E' ancora vivo e deve essere riabilitato "il cavaliere di cristallo",
come il giornalista Dario Fertilio definisce l'ex comandante partigiano
del "Gruppo Franchi" nel libro "Liberta' e Seconda Repubblica. La lunga
sfida di Edgardo Sogno" (Bietti) che e' stato presentato oggi a Torino.
A chiedere al mondo politico e culturale di valorizzarne l' immagine e'
lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
In un messaggio inviato al Comitato per le liberta' 'Edgardo Sogno',
promotore oggi di un convegno sull'ex uomo politico e ambasciatore scomparso
a Torino nell'agosto del 2000, il premier scrive che "Edgardo Sogno costituisce
una figura emblematica nella storia d'Italia dello scorso secolo meritevole
di essere conosciuta e riconosciuta nel suo valore profondo". "A causa
del suo anticomunismo e del suo atlantismo - scrive il presidente del Consiglio
- Sogno e' stato oggetto, come sappiamo, di un grave accanimento giudiziario,
di evidente ispirazione politica. Subi' perfino l'onta del carcere, senza
che contro di lui vi fosse alcuna prova di colpevolezza, solo per avere
sostenuto la difesa delle istituzioni democratiche dal pericolo di una
possibile dittatura e per avere indicato l'esigenza di una riforma costituzionale,
soprattutto attraverso il rafforzamento del potere esecutivo".
"E' una figura - aggiunge Berlusconi - che tutto il mondo della
cultura e della politica italiana ha il dovere di ripensare" perche' "costituisce
un punto di riferimento molto importante". "Lo e' innanzi tutto - afferma
il premier - per la sua scelta di campo, la lotta per la liberta' e la
democrazia. Durante la lotta di liberazione nazionale, si distinse come
ufficiale di collegamento fra gli anglo-americani, che combattevano per
la liberazione dell'Italia, ed i partigiani di ogni indirizzo politico,
che combattevano anch'essi per restituire l'onore perduto al nostro Paese
dopo l'infamia del fascismo". Secondo Berlusconi, "la medaglia d'oro di
cui fu insignito, allora, come eroe della resistenza, egli la guadagno'
per le azioni compiute a fianco degli alleati, che, in molti, morirono
per la stessa causa, ed ora sono sepolti nei nostri cimiteri di guerra".
"Sogno - precisa il capo del Governo - non lo dimentico' mai e, anche per
questo, fu un convinto fautore del Patto Atlantico, contro tutti i finti
pacifisti di allora".
Parole, quelle di Berlusconi, aspramente criticamente dal verde
Paolo Cento e, in una nota, da Gianfranco Pagliarulo (Pdc) il quale sottolinea
che "la retorica sulla lotta per la liberta' e la democrazia, l'apprezzamento
del suo atlantismo e anticomunismo, la sottolineatura della sua vocazione
presidenzialista, sono solo graziosi eufemismi". "Sogno in un suo libro
postumo - osserva Pagliarulo - confesso' di aver operato per un "golpe
liberale, un colpo di stato in cui poteva contare su appoggi e complicita'.
La propaganda del presidente del Consiglio nasconde questo dato di fatto,
di cui Sogno e' reo confesso 'post-mortem'. A meno che per Berlusconi ordire
un golpe in aperta violazione della Costituzione non sia un titolo di merito
nella lotta 'per la liberta' e la democrazia"'.
Al convegno, a cui ha fatto da moderatore l'ex ministro Francesco
Forte, presidente del Comitato per le liberta' "Edgardo Sogno", hanno partecipato,
tra gli altri, Paolo Armaroli, Aldo Mola, Angelo Pezzana e l'ambasciatore
Sergio Romano. "Sogno - ha commentato Romano - era soprattutto un uomo
di grandi passioni, di grandi emozioni e di grandi impulsi. C'era qualcosa
di molto impulsivo in lui. Era un liberale che aveva avuto un ruolo molto
importante nella resistenza e sognava un'Italia presidenzialista. Il suo
modello era quello gollista francese".
Anche il ministro della difesa Antonio Martino ha voluto esprimere
un pensiero nei confronti di Sogno ed ha inviato un messaggio alla moglie
Anna. "Antifascista, combattente per la liberta' e strenuo difensore della
causa dell'Europa e dell'occidente contro il totalitarismo. Mai - scrive
Martino - Edgardo Sogno si piego' a minacce o lusinghe, mai acconsenti'
a compromessi umilianti, a ritirate, a piccole o grandi ipocrisie". "Amato
o inviso - scrive Martino - suo marito resta uno dei grandi ispiratori
della Repubblica e della vita democratica da lui concepita e vissuta con
visione lungimirante, da autentico anticipatore, ovvero al di fuori di
quei condizionanti schemi ideologici che per lunghi decenni hanno soffocato
la politica e la cultura nazionale".
"Non seguiremo il presidente del Consiglio Berlusconi che ha invitato
il mondo politico a rivalutare la figura di Edgardo Sogno". Lo afferma
il Verde Paolo Cento rilevando che "Vi e' un giudizio politico fortemente
negativo sull'azione politica di Sogno in una stagione particolarmente
difficile nel nostro Paese".
