Dimissioni Papa,
le ‘profezie’. L’Osservatore: ‘Già decise da molti mesi’
Il quotidiano di Città del Vaticano scrive
che la scelta di Benedetto XVI è arrivata "dopo il viaggio in Messico
e a Cuba (dal 23 al 28 marzo 2012, ndr)". Più di un anno fa, inoltre,
sul Fatto e su Libero, erano emerse altre notizie che avevano preannunciato
la fine del suo pontificato. Ipotesi poi confermata anche dal vescovo di
Ivrea, Luigi Bettazzi
Fonte: Il
Fatto Quotidiano 11 febbraio 2013
Per il portavoce vaticano padre
Federico Lombardi, le dimissioni del Papa sono state una “sorpresa”.
Ma l’Osservatore romano, quotidiano della Santa Sede, scrive al contrario
che “la decisione del Pontefice è stata presa da molti mesi”. Più
esattamente “dopo il viaggio in Messico e a Cuba (dal 23 al 28 marzo 2012,
ndr) in un riserbo che nessuno ha potuto infrangere, avendo ‘ripetutamente
esaminato’ la propria coscienza ‘davanti a Dio‘, a causa dell’avanzare
dell’età”. Il direttore del quotidiano Gian Maria Vian sottolinea
che si tratta di una”decisione umanamente e spiritualmente esemplare, nella
piena maturità di un pontificato che, fin dal suo inizio e per quasi
otto anni, giorno per giorno, non ha smesso di stupire e che certo lascerà
una traccia profonda nella storia. Quella storia che il Papa legge con
fiducia nel segno del futuro di Dio”. Quello di oggi, prosegue, “è
un avvenimento senza precedenti, e che di conseguenza ha subito fatto il
giro del mondo” anche alla luce della consapevolezza “che il cardinale
Ratzinger non ha in alcun modo cercato l’elezione al pontificato, una delle
più rapide nella storia, e che l’ha accettata con la semplicità
propria di chi davvero affida la propria vita a Dio”. Ma l’Osservatore
romano non è l’unico a spiegare che la decisione risale a molti
mesi fa.
Il Fatto Quotidiano: “12 mesi da vivere” – A febbraio
2012 Il Fatto quotidiano aveva riportato il contenuto
di un appunto anonimo consegnato a gennaio 2011 dal cardinale Castrillòn
alla segreteria di Stato e al segretario del Papa, che riferiva quanto
detto dal cardinale Romeo, arcivescovo di Palermo, nel novembre 2011 durante
alcuni colloqui in Cina. “Sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione,
il Cardinale Romeo ha annunciato, che il Santo Padre avrebbe solo altri
12 mesi da vivere“, si legge. Un riferimento al tempo che rimane “da vivere”
che forse è da intendersi in senso figurato, ovvero in relazione
al periodo che Benedetto VXI avrebbe ancora occupato sul trono pontificio.
“Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente
informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza,
che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in
programma un attentato contro il Santo Padre”. Gli interlocutori cinesi
probabilmente hanno frainteso il messaggio e “hanno pensato, con spavento,
che sia in programma un attentato contro il Papa”. Tra i nomi dei successori
c’era anche quello di Angelo Scola, ma all’epoca queste parole erano considerate
da Lombardi “talmente incredibili” da non poter essere commentate.
