CONVEGNO SU EDGARDO SOGNO
8 marzo 2003 -

E' ancora vivo e deve essere riabilitato "il cavaliere di cristallo", come il giornalista Dario Fertilio definisce l'ex comandante partigiano del "Gruppo Franchi" nel libro "Liberta' e Seconda Repubblica. La lunga sfida di Edgardo Sogno" (Bietti) che e' stato presentato oggi a Torino. A chiedere al mondo politico e culturale di valorizzarne l' immagine e' lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
In un messaggio inviato al Comitato per le liberta' 'Edgardo Sogno', promotore oggi di un convegno sull'ex uomo politico e ambasciatore scomparso a Torino nell'agosto del 2000, il premier scrive che "Edgardo Sogno costituisce una figura emblematica nella storia d'Italia dello scorso secolo meritevole di essere conosciuta e riconosciuta nel suo valore profondo". "A causa del suo anticomunismo e del suo atlantismo - scrive il presidente del Consiglio - Sogno e' stato oggetto, come sappiamo, di un grave accanimento giudiziario, di evidente ispirazione politica. Subi' perfino l'onta del carcere, senza che contro di lui vi fosse alcuna prova di colpevolezza, solo per avere sostenuto la difesa delle istituzioni democratiche dal pericolo di una possibile dittatura e per avere indicato l'esigenza di una riforma costituzionale, soprattutto attraverso il rafforzamento del potere esecutivo".
"E' una figura - aggiunge Berlusconi - che tutto il mondo della cultura e della politica italiana ha il dovere di ripensare" perche' "costituisce un punto di riferimento molto importante". "Lo e' innanzi tutto - afferma il premier - per la sua scelta di campo, la lotta per la liberta' e la democrazia. Durante la lotta di liberazione nazionale, si distinse come ufficiale di collegamento fra gli anglo-americani, che combattevano per la liberazione dell'Italia, ed i partigiani di ogni indirizzo politico, che combattevano anch'essi per restituire l'onore perduto al nostro Paese dopo l'infamia del fascismo". Secondo Berlusconi, "la medaglia d'oro di cui fu insignito, allora, come eroe della resistenza, egli la guadagno' per le azioni compiute a fianco degli alleati, che, in molti, morirono per la stessa causa, ed ora sono sepolti nei nostri cimiteri di guerra". "Sogno - precisa il capo del Governo - non lo dimentico' mai e, anche per questo, fu un convinto fautore del Patto Atlantico, contro tutti i finti pacifisti di allora".
Parole, quelle di Berlusconi, aspramente criticamente dal verde Paolo Cento e, in una nota, da Gianfranco Pagliarulo (Pdc) il quale sottolinea che "la retorica sulla lotta per la liberta' e la democrazia, l'apprezzamento del suo atlantismo e anticomunismo, la sottolineatura della sua vocazione presidenzialista, sono solo graziosi eufemismi". "Sogno in un suo libro postumo - osserva Pagliarulo - confesso' di aver operato per un "golpe liberale, un colpo di stato in cui poteva contare su appoggi e complicita'. La propaganda del presidente del Consiglio nasconde questo dato di fatto, di cui Sogno e' reo confesso 'post-mortem'. A meno che per Berlusconi ordire un golpe in aperta violazione della Costituzione non sia un titolo di merito nella lotta 'per la liberta' e la democrazia"'.
Al convegno, a cui ha fatto da moderatore l'ex ministro Francesco Forte, presidente del Comitato per le liberta' "Edgardo Sogno", hanno partecipato, tra gli altri, Paolo Armaroli, Aldo Mola, Angelo Pezzana e l'ambasciatore Sergio Romano. "Sogno - ha commentato Romano - era soprattutto un uomo di grandi passioni, di grandi emozioni e di grandi impulsi. C'era qualcosa di molto impulsivo in lui. Era un liberale che aveva avuto un ruolo molto importante nella resistenza e sognava un'Italia presidenzialista. Il suo modello era quello gollista francese".
Anche il ministro della difesa Antonio Martino ha voluto esprimere un pensiero nei confronti di Sogno ed ha inviato un messaggio alla moglie Anna. "Antifascista, combattente per la liberta' e strenuo difensore della causa dell'Europa e dell'occidente contro il totalitarismo. Mai - scrive Martino - Edgardo Sogno si piego' a minacce o lusinghe, mai acconsenti' a compromessi umilianti, a ritirate, a piccole o grandi ipocrisie". "Amato o inviso - scrive Martino - suo marito resta uno dei grandi ispiratori della Repubblica e della vita democratica da lui concepita e vissuta con visione lungimirante, da autentico anticipatore, ovvero al di fuori di quei condizionanti schemi ideologici che per lunghi decenni hanno soffocato la politica e la cultura nazionale".
"Non seguiremo il presidente del Consiglio Berlusconi che ha invitato il mondo politico a rivalutare la figura di Edgardo Sogno". Lo afferma il Verde Paolo Cento rilevando che "Vi e' un giudizio politico fortemente negativo sull'azione politica di Sogno in una stagione particolarmente difficile nel nostro Paese".
"Non c'e' bisogno di alcuna rivalutazione - conclude - ma al contrario bisogna guardare alla storia passata della nostra Repubblica per difenderne fino in fondo i valori di liberta', democrazia e partecipazione".