"Non c'e' bisogno di alcuna rivalutazione - conclude - ma al contrario
bisogna guardare alla storia passata della nostra Repubblica per difenderne
fino in fondo i valori di liberta', democrazia e partecipazione".
"Come era largamente previsto il messaggio di Berlusconi al convegno
su Edgardo Sogno e' molto grave". Lo afferma Gianfranco Pagliarulo del
Pdc commentando l'intervento del presidente del Consiglio al convegno di
Torino, rilevando che "la retorica sulla lotta per la liberta' e la democrazia,
l'apprezzamento del suo atlantismo e anticomunismo, la sottolineatura della
sua vocazione presidenzialista, sono solo graziosi eufemismi".
Pagliarulo osserva che "Sogno in un suo libro postumo confesso'
di aver operato per un "golpe liberale, un colpo di stato in cui poteva
contare su appoggi e complicita'. La propaganda del presidente del Consiglio
nasconde questo dato di fatto, di cui Sogno e' reo confesso 'post-mortem'.
A meno che per Berlusconi ordire un golpe in aperta violazione della Costituzione
non sia un titolo di merito nella lotta 'per la liberta' e la democrazia'".
9 marzo 2003 - TRIESTE E IL TENTATO GOLPE BORGHESE
"Il Piccolo"
Retroscena del tentativo di restaurazione della destra e gli agganci
del Principe nero nella Venezia Giulia
A Trieste il tentato golpe di Junio Borghese coincise
con concentrazioni del Msi, aggressioni e teppismi
TRIESTE - Negli stessi frangenti in cui a Roma gli uomini di Junio
Valerio Borghese facevano irruzione al Viminale, a Trieste vi fu un'imponente
concentrazione e manifestazione del Msi contro la preannunciata visita
di Tito in Italia che si concluse con aggressioni e teppismi. Non è
escluso che fra i due fatti vi fosse un collegamento: la manifestazione
triestina avrebbe nascosto una concentrazione di gruppi neofascisti e neonazisti
pronti a impadronirsi delle istituzioni locali e la sollevazione di Trieste
avrebbe dato un tono estremamente patriottico alla presa del potere da
parte del Principe nero. Per quell'8 dicembre 1970, la data di quello che
passerà alla storia come "il tentato golpe Borghese", il Fronte
nazionale aveva organizzato dieci concentramenti. Il più importante
ebbe luogo a Roma, nella palestra dei paracadutisti dove, in attesa dell'"Ora
X" venne proiettato il film: "Berlino: dramma di un popolo".
Borghese aveva a Trieste un proprio uomo di fiducia, Carmelo Urso,
ex capitano nella Repubblica sociale imprigionato al Coroneo come criminale
di guerra, poi liberato e per un paio d'anni commissario della federazione
triestina del Movimento sociale. Durante gli ultimi anni del Tlt molte
armi provenienti dall'Italia erano giunte a Trieste nascoste dentro autolettighe
della Croce rossa. Dopo il '54 Urso sarebbe stato l'unico a non riconsegnarle.
Ma Borghese, tramite Urso, aveva anche agganci dentro la questura e si
preoccupava affinché le indagini sui neofascisti triestini finissero
in mano a questi uomini. Da tempo inoltre aveva rifornito di radio ricetrasmittenti
gli aderenti al gruppo Gest formato dagli speleologi che andavano a recuperare
i cadaveri degli infoibati, e che venne poi sciolto d'autorità.
Quando Urso dà a Ugo Fabbri, triestino di Ordine nuovo, l'incarico
di organizzare su scala locale il corpo dei Volontari nazionali, cioè
il servizio d'ordine del partito, si associano un centinaio di ceffi, tra
i quali Gino "Cugno" che fu poi l'assassino dell'assessore Cecchini, decisi
a dare la spallata finale al regime democratico. Del resto il principe
Borghese era stato chiaro: nell'aprile '49, alla conclusione del processo
che lo condannava a 12 anni per collaborazionismo, ma lo rimetteva in libertà
per meriti militari e per effetto dell'amnistia, indirizzò un appello
a tutti i commilitoni: "Essere pronti alla chiamata, quando la nostra Italia
ci chiamerà".
La Decima Mas nella Venezia Giulia dove operò per tre mesi,
dipese dal Comando delle Ss anche se per un certo spirito d'autonomia ebbe
non pochi problemi con Salò e con gli stessi tedeschi. Nell'immediato
dopoguerra uomini di Borghese furono reclutati dai servizi segreti americani
in funzione anticomunista per costituire il primo nucleo di "Stay behind".
Non era forse simbolo della Decima, il "gladio"?
s.m.
11 marzo 2003 - MITROKHIN:FRAGALA', HO CHIESTO 62 FASCICOLI SISMI
SU SOKOLOV
ANSA:
"Chiedendo al Colonnello Moretti, nel corso di una seduta della
Commissione Mitrokhin, se avesse mai trattato il caso Sokolov, Moretti
ha risposto affermativamente, precisando di essersene occupato durante
il suo incarico al controspionaggio, durato dal 1997 al 2001".