Romeo dopo l’annuncio delle dimissioni:
“Il documento del Fatto? Farneticazioni” – Alla luce di quel documento
e delle dimissioni annunciate da Benedetto XVI, il cardinale Romeo per
la prima volta ha smentito l’11 febbraio 2013 il contenuto delle “previsioni”
dicendo che ‘la storia pubblicata sulle pagine de Il Fatto Quotidiano era
ed è frutto di farneticazioni mentali: sono solo e soltanto fandonie”
Poi ha aggiunto: “Il documento
pubblicato dal giornale era contraddittorio e inventato totalmente. Del
resto se fosse stato veritiero Papa Benedetto XVI sarebbe dovuto morire
entro 12 mesi, ovvero nel 2012. Sbaglio o siamo nel 2013? Sono dunque tutte
fandonie”. Romeo specifica inoltre che tutti, “non solo ambienti cattolici”,
hanno detto che è “un fatto inventato di sana pianta, una bugia
dei giornali. Una bugia inventata. Non ha senso insistere su una cosa che
non esiste”. Inoltre, visto che la notizia era attribuita a lui, ha tenuto
a precisare: “Se mi reco all’estero lo faccio autorizzato dalla Santa Sede
che informo responsabilmente. Non vado in giro a parlare dei tempi del
pontificato”. Sulla notizia della decisione di Ratzinger ha poi concluso:
“Siamo stupiti e pietrificati. Ma il Santo Padre aveva già anticipato
nelle interviste che se le forze venivano meno era giusto lasciare la Chiesa
in mani più vigorose”.
Dimissioni Papa, le ‘profezie’. L’Osservatore: ‘Già
decise da molti mesi’
Il quotidiano di Città del Vaticano scrive
che la scelta di Benedetto XVI è arrivata "dopo il viaggio in Messico
e a Cuba (dal 23 al 28 marzo 2012, ndr)". Più di un anno fa, inoltre,
sul Fatto e su Libero, erano emerse altre notizie che avevano preannunciato
la fine del suo pontificato. Ipotesi poi confermata anche dal vescovo di
Ivrea, Luigi Bettazzi
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 11 febbraio 2013
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Papa Ratzinger Benedetto XVI
Più informazioni su: Antonio Socci, Benedetto
XVI, Cina, Darío Castrillón Hoyos, Dimissioni Papa, Joseph
Ratzinger, Libero, Palermo, Papa, Vaticano, Vatileaks.
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Per il portavoce vaticano padre Federico Lombardi,
le dimissioni del Papa sono state una “sorpresa”. Ma l’Osservatore romano,
quotidiano della Santa Sede, scrive al contrario che “la decisione del
Pontefice è stata presa da molti mesi”. Più esattamente “dopo
il viaggio in Messico e a Cuba (dal 23 al 28 marzo 2012, ndr) in un riserbo
che nessuno ha potuto infrangere, avendo ‘ripetutamente esaminato’ la propria
coscienza ‘davanti a Dio‘, a causa dell’avanzare dell’età”. Il direttore
del quotidiano Gian Maria Vian sottolinea che si tratta di una”decisione
umanamente e spiritualmente esemplare, nella piena maturità di un
pontificato che, fin dal suo inizio e per quasi otto anni, giorno per giorno,
non ha smesso di stupire e che certo lascerà una traccia profonda
nella storia. Quella storia che il Papa legge con fiducia nel segno del
futuro di Dio”. Quello di oggi, prosegue, “è un avvenimento senza
precedenti, e che di conseguenza ha subito fatto il giro del mondo” anche
alla luce della consapevolezza “che il cardinale Ratzinger non ha in alcun
modo cercato l’elezione al pontificato, una delle più rapide nella
storia, e che l’ha accettata con la semplicità propria di chi davvero
affida la propria vita a Dio”. Ma l’Osservatore romano non è l’unico
a spiegare che la decisione risale a molti mesi fa.
Il Fatto Quotidiano: “12 mesi da vivere” – A febbraio
2012 Il Fatto quotidiano aveva riportato il contenuto di un appunto anonimo
consegnato a gennaio 2011 dal cardinale Castrillòn alla segreteria
di Stato e al segretario del Papa, che riferiva quanto detto dal cardinale
Romeo, arcivescovo di Palermo, nel novembre 2011 durante alcuni colloqui
in Cina. “Sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione, il Cardinale
Romeo ha annunciato, che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere“,
si legge. Un riferimento al tempo che rimane “da vivere” che forse è
da intendersi in senso figurato, ovvero in relazione al periodo che Benedetto
VXI avrebbe ancora occupato sul trono pontificio. “Le dichiarazioni del
Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un
serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori
in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro
il Santo Padre”. Gli interlocutori cinesi probabilmente hanno frainteso
il messaggio e “hanno pensato, con spavento, che sia in programma un attentato
contro il Papa”. Tra i nomi dei successori c’era anche quello di Angelo
Scola, ma all’epoca queste parole erano considerate da Lombardi “talmente
incredibili” da non poter essere commentate.
