Alenia Sistemi Subacquei, Oto Melara, Fabbrica d'Armi Pietro Beretta, e Fiocchi Munizioni.

Armi vendute a dittature e Paesi in guerra - La responsabilità che comporta far parte integrante del sistema di produzione ed esportazione di armi non è da sottovalutare se si pensa che i Paesi beneficiari sono quasi sempre luoghi martoriati da dittature repressive e guerre.

Il "Rapporto del Presidente del Consiglio sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento" per l'anno 2011 rivelano - ma i dati sono parziali e poco trasparenti - che nell'anno passato per esempio è stata autorizzata la vendita di 127 milioni di armamenti per il dittatoriale Turkmenistan (tra cui elicotteri per uso militare, fucili d’assalto, lanciagranate e pistole della ditta Beretta già consegnati) e 99 milioni di euro di armi alla Russia, di cui si è a conoscenza nel dettaglio solo di 10 autocarri protetti Iveco. Ancora, una nave d’assalto anfibia da 416 milioni di euro venduta all’Algeria, a cui si aggiunge una non meglio precisata "prestazione di servizi" da parte del Ministero della Difesa italiano alle Forze armate egiziane nel pieno delle rivolte popolari. Infine - l'ultimo dei nostri esempi - oltre 30 milioni di armi destinate al Gabon, notoriamente oppresso da un regime autoritario.



In anteprima, la nuova lista delle banche armate italiane
Dalla Relazione ufficiale sull'export di armi 2011 (anticipata da un rapporto stringato ed incompleto) ecco spuntare
i nomi delle banche più coinvolte nel settore: Deutsche Bank e BNL-BNP Paribas si confermano in testa alla lista.

Dopo qualche ulteriore giorno di attesa, dopo i primi dati raccolti nel Rapporto introduttivo della Presidenza del Consiglio già arrivato con qualche ritardo, siamo finalmente entrati in possesso dei voluminosi tomi che compongono la Relazione al Parlamento sull'export di armi. 
E cosa ci dicono i numeri del 2011? Viene confermata una diffusa problematicità a riguardo dei tipi di armamento e soprattutto delle loro destinazioni in aree "calde" e problematiche del globo. Non si possono prendere sotto gamba forniture come quelle di navi e lacrimogeni all'Algeria o elicotteri e fucili al Turkmenistan, e per questo la discussione in sede di opinione pubblica e di Parlamento è davvero fondamentale.

Per quanto riguarda l'appoggio bancario alla vendita estera dei nostri sistemi d'arma (per chiarezza ricordiamo che ciò significa, per i dati di competenza della legge 185/90, la concessione di conti correnti su cui far arrivare i pagamenti delle forniture) si va ad intensificare la tendenza degli scorsi anni.
Nella propria relazione, che fa parte del gruppo raccolto dalla Presidenza del Consiglio per la presentazione al Parlamento, il Ministero dell'Economia anzi sottolinea con una certa soddisfazione di aver registrato un "trend positivo rispetto al 2010, con un incremento del valore complessivo autorizzato pari a circa il 14 per cento".

La movimentazione finanziaria totale è stata di oltre 4 miliardi di euro, dei quali 2,5 relativi ad operazioni di esportazione (definitiva e temporanea) e i restanti 1,5 derivanti da importazioni di materiale d'armamento. Circa 113 milioni di euro sono finiti nelle tasche degli intermediari di questo tipo di commercio.
Ma quali sono le banche coinvolte? Come per il passato c'è una concentrazione di operazioni su alcuni soggetti ben determinati: se guardiamo alle sole esportazioni definitive, sei istituti bancari hanno da soli movimentato l'80% (cioè 1900 milioni di euro) dei flussi. Da notare qui una frase che ci pare errata nella relazione del Ministero, e cioè quella che afferma che cinque banche da sole hanno il 40% delle autorizzazioni totali con 1,6 miliardi di controvalore, che in realtà equivale a circa il 67%.

Per numero di autorizzazioni è Deutsche Bank a fare la parte del leone (345 su 881) attestandosi come importi autorizzati su circa 665 milioni di euro (lo scorso anno erano 836). Se consideriamo le singole banche il colosso tedesco è saldamente in testa alla classifica, ma se invece sommiamo i valori di istituti appartenenti allo stesso gruppo è ancora l'alleanza BNP Paribas e BNL a prendersi l'onore del primo posto. La succursale italiana della banca francese ha avuto autorizzazioni per un importo di 491 milioni di euro (96 autorizzazioni rilasciate e un calo dagli 862 dello scorso anno) mentre la controllata BNL si porta in casa 223 milioni di euro (più del doppio del 2010) con 57 autorizzazioni. In pratica una redistribuzione interna di autorizzazioni. Sopra i 100 milioni di euro altre due banche estere come Barclays Bank (185 milioni) e Credit Agricole (175 milioni) mentre per i colossi di casa nostra (tra l'altro partecipanti a percorsi di trasparenza importanti e ben strutturati) troviamo dati abbastanza divergenti. Se gli sforzi degli ultimi anni di uscita dalla lista di IntesaSanPaolo paiono coronati da successo (solo 1 autorizzazione per 4.000 euro nel 2011) è Unicredit ad avere "in pancia" ancora diverse operazioni: considerando anche i dati della divisione "Corporate" sono state autorizzati 65 incassi per un controvalore di circa 180 milioni di euro.
Tra le banche territorialmente legate alla produzione di natura militare vanno poi elencati il Banco di Brescia (17 autorizzazioni per 120 milioni), la Banca Valsabbina (20 autorizzazioni per 67 milioni) e la Cassa di Risparmio della Spezia (73 rilasci per 52 milioni di importi autorizzati). 