Enzo Fragala' (An) annuncia, dopo l'audizione di oggi dell'ufficiale
del Sismi di aver chiesto al Sismi l'acquisizione dei 62 fascicoli Sismi
dedicati al presunto agente del Kgb.
"Questo conferma il ruolo inquietante avuto da un ufficiale del
Kgb che il 16 marzo aveva gia' pronto un invito autografo di Moro per partecipare
alla votazione di nomina del governo. Alla luce di tutto cio', e con profonda
meraviglia in relazione al fatto che Moretti non fosse a conoscenza dei
62 fascicoli del Sismi riguardanti Sokolov, ho chiesto alla Commissione
di acquisire i fascicoli stessi. Chiedero' inoltre alla Presidenza della
Commissione Mitrokhin di audire Giulietto Chiesa, che subito dopo il caso
Moro intervisto' Sokolov, e, se possibile, lo stesso Sokolov".
12 marzo 2003 - COMMISSIONE MITROKHIN: COL. MORETTI
"La Gazzetta del sud"
IL COLONNELLO MORETTI ALLA COMMISSIONE MITROKHIN
Trascurate le schede relative a Cossutta, De Martino, Macaluso e
Gawronski
Il Sismi non indagò sui politici
ROMA - Armando Cossutta, Francesco De Martino, Emanuele Macaluso
e Jas Gawronski. Il colonnello del Sismi Alfredo Moretti ricevette 24 schede
del dossier Mitrokhin, ma "il direttore del servizio mi disse di escludere
dagli accertamenti tutti i politici in carica". "Guardando l'elenco ricevuto
- ha detto alla commissione parlamentare di inchiesta il colonnello Moretti
- a me risultavano politici Cossutta Armando, De Martino Francesco, Macaluso
Emanuele (anche se non era un politico in carica) e Gawronski Jas". Alla
domanda di Guzzanti se Gawronski allora era già un politico, Moretti
risponde: "Se ricordo bene, era già un deputato europeo". Moretti
ha detto anche che ricevette la disposizione "di fare accertamenti statici
(ad esempio gli archivi ndr. ) e non attività aggressive (pedinamenti
ndr .). Laddove si trattasse di politici in carica, non fare nessun tipo
di accertamento". "Chiedendo al colonnello Moretti se avesse mai trattato
il caso Sokolov, Moretti ha risposto affermativamente, precisando di essersene
occupato durante il suo incarico al controspionaggio, durato dal 1997 al
2001". Enzo Fragalà (An) annuncia, dopo l'audizione dell'ufficiale
del Sismi di aver chiesto al Sismi l'acquisizione dei 62 fascicoli Sismi
dedicati al presunto agente del Kgb. "Chiederò inoltre - ha detto
Fragalà - alla presidenza della Commissione Mitrokhin di audire
Giulietto Chiesa, che subito dopo il caso Moro intervistò Sokolov,
e, se possibile, lo stesso Sokolov". Il ministro del Bilancio socialista
Antonio Giolitti non aveva "il visto di segretezza Nato", così Andreotti
e Moro riuscirono ad impedire che lui partecipasse alla riunione di Parigi.
Lo rivela il senatore a vita Giulio Andreotti, allora ministro della Difesa.
I fatti risalgono al primo governo Moro che rimase in carica dal dicembre
1963 al giugno 1964. Ieri in Commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier
Mitrokhin Giulio Andreotti ha detto: "Avemmo un caso clamoroso, non bello
come italiano. Quando ci fu il primo governo di centrosinistra con i ministri
socialisti avemmo un inconveniente: il ministro del Bilancio Giolitti non
aveva il visto di segretezza Nato. Avevamo una riunione a Parigi ed era
prevista la partecipazione dei ministri degli Esteri, della Difesa e del
Bilancio. Trovammo il modo: proposi al presidente del Consiglio (Moro ndr.
) che quell'anno andasse solo il ministro degli Esteri (Saragat ndr. ).
Non andai nemmeno io che ero il ministro della Difesa, dicendo che dovevamo
occuparci di problemi interni. Poi la cosa si superò". Andreotti
non dice come la cosa si superò. Nel secondo governo Moro che rimase
in carica dal luglio 1964 al gennaio 1966 il ministro del Bilancio non
era più Antonio Giolitti. Lo sostituì Giovanni Pieraccini.
Saragat rimase agli Esteri fino al dicembre 1964, poi prese l'interim Moro.
16 marzo 2003 - CASO MORO E NON SOLO: PARLA NINO ARCONTE, IL GLADIATORE
G-71
"Oggi 7"
Il Gladiatore e il caso Moro - G71, ultima missione
(di Stefano Vaccara)
Il caso Moro 25 anni dopo: quando la verita'?