Romeo dopo l’annuncio delle dimissioni: “Il documento
del Fatto? Farneticazioni” – Alla luce di quel documento e delle dimissioni
annunciate da Benedetto XVI, il cardinale Romeo per la prima volta ha smentito
l’11 febbraio 2013 il contenuto delle “previsioni” dicendo che ‘la storia
pubblicata sulle pagine de Il Fatto Quotidiano era ed è frutto di
farneticazioni mentali: sono solo e soltanto fandonie”. Poi ha aggiunto:
“Il documento pubblicato dal giornale era contraddittorio e inventato totalmente.
Del resto se fosse stato veritiero Papa Benedetto XVI
sarebbe dovuto morire entro 12 mesi, ovvero nel 2012. Sbaglio o siamo nel
2013? Sono dunque tutte fandonie”. Romeo specifica inoltre che tutti, “non
solo ambienti cattolici”, hanno detto che è “un fatto inventato
di sana pianta, una bugia dei giornali. Una bugia inventata. Non ha senso
insistere su una cosa che non esiste”. Inoltre, visto che la notizia era
attribuita a lui, ha tenuto a precisare: “Se mi reco all’estero lo faccio
autorizzato dalla Santa Sede che informo responsabilmente. Non vado in
giro a parlare dei tempi del pontificato”. Sulla notizia della decisione
di Ratzinger ha poi concluso: “Siamo stupiti e pietrificati. Ma il Santo
Padre aveva già anticipato nelle interviste che se le forze venivano
meno era giusto lasciare la Chiesa in mani più vigorose”.
Socci su Libero: “Dimissioni decise
dopo Vatileaks” – Oltre al documento pubblicato dal Fatto, anche il giornalista
Antonio Socci su Libero aveva anticipato la volontà di Ratzinger
di ritirarsi a seguito dello scandalo Vatileaks e delle sue condizioni
di salute. Il 24 settembre 2011 in un’articolo pubblicato sul quotidiano,
prevedeva le dimissioni entro aprile 2012, “allo scoccare dei suoi 85 anni”.
Il suo passo indietro in realtà è avvenuto quasi un anno
dopo, ma Socci, intervistato da Huffington Post Italia, spiega di avere
ricevuto nel 2011 “la notizia da fonti diverse e indipendenti dall’altro.
Quando aveva osservato analiticamente la possibilità delle dimissioni
nel suo libro intervista con Peter Seewald, spiegò che non sarebbero
state comprensibili con la Chiesa nella tempesta. Un mese dopo scoppiò
Vatileaks. Probabilmente non ritenne opportuno dimettersi in quel momento,
sarebbe sembrata come una fuga. La decisione di dimettersi è stata
congelata. Poi un mese fa è arrivata la grazia al maggiordomo Gabriele“.
Il vescovo di Ivrea: “Il Papa è molto stanco”
– Una posizione condivisa anche dal vescovo emerito di Ivrea, monsignor
Luigi Bettazzi che a febbraio 2012 era intervenuto a Un giorno da pecora
su Radio 2 per confermare l’intenzione di Ratzinger di dimettersi, ma prendendo
le distanze dall’ipotesi di un attentato contro il Papa (la versione del
messaggio di Romeo secondo l’interpretazione dei cinesi, ndr). “Benedetto
XVI è molto stanco basta vederlo – aveva detto – è uno abituato
agli studi, non a un ruolo pubblico. E di fronte ai problemi che ci sono,
forse anche di fronte alle tensioni che ci sono all’interno della Curia,
potrebbe pensare che di queste cose se ne occuperà il nuovo Papa”.