"Come era largamente previsto il messaggio di Berlusconi al convegno su Edgardo Sogno e' molto grave". Lo afferma Gianfranco Pagliarulo del Pdc commentando l'intervento del presidente del Consiglio al convegno di Torino, rilevando che "la retorica sulla lotta per la liberta' e la democrazia, l'apprezzamento del suo atlantismo e anticomunismo, la sottolineatura della sua vocazione presidenzialista, sono solo graziosi eufemismi".
Pagliarulo osserva che "Sogno in un suo libro postumo confesso' di aver operato per un "golpe liberale, un colpo di stato in cui poteva contare su appoggi e complicita'. La propaganda del presidente del Consiglio nasconde questo dato di fatto, di cui Sogno e' reo confesso 'post-mortem'. A meno che per Berlusconi ordire un golpe in aperta violazione della Costituzione non sia un titolo di merito nella lotta 'per la liberta' e la democrazia'".

9 marzo 2003 - TRIESTE E IL TENTATO GOLPE BORGHESE
"Il Piccolo"
Retroscena del tentativo di restaurazione della destra e gli agganci del Principe nero nella Venezia Giulia
A Trieste il tentato golpe di Junio Borghese coincise
con concentrazioni del Msi, aggressioni e teppismi
TRIESTE - Negli stessi frangenti in cui a Roma gli uomini di Junio Valerio Borghese facevano irruzione al Viminale, a Trieste vi fu un'imponente concentrazione e manifestazione del Msi contro la preannunciata visita di Tito in Italia che si concluse con aggressioni e teppismi. Non è escluso che fra i due fatti vi fosse un collegamento: la manifestazione triestina avrebbe nascosto una concentrazione di gruppi neofascisti e neonazisti pronti a impadronirsi delle istituzioni locali e la sollevazione di Trieste avrebbe dato un tono estremamente patriottico alla presa del potere da parte del Principe nero. Per quell'8 dicembre 1970, la data di quello che passerà alla storia come "il tentato golpe Borghese", il Fronte nazionale aveva organizzato dieci concentramenti. Il più importante ebbe luogo a Roma, nella palestra dei paracadutisti dove, in attesa dell'"Ora X" venne proiettato il film: "Berlino: dramma di un popolo".
Borghese aveva a Trieste un proprio uomo di fiducia, Carmelo Urso, ex capitano nella Repubblica sociale imprigionato al Coroneo come criminale di guerra, poi liberato e per un paio d'anni commissario della federazione triestina del Movimento sociale. Durante gli ultimi anni del Tlt molte armi provenienti dall'Italia erano giunte a Trieste nascoste dentro autolettighe della Croce rossa. Dopo il '54 Urso sarebbe stato l'unico a non riconsegnarle. Ma Borghese, tramite Urso, aveva anche agganci dentro la questura e si preoccupava affinché le indagini sui neofascisti triestini finissero in mano a questi uomini. Da tempo inoltre aveva rifornito di radio ricetrasmittenti gli aderenti al gruppo Gest formato dagli speleologi che andavano a recuperare i cadaveri degli infoibati, e che venne poi sciolto d'autorità.
Quando Urso dà a Ugo Fabbri, triestino di Ordine nuovo, l'incarico di organizzare su scala locale il corpo dei Volontari nazionali, cioè il servizio d'ordine del partito, si associano un centinaio di ceffi, tra i quali Gino "Cugno" che fu poi l'assassino dell'assessore Cecchini, decisi a dare la spallata finale al regime democratico. Del resto il principe Borghese era stato chiaro: nell'aprile '49, alla conclusione del processo che lo condannava a 12 anni per collaborazionismo, ma lo rimetteva in libertà per meriti militari e per effetto dell'amnistia, indirizzò un appello a tutti i commilitoni: "Essere pronti alla chiamata, quando la nostra Italia ci chiamerà".
La Decima Mas nella Venezia Giulia dove operò per tre mesi, dipese dal Comando delle Ss anche se per un certo spirito d'autonomia ebbe non pochi problemi con Salò e con gli stessi tedeschi. Nell'immediato dopoguerra uomini di Borghese furono reclutati dai servizi segreti americani in funzione anticomunista per costituire il primo nucleo di "Stay behind". Non era forse simbolo della Decima, il "gladio"?
s.m.