Più ridotti sono gli importi relativi alle autorizzazioni per esportazioni temporanee, ma anche qui è Deutsche Bank a prendersi gli "onori delle cronache" con il 60% del totale dei flussi certificati dal Ministero. I dati dell'Economia forniscono poi grafici e tabelle relativi alle aree geografiche da cui provengono i pagamenti per le esportazioni definitive (quasi il 50% per paesi OSCE e America settentrionale, oltre il 40% verso Africa, Asia e Medio Oriente) che però sono poco significativi. L'analisi delle destinazioni ha molto più senso al momento dell'autorizzazione di partenza, dove si gioca veramente la scelta politica e non solo la realizzazione operativa di qualcosa già deciso.
Forse può essere maggiormente interessante andare a vedere quali aziende hanno percepito incassi reali nel corso del 2011, sempre sulla base di autorizzazioni alla contrattazione ed alla vendita ricevute negli anni precedenti. Anche i flussi finanziari confermano che il comparto più in salute della nostra industria a produzione militare è quello aeronautico: Agusta e AgustaWestland (elicotteri, per quasi 829 milioni), AleniaAermacchi (aerei, 200 milioni) e Avio (motoristica per aerei, 145 milioni) da sole si sono prese il 48% degli incassi dell'anno. Più a distanza il comparto navale con Orizzonte Sistemi Navali (352 milioni da una sola fornitura, all'Algeria) e Whitehead Alenia Sistemi Subacquei (95 milioni); da menzionare anche Oto Melara (cannoni e artiglieria) che ha portato a casa 124 milioni di euro da 147 diversi incassi e soprattutto Fabbrica d'Armi Pietro Beretta (38 milioni) e Fiocchi Munizioni (5 milioni). Non traggano in inganno gli importi bassi: una pistola, un fucile o un proiettile non costano come un elicottero ma il loro impatto in giro per il mondo può essere ancora più devastante.

Tutto ciò deriva da un'analisi di primo livello della Relazione al Parlamento, che come detto è una prescrizione della legge 185/90 (emendata nel 2003) che mira a raccogliere e mettere a disposizione di Deputati e Senatori (anche se paradossalmente poi chi la legge sono soprattutto i disarmisti…) un serie di documenti prodotti dai Ministeri coinvolti nel percorso di vendita dei nostri sistemi d'arma. Una mole di dati come al solito impressionante anche se, ancora una volta, ciò non coincide con una migliore trasparenza e conoscenza. Mai come in questo caso, in assoluta continuità con il recente passato, la copiosa presenza di numero significa opacità e difficoltà di lettura. Cosa potrebbe capire da una relazione del genere un Parlamentare, che per legge sarebbe chiamato a controllare l'operato governativo sulla vendita di armi, sollecitato da mille altri tematiche e posto di fronte a degli aspetti altamente tecnici? Come si può considerare atto di trasparenza la diffusione di una Relazione di oltre 2500 pagine in forma cartacea o, quando lo sarà anche in formato digitale, tramite un file Pdf senza alcuna possibilità di ricerca per numero o termine perché composto a partire da scansioni e non da una esportazione proveniente dai file di base?

Nonostante questo le organizzazioni del mondo del disarmo continuano ad auspicare una discussione dei dati della Relazione in sede parlamentare, anche con l'aiuto delle analisi proposte da chi queste numerose pagine ha la pazienza di leggersele. L'analisi tratteggiata qualche riga sopra, al di là di tutti i numeri forniti, è comunque parziale e per propria natura incompleta. Non esistendo una fonte di dati che fornisca un collegamento diretto tra l'autorizzazione di incasso ad una banca al paese/arma/azienda a cui esso si riferisce, è difficile ad un primo occhio capire che tipo di transazione sia stata appoggiata dalle diverse banche, e quali sistemi d'arma le nostre industrie abbiano fornito in tutto il mondo. Il che conferma la poca trasparenza di cui ci si lamenta da tempo, richiamata fin dall'inizio.
A queste obiezioni sull'accesso reale ai dati rilevanti di questo comparto spesso i rappresentanti del Governo rispondono che non c'è alcuna opacità e che in realtà tutto quanto si può raccogliere a livello di informazione viene fornito con il massimo dettaglio. Se preso alla lettera ciò è vero: anche nella Relazione di questo anno esiste una precisa e grossa tabella relativa agli incassi riferiti alle singole autorizzazioni concesse dal Ministero degli Esteri, compreso il paese di destinazione. Peccato che per riuscire a capire a quale reale fornitura questi dati si riferiscano (chi ha venduto? che tipo di armamento?) e quale sia stato l'istituto di credito di appoggio occorra incrociare (sperando nella fortuna) le diverse altre tabelle fornite. Con l'obbligo di tenere in considerazione anche quelle degli anni passati!

Una follia: basterebbe infatti fornire un'unica tabella proveniente da unico database, dal quale ciascuno potrebbe aggregare a piacimento i dati complessivi di interesse. Non dovrebbe essere difficile, nel 2012 e in piena era informatica.