Italia: spiega questo documento
PER il 25esimo anniversario del rapimento di Aldo Moro da parte
delle Brigate Rosse, avvenuto a Roma il 16 marzo 1978, il settimanale "Famiglia
Cristiana" pubblica un servizio sul documento di Antonino Arconte, un uomo
che da tempo sostiene di essere l' ex "gladiatore" G-71. I nostri lettori
conoscono già sia la storia di Arconte che del documento. Sulla
prima pagina del magazine Oggi7 infatti, pubblicammo un' intervista al
gladiatore "G-71" già nel luglio del 1998 e poi, il 21 aprile di
un anno fa, pubblicammo un altra intervista con Arconte e il famoso documento
del ministero della Difesa, "Sezione militare della marina", datato 2 marzo
1978, e in cui si fa riferimento al rapimento Moro: cioè ben 14
giorni prima che il sequestro avvenisse.
Pochi giorni prima del rapimento Moro, Arconte dice che era stato
inviato in missione segreta in Libano per consegnare a G-219 (che sarebbe
il col. Mario Ferraro, il funzionario del Sismi trovato misteriosamente
impiccato nella sua casa nel luglio 1995) un ordine di servizio che chiedeva
di prendere contatto con organizzazioni terroristiche mediorientali allo
scopo di "ottenere collaborazione e informazioni utili alla liberazione
dell 'onorevole Aldo Moro". Secondo Arconte il documento sarebbe stato
consegnato a Ferraro il 12 marzo 1978, 4 giorni prima del rapimento Moro.
"Famiglia Cristiana", "Primo Piano" del Tg3 e il quotidiano "Liberazione"
si sono rivolti alla dottoressa Maria Gabella, che "fa parte del ristretto
gruppo di studiosi italiani in grado di indagare su tracce e documenti",
per una perizia sull' autenticità del documento. Arconte ha prelevato
un campione dell' originale, consegnato alla dottoressa Gabella con altri
documenti ufficiali del ministero della Difesa, datati anni Sessanta e
Settanta. E il perito ha detto che "Il campione è compatibile con
l' epoca dei documenti di raffronto" e che "non è un manufatto dozzinale;
se falso, è opera di esperti".
Per "Famiglia Cristiana" e anche per noi, se il documento è
vero, è clamoroso; se è falso, chi l'ha fatto e a che scopo?
Quando un anno fa cominciò ad apparire, solo su alcuni giornali
(tra cui America Oggi) il documento fornito da Arconte, il senatore Giulio
Andreotti (che durante il rapimento Moro era il capo del governo) fece
una interpellanza al Ministero della Difesa dove in sostanza chiedeva chiarimenti
su questo documento, di accertare al più presto possibile se si
trattasse di un falso (e allora chi avebbe l'interesse a riprodurlo?) o
di un originale, con le gravissime conseguenze per l'onore del nostro paese.
Quando arriverà dalle autorità competenti una risposta?
*****
CON Nino Arconte ormai ci teniamo in contatto da 5 anni. G71 (Gladiatore, anno di addestramento 1971) lo avevamo incontrato nel '98 a New York. Ci aveva mostrato decine di documenti, ci aveva detto quello che aveva finito di dire all'Fbi, cioè la sua storia di appartenente ai servizi militari segreti italiani, un soldato poi "cancellato" dallo Stato italiano. Dopo decine di missioni all'estero, secondo il governo italiano G71 non era mai esistito. Nel '98 Arconte, che allora aveva 44 anni, sposato e padre di un bambino (ora ha anche una figlia), dopo aver visto molti sei suoi commilitoni sparire in circostanze "strane" ("suicidati" ci disse) temeva per la sua incolumità e per quella della sua famiglia ed era venuto negli Usa per chiedere asilo politico e consegnare dei documenti alle Nazioni Unite. Poi, prima di tornare in Italia, decise di raccontare la sua storia al giornale dgli italiani in America: "Credo che il mio sito internet e l'articolo su America Oggi mi abbiano salvato la vita" scrisse poi.
Nel '98 Arconte ci disse che l'Italia aveva cancellato i gladiatori come lui "per coprire i suoi misteri". In quella lunga prima intervista, Arconte toccò anche "la madre di tutti i misteri", il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro, descrivendoci un'ombra lunga del Kgb che avrebbe manipolato le Brigate Rosse. Però non andò oltre, G71 allora non ci descrisse quello che dirà dopo su una missione a Beirut e non ci mostrò quel documento segreto intestato dal Ministero della Difesa che invece apparirà circa due anni dopo e che finalmente sembra svegliare una parte della stampa italiana che comincia a prestare attenzione alla vicenda.
Quando pubblicammo la sua storia, mettemmo in guardia i lettori e
mantenemmo una certa dose di scetticismo. Era veramente un gladiatore Arconte?
E se non lo era, chi lo aveva mandato? Ma dopo ci sembrò molto strano
quel silenzio assordante, che in parte continua.Ora qualcosa si muove eppure
si sente ancora la forza di chi si oppone ad ogni tentativo di chiarire
un pezzo fondamentale della storia repubblicana.
Allora, la perizia è stata positiva, il documento é
stato ritenuto "compatibile" con il 1978. Ma perché ci hanno messo
tutto questo tempo? Su Oggi7 avevamo pubblicato il documento il 21 aprile
2002, perché si è dovuto aspettare un altro anno per sapere
che è "compatibile"?