Quanto alla notizia del ‘complotto’ pubblicata dal Fatto, Bettazzi aveva
detto: “Penso sia un sistema per preparare l’eventualità delle dimissioni.
Per preparare a questo choc, perché le dimissioni di un Papa sarebbero
uno choc, cominciano a buttare lì la cosa del complotto“.
Padre Federico Lombardi,
le dimissioni del Papa sono state una “sorpresa”.
“Colti di sorpresa. Situazione
inedita”
Il portavoce vaticano in conferenza
stampa spiega che la scelta di Ratzinger è stata "fatta in piena
libertà".
"Seguendo la sua attività
- ha detto - abbiamo notato un pò di stanchezza e affaticamento
rispetto al passato, anche se ha svolto fino in fondo tutte le sue funzioni"
“Il Papa ci ha preso un po’ di
sorpresa” e questa è “una situazione veramente inedita”. Lo ha detto
il portavoce vaticano, Padre Federico Lombardi, aprendo una conferenza
stampa a seguito dell’annuncio di Joseph Ratzinger di volere lasciare il
soglio pontificio il prossimo 28 febbraio. Una decisione, secondo quanto
riferito, dovuta a ragioni di salute anche se “non c’è nessuna malattia”.
“Seguendo la sua attività – aggiunge – abbiamo notato un pò
di stanchezza e affaticamento rispetto al passato, anche se ha svolto fino
in fondo tutte le sue funzioni”. Padre Lombardi però specifica che
Benedetto XVI, negli ultimi tempi, ”non era assolutamente depresso, aveva
serenità spirituale e padronanza del rapporto con gli alti. Non
c’erano segni definiti di depressione o scoraggiamento, anche se può
essere stato toccato da vicende difficili, ma non direi che ciò
lo ha indotto a decisione”.
Dimissioni Papa, padre Lombardi:
“Colti di sorpresa. Situazione inedita”
Il portavoce vaticano in conferenza
stampa spiega che la scelta di Ratzinger è stata "fatta in piena
libertà". "Seguendo la sua attività - ha detto - abbiamo
notato un pò di stanchezza e affaticamento rispetto al passato,
anche se ha svolto fino in fondo tutte le sue funzioni"
di Redazione Il Fatto Quotidiano
| 11 febbraio 2013
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Dimissioni Papa, padre Lombardi:
“Colti di sorpresa. Situazione inedita”
Più informazioni su: Benedetto
XVI, Dimissioni Papa, Federico Lombardi, Joseph Ratzinger, Papa, Vaticano.
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“Il Papa ci ha preso un po’ di
sorpresa” e questa è “una situazione veramente inedita”. Lo ha detto
il portavoce vaticano, Padre Federico Lombardi, aprendo una conferenza
stampa a seguito dell’annuncio di Joseph Ratzinger di volere lasciare il
soglio pontificio il prossimo 28 febbraio. Una decisione, secondo quanto
riferito, dovuta a ragioni di salute anche se “non c’è nessuna malattia”.
“Seguendo la sua attività – aggiunge – abbiamo notato un pò
di stanchezza e affaticamento rispetto al passato, anche se ha svolto fino
in fondo tutte le sue funzioni”. Padre Lombardi però specifica che
Benedetto XVI, negli ultimi tempi, ”non era assolutamente depresso, aveva
serenità spirituale e padronanza del rapporto con gli alti. Non
c’erano segni definiti di depressione o scoraggiamento, anche se può
essere stato toccato da vicende difficili, ma non direi che ciò
lo ha indotto a decisione”.