La tabella riassuntiva degli incassi autorizzati (per esportazioni definitive sopra i 5 milioni complessivi per istituto)
 
ISTITUTO
 
AUTORIZZAZIONI
 
IMPORTI
 
Deutsche Bank 345 664.433.783 €
BNP Paribas Italia 96 491.388.309 €
Banca Nazionale del Lavoro 57 222.975.288 €
Barclays Bank 25 184.959.352 €
Credit Agricole 3 174.565.969 €
Unicredit spa 55 169.282.325 €
Banco di Brescia 17 119.866.736 € 
Natixia Sa 12 69.732.801 €
Banca Valsabbina 20 67.047.638 €
Cassa di Risparmio della Spezia 73 51.979.437 €
Banca Popolare Commercio e Industria 6 43.473.615 €
CommerzBank 33 33.978.166 €
Banco di Sardegna 13 25.744.801 €
Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio 4 10.967.544 € 
Unicredit Corporate Banking 10 8.970.467 €
Banco di San Giorgio 9 8.508.080 €
Banca Carige 24 7.724.478 €
Banco Bilbao Vizcaya 8 6.410.004 €
Societé Generale 2 5.216.236 €



In Italia aumenta l’export di armi ma diminuisce la trasparenza
 Rete Italiana per il Disarmo - 3 maggio 2012

Rete Disarmo e Tavola della Pace analizzano il Rapporto 2012 del Governo:
aumentano le esportazioni di armi italiane verso le zone di maggior tensione del mondo
ma diminuiscono le informazioni fornite:

Un preoccupante incremento di autorizzazioni all’esportazione di armamenti verso le zone di maggior tensione del pianeta – dal Nord Africa al Medio Oriente fino al sub-continente indiano, un’inspiegabile sottrazione di informazioni riguardo alla tipologia dei materiali esportati e una serie di cifre che sono smentite dalle stesse tabelle allegate ai documenti ufficiali. E’ quanto denunciano la Rete italiana per il disarmo e la Tavola della pace a commento del “Rapporto del Presidente del Consiglio sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento” per l'anno 2011, pubblicato nei giorni sc  orsi dall’Ufficio del Consigliere Militare del Governo. Le due reti, che rappresentano oltre un centinaio di associazioni nazionali, chiedono al Governo Monti un “incontro urgente” sulle politiche delle esportazioni militari del nostro paese in ottemperanza all’impegno – ribadito nel Rapporto – di “continuare il dialogo con i rappresentanti delle Organizzazioni Non Governative (ONG) interessate al controllo delle esportazioni e dei trasferimenti dei materiali d’armamento con la finalità di favorire una più puntuale e trasparente informazione nei temi d’interesse” (p.35).

“Un rapporto reso noto con un forte ritardo che si caratterizza per un’ingiustificata mancanza di documentazione rispetto a quella fornita dagli ultimi Governi sulle tipologie di armamenti esportati e per diverse informazioni contraddittorie e inconsistenti” – commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo. “Solo una parte minore delle autorizzazioni all’esportazione per l’anno 2011 è attribuibile al Governo Monti, ma la responsabilità delle mancanze e degli errori nei documenti presentati deve invece essere attribuita all’attuale Presidenza del Consiglio. Dal ‘governo tecnico’ ci aspettavamo maggior trasparenza e informazioni complete e precise in un rapporto di fondamentale importanza per le implicazioni sulla politica estera e di difesa del nostro paese” – conclude Vignarca.

Dal Rapporto – denunciano Rete disarmo e Tavola della pace – è scomparsa la Tabella 15 (si veda un esempio qui) che negli ultimi anni, documentando i valori e le tipologie dei sistemi militari autorizzati verso i singoli paesi, forniva informazioni preziose per il controllo e la trasparenza delle politiche di esportazione militare. Il Rapporto segnala che nel 2011 “si è avuto un incremento, pari a 5,28%, del valore delle autorizzazioni alle esportazioni, al netto delle autorizzazioni per i programmi intergovernativi, e si è riscontrato un significativo aumento delle autorizzazioni per i programmi intergovernativi di cooperazione rispetto all’anno precedente che di fatto ha riportato i valori ai livelli del 2009”. Ma le operazioni più consistenti riguardano principalmente le aree al di fuori delle tradizionali alleanze del nostro paese: solo il 36% delle autorizzazioni all’esportazione è verso i Paesi della Nato/Ue ed europei Osce (per un valore di 1,1 miliardi di euro), mentre oltre il 64% (per un valore di 1,959 miliardi di euro) è diretto verso paesi non inseriti in queste alleanze.

“L’esportazione di armi italiane verso zone cariche di conflitti e di tensioni è inaccettabile, alimenta le guerre, accresce l’instabilità e minaccia la nostra stessa sicurezza. Governo e Parlamento devono intervenire per fermare questa vera e propria follia invertendo la tendenza degli ultimi anni” - sottolinea Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, che aggiunge: “Com’è possibile che il Parlamento non abbia ancora trovato il tempo per esaminare le Relazioni governative sulle esportazioni militari? Parliamo di armi che - come abbiamo visto nel caso della Libia e adesso in Siria (due paesi verso cui l'Italia ha esportato sistemi militari più di ogni altro paese europeo) - vengono poi impiegate dai vari regimi per reprimere le popolazioni! A questa intollerabile “disattenzione“, conclude Lotti, si deve porre rimedio scongiurando innanzitutto che il decreto governativo in discussione proprio in questi giorni alla Camera e al Senato finisca per semplificare ulteriormente i trasferimenti internazionali di materiali militari”.”.

Da una meticolosa ricerca svolta da Giorgio Beretta di prossima pubblicazione per l’annuario dell’Osservatorio sul Commercio delle armi (Os.C.Ar.) di Ires Toscana emerge che, mentre nel triennio 2006-8 (cioè in gran parte durante il Governo Prodi II) oltre il 62% delle autorizzazioni all’esportazione di materiali militari italiani era stata diretta ai paesi alleati della Nato e dell’Unione europea, nell’ultimo triennio (cioè durante il Governo Berlusconi IV) il rapporto si è invertito e, con il 61% del totale, sono stati i paesi al fuori delle alleanze Nato/Ue i principali destinatari di armamenti italiani. Le direttrici delle nostre attuali esportazioni sembrano quindi nuovamente indirizzarsi verso aree e paesi in via di sviluppo, analogamente a quanto avveniva nel corso degli anni '70 e '80, durante i quali contribuimmo all'incremento delle tensioni e dei conflitti nel mondo, di fatto bypassando lo spirito della 185 stessa.