"I tuoi colleghi giornalisti che hanno sollecitato il laboratorio,
mi dicono che c'è stato un incidente che ha portato via due mesi,
ma la perizia non è ancora del tutto conclusa. Nella trasmissione
di Rai 3 Primo Piano (di mercoledi sera, ndr) la perita ha detto che procede
ancora con altri reagenti. Cosa che interessa sopratutto me, perchè
finchè non ha completato tutte le analisi sugli altri pezzi non
potrò avere la mia copia. In Italia, per questo genere di cose,
gli anni volano! Il laboratorio esegue perizie anche per i Tribunali, è
credibile che aveva troppo lavoro, ma ci ha spiegato che per ogni reagente
i campioni che preleva devono restare in posa almeno venti giorni ciascuno
ed erano parecchi! Posso anche ipotizzare che si sia usciti d'urgenza,
vista l'intervista di Pino Scaccia per lo speciale di Rai 1 che andrà
in onda domenica 16 (questa sera), sulla strage di via Fani, nonostante
non fossero stati ancora pronti per evitare di arrivare secondi, dopo tutta
questa attesa".
Nella trasmissione Primo Piano, è stato anche intervistato
l'ex ministro e presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che ha giudicato
il tuo documento un falso. Cossiga ha detto che sa riconoscere bene certi
documenti. Cosa rispondi?
"Riguardo al Senatore Cossiga, non devo rispondere io, ma il perito
e mi pare che lo abbia già fatto, il resto con la conclusione degli
esami peritali. In ogni caso, proprio da quell'intervista mi pare evidente
che è vero il contrario, non sa riconoscere certi documenti perchè
non li ha mai visti, altrimenti avrebbe riconosciuto che il documento che
non proveniva da me, ma dai Comsubin, riguardante l'operazione "Rescue
Imperator" era datato 9 febbraio 1978 ed aveva esattamente lo stesso tipo
di carta e intestazione di tutti gli altri che hai visto nel CD indirizzati
ad Antonino Arconte G- 71 V0 155 M , come le cartoline di mobitazione del
Ministero della Difesa.Ancora nessuno ha chiesto al sig. Gironda (ex portavoce
di Gladio, ndr)l'esibizione di documenti atti a provare che egli abbia
fatto parte - prima delle dichiarazioni di Andreotti e Cossiga datate 1991-
dell'organizzazione Gladio - che tra l'altro preciso, era un Organizzazione
di controspionaggio e non l'operazione come l'ha definita lo stesso Gironda
".
Il senatore Andreotti intanto ha fatto ormai quasi un anno fa una
interrogazione al ministro della Difesa in cui chiede se il documento su
Moro sia vero o falso. Su una questione dove ci va di mezzo l'onore dell'Italia,
non dovrebbe essere difficile per il ministero appurarlo una volta per
tutte, ma non risulta che abbia risposto. Secondo te perché?
"Esatto, un'osservazione attenta e intelligente la tua, ma sai da
quanto tempo le massime istituzioni nazionali ed Europee sono in possesso
di quei documenti? Esattamente dal 23 luglio 1993! Anche il sen. Cossiga,
come si vede dal CD Rom allegato al mio libro, nelle raccomandate AR di
cui pubblico la ricevuta di ritorno (anche a firma "AUTENTICA" del sen.
Cossiga). Io, del resto, l'onore dell'Italia semmai lo difendo, non siamo
stati certo noi ad offenderlo, considerato che per difenderlo siamo tutti
morti meno un paio! Io, sai bene, che sto conducendo una guerra legale
per i miei diritti e per la verità, non certo partecipando a pettegolezzi
e sciocchezzai. L'attuale Ministro, del resto, cosa può saperne
di fatti accaduti trenta, venticinque, venti anni orsono? Il Ministro Mattarella,
in carica nel 2000, aveva risposto facendo quella figuraccia e sentendosi
dare del bugiardo dai senatori interroganti, perchè smentito da
altri documenti, sempre originali e autentici in mio possesso".
Ad un certo punto, quando eri stato "cancellato", hai scritto a Craxi
e dici che fu l'unico dei politici a risponderti. E' vero che ti disse
di tacere per non mettere in pericolo la sicurezza dello Stato?
"Certo, ma non solo a me, all'epoca della prima richiesta di silenzio
ci presentammo a lui di persona e ci convinse a seguire il suo consiglio,
ma perchè si era impegnato a regolarizzare la nostra situazione.
Era ancora Presidente del Consiglio; pochi mesi dopo cadde il suo governo
e attendemmo invano. La lettera è successiva, quando protestai per
iscritto personalmente presso di lui, e ripetè le cose che hai letto
nel libro anche a Tano ed a Franz (due commilitoni di G71, ndr), ma ormai
era troppo tardi anche per Craxi!"
Ferraro, Giovannone, tutti i protagonisti della vicenda di questo
documento muoiono in circostanze sospette. Tu invece sei vivo e da alcuni
anni parli. Ti senti ancora in pericolo? E a chi converebbe che tu tenessi
per sempre la bocca chiusa?