“Dal primo di marzo – ha proseguito
– dopo le dimissioni del 28 febbraio, inizierà l’iter per l’elezione
del nuovo Papa. Non sappiamo ora la data del Conclave, ma ovviamente non
ci saranno i novendiali (i 9 giorni di lutto dopo la morte del Pontefice)
così nel giro di un paio di settimane, nel mese di marzo, e dunque
per Pasqua avremo il nuovo Papa”. Ratzinger, però, “non parteciperà
al conclave” e non avrà nessun ruolo “nella gestione della Chiesa
durante la sede vacante che inizia il 28 febbraio alle ore 20. La Costituzione
Apostolica non prevede che ci sia un ruolo per il Papa che si dimette”
Dimissioni Papa, padre Lombardi:
“Colti di sorpresa. Situazione inedita”
Il portavoce vaticano in conferenza
stampa spiega che la scelta di Ratzinger è stata "fatta in piena
libertà". "Seguendo la sua attività - ha detto - abbiamo
notato un pò di stanchezza e affaticamento rispetto al passato,
anche se ha svolto fino in fondo tutte le sue funzioni"
di Redazione Il Fatto Quotidiano
| 11 febbraio 2013
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“Il Papa ci ha preso un po’ di
sorpresa” e questa è “una situazione veramente inedita”. Lo ha detto
il portavoce vaticano, Padre Federico Lombardi, aprendo una conferenza
stampa a seguito dell’annuncio di Joseph Ratzinger di volere lasciare il
soglio pontificio il prossimo 28 febbraio. Una decisione, secondo quanto
riferito, dovuta a ragioni di salute anche se “non c’è nessuna malattia”.
“Seguendo la sua attività – aggiunge – abbiamo notato un pò
di stanchezza e affaticamento rispetto al passato, anche se ha svolto fino
in fondo tutte le sue funzioni”. Padre Lombardi però specifica che
Benedetto XVI, negli ultimi tempi, ”non era assolutamente depresso, aveva
serenità spirituale e padronanza del rapporto con gli alti. Non
c’erano segni definiti di depressione o scoraggiamento, anche se può
essere stato toccato da vicende difficili, ma non direi che ciò
lo ha indotto a decisione”.
“Dal primo di marzo – ha proseguito
– dopo le dimissioni del 28 febbraio, inizierà l’iter per l’elezione
del nuovo Papa. Non sappiamo ora la data del Conclave, ma ovviamente non
ci saranno i novendiali (i 9 giorni di lutto dopo la morte del Pontefice)
così nel giro di un paio di settimane, nel mese di marzo, e dunque
per Pasqua avremo il nuovo Papa”. Ratzinger, però, “non parteciperà
al conclave” e non avrà nessun ruolo “nella gestione della Chiesa
durante la sede vacante che inizia il 28 febbraio alle ore 20. La Costituzione
Apostolica non prevede che ci sia un ruolo per il Papa che si dimette”.
Quando lascerà il pontificato
e inizierà la sede vacante, poi, si trasferirà a Castel Gandolfo
e “successivamente, quando sono finiti i lavori, dove c’era la sede del
monastero delle suore di clausura sul colle Vaticano“. Ma non dovrà
considerarsi “recluso in nessun modo – perché, ha spiegato Lombardi
– avrà la sua normale libertà. Certo è una situazione
inedita, vediamo come la vivrà. Non posso dire tutto quello che
farà”, ma “più volte lui ha ha detto di voler dedicare l’età
anziana alla scrittura, allo studio e immagino lo farà”. Dopo le
sue dimissioni, inoltre, “è ragionevole pensare che potrà
essere chiamato vescovo emerito di Roma, ma non essendoci precedenti non
posso affermare nulla con certezza su questo” ed è certo che il
rischio di interferenze del Papa dimissionario con il governo del suo successore
non è reale e “Benedetto XVI sarà quanto mai attento e capace
a evitarlo in ogni modo”. Nel libro intervista ‘Luce del mondo’ il papa
aveva risposto ad una domanda su sue possibili dimissioni nel mezzo delle
polemiche per lo scandalo degli abusi fatti da religiosi, spiegando che
non ci si dimette in un momento di pericolo, solo in un momento di serenità
o “quando semplicemente non ce la si fa più”.