“Il rapporto della Presidenza del Consiglio presenta inoltre una serie di imprecisioni che è difficile attribuire  a meri errori tecnici” – commenta Giorgio Beretta, analista della Rete Disarmo. “L’elenco dei Paesi principali destinatari delle autorizzazioni alle esportazioni definitive di prodotti per la difesa riporta (p. 27) nell’ordine, l’Algeria (477,5 mln di €), seguita da Singapore (395,28 mln. di €) e Turchia (170,8 mln. di €) mentre la Tabella n. 4 allegata a fine rapporto – tra l’altro incompleta – che visualizza graficamente le medesime autorizzazioni segnala al terzo posto l’India (259,41 mln di €): un paese dove – proprio durante la prigionia dei due marò italiani – il governo Monti ha autorizzato la partecipazione delle aziende di Finmeccanica al salone di prodotti militari Defexpo (New Delhi 29 marzo – 1 aprile). Sempre a p. 27 del Rapporto si legge che “i principali acquirenti dei Paesi UE/NATO sono stati: Francia, Stati Uniti d’America, Germania e Regno Unito”, escludendo la Turchia che è stata il principale acquirente di armamenti italiani tra i paesi Nato. Proprio queste contraddizioni tra i dati rendono ancor più necessaria la pubblicazione di quella tabella di dettaglio, introdotta dal Governo Prodi, per illustrare valori e le tipologie dei sistemi militari di cui era stata rilasciata l’esportazione” – conclude Beretta.

Nel Rapporto, inoltre, manca anche quest’anno la Tabella generale dei valori delle operazioni autorizzate agli Istituti di credito e non vi sono indicazioni che il Governo Monti abbia ripristinato nella più ampia Relazione al Parlamento anche la Tabella di “Riepilogo in dettaglio per Istituti di credito” che per anni ha riportato tutte le singole operazioni autorizzate alle banche: tabella che però è completamente sparita dalle Relazioni governative presentate al Parlamento dall’inizio di questa legislatura. “Sono documenti della massima importanza che hanno caratterizzato la Relazione italiana sulle esportazioni militari come una delle migliori in Europa per il livello di trasparenza” – commenta Chiara Bonaiuti, direttrice dell’Osservatorio sul Commercio delle armi (Os.C.Ar.). In un momento in cui la magistratura indaga su diverse operazioni di compravendita di materiali militari e appaiono notizie di fondi illeciti e tangenti che coinvolgono i vertici delle maggiori aziende italiane, Bonaiuti sottolinea che “trasparenza, tracciabilità e collegialità nei controlli sono strumenti essenziali per prevenire casi di triangolazioni e di corruzione”. Rete Disarmo chiede perciò che il Governo ripristini tutte le informazioni sulle transazioni bancarie che ai sensi della legge 185/1990 devono essere rese pubbliche.

Il Rapporto, infine, non documenta le esportazioni di armi comuni da sparo, di cui l’Italia è uno dei maggiori produttori e esportatori mondiali, che sono vendute per uso “civile, sportivo, per la difesa personale e per corpi di polizia e di sicurezza” cioè non specificamente dirette all’uso delle forze armate di altri paesi. “Una grave mancanza che negli anni scorsi ha favorito l’esportazione di armi italiane finite in Iraq o consegnate alla Pubblica sicurezza del colonnello Gheddafi” – sottolinea Carlo Tombola di OPAL, l’Osservatorio sulle armi leggere di Brescia. “E lo scorso anno, anche nel periodo delle rivolte della cosiddetta ‘Primavera araba’, dalla Provincia di Brescia sono state esportate “armi e munizioni” per un valore complessivo di 6,8 milioni di euro ai paesi del Nord Africa, e oltre 11 milioni di euro ai paesi del Medio Oriente. Il Governo dovrebbe inoltre spiegare chi sia il destinatario di oltre 1 milione di euro di armi esportate da qualche azienda bresciana in Bielorussia tra aprile e giugno 2011, cioè pochi giorni prima che l’Unione Europea decretasse un embargo di armi verso il paese ex-sovietico a causa delle violazioni dei diritti umani e della repressione messa in atto dal regime del presidente Lukashenko” - conclude Tombola.

Rete italiana per il disarmo e la Tavola della pace invieranno perciò oggi al Presidente del Consiglio, Mario Monti, e agli uffici governativi compenti una richiesta formale per un “incontro urgente” sulle politiche delle esportazioni militari del nostro paese. “Riteniamo necessario – concludono Vignarca e Lotti - che il Governo, se davvero intende mantenere l’impegno espresso di favorire una più puntuale e trasparente informazione su questi temi, non deleghi questo compito agli uffici tecnici, ma si assuma la responsabilità politica di un confronto con le associazioni della società civile che rappresentiamo e che fin dagli anni Novanta sono state in primissima fila nel controllare e documentare le esportazioni di armamenti italiani".



