Su villa Berlusconi cade il silenzio stop alle indagini
della Procura
Fermate le indagini della Procura
di Tempio "Sicurezza nazionale"
Il decreto porta la data del 7 maggio. Il giorno prima la “Nuova” ha dato notizia e pubblicato le foto del cantiere in riva al mare. Stop informazioni, stop indagini. E avanti con i lavori per l’approdo coperto nel ventre della collina. In segreto. È il risultato del provvedimento del ministero guidato da Pietro Lunardi.
Della sua esistenza si è appreso soltanto ieri. Altrettanto vale per la sospensione dell’attività investigativa della procura della Repubblica, dove il caso villa Certosa è seguito dal sostituto procuratore Giovanni Porcheddu e dallo stesso Valerio Cicalò, il capo dell’ufficio. Il decreto sarebbe stato emesso sulla base di una procedura avviata da una richiesta della presidenza del Consiglio.
In quelle ore stavano partendo anche gli accertamenti della magistratura, investita del caso anche da un esposto delle associazioni ambientaliste Amici della Terra e Gruppo di intervento giuridico. Ipotesi: abuso edilizio nella fascia di protezione assoluta dei 300 metri dal mare. La Procura aveva emesso un provvedimento di ispezione dei luoghi, affidandolo con discrezione alla capitaneria.
Ora lo stop. Il decreto del ministero delle Infrastrutture classifica le opere di Villa Certosa come relative alla sicurezza nazionale. Il provvedimento, che tra l’altro fa riferimento a norme contenute in varie leggi antiterrorismo, consentirebbe di saltare le autorizzazioni edilizie comunali e regionali. I lavori alla Certosa sono in corso da tempo. Grandi lavori la cui esistenza è stata rivelata dalla cattedrale di tubi Innocenti comparsa improvvisamente sulle rocce di Punta Lada e da un grosso pontone per lavori marittimi all’opera nelle acque antistanti. Sul fianco della collina, peraltro, erano visibili da chiunque navigasse nel golfo di Marinella diversi mezzi meccanici come escavatori e trivelle. Mezzi che sono stati occultati con un grande telone solo in seguito alla pubblicazione della notizia. Da quel momento, inoltre, l’area è stata isolata da alcune motovedette che tengono alla larga diportisti e pescatori.
Comune di Olbia e Regione hanno detto di non saperne niente né
c’è stata alcuna reazione, né ufficiale né ufficiosa,
che spiegasse il mistero della Certosa. Il grande cantiere in riva al mare
ha comunque provocato reazioni forti. La prima è stata proprio quella
degli ambientalisti. L’esposto è stato inviato allo stesso presidente
del Consiglio e a due ministri, oltre che alla Regione, con la richiesta
di esibire permessi e licenze. Sono state presentate anche diverse interrogazioni
parlamentari. Una, dei Democratici di sinistra, firmata dai deputati Francesco
Carboni e Pietro Maurandi, altre dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio e Mauro
Bulgarelli. Interrogazioni anche al presidente della Regione. Il gruppo
Ds dice a Italo Masala che le norme di tutela della fascia dei 300 metri
non possono essere violate per nessun motivo. Luigi Cogodi, di Rifondazione
comunista, ha chiesto di fatto la demolizione delle opere in costruzione
a villa Certosa ricordando l’intervento con cui, da assessore regionale
all’Urbanistica, fece demolire la villa portorotondina del potente ministro
Dc Antonio Gava. Masala gli ha risposto mercoledì in consiglio regionale:
"Le leggi regionali in materia di urbanistica non possono essere violate",
neppure "in nome di presunti interessi di sicurezza nazionale". Ha assicurato
accertamenti da parte degli assessori competenti. Ma c’è lo stop.
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