Dimissioni Papa, padre Lombardi:
“Colti di sorpresa. Situazione inedita”
Il portavoce vaticano in conferenza
stampa spiega che la scelta di Ratzinger è stata "fatta in piena
libertà". "Seguendo la sua attività - ha detto - abbiamo
notato un pò di stanchezza e affaticamento rispetto al passato,
anche se ha svolto fino in fondo tutte le sue funzioni"
di Redazione Il Fatto Quotidiano
| 11 febbraio 2013
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“Colti di sorpresa. Situazione inedita”
Più informazioni su: Benedetto
XVI, Dimissioni Papa, Federico Lombardi, Joseph Ratzinger, Papa, Vaticano.
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“Il Papa ci ha preso un po’ di
sorpresa” e questa è “una situazione veramente inedita”. Lo ha detto
il portavoce vaticano, Padre Federico Lombardi, aprendo una conferenza
stampa a seguito dell’annuncio di Joseph Ratzinger di volere lasciare il
soglio pontificio il prossimo 28 febbraio. Una decisione, secondo quanto
riferito, dovuta a ragioni di salute anche se “non c’è nessuna malattia”.
“Seguendo la sua attività – aggiunge – abbiamo notato un pò
di stanchezza e affaticamento rispetto al passato, anche se ha svolto fino
in fondo tutte le sue funzioni”. Padre Lombardi però specifica che
Benedetto XVI, negli ultimi tempi, ”non era assolutamente depresso, aveva
serenità spirituale e padronanza del rapporto con gli alti. Non
c’erano segni definiti di depressione o scoraggiamento, anche se può
essere stato toccato da vicende difficili, ma non direi che ciò
lo ha indotto a decisione”.
“Dal primo di marzo – ha proseguito
– dopo le dimissioni del 28 febbraio, inizierà l’iter per l’elezione
del nuovo Papa. Non sappiamo ora la data del Conclave, ma ovviamente non
ci saranno i novendiali (i 9 giorni di lutto dopo la morte del Pontefice)
così nel giro di un paio di settimane, nel mese di marzo, e dunque
per Pasqua avremo il nuovo Papa”. Ratzinger, però, “non parteciperà
al conclave” e non avrà nessun ruolo “nella gestione della Chiesa
durante la sede vacante che inizia il 28 febbraio alle ore 20. La Costituzione
Apostolica non prevede che ci sia un ruolo per il Papa che si dimette”.
Quando lascerà il pontificato
e inizierà la sede vacante, poi, si trasferirà a Castel Gandolfo
e “successivamente, quando sono finiti i lavori, dove c’era la sede del
monastero delle suore di clausura sul colle Vaticano“. Ma non dovrà
considerarsi “recluso in nessun modo – perché, ha spiegato Lombardi
– avrà la sua normale libertà. Certo è una situazione
inedita, vediamo come la vivrà. Non posso dire tutto quello che
farà”, ma “più volte lui ha ha detto di voler dedicare l’età
anziana alla scrittura, allo studio e immagino lo farà”. Dopo le
sue dimissioni, inoltre, “è ragionevole pensare che potrà
essere chiamato vescovo emerito di Roma, ma non essendoci precedenti non
posso affermare nulla con certezza su questo” ed è certo che il
rischio di interferenze del Papa dimissionario con il governo del suo successore
non è reale e “Benedetto XVI sarà quanto mai attento e capace
a evitarlo in ogni modo”. Nel libro intervista ‘Luce del mondo’ il papa
aveva risposto ad una domanda su sue possibili dimissioni nel mezzo delle
polemiche per lo scandalo degli abusi fatti da religiosi, spiegando che
non ci si dimette in un momento di pericolo, solo in un momento di serenità
o “quando semplicemente non ce la si fa più”.