Mercati banditi Il 14,4% delle autorizzazioni a favore del colosso degli elicotteri Agusta
Ancora forte l'export di armi italiano:
3 miliardi di autorizzazioni nel 2011 Il Rapporto sull'import-export di armi è arrivato.
Con oltre tre settimane di ritardo rispetto alla scadenza, fissata per legge al 31 marzo, finalmente
possiamo sapere che le autorizzazioni all'export militare nel 2011 sono circa 2.500
e che le nostre armi finiranno in Algeria, Singapore, India, Turchia.
Tra le tabelle diffuse manca però il dettaglio sulle banche d'appoggio agli incassi.
di Francesco Vignarca e Luca Martinelli - 24 aprile 2012

Il rapporto sull'import-export di armi è arrivato. Con oltre tre settimane di ritardo rispetto alla scadenza fissata per legge al 31 marzo, finalmente possiamo leggere il “Rapporto del Presidente del Consiglio sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento” per l'anno 2011. Si tratta, come da alcuni anni a questa parte, di un documento riassuntivo elaborato dalla Presidenza del Consiglio a partire dai voluminosi tomi prodotti dai Ministeri coinvolti nei meccanismi di autorizzazione alla vendita di armamenti italiani. Da queste pagine – scaricabili anche a lato – possiamo trarre prime indicazioni e tendenze senza dover perdere la vista ad incrociare la miriade di dati (spesso esposti in maniera poco utile alla comprensione, come denunciato da anni dalle campagne disarmiste) che vengono tabulati in quella che è la Relazione ex legge 185/90 vera e propria. Che solo da poche ore, con il ritardo già segnalato, dovrebbe essere stata depositata presso gli Uffici Parlamentari.

Siamo però di fronte ad una “lettura per sottrazione”, perché nel Rapporto già di per sé succinto ancora una volta qualche pezzo si è perso: non compare alcuna indicazione sulle banche che hanno intermediato le transazioni finanziarie di pagamento dei contratti. Una voce che si dovrà ora derivare dai dati integrali ma che (attraverso una tabella apposita) nel Rapporto c'è sempre stata e che permetteva già in prima battuta di diffondere l'elenco delle cosiddette “banche armate”. Manca poi il dettaglio usualmente dedicato ad elencare i materiali autorizzati per Paesi di destinazione, e che descriveva - seppur in modo generale - la tipologia dei sistemi d'arma autorizzati ed esportati nel corso dell'anno (per capirci, qui potete vedere la tabella 15 estratta dal Rapporto 2010). 
Fornire questo tipo di dato era stata un'indicazione di trasparenza messa in atto durante l'ultimo Governo di Romano Prodi (2006-2008), prassi poi continuata durante il Governo di Silvio Berlusconi in carica fino al novembre 2011. Una scelta descritta come “utile” anche al Parlamento, per favorire una miglior comprensione delle operazioni autorizzate, e che invece proprio nella prima produzione di dati del Governo “tecnico” Monti si è persa.

Passando all'analisi dei dati, dal Rapporto emerge subito come le autorizzazioni all'esportazione di materiale d'armamento non siano in calo, ma si mantengano sui livelli dello scorso anno superando di poco i 3 miliardi di controvalore. Nel corso del 2011 sono state rilasciate complessivamente da parte del ministero degli Esteri 2.497 (2.210 lo scorso anno) autorizzazioni all'esportazione di materiali di armamento di cui il 65% riguarda esportazioni definitive, mentre il restante 35% si divide tra esportazioni temporanee e proroghe di autorizzazioni precedentemente rilasciate. ?La tendenza ad un rafforzamento delle vendite soprattutto per quanto riguarda le grandi holding belliche è evidenziata anche nei commenti al comparto italiano contenuti nel Rapporto che segnala: “I valori globali delle autorizzazioni rilasciate nel 2011 indicano un’inversione di tendenza rispetto al 2010, dovuta principalmente alla ripresa di alcuni programmi intergovernativi di cooperazione". In particolare va evidenziato il valore delle esportazioni definitive, per le quali è previsto il corrispettivo regolamento finanziario, pari a 3,05 miliardi ed un importo di autorizzazioni relative ai Programmi Intergovernativi pari a 2.2 miliardi di euro (quasi due miliardi in più dello scorso anno). ?"Rispetto al 2010 si è avuto un incremento, pari a 5,28%, del valore delle autorizzazioni alle esportazioni, al netto delle autorizzazioni per i programmi intergovernativi, e si è riscontrato un significativo aumento delle autorizzazioni per i programmi intergovernativi di cooperazione rispetto all’anno precedente che di fatto ha riportato i valori ai livelli del 2009" conclude sempre il Rapporto. ?

È ritornato a salire, nel frattempo, il numero delle autorizzazioni “intergovernative”, ovvero quelle che monitorano le produzioni di grossi sistemi d'arma compiute su accordi dei Governi alleati per il proprio uso interno, e in questo senso per la prima volta sono state rilasciate 3 Licenze globali di progetto. Si tratta di una tipologia di autorizzazione introdotta con le modifiche alla legge del 2003 e fortemente difeso dalla lobby armiera applicabile "a tutti i programmi di coproduzione intergovernativi o interindustriali di produzione, ricerca o sviluppo di materiale di armamento svolti con imprese di paesi dell’Unione Europea e della Nato". Una condizione di minore trasparenza e dal più difficile controllo da sempre osteggiata dalla società civile impegnata su questi temi e che solo nel 2011 ha avuto per la prima volta una sua applicazione, anche grazie ad un cambio di rotta impresso dai nuovi vertici dell'UAMA (l'ufficio che in seno al Ministero degli Esteri si occupa del rilascio delle autorizzazioni all'esportazione di armamenti).