11 marzo 2003 - MITROKHIN:FRAGALA', HO CHIESTO 62 FASCICOLI SISMI SU SOKOLOV
ANSA:
"Chiedendo al Colonnello Moretti, nel corso di una seduta della Commissione Mitrokhin, se avesse mai trattato il caso Sokolov, Moretti ha risposto affermativamente, precisando di essersene occupato durante il suo incarico al controspionaggio, durato dal 1997 al 2001".
Enzo Fragala' (An) annuncia, dopo l'audizione di oggi dell'ufficiale del Sismi di aver chiesto al Sismi l'acquisizione dei 62 fascicoli Sismi dedicati al presunto agente del Kgb.
"Questo conferma il ruolo inquietante avuto da un ufficiale del Kgb che il 16 marzo aveva gia' pronto un invito autografo di Moro per partecipare alla votazione di nomina del governo. Alla luce di tutto cio', e con profonda meraviglia in relazione al fatto che Moretti non fosse a conoscenza dei 62 fascicoli del Sismi riguardanti Sokolov, ho chiesto alla Commissione di acquisire i fascicoli stessi. Chiedero' inoltre alla Presidenza della Commissione Mitrokhin di audire Giulietto Chiesa, che subito dopo il caso Moro intervisto' Sokolov, e, se possibile, lo stesso Sokolov".

12 marzo 2003 - COMMISSIONE MITROKHIN: COL. MORETTI
"La Gazzetta del sud"
IL COLONNELLO MORETTI ALLA COMMISSIONE MITROKHIN
Trascurate le schede relative a Cossutta, De Martino, Macaluso e Gawronski
Il Sismi non indagò sui politici
ROMA - Armando Cossutta, Francesco De Martino, Emanuele Macaluso e Jas Gawronski. Il colonnello del Sismi Alfredo Moretti ricevette 24 schede del dossier Mitrokhin, ma "il direttore del servizio mi disse di escludere dagli accertamenti tutti i politici in carica". "Guardando l'elenco ricevuto - ha detto alla commissione parlamentare di inchiesta il colonnello Moretti - a me risultavano politici Cossutta Armando, De Martino Francesco, Macaluso Emanuele (anche se non era un politico in carica) e Gawronski Jas". Alla domanda di Guzzanti se Gawronski allora era già un politico, Moretti risponde: "Se ricordo bene, era già un deputato europeo". Moretti ha detto anche che ricevette la disposizione "di fare accertamenti statici (ad esempio gli archivi ndr. ) e non attività aggressive (pedinamenti ndr .). Laddove si trattasse di politici in carica, non fare nessun tipo di accertamento". "Chiedendo al colonnello Moretti se avesse mai trattato il caso Sokolov, Moretti ha risposto affermativamente, precisando di essersene occupato durante il suo incarico al controspionaggio, durato dal 1997 al 2001". Enzo Fragalà (An) annuncia, dopo l'audizione dell'ufficiale del Sismi di aver chiesto al Sismi l'acquisizione dei 62 fascicoli Sismi dedicati al presunto agente del Kgb. "Chiederò inoltre - ha detto Fragalà - alla presidenza della Commissione Mitrokhin di audire Giulietto Chiesa, che subito dopo il caso Moro intervistò Sokolov, e, se possibile, lo stesso Sokolov". Il ministro del Bilancio socialista Antonio Giolitti non aveva "il visto di segretezza Nato", così Andreotti e Moro riuscirono ad impedire che lui partecipasse alla riunione di Parigi. Lo rivela il senatore a vita Giulio Andreotti, allora ministro della Difesa. I fatti risalgono al primo governo Moro che rimase in carica dal dicembre 1963 al giugno 1964. Ieri in Commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier Mitrokhin Giulio Andreotti ha detto: "Avemmo un caso clamoroso, non bello come italiano. Quando ci fu il primo governo di centrosinistra con i ministri socialisti avemmo un inconveniente: il ministro del Bilancio Giolitti non aveva il visto di segretezza Nato. Avevamo una riunione a Parigi ed era prevista la partecipazione dei ministri degli Esteri, della Difesa e del Bilancio. Trovammo il modo: proposi al presidente del Consiglio (Moro ndr. ) che quell'anno andasse solo il ministro degli Esteri (Saragat ndr. ). Non andai nemmeno io che ero il ministro della Difesa, dicendo che dovevamo occuparci di problemi interni. Poi la cosa si superò". Andreotti non dice come la cosa si superò. Nel secondo governo Moro che rimase in carica dal luglio 1964 al gennaio 1966 il ministro del Bilancio non era più Antonio Giolitti. Lo sostituì Giovanni Pieraccini. Saragat rimase agli Esteri fino al dicembre 1964, poi prese l'interim Moro.

16 marzo 2003 - CASO MORO E NON SOLO: PARLA NINO ARCONTE, IL GLADIATORE G-71
"Oggi 7"
Il Gladiatore e il caso Moro - G71, ultima missione
(di Stefano Vaccara)
Il caso Moro 25 anni dopo: quando la verita'?
Italia: spiega questo documento
PER il 25esimo anniversario del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, avvenuto a Roma il 16 marzo 1978, il settimanale "Famiglia Cristiana" pubblica un servizio sul documento di Antonino Arconte, un uomo che da tempo sostiene di essere l' ex "gladiatore" G-71. I nostri lettori conoscono già sia la storia di Arconte che del documento. Sulla prima pagina del magazine Oggi7 infatti, pubblicammo un' intervista al gladiatore "G-71" già nel luglio del 1998 e poi, il 21 aprile di un anno fa, pubblicammo un altra intervista con Arconte e il famoso documento del ministero della Difesa, "Sezione militare della marina", datato 2 marzo 1978, e in cui si fa riferimento al rapimento Moro: cioè ben 14 giorni prima che il sequestro avvenisse.
Pochi giorni prima del rapimento Moro, Arconte dice che era stato inviato in missione segreta in Libano per consegnare a G-219 (che sarebbe il col. Mario Ferraro, il funzionario del Sismi trovato misteriosamente impiccato nella sua casa nel luglio 1995) un ordine di servizio che chiedeva di prendere contatto con organizzazioni terroristiche mediorientali allo scopo di "ottenere collaborazione e informazioni utili alla liberazione dell 'onorevole Aldo Moro". Secondo Arconte il documento sarebbe stato consegnato a Ferraro il 12 marzo 1978, 4 giorni prima del rapimento Moro. "Famiglia Cristiana", "Primo Piano" del Tg3 e il quotidiano "Liberazione" si sono rivolti alla dottoressa Maria Gabella, che "fa parte del ristretto gruppo di studiosi italiani in grado di indagare su tracce e documenti", per una perizia sull' autenticità del documento. Arconte ha prelevato un campione dell' originale, consegnato alla dottoressa Gabella con altri documenti ufficiali del ministero della Difesa, datati anni Sessanta e Settanta. E il perito ha detto che "Il campione è compatibile con l' epoca dei documenti di raffronto" e che "non è un manufatto dozzinale; se falso, è opera di esperti".
Per "Famiglia Cristiana" e anche per noi, se il documento è vero, è clamoroso; se è falso, chi l'ha fatto e a che scopo?
Quando un anno fa cominciò ad apparire, solo su alcuni giornali (tra cui America Oggi) il documento fornito da Arconte, il senatore Giulio Andreotti (che durante il rapimento Moro era il capo del governo) fece una interpellanza al Ministero della Difesa dove in sostanza chiedeva chiarimenti su questo documento, di accertare al più presto possibile se si trattasse di un falso (e allora chi avebbe l'interesse a riprodurlo?) o di un originale, con le gravissime conseguenze per l'onore del nostro paese. Quando arriverà dalle autorità competenti una risposta?

*****

CON Nino Arconte ormai ci teniamo in contatto da 5 anni. G71 (Gladiatore, anno di addestramento 1971) lo avevamo incontrato nel '98 a New York. Ci aveva mostrato decine di documenti, ci aveva detto quello che aveva finito di dire all'Fbi, cioè la sua storia di appartenente ai servizi militari segreti italiani, un soldato poi "cancellato" dallo Stato italiano. Dopo decine di missioni all'estero, secondo il governo italiano G71 non era mai esistito. Nel '98 Arconte, che allora aveva 44 anni, sposato e padre di un bambino (ora ha anche una figlia), dopo aver visto molti sei suoi commilitoni sparire in circostanze "strane" ("suicidati" ci disse) temeva per la sua incolumità e per quella della sua famiglia ed era venuto negli Usa per chiedere asilo politico e consegnare dei documenti alle Nazioni Unite. Poi, prima di tornare in Italia, decise di raccontare la sua storia al giornale dgli italiani in America: "Credo che il mio sito internet e l'articolo su America Oggi mi abbiano salvato la vita" scrisse poi.

Nel '98 Arconte ci disse che l'Italia aveva cancellato i gladiatori come lui "per coprire i suoi misteri". In quella lunga prima intervista, Arconte toccò anche "la madre di tutti i misteri", il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro, descrivendoci un'ombra lunga del Kgb che avrebbe manipolato le Brigate Rosse. Però non andò oltre, G71 allora non ci descrisse quello che dirà dopo su una missione a Beirut e non ci mostrò quel documento segreto intestato dal Ministero della Difesa che invece apparirà circa due anni dopo e che finalmente sembra svegliare una parte della stampa italiana che comincia a prestare attenzione alla vicenda.

Quando pubblicammo la sua storia, mettemmo in guardia i lettori e mantenemmo una certa dose di scetticismo. Era veramente un gladiatore Arconte? E se non lo era, chi lo aveva mandato? Ma dopo ci sembrò molto strano quel silenzio assordante, che in parte continua.Ora qualcosa si muove eppure si sente ancora la forza di chi si oppone ad ogni tentativo di chiarire un pezzo fondamentale della storia repubblicana.
Allora, la perizia è stata positiva, il documento é stato ritenuto "compatibile" con il 1978. Ma perché ci hanno messo tutto questo tempo? Su Oggi7 avevamo pubblicato il documento il 21 aprile 2002, perché si è dovuto aspettare un altro anno per sapere che è "compatibile"?
"I tuoi colleghi giornalisti che hanno sollecitato il laboratorio, mi dicono che c'è stato un incidente che ha portato via due mesi, ma la perizia non è ancora del tutto conclusa. Nella trasmissione di Rai 3 Primo Piano (di mercoledi sera, ndr) la perita ha detto che procede ancora con altri reagenti. Cosa che interessa sopratutto me, perchè finchè non ha completato tutte le analisi sugli altri pezzi non potrò avere la mia copia. In Italia, per questo genere di cose, gli anni volano! Il laboratorio esegue perizie anche per i Tribunali, è credibile che aveva troppo lavoro, ma ci ha spiegato che per ogni reagente i campioni che preleva devono restare in posa almeno venti giorni ciascuno ed erano parecchi! Posso anche ipotizzare che si sia usciti d'urgenza, vista l'intervista di Pino Scaccia per lo speciale di Rai 1 che andrà in onda domenica 16 (questa sera), sulla strage di via Fani, nonostante non fossero stati ancora pronti per evitare di arrivare secondi, dopo tutta questa attesa".

Nella trasmissione Primo Piano, è stato anche intervistato l'ex ministro e presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che ha giudicato il tuo documento un falso. Cossiga ha detto che sa riconoscere bene certi documenti. Cosa rispondi?
"Riguardo al Senatore Cossiga, non devo rispondere io, ma il perito e mi pare che lo abbia già fatto, il resto con la conclusione degli esami peritali. In ogni caso, proprio da quell'intervista mi pare evidente che è vero il contrario, non sa riconoscere certi documenti perchè non li ha mai visti, altrimenti avrebbe riconosciuto che il documento che non proveniva da me, ma dai Comsubin, riguardante l'operazione "Rescue Imperator" era datato 9 febbraio 1978 ed aveva esattamente lo stesso tipo di carta e intestazione di tutti gli altri che hai visto nel CD indirizzati ad Antonino Arconte G- 71 V0 155 M , come le cartoline di mobitazione del Ministero della Difesa.Ancora nessuno ha chiesto al sig. Gironda (ex portavoce di Gladio, ndr)l'esibizione di documenti atti a provare che egli abbia fatto parte - prima delle dichiarazioni di Andreotti e Cossiga datate 1991- dell'organizzazione Gladio - che tra l'altro preciso, era un Organizzazione di controspionaggio e non l'operazione come l'ha definita lo stesso Gironda ".

Il senatore Andreotti intanto ha fatto ormai quasi un anno fa una interrogazione al ministro della Difesa in cui chiede se il documento su Moro sia vero o falso. Su una questione dove ci va di mezzo l'onore dell'Italia, non dovrebbe essere difficile per il ministero appurarlo una volta per tutte, ma non risulta che abbia risposto. Secondo te perché?
"Esatto, un'osservazione attenta e intelligente la tua, ma sai da quanto tempo le massime istituzioni nazionali ed Europee sono in possesso di quei documenti? Esattamente dal 23 luglio 1993! Anche il sen. Cossiga, come si vede dal CD Rom allegato al mio libro, nelle raccomandate AR di cui pubblico la ricevuta di ritorno (anche a firma "AUTENTICA" del sen. Cossiga). Io, del resto, l'onore dell'Italia semmai lo difendo, non siamo stati certo noi ad offenderlo, considerato che per difenderlo siamo tutti morti meno un paio! Io, sai bene, che sto conducendo una guerra legale per i miei diritti e per la verità, non certo partecipando a pettegolezzi e sciocchezzai. L'attuale Ministro, del resto, cosa può saperne di fatti accaduti trenta, venticinque, venti anni orsono? Il Ministro Mattarella, in carica nel 2000, aveva risposto facendo quella figuraccia e sentendosi dare del bugiardo dai senatori interroganti, perchè smentito da altri documenti, sempre originali e autentici in mio possesso".

Ad un certo punto, quando eri stato "cancellato", hai scritto a Craxi e dici che fu l'unico dei politici a risponderti. E' vero che ti disse di tacere per non mettere in pericolo la sicurezza dello Stato?
"Certo, ma non solo a me, all'epoca della prima richiesta di silenzio ci presentammo a lui di persona e ci convinse a seguire il suo consiglio, ma perchè si era impegnato a regolarizzare la nostra situazione. Era ancora Presidente del Consiglio; pochi mesi dopo cadde il suo governo e attendemmo invano. La lettera è successiva, quando protestai per iscritto personalmente presso di lui, e ripetè le cose che hai letto nel libro anche a Tano ed a Franz (due commilitoni di G71, ndr), ma ormai era troppo tardi anche per Craxi!"

Ferraro, Giovannone, tutti i protagonisti della vicenda di questo documento muoiono in circostanze sospette. Tu invece sei vivo e da alcuni anni parli. Ti senti ancora in pericolo? E a chi converebbe che tu tenessi per sempre la bocca chiusa?
"Esattamente a quelli che hanno tentato di tutto per screditarmi, ed ancora ci provano. Se la storia d'Italia è ancora avvolta dai misteri è perchè sono troppi e troppo potenti quelli che vogliono restare impuniti. Ma io non accuso nessuno, come sai bene, ho solo creduto che i fatti accaduti a noi tutti erano da identificarsi con le ipotesi formulate durante i corsi di addestramento, trent'anni fa, ed in quel caso avrei dovuto rendere noto l'accaduto con ogni mezzo possibile ed è quello che ho fatto. Considero il mio libro la mia Ultima Missione compiuta e, come sai, sto occupandomi delle cause per il riconoscimento dei miei diritti, sia a Strasburgo, dove ne ho già vinte quattro e non certo perchè non ho documentazione probatoria a riprova di quanto affermo! E l'ultima, ancora in corso, quella per la persecuzione che ho subito a causa del mio essere testimone di fatti che interessano la storia del mio paese, oltre che la mia personale, conto di vincerla entro quest'anno".

Quando vedesti nel 1978 quel documento in Libano, nella cabina di una nave, prima di consegnarlo avevi capito di che si trattava? Ma perché i tuoi superiori mandavano un documento del genere e in quel modo? Perché con G-219 non tentaste di fare qualcosa per impedire il rapimento Moro? Hai dei rimorsi per quello che avresti potuto fare per salvare Moro e gli uomini della sua scorta?
"Niente, per me non era niente e non significava niente, non sapevo nemmeno chi fosse in quel momento l'On. Moro: ero un giovane militare che si limitava ad eseguire gli ordini ricevuti.Quel documento viaggiava in quel modo perchè quello era il modo più sicuro di trasmettere ordini riservati e supersegreti in zone di guerra come era il Libano del marzo 1978.C'era appena stata una tregua, ma si sparava lo stesso dappertutto e attraversare la città non era facile. Inoltre, l'aereoporto era in mano Musulmana ed ai controlli un plico sigillato di quelle dimensioni non sarebbe passato inosservato. Non conteneva solo quell'Ordinanza, ma anche altri documenti, per esempio cinque passaporti senza fotografia ma già completati e pronti all'uso e circolari per le nostre stazioni del medioriente e nordafrica. Chi avrebbe potuto correre un rischio del genere sapendo che poteva essere fucilato? Le navi, come detto nel libro, erano il mezzo più sicuro ed era anche più facile incontrarci senza dare nell'occhio e imbarcare anche persone da esfiltrare da zone come Beirut, o Tripoli e Bengasi per esempio o la Romania di Ceausescu. Come si sarebbe potuto fare un lavoro simile, con i Jet Executive di James Bond? Sono bei film, ma la realtà è un'altra cosa e quella era la realtà della guerra fredda, quella vera, non quella di Hollywood! G-219, a cui xconsegnai il documento, probabilmente, come me, non capì nemmeno di che si trattava, siamo stati assieme pochi minuti e poi ci siamo rivisti di nuovo, una sola volta, per andare a Tartus in Siria, ma Aldo Moro qui non c'entrava più nulla. Sono certo, invece, che G-216, che poi vengo a sapere che si trattava di Stefano d'Arabia, alias Giovannone, comprese allora tutto e dovette avvertire l'On. Moro di cui aveva la fiducia, altrimenti perchè proprio Moro poi, dalla prigionia ha richiesto espressamente che fosse fatto rientrare Giovannone? Si era ricordato di quel che gli fu detto? Solo un ipotesi la mia, ma molto attendibile viste le risultanze. Del resto anche Labruna, mio diretto superiore, aveva scoperto il covo di via Gradoli e ne aveva informato ufficialmente il Ministero. Di questo hanno prodotto prove inconfutabili anche a Primo Piano e non certo provenienti da me. Cosa ha fatto il Ministero? Niente! Cosa mai avremmmo potuto fare noi, non dico io, che compresi queste cose solo pochi anni fa, cercando di capire perchè ero perseguitato così e cancellato, bensì chi aveva il grado e le competenze per capire, se non avvertire e cercare di prevenire? Il compito di un organizzazione di controspionaggio è proprio quella di conoscere, prima che avvengano, gli eventi ostili, non certo leggerli sui giornali per poi farci le relazioni dei servizi segreti. Nel mio libro hai letto che Moro, poco prima della strage di via Fani, richiese un'autoblindata, dichiarata sul "Tempo" di Roma come notizia certa e non contestata da nessuno. Come mai la chiese se nessuno l'aveva avvertito? L'autoblindata avrebbe reso inutile l'agguato di via Fani. Giovannone? Fu perseguitato dalla magistratura ed arrestato persino ben due volte, prima di morire in quell'incidente del luglio 1985, la stessa cosa dicasi di Ferraro che una prima volta si convinse che il viaggio a Beirut del febbraio 1986 doveva essere una trappola alla quale sfuggì. Ma anche lui subì azioni giudiziarie prima di "suicidarsi". Io ho scelto di citare lo Stato davanti alle massime istanze nazionali e Europee e di rendere noto l'accaduto e sono ancora quì!"
Chi uccise secondo te Moro? Le Brigate rosse?
"Naturalmente, ma erano infiltrate dai servizi segreti sovietici ed alla strage di via Fani parteciparono uomini ben addestrati come solo il KGB poteva fare. Le auto usate per l'agguato erano diplomatiche, dell'ambasciata del Venezuela e lo Sciacallo, che in uno di quelle circolari del 2 marzo doveva essere intercettato, (la trovi nel CD Rom), era all'anagrafe Carlos Iljc Mendez ,Venezuelano e terrorista agli ordini di Mosca e del Direttorato del KGB di Tripoli, dove aveva un rifugio ben protetto. Il cappello da pilota Alitalia? e se il Trasformista Carlos, nonostante la nostra caccia, fosse arrivato in Italia travestito da pilota civile? Era abilissimo in questo, ed era un Terrorista Rosso anche lui molto più rosso di Curcio e compagni. Offriva, inoltre, garanzia del successo dell'azione ti immagini se l'agguato fosse fallito? Una vera tragedia per "Loro" non se lo potevano permettere. Chi depista dalla verità lascia intravvedere il coinvolgimento della CIA perchè ha paura che si scopra il vero coinvolgimento. Si tratterebbe di tradimento, perchè il KGB era una potenza nemica durante la guerra fredda. Mi spiego?"