"Esattamente a quelli che hanno tentato di tutto per screditarmi,
ed ancora ci provano. Se la storia d'Italia è ancora avvolta dai
misteri è perchè sono troppi e troppo potenti quelli che
vogliono restare impuniti. Ma io non accuso nessuno, come sai bene, ho
solo creduto che i fatti accaduti a noi tutti erano da identificarsi con
le ipotesi formulate durante i corsi di addestramento, trent'anni fa, ed
in quel caso avrei dovuto rendere noto l'accaduto con ogni mezzo possibile
ed è quello che ho fatto. Considero il mio libro la mia Ultima Missione
compiuta e, come sai, sto occupandomi delle cause per il riconoscimento
dei miei diritti, sia a Strasburgo, dove ne ho già vinte quattro
e non certo perchè non ho documentazione probatoria a riprova di
quanto affermo! E l'ultima, ancora in corso, quella per la persecuzione
che ho subito a causa del mio essere testimone di fatti che interessano
la storia del mio paese, oltre che la mia personale, conto di vincerla
entro quest'anno".
Quando vedesti nel 1978 quel documento in Libano, nella cabina di
una nave, prima di consegnarlo avevi capito di che si trattava? Ma perché
i tuoi superiori mandavano un documento del genere e in quel modo? Perché
con G-219 non tentaste di fare qualcosa per impedire il rapimento Moro?
Hai dei rimorsi per quello che avresti potuto fare per salvare Moro e gli
uomini della sua scorta?
"Niente, per me non era niente e non significava niente, non sapevo
nemmeno chi fosse in quel momento l'On. Moro: ero un giovane militare che
si limitava ad eseguire gli ordini ricevuti.Quel documento viaggiava in
quel modo perchè quello era il modo più sicuro di trasmettere
ordini riservati e supersegreti in zone di guerra come era il Libano del
marzo 1978.C'era appena stata una tregua, ma si sparava lo stesso dappertutto
e attraversare la città non era facile. Inoltre, l'aereoporto era
in mano Musulmana ed ai controlli un plico sigillato di quelle dimensioni
non sarebbe passato inosservato. Non conteneva solo quell'Ordinanza, ma
anche altri documenti, per esempio cinque passaporti senza fotografia ma
già completati e pronti all'uso e circolari per le nostre stazioni
del medioriente e nordafrica. Chi avrebbe potuto correre un rischio del
genere sapendo che poteva essere fucilato? Le navi, come detto nel libro,
erano il mezzo più sicuro ed era anche più facile incontrarci
senza dare nell'occhio e imbarcare anche persone da esfiltrare da zone
come Beirut, o Tripoli e Bengasi per esempio o la Romania di Ceausescu.
Come si sarebbe potuto fare un lavoro simile, con i Jet Executive di James
Bond? Sono bei film, ma la realtà è un'altra cosa e quella
era la realtà della guerra fredda, quella vera, non quella di Hollywood!
G-219, a cui xconsegnai il documento, probabilmente, come me, non capì
nemmeno di che si trattava, siamo stati assieme pochi minuti e poi ci siamo
rivisti di nuovo, una sola volta, per andare a Tartus in Siria, ma Aldo
Moro qui non c'entrava più nulla. Sono certo, invece, che G-216,
che poi vengo a sapere che si trattava di Stefano d'Arabia, alias Giovannone,
comprese allora tutto e dovette avvertire l'On. Moro di cui aveva la fiducia,
altrimenti perchè proprio Moro poi, dalla prigionia ha richiesto
espressamente che fosse fatto rientrare Giovannone? Si era ricordato di
quel che gli fu detto? Solo un ipotesi la mia, ma molto attendibile viste
le risultanze. Del resto anche Labruna, mio diretto superiore, aveva scoperto
il covo di via Gradoli e ne aveva informato ufficialmente il Ministero.
Di questo hanno prodotto prove inconfutabili anche a Primo Piano e non
certo provenienti da me. Cosa ha fatto il Ministero? Niente! Cosa mai avremmmo
potuto fare noi, non dico io, che compresi queste cose solo pochi anni
fa, cercando di capire perchè ero perseguitato così e cancellato,
bensì chi aveva il grado e le competenze per capire, se non avvertire
e cercare di prevenire? Il compito di un organizzazione di controspionaggio
è proprio quella di conoscere, prima che avvengano, gli eventi ostili,
non certo leggerli sui giornali per poi farci le relazioni dei servizi
segreti. Nel mio libro hai letto che Moro, poco prima della strage di via
Fani, richiese un'autoblindata, dichiarata sul "Tempo" di Roma come notizia
certa e non contestata da nessuno. Come mai la chiese se nessuno l'aveva
avvertito? L'autoblindata avrebbe reso inutile l'agguato di via Fani. Giovannone?
Fu perseguitato dalla magistratura ed arrestato persino ben due volte,
prima di morire in quell'incidente del luglio 1985, la stessa cosa dicasi
di Ferraro che una prima volta si convinse che il viaggio a Beirut del
febbraio 1986 doveva essere una trappola alla quale sfuggì. Ma anche
lui subì azioni giudiziarie prima di "suicidarsi". Io ho scelto
di citare lo Stato davanti alle massime istanze nazionali e Europee e di
rendere noto l'accaduto e sono ancora quì!"