“La breve dichiarazione del Papa
è stata ascoltata con fiato sospeso dai presenti e credo che massima
parte dei cardinali presenti” per il concistoro per la canonizzazione dei
martiri di Otranto “non avesse informazione di quello che stava per annunciare”.
Alla base della sua decisione “personale, profonda, presa in clima di preghiera”,
c’è stato “l’esame di coscienza sulle sue forze in rapporto al ministero
da svolgere”. Padre Lombardi ha spiegato che nelle sue parole il Papa si
è richiamato al codice di diritto canonico, con una “dichiarazione
formale dal punto di vista giuridico importante. Al canone 332 paragrafo
2 infatti si legge: “nel caso in cui il romano pontefice rinunci a suo
ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente
e vanga debitamente manifestata, non si richiede che qualcuno la accetti”.
Le parole di Benedetto XVI secondo padre Lombardi “indicano una scelta
fatta in piena libertà” e sono state accolte “con una grandissima
ammirazione, per il grande coraggio, la libertà di spirito e la
grande consapevolezza della responsabilità per il suo ministero”.
La sua è stata “una grande testimonianza di libertà spirituale,
di una grande consapevolezza dei problemi del governo della Chiesa nel
mondo di oggi”.
|
IL contenuto
di un appunto anonimo consegnato a gennaio 2011 dal cardinale Castrillòn
“Complotto contro Benedetto
XVI entro 12 mesi morirà”
da il Fatto Quotidiano del 10
febbraio 2012
Un appunto consegnato un mese fa
dal Cardinale Castrillon, a conoscenza del pontefice, riferisce quanto
detto dal cardinale Romeo, arcivescovo di Palermo, nel novembre scorso
in alcuni colloqui in Cina: "I suoi interlocutori hanno pensato, con spavento,
che sia in programma un attentato contro il Papa". C'è anche il
nome di Scola come possibile successore. Lombardi, portavoce della Santa
Sede: "Talmente incredibile che non si può commentare"
Mordkomplott. “Complotto di morte”.
Fa impressione leggere nero su bianco su un documento strettamente confidenziale
e riservato, pubblicato in esclusiva dal Fatto che un Cardinale autorevole,
l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, prevede con preoccupante certezza
la morte del Papa entro novembre del 2012. Una morte che, per la sicurezza
con la quale è stata pronosticata, lascia intendere agli interlocutori
del cardinale l’esistenza di un complotto per uccidere Benedetto XVI. L’appunto
è anonimo e reca la data del 30 dicembre del 2011. E’ stato consegnato
dal Cardinale colombiano Darío Castrillón Hoyos alla segreteria
di Stato e al segretario del Papa nei primi giorni di gennaio con il suggerimento
di effettuare indagini per comprendere esattamente cosa abbia fatto e con
chi abbia parlato l’arcivescovo Romeo in Cina.
Il Pontefice è stato informato
del contenuto dell’appunto a metà gennaio scorso direttamente dal
cardinale Castrillon durante un’udienza riservata e il Papa deve avere
fatto un salto sulla sedia. Il documento si apre con una premessa in lettere
maiuscole: “Strettamente confidenziale”. Probabilmente gli uomini che curano
la sicurezza del Pontefice – a partire dalla Gendarmeria Vaticana guidata
dall’ex agente dei servizi segreti italiani, Domenico Giani – stanno cercando
di verificare le circostanze in cui sono state pronunciate quelle terribili
previsioni e la loro credibilità. Da sempre si favoleggia sulle
congiure vaticane e sono stati scritti molti libri sulla morte sospetta
di Giovanni Paolo primo. Qui però siamo di fronte a un inedito assoluto.
Mai nessuno aveva messo nero su bianco l’ipotesi di un complotto per far
fuori il Papa. Un complotto che potrebbe realizzarsi da qui al novembre
prossimo e che è inserito nel documento all’interno di un’analisi
inquietante delle divisioni interne alla Chiesa che vedono contrapposti
il Papa e il Segretario di Stato Tarcisio Bertone alla vigilia di una presunta
successione, che ci auguriamo sia invece lontana nel tempo.
IL COMPLOTTO E I PROTAGONISTI
Secondo la ricostruzione attribuita
dal documento all’arcivescovo Romeo sarebbe Angelo Scola, arcivescovo di
Milano, il successore designato da Papa Ratzinger. Il documento in possesso
del Fatto è scritto in lingua tedesca, probabilmente perché
sia compreso appieno solo dal Papa e dai suoi stretti collaboratori e connazionali,
come monsignor George Ganswin. Inizia con un lungo ‘oggetto’ in neretto:
“Viaggio del Cardinale Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo, a Pechino a
novembre 2011. Durante i suoi colloqui in Cina, il Cardinale Romeo ha profetizzato
la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni
del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di
un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi
interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma
un attentato contro il Santo Padre”.
Dopo questa premessa esplosiva,
il testo si articola in tre paragrafi, ciascuno con un titolo in neretto.
Il primo è “Viaggio a Pechino”; il secondo “Segretario di Stato
Cardinale Tarcisio Bertone” e il terzo è “Successione di Papa Benedetto
XVI”. Nel primo paragrafo si ricostruisce lo strano viaggio in Cina effettuato
dall’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, un personaggio influente nella
Chiesa: 73 anni, nominato Cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010
dal Papa, parteciperà al prossimo Conclave. Nato ad Acireale da
una famiglia ricca e numerosa Romeo è un estroverso, amante della
buona cucina e delle tecnologie tanto che sul sito della sua Arcidiocesi
si legge “Seguici su Twitter” che secondo lui “il Signore avrebbe potuto
usare per i dieci comandamenti”. Dopo una lunga carriera che lo ha portato
in Filippine, Venezuela, Ruanda, Colombia e Canada fu nominato Nunzio in
Italia e nel 2006 quando doveva essere nominato il presidente della Conferenza
episcopale italiana, promosse una consultazione tra tutti i vescovi italiani,
mai autorizzata e sconfessata da Benedetto XVI.
Anche il cardinale Castrillon
de Hoyos fu sconfessato dal Papa per una sua lettera del 2001 nella quale
si complimentava con un vescovo francese condannato per non avere voluto
denunciare alle autorità civili un suo sacerdote, colpevole per
abusi sessuali su minori. Castrillon, più vecchio di Romeo, appartiene
alla corrente più tradizionalista della Chiesa e nel 2009 da presidente
della Commissione “Ecclesia Dei“, quando si occupava dei Lefevbriani, non
segnalò al Papa il pericolo rappresentato dalle posizioni antisemite
del vescovo Williamson. A 80 anni nel 2010 è un pensionato e non
parteciperà al prossimo conclave. Castrillon forse avverte come
un’invasione di campo la visita di Romeo in Cina. Un paese nel quale è
in corso una durissima repressione sulla comunità cristiana che
si rifiuta di assoggettarsi al regime. Secondo quanto è scritto
nel documento però Romeo non si sarebbe occupato di questo: “A novembre
2011 il Cardinale Romeo si è recato con un visto turistico a Pechino,
dove, di fatto, non ha incontrato nessun esponente della Chiesa Cattolica
in Cina, bensì uomini d’affari italiani, che vivono o meglio lavorano
a Pechino, e alcuni interlocutori cinesi. A Pechino il Cardinale Romeo
ha dichiarato di essere stato inviato personalmente da Papa Benedetto XVI
per proseguire, o meglio verificare i colloqui avviati dal Cardinale Dario
Castrillón Hoyos a marzo 2010 in Cina. Inoltre ha affermato di essere
l’interlocutore designato del Papa per occuparsi in futuro delle questioni
fra la Cina e il Vaticano”.
I TRE PARAGRAFI DEL DOCUMENTO
Nