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I clamorosi errori nella relazione di una srl irlandese con 10 mila euro di capitale: il Comune va in Procura di LORENZO TONDO Uno studio di 36 pagine, ricco di grafici e numeri,
ma anche di sviste e omissioni, che il Comune di Sciacca manderà
sul tavolo della magistratura.
Di Giovanna, esperto di geotecnica con un passato nella
Saipem, membro dell´associazione L´Altra Sciacca e portavoce
del comitato “No alla Piattaforma”,
Il mistero è presto svelato. Il paragrafo in questione è infatti identico ad un´altra indagine, realizzata nel marzo del 2008 sul Plateau Hybleo, anche questo oggetto di prospezione petrolifera. E ancora, a pagina 36 la Peal Petroleum sostiene che il «traffico marittimo per le motonavi di appoggio… sarà limitato ad un passaggio giornaliero da e verso il porto d´approdo più vicino, presumibilmente quello di Ancona». «È un copia e incolla scandaloso – afferma l´assessore Gianfranco Vecchio – La Peal non ha realizzato lo studio sul nostro territorio. Cosa c´entra Sciacca con il Mar Adriatico?». Il geologo Luigi Albanesi, coordinatore dell´analisi ambientale della Peal, parla di «studio propedeutico», realizzato con un approccio bibliografico e afferma che il «ministero dell´Ambiente non pretende che gli studi vengano fatti sul luogo». È però un fatto che a circa 26 miglia nautiche dalla costa di Sciacca e a 39 da Pantelleria, sorga un grosso isolotto di roccia lavica che sfiora la superficie a circa 6 metri di profondità. Lo eruttò la terra nel 1831 dando vita all´isola Ferdinandea, una delle tante bocche vulcaniche di un massiccio complesso sottomarino. Lo ha scoperto Mimmo Macaluso, che avverte: «Quella zona è un campo minato. A pochi chilometri da Sciacca, lo scorso agosto si è verificata l´esplosione di una sacca di metano proprio nell´area oggetto di ricerca. Immaginate se ci fosse stata una piattaforma». Dei rischi sismici e vulcanici, nello studio della Peal, non c´è traccia. Di Giovanna, allarmato, avverte Filippo Bellanca, presidente del Consiglio comunale di Sciacca. I tempi stringono. La documentazione della San Leon è stata depositata con circa 20 giorni di ritardo, lasciando alle autorità due settimane per le dovute osservazioni. Bellanca convoca una seduta straordinaria, coordinando gli altri due Comuni interessati, Menfi e Castelvetrano. «Non sapevano nulla dei progetti della San Leon sulle loro coste – dice Bellanca – Anche le istituzioni provinciali ne erano all´oscuro». «Ci stanno svendendo per 10.000 euro – afferma il sindaco di Sciacca Vito Bono – stanno regalando le nostre acque a una società che vale meno di una gelateria». I dati della Camera di Commercio confermano l´irrisorio capitale della San Leon, che fino ad oggi risulta inattiva. Il consiglio di amministrazione è composto da tre irlandesi, un americano e un inglese. Paul James Sullivan, William Artur Philip Thompson III, Charles McEvoy, Oisin Fanning. Hanno tutti domicilio nello stesso numero civico, il 93 di Via Rubichi, a Monteroni, un paesino di 14mila anime in provincia di Lecce. L´amministratore delegato è Finbarr Bryant, responsabile legale di un´altra società, la Petroceltic Elsa, che ha già ottenuto delle concessioni per le ricerche nell´Adriatico, dove il Wwf, per bocca di Fabrizia Arduini, ha denunciato le stesse irregolarità presenti nelle carte siciliane. Anche in questo caso lo studio è stato realizzato dalla Peal. Tra i documenti, spunta il numero di una sede romana.
Risponde Mario Tozzi (omonimo del più celebre geologo italiano)
che nega di lavorare per
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FONTE: MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO Dipartimento della competitività Direzione generaleper l'energia e le risorse minerarie ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e geotermia http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/52-3/52-3.pdf Istanza di permesso di ricerca d352/d353/d354 (C.R -.SL) Richiedente: Società SAN LEON ENERGY Monteroni di Lecce (LE), Via Rubichi, 93. Data di presentazione dell istanza: 21 febbraio 2008. |
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