Chi uccise secondo te Moro? Le Brigate rosse?
"Naturalmente, ma erano infiltrate dai servizi segreti sovietici
ed alla strage di via Fani parteciparono uomini ben addestrati come solo
il KGB poteva fare. Le auto usate per l'agguato erano diplomatiche, dell'ambasciata
del Venezuela e lo Sciacallo, che in uno di quelle circolari del 2 marzo
doveva essere intercettato, (la trovi nel CD Rom), era all'anagrafe Carlos
Iljc Mendez ,Venezuelano e terrorista agli ordini di Mosca e del Direttorato
del KGB di Tripoli, dove aveva un rifugio ben protetto. Il cappello da
pilota Alitalia? e se il Trasformista Carlos, nonostante la nostra caccia,
fosse arrivato in Italia travestito da pilota civile? Era abilissimo in
questo, ed era un Terrorista Rosso anche lui molto più rosso di
Curcio e compagni. Offriva, inoltre, garanzia del successo dell'azione
ti immagini se l'agguato fosse fallito? Una vera tragedia per "Loro" non
se lo potevano permettere. Chi depista dalla verità lascia intravvedere
il coinvolgimento della CIA perchè ha paura che si scopra il vero
coinvolgimento. Si tratterebbe di tradimento, perchè il KGB era
una potenza nemica durante la guerra fredda. Mi spiego?"
Ora a sparare ed uccidere sono le nuove Brigate rosse dei comuisti
combattenti. Come giudichi questo fenomeno terrorista, vedi punti in comune
con il precedente?
"Naturalmente, ma ti rimando al libro perchè, come sai, è
una storia lunga. A usare il terrorismo, in Italia e nel mondo, oggi come
ieri, sono quanti vogliono pilotare in questo modo la politica. Ne hai
molti esempi anche recenti. In Italia, coloro che hanno la possibilità
di infiltrare Blak Blok ed agitatori nei cortei pacifisti o No Global sono
gli stessi che ieri finanziavano ed addestravano le BR e gli altri gruppi
terroristici, persino IRA ed Eta... sono forse stati scoperti e perseguiti?
Gli si è forse fatta una guerra per liberare il mondo dalla loro
presenza malefica? Come sai, chi ha fatto strage tra la nostra gente, non
è mai stato disturbato nemmeno da un avviso di garanzia e troppi
nostri politici hanno intrattenuto rapporti d'affari ed ancora li intrattengono.
Insomma, non posso andare oltre e restare breve, ma tutto questo, lo ricordo
anche ai tuoi lettori, è scritto ben chiaro sul sito Errore. Riferimento
a collegamento ipertestuale non valido. e nel libro L'Ultima Missione.
Quello che ha subito l'America l'11 Settembre, l'Italia lo ha subito negli
anni di cui parlo, gli anni di piombo, ma noi non abbiamo potuto avere
giustizia ed anche il perchè lo spiego nel libro! Oggi di nuovo
non c'è nulla, nemmeno le BR alleate della masse Islamiche, (come
dichiara la Brigatista Lioce nel suo comunicato). Non ti ricorda quello
che hai letto nel mio libro due anni fa?"
Da pochi mesi é stata istituita la commissione d'inchiesta
sull'affare Mitrokhin col compito di indagare sulla rete di spie del Kgb
in Italia. Tu parlasti di agenti del Kgb in Italia ancora operativi nella
nostra intervista del '98, proprio alla vigilia dello scoppio dell'affare
Mitrokhin. Ti riferivi per caso alle spie poi rivelate da Mitrokin? E a
che cosa può servire oggi una commissione del genere?
"Si e no, non mi riferivo alle spie rivelate da Mitrokhin, benchè
avevo già saputo da un amico inglese che si stava recando a Mosca
per aiutare l'archivista a disertare, e perchè sapevo che ce n'erano
tante, ma non avevo letto nulla di esse. Mi riferivo, invece a quelle vere
e potenti, ancora attive perchè mai scoperte e ben inserite nelle
nostre istituzioni. Quelle che ci portano a sentire sui giornali "servizi
deviati", invece che spie e traditori scoperti e arrestati, come è
successo anche in America qualche volta. Quelle che creano i polveroni
dietro cui si nascondono tutte, come piovre nel loro inchiostro, e che
hanno fatto stragi tra la nostra gente, organizzando il terrorismo e la
disinformazione ed ancora continuano. Quelle che fanno dichiarazioni pubbliche
e che sembrano leggere le stesse circolari che leggono i Brigatisti che
assassinarono Aldo Moro. Quelle che scrivono i comunicati delle BR via
email partite da uffici pubblici, come aveva scoperto Landi, suicidato
in ginocchio sul suo sofà, ad Aprile scorso. Parlo di chi ha organizzato
la persecuzione mia e dei miei commilitoni e superiori. Parlo di quello
che sentirai nella video cassetta che ti ho mandato e che spero ti aiuterà
a capire di cosa parlo. La Commissione Mitrokhin? Le intenzioni erano buone,
alcuni hanno acquistato il mio libro e lo hanno letto con attenzione. Ad
essi ho inviato anche la video cassetta per collaborare alla verità,
ma ancora non sapevo chi ne faceva parte. Pensa che ci sono anche magistrati
del porto delle nebbie, proprio di quelli che mi hanno spinto a cercare
asilo in America dalle "Loro" persecuzioni. La Commissione Mitrokhin è
ormai presidiata, potrà fare solo quello che ha fatto la Commissione
stragi: niente! Io, comunque, ho fatto volentieri il mio dovere anche con
loro, se non altro per la stima che ho dei membri in buona fede, a cui
ho indirizzato le documentazioni "autentiche" per aiutarli a capire che
la rete del KGB in Italia non la trovano nel dossier Mitrokhin, li c'è
solo quello che ormai è vecchio e inutile ...gli altri sono in commissione
e tutt'intorno.
Ma ci sarà comunque qualcuno che cercherà di fare
piena luce sul terrore in Italia e già questo vale la pena che ci
sia. Non per condannare nessuno, ormai dopo tanti anni, ma perchè
chi non capisce la propria storia è condannato a riviverla, come
i singoli così le nazioni e l'Italia sembra dover rivivere gli anni
di piombo. Speriamo di no!"
Da gladiatore eri stato impegnato soprattutto all'estero, conosci
bene il Medio Oriente. Quale poteva essere, secondo te, il vero obiettivo
di un attacco terroristico come quello dell'11 settembre? E la Guerra contro
l'Iraq cosa c'entra con Al Qaeda e Bin Laden?
"Ti ricordo che la matrice mesopotamica dell'attentato dell'11 settembre
l'ho dichiarata in una intervista al mesile GQ-Italia anche fornendo particolari
all'epoca del settembre 2001 sconosciuti ai più, essa si trova nel
libro L'Ultima Missione e sei certamente autorizzato a rileggertelo per
estrarne tutte le informazioni sulla setta degli hashashin, vero e antico
nome della setta Al Qaeda. Sarebbe troppo lungo ripeterti qui quelle dichiarazioni.
In breve accenno posso ricordarti che gli attentati dell'11 settembre sono
conseguenza dell'errore della CIA dell'estate del '99, quando tentarono
di organizzare un modulo "Guerra del Pane" in Iraq, per destituire Saddam
Hussein, come noi facemmo con Ben Bourghiba in Tunisia. Nel Giugno del
'98 avevo lasciato ampia documentazione di questo modulo e di come attuarlo
con successo. Certo dire di essere stato malamente plagiato da persone
che, peraltro, avrebbero potuto chiedermi una consulenza, che non avrei
certo rifiutato, poteva suonare stonato o una fanfaronata, ma io che amo
la verità l'ho scritta a novembre 2001 nel mio Libro e l'ho anche
documentata, dopo averla dichiarata a GQ due mesi prima. Ora, alla luce
di quanto accaduto al Gen. Powel ed a quanto gli Americani hanno appurato
sull'inadeguatezza dei propri servizi di sicurezza, forse sembra meno assurdo
ritenere che con quel fallimento, costato 150 milioni di dollari ai contribuenti
USA, si sia mostrato il tallone d'Achille al nemico giurato degli Stati
Uniti ...i propri servizi di sicurezza! Ed è lì che ha colpito
...Ora, come ho detto e ripeto, si sarebbero potute fare tante cose per
evitare di arrivare a questo punto e nell'Ultima Missione spiego anche
cosa si può ancora fare per migliorare davvero la sicurezza Americana,
ma non si può tornare indietro e credo che quello che sta facendo
l'amministrazione USA sia l'unica cosa possibile per evitare che la politica
americana sia condizionata dai terroristi.
Si, perchè, come in Italia si era riusciti a condizionare
la politica, persino l'elezione di funzionari pubblici a suon di bombe
(ed ancora e così) chi usa il terrorismo, sempre e comunque, lo
fa per pilotare le scelte politiche e se l'America avesse ceduto sarebbe
stata governata dai Tiranni.
Quello che sto vedendo fare dal Presidente Bush è esattamente
la cosa giusta da fare arrivati a questo punto ...
Non c'è alcuna differenza tra Al Qaeda e tutte le altre sette
di terrorismo Islamico, sono tutte guidate dalle stesse menti criminali,
le sette Ariane di cui hai letto nel libro ed anche Saddam, come ormai
è di dominio pubblico, è un Ariano. La setta degli Arii,
uno dei tanti nomi occulti della setta degli Hashashin, su cui facemmo
inchieste negli anni '70 ed '80. Ma dopo l'Iraq ci sono altre fortezze
in mano alla stessa setta, io le conosco dall'epoca del SID, ha ragione
chi l'ha chiamata "Enduring Freedom", è proprio così, spero
che l'America ce la faccia. Io avevo cercato di avvertire, come sai, ma
è andata diversamente. Ave".