Ora a sparare ed uccidere sono le nuove Brigate rosse dei comuisti combattenti. Come giudichi questo fenomeno terrorista, vedi punti in comune con il precedente?
"Naturalmente, ma ti rimando al libro perchè, come sai, è una storia lunga. A usare il terrorismo, in Italia e nel mondo, oggi come ieri, sono quanti vogliono pilotare in questo modo la politica. Ne hai molti esempi anche recenti. In Italia, coloro che hanno la possibilità di infiltrare Blak Blok ed agitatori nei cortei pacifisti o No Global sono gli stessi che ieri finanziavano ed addestravano le BR e gli altri gruppi terroristici, persino IRA ed Eta... sono forse stati scoperti e perseguiti? Gli si è forse fatta una guerra per liberare il mondo dalla loro presenza malefica? Come sai, chi ha fatto strage tra la nostra gente, non è mai stato disturbato nemmeno da un avviso di garanzia e troppi nostri politici hanno intrattenuto rapporti d'affari ed ancora li intrattengono. Insomma, non posso andare oltre e restare breve, ma tutto questo, lo ricordo anche ai tuoi lettori, è scritto ben chiaro sul sito Errore. Riferimento a collegamento ipertestuale non valido. e nel libro L'Ultima Missione. Quello che ha subito l'America l'11 Settembre, l'Italia lo ha subito negli anni di cui parlo, gli anni di piombo, ma noi non abbiamo potuto avere giustizia ed anche il perchè lo spiego nel libro! Oggi di nuovo non c'è nulla, nemmeno le BR alleate della masse Islamiche, (come dichiara la Brigatista Lioce nel suo comunicato). Non ti ricorda quello che hai letto nel mio libro due anni fa?"

Da pochi mesi é stata istituita la commissione d'inchiesta sull'affare Mitrokhin col compito di indagare sulla rete di spie del Kgb in Italia. Tu parlasti di agenti del Kgb in Italia ancora operativi nella nostra intervista del '98, proprio alla vigilia dello scoppio dell'affare Mitrokhin. Ti riferivi per caso alle spie poi rivelate da Mitrokin? E a che cosa può servire oggi una commissione del genere?
"Si e no, non mi riferivo alle spie rivelate da Mitrokhin, benchè avevo già saputo da un amico inglese che si stava recando a Mosca per aiutare l'archivista a disertare, e perchè sapevo che ce n'erano tante, ma non avevo letto nulla di esse. Mi riferivo, invece a quelle vere e potenti, ancora attive perchè mai scoperte e ben inserite nelle nostre istituzioni. Quelle che ci portano a sentire sui giornali "servizi deviati", invece che spie e traditori scoperti e arrestati, come è successo anche in America qualche volta. Quelle che creano i polveroni dietro cui si nascondono tutte, come piovre nel loro inchiostro, e che hanno fatto stragi tra la nostra gente, organizzando il terrorismo e la disinformazione ed ancora continuano. Quelle che fanno dichiarazioni pubbliche e che sembrano leggere le stesse circolari che leggono i Brigatisti che assassinarono Aldo Moro. Quelle che scrivono i comunicati delle BR via email partite da uffici pubblici, come aveva scoperto Landi, suicidato in ginocchio sul suo sofà, ad Aprile scorso. Parlo di chi ha organizzato la persecuzione mia e dei miei commilitoni e superiori. Parlo di quello che sentirai nella video cassetta che ti ho mandato e che spero ti aiuterà a capire di cosa parlo. La Commissione Mitrokhin? Le intenzioni erano buone, alcuni hanno acquistato il mio libro e lo hanno letto con attenzione. Ad essi ho inviato anche la video cassetta per collaborare alla verità, ma ancora non sapevo chi ne faceva parte. Pensa che ci sono anche magistrati del porto delle nebbie, proprio di quelli che mi hanno spinto a cercare asilo in America dalle "Loro" persecuzioni. La Commissione Mitrokhin è ormai presidiata, potrà fare solo quello che ha fatto la Commissione stragi: niente! Io, comunque, ho fatto volentieri il mio dovere anche con loro, se non altro per la stima che ho dei membri in buona fede, a cui ho indirizzato le documentazioni "autentiche" per aiutarli a capire che la rete del KGB in Italia non la trovano nel dossier Mitrokhin, li c'è solo quello che ormai è vecchio e inutile ...gli altri sono in commissione e tutt'intorno.
Ma ci sarà comunque qualcuno che cercherà di fare piena luce sul terrore in Italia e già questo vale la pena che ci sia. Non per condannare nessuno, ormai dopo tanti anni, ma perchè chi non capisce la propria storia è condannato a riviverla, come i singoli così le nazioni e l'Italia sembra dover rivivere gli anni di piombo. Speriamo di no!"

Da gladiatore eri stato impegnato soprattutto all'estero, conosci bene il Medio Oriente. Quale poteva essere, secondo te, il vero obiettivo di un attacco terroristico come quello dell'11 settembre? E la Guerra contro l'Iraq cosa c'entra con Al Qaeda e Bin Laden?
"Ti ricordo che la matrice mesopotamica dell'attentato dell'11 settembre l'ho dichiarata in una intervista al mesile GQ-Italia anche fornendo particolari all'epoca del settembre 2001 sconosciuti ai più, essa si trova nel libro L'Ultima Missione e sei certamente autorizzato a rileggertelo per estrarne tutte le informazioni sulla setta degli hashashin, vero e antico nome della setta Al Qaeda. Sarebbe troppo lungo ripeterti qui quelle dichiarazioni. In breve accenno posso ricordarti che gli attentati dell'11 settembre sono conseguenza dell'errore della CIA dell'estate del '99, quando tentarono di organizzare un modulo "Guerra del Pane" in Iraq, per destituire Saddam Hussein, come noi facemmo con Ben Bourghiba in Tunisia. Nel Giugno del '98 avevo lasciato ampia documentazione di questo modulo e di come attuarlo con successo. Certo dire di essere stato malamente plagiato da persone che, peraltro, avrebbero potuto chiedermi una consulenza, che non avrei certo rifiutato, poteva suonare stonato o una fanfaronata, ma io che amo la verità l'ho scritta a novembre 2001 nel mio Libro e l'ho anche documentata, dopo averla dichiarata a GQ due mesi prima. Ora, alla luce di quanto accaduto al Gen. Powel ed a quanto gli Americani hanno appurato sull'inadeguatezza dei propri servizi di sicurezza, forse sembra meno assurdo ritenere che con quel fallimento, costato 150 milioni di dollari ai contribuenti USA, si sia mostrato il tallone d'Achille al nemico giurato degli Stati Uniti ...i propri servizi di sicurezza! Ed è lì che ha colpito ...Ora, come ho detto e ripeto, si sarebbero potute fare tante cose per evitare di arrivare a questo punto e nell'Ultima Missione spiego anche cosa si può ancora fare per migliorare davvero la sicurezza Americana, ma non si può tornare indietro e credo che quello che sta facendo l'amministrazione USA sia l'unica cosa possibile per evitare che la politica americana sia condizionata dai terroristi.
Si, perchè, come in Italia si era riusciti a condizionare la politica, persino l'elezione di funzionari pubblici a suon di bombe (ed ancora e così) chi usa il terrorismo, sempre e comunque, lo fa per pilotare le scelte politiche e se l'America avesse ceduto sarebbe stata governata dai Tiranni.
Quello che sto vedendo fare dal Presidente Bush è esattamente la cosa giusta da fare arrivati a questo punto ...
Non c'è alcuna differenza tra Al Qaeda e tutte le altre sette di terrorismo Islamico, sono tutte guidate dalle stesse menti criminali, le sette Ariane di cui hai letto nel libro ed anche Saddam, come ormai è di dominio pubblico, è un Ariano. La setta degli Arii, uno dei tanti nomi occulti della setta degli Hashashin, su cui facemmo inchieste negli anni '70 ed '80. Ma dopo l'Iraq ci sono altre fortezze in mano alla stessa setta, io le conosco dall'epoca del SID, ha ragione chi l'ha chiamata "Enduring Freedom", è proprio così, spero che l'America ce la faccia. Io avevo cercato di avvertire, come sai, ma è andata diversamente. Ave".