Dopo il numero delle autorizzazioni, vengono le imprese: quella che primeggia tra gli esportatori come volume finanziario, al netto dei programmi intergovernativi, è Agusta spa con il 14,4%, pari a 756,19 milioni di euro. L'azienda elicotteristica in questi giorni al centro delle cronache giudiziarie per le presunte tangenti Finmeccanica è seguita da Orizzonte Sistemi Navali spa (con il 7,9%, per 416,17 milioni di euro), Iveco spa (5,55%, con 292,13 milioni), Alenia Aermacchi (4,81% e 252,95 milioni) e Alenia Aeronautica spa (4,30%, pari a 226,00 milioni). Ancora, sotto il 3 per cento, ci sono Oto Melara spa (2,65% e 139,50 milioni), Elettronica spa (2,345%, pari a 122,96 milioni), Whitehead Alena Ss spa (1,93%, per 101,79 milioni), Selex Galileo spa (1,60%, pari a 83,96 milioni) e Avio spa con il 1,07% pari a 56,53 milioni di euro.
Purtroppo la mancanza della tabella di dettaglio dei materiali autorizzati impedisce, al momento attuale, di sapere per quale tipo di affare e fornitura le aziende sopra elencate potranno sottoscrivere contratti.

Andando a guardare le destinazioni future delle nostre produzioni militari, scopriamo come ampiamente prevedibile che sono i Paesi più caldi o dalle maggiori spese militari ad aver stretto accordi con le nostre aziende. I principali destinatari delle autorizzazioni alle esportazioni definitive di prodotti per la difesa (sempre non considerando le operazioni da effettuare nell’ambito dei Programmi intergovernativi, per lo più destinate a Paesi europei) sono stati l’Algeria, che si attesta al 9,08%, pari a 477,52 milioni di euro, seguita da Singapore con il 7,5%, pari a 395,3 milioni, dall'India e i suoi 259,4 milioni (5,26%) dalla Turchia con il 3,2% (170 milioni) e dall'Arabia Saudita con il 3,1% (166 milioni). Gli altri paesi sono evidenziati nella tabella sottostante.
Per quanto riguarda le aree geopolitiche di destinazione di Paesi della NATO/UE ed europei OSCE con il 35,98% (valore di 1.100,82 milioni) si confermano tra i nostri tradizionali partner con autorizzazioni verso Francia, Stati Uniti d’America, Germania e Regno Unito. Ma la maggior parte delle autorizzazioni sono avvenute al di fuori di questa area di "alleanza naturale", concentrandosi in particolare su Africa Settentrionale e Vicino Medio Oriente (24,03%) ed Asia (22,94%) mentre a distanza si sono collocate l'America Centro meridionale (9,77%) e l’America Settentrionale (4,59%).

A riguardo il Rapporto commenta: "Le autorizzazioni all’esportazione dirette verso i Paesi asiatici (Estremo Oriente) hanno registrato un significativo aumento rispetto al 2010 dovuto principalmente ad una sostenuta dinamica di esportazioni verso India e Singapore. Per quanto riguarda l’America Centro Meridionale, le autorizzazioni di operazioni definitive verso i Paesi latino-americani hanno visto un certo incremento con il Messico come principale acquirente. Nel 2011 le autorizzazioni rilasciate all’industria italiana per la difesa in alcuni mercati del Vicino e Medio Oriente hanno registrato, stante la peculiare situazione politica dell’area e l’applicazione rigorosa delle misure restrittive disposte in ambito internazionale, un certo ridimensionamento attestandosi al 24,03% del totale contro il 49,07% del 2010".
In questa area sono regimi problematici come Algeria e Arabia Saudita a rappresentare i principali partners commerciali delle industrie militari italiane.

I commenti precedenti riguardano le “autorizzazioni” chieste e rilasciate durante il 2011, quindi relative a scelte politiche che devono ancora concretizzarsi in accordi commerciali e produzioni industriali. Si tratta dunque di un buon portafoglio per il futuro, mentre lo stato di salute produttivo del comparto, invece, emerge dall'analisi delle consegne effettive, che trovano riscontro nel numero e nel volume degli scambi doganali. Il Rapporto li evidenzia in questi termini: “Come già precisato nelle precedenti relazioni, i movimenti rilevati dal ministero dell’Economia e delle finanze tramite l'Agenzia delle Dogane sono relativi allo stato di avanzamento (utilizzazione) di licenze rilasciate, sia nel 2011 che negli anni precedenti Non c’è quindi correlazione -spiega la Relazione- tra le 'autorizzazioni” concesse nel 2011 e le 'operazioni' dello stesso periodo”. Per quanto riguarda le esportazioni, “nell’anno 2011 risultano effettuati i seguenti movimenti doganali riguardanti 2.059 esportazioni definitive, per un valore complessivo di 2.664,61 milioni di euro, poco meno dello scorso anno. Le 500 esportazioni temporanee hanno invece avuto un valore complessivo di 643,91 milioni di euro.

Sullo sfondo, resta la “partita” in corso per la modifica della legge 185: per il governo esso rappresenta un (semplice) “processo di riordino della normativa nazionale relativa al controllo sulle esportazioni e i trasferimenti dei prodotto per la Difesa (vedi a p. 22 del Rapporto in allegato)", da gestire attraverso una legge delega. Per i movimenti pacifisti -su tutti la Rete italiana per il Disarmo- la modifica della legge rappresenta invece un ulteriore passo indietro sul controllo e sulla trasparenza di un comparto problematico come quello delle armi.


Algeria 9,08%  477,52 milioni 
Singapore  7,45%  395,28 milioni 
India  5,26%  259,40 milioni 
Turchia  3,25%  170,80 milioni 
Arabia Saudita 3,15% 166,00 milioni 
Francia  3,06%  160,93 milioni 
Messico  2,58% 135,83 milioni
Stati Uniti d'America 2,56% 134,73 milioni 
Germania 2,53% 133,35 milioni 
Austria 2,20%  115,98 milioni 
Regno Unito 1,72% 90,42 milioni 


Italia: ecco le armi esportate da Berlusconi a dittatori e regimi autoritari 

Quasi 127 milioni di armamenti per la “dittatura monopartitica” del Turkmenistan (tra cui elicotteri per uso militare, fucili d’assalto, lanciagranate e pistole della ditta Beretta già consegnati); oltre 99 milioni di euro di armi alla Russia di cui si sa solo di 10 autocarri protetti Iveco; una nave d’assalto anfibia da 416 milioni di euro all’Algeria; “prestazione di servizi” da parte del Ministero della Difesa alle Forze armate egiziane nel pieno delle rivolte popolari e oltre 30 milioni di armi destinate al “regime autoritario” del Gabon. Sono solo alcune delle esportazioni autorizzate dal governo Berlusconi nel 2011 sulle quali il rapporto del Consigliere militare del presidente Monti ha steso un velo di silenzio. Ma che si scoprono spulciando le oltre 2500 pagine dell’intera Relazione consegnata al Senato l’8 maggio scorso che Unimondo presenta qui in anteprima. Andiamo con ordine. 

Il 24 aprile scorso, l’Ufficio del Consigliere Militare ha reso noto il “Rapporto del Presidente del Consiglio sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento” per l'anno 2011 (scaricabile qui in .pdf). Un rapporto presentato con un forte ritardo, da cui appariva un’inspiegabile sottrazione di informazioni riguardo alla tipologia dei materiali esportati e una serie di dati smentiti dalle stesse tabelle allegate ai documenti ufficiali: un fatto prontamente denunciato da un comunicato congiunto della Rete italiana per il disarmo e la Tavola della pace.

Nello specifico – segnalavano le due associazioni – “dal Rapporto è scomparsa la Tabella 15 (si veda un esempio qui in .pdf) che negli ultimi anni, documentando i valori e le tipologie dei sistemi militari autorizzati verso i singoli paesi, forniva informazioni preziose per il controllo e la trasparenza delle politiche di esportazione militare”. E le tabelle allegate al Rapporto mostravano vari “vuoti” nell’elenco dei paesi destinatari di armamenti (si veda nel Rapporto la Tabella 4): una semplice svista dei funzionari – si sarebbe portati a dire. Sennonché, guarda caso, le “sviste” riguardano una serie di paesi che presentano più di qualche criticità circa il rispetto dei diritti umani, le libertà civili e democratiche e, più in generale, le condizioni di vita e di sviluppo umano. Paesi e governi a cui – ai sensi della legge 185 del 1990 (qui in .pdf) che regolamenta la materia – si dovrebbe porre più di qualche attenzione prima di esportare armamenti. 

Navi, elicotteri e lacrimogeni all’Algeria
Si comincia dall’Algeria, primo acquirente di sistemi militari italiani nel 2011 (oltre 477 milioni di euro di autorizzazioni). Al contestato governo del presidente Bouteflika proprio nel mezzo delle dimostrazioni, ripetutamente represse dalle Forze dell’ordine con gas lacrimogeni, il governo Berlusconi ha autorizzato l’esportazione di un completo arsenale militare. A cominciare proprio dai sistemi antisommossa: 75 mila “cartucce lacrimogene cal. 38 a lunga gittata modello M38 STA/CS-LR” e altre 75 mila “cartucce lacrimogene cal. 38 a corta gittata modello M38 STA/CS-SR” della Simad spa per un valore complessivo di 4.974.000 euro che – come spiega il sito della ditta – sono dotate nel “caricamento al CS di gas irritante e sparano a lungo raggio a circa 120 mt. e a corto a circa 80 mt.”: degli effetti di queste particolari “cartucce” ne sanno qualcosa anche in Val di Susa. Cartucce in buona parte già arrivate ad Algeri visto che la Relazione delle Dogane ne riporta l’uscita dal nostro paese proprio l’anno scorso. 

Sempre nel 2011 è stato consegnato alle forze navali algerine un elicottero EH101,
primo di un lotto di sei elicotteri AgustaWestland che saranno impiegati principalmente per compiti di trasporto, ricerca e soccorso (ma che il Rapporto governativo dell’anno scorso spacciava per indistinte “apparecchiature elettroniche”: si veda la voce Algeria nel .pdf), a cui vanno aggiunti 10 elicotteri A109 per la Protezione Civile ma anche 14 elicotteri A139 in versione militare dotati di supporti per mitragliatrici cal. 7.62 sempre della AgustaWestland questi ultimi per un valore di oltre 167 milioni di euro: autorizzazione rilasciata lo scorso anno con destinario la Gendarmeria Nazionale Algerina insieme ad una “nave d’assalto anfibio” per la Marina militare di stazza da 6 a 11 mila tonnellate della Orizzonte Sistemi Navali (la joint-venture tra Fincantieri e Selex Sistemi Integrati) del valore di oltre 416 milioni di euro. 

Elicotteri militari e fucili d’assalto al Turkmenistan
L’arsenale si fa più ancora imponente nel caso del Turkmenistan. Verso un paese che definisce se stesso come “democrazia secolare”, ma che il Dipartimento di Stato americano qualifica come uno “stato autoritario” riportando una lunghissima serie di violazioni dei diritti umani (dalla tortura agli arresti arbitrari, dalle restrizioni della libertà di parola, di stampa, di riunione, di associazione e di religione alle restrizioni sulla libera organizzazione dei lavoratori) – denunce ripetutamente segnalate anche da Human Rights Watch, Amnesty International (qui in italiano in .pdf) e da Reporter senza Frontiere per non parlare dell’Economist Intelligence Unit (EIU) che nel suo rapporto sull’Indice di democrazia definisce da diversi anni il governo turkmeno come un “regime autoritario” classificandolo al terzultimo posto al mondo (peggio c’è solo il Chad e la Corea del Nord) – il governo Berlusconi nel 2011 ha autorizzato l’esportazione di ogni sistema d’armamento. 

Si comincia – come aveva già segnalato nel 2010 Francesco Vignarca (coordinatore di Rete Disarmo) – con due elicotteri EH101 ampiamente attrezzati da 50,5 milioni di euro, per proseguire con cinque elicotteri AW139 “per impiego militare” del valore di 64 milioni di euro, e continuare con due cannoni del complesso binato navale 40/70 compatto della Oto Melara da quasi 7 milioni di euro e, tralasciando altre cose minori, chiudere con 1.680 fucili d’assalto ARX 160 con relative oltre 2 milioni di munizioni, 150 lanciagranate GLX 160, 120 pistole semiautomatiche PX4 Storm con dispositivi di soppressione del rumore (si tratta delle stesse pistole vendute qualche anno fa a Gheddafi) e altri devices della Fabbrica d’armi Beretta per un valore totale di 3.870.156 euro. Armamenti ai quali vanno aggiunti tre veicoli aerei teleguidati Falco XN (extra Nato e venduti anche al Pakistan) e assistenza tecnica della Selex Galileo per 8,7 milioni di euro autorizzati nel 2010. Al regime di Gurbanguly Berdymukhammedov sono comunque già state consegnate nel 2011 armi per oltre 82,7 milioni di euro. 

Russia, Panama, Egitto, Gabon e altri ancora
Alla Russia dell’amico Putin, il governo Berlusconi nel 2011 ha autorizzato un record di esportazioni militari italiane di oltre 99 milioni di euro (si veda la Tabella 4 del Rapporto): dall’intera Relazione di oltre 2.500 pagine non è possibile però sapere di quali sistemi si tratti a parte dieci autocarri modello M65E19WM protetti e completi di dotazioni proprie della Iveco per un valore totale di 2.750.000 euro. 

Simile discorso per il Gabon (uno stato a “regime autoritario” da decenni presieduto dalla dinastia Omar e Ali Bongo Ondimba) verso il quale, per la prima volta in vent’anni, sono state rilasciate nel 2011 autorizzazioni per armamenti italiani del valore complessivo di oltre 30 milioni di euro di cui, però, non è possibile sapere dalla Relazione consegnata al Senato né la tipologia né il quantitativo: lo si saprà, forse, l’anno prossimo a consegne ormai avvenute. 

Scartabellando le numerose tabelle si apprende, invece, che gli oltre 77,9 milioni di euro di autorizzazioni rilasciate al Panama riguardano soprattutto sei elicotteri AW139 “per impiego militare” con sei anni di addestramento: una commessa – segnala l’allegato del Tesoro – che ha già richiesto una “revisione prezzi” di oltre 15 milioni di euro e che vale un “compenso di intermediazione” di quasi 7,7 milioni di euro che il Tesoro non spiega né da chi sia stato versato nè da chi sia stato riscosso.

I misteri si infittiscono nel caso dell’Egitto: nel pieno delle rivolte che hanno scardinato il rais Mubarak, il Ministero della Difesa, guidato da La Russa, ha rilasciato due “nulla osta” per “prestazioni di servizi”: il primo il 7 febbraio del 2011 (del valore di 3 milioni di euro) e il secondo il 5 agosto (del valore di 2 milioni di euro, di cui la relazione ne segnala “già utilizzati” per 40mila euro). Dalla Relazione si apprende inoltre che sempre lo scorso anno è stata autorizzata l'esportazione di 14.730 colpi completi per carro armati del calibro 105/51 TP-T IM 370 (equivalente al colpo completo cal. 105/51 TP-T M490) prodotti da Simmel Difesa del valore di 9.292.500 euro e che a fine 2010, cioè poco prima delle sommosse, erano arrivati al Cairo i 2.450 fucili d’assalto automatici Beretta modello SCP70/90 corredati di 5.050 parti di ricambio: che uso ne abbiano fatto le Forze armate egiziane non è dato di sapere.

Si tratta solo di una parte delle armi e sistemi militari autorizzati o consegnati dall’Italia a diversi dittatori e a regimi poco democratici durante lo scorso anno. Un ulteriore denominatore comune raggruppa questi stati: quello di essere produttori di petrolio e di gas naturale o di essere collocati in “zone strategiche” di grande interesse economico e commerciale. E forse proprio questo spiega perché il governo Monti è intenzionato a modificare ulteriormente la legge 185/1990 per semplificare le modalità dei trasferimenti di sistemi militari. 

Le associazioni della società civile che hanno richiesto un “incontro urgente” al presidente Monti e agli Uffici competenti hanno comunque già materiale per chiedere se il Governo è intenzionato a ripristinare la trasparenza e, soprattutto, se intende operare affinché i vincoli posti dalla legge 185/1990 non siano aggirati troppo facilmente per interessi che non riguardano la politica estera e di difesa del nostro paese.


LEGGE 9 luglio 1990 n.185
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 163 del 14-07-1990
Nuove norme sul controllo dell'esportazione,
importazione e transito dei materiali di armamento



il rapporton del Presidente del Consiglio dei Ministri

LA POLITICA DEL TRASFERIMENTO DI MATERIALE D’ARMAMENTO.

Fonti:
http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/12/05/18/banche_armate_studio.html
http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3446
http://www.unimondo.org/Notizie/Italia-ecco-le-armi-esportate-da-Berlusconi-a-dittatori-e-regimi-autoritari-135097
http://www.disarmo.org/rete/a/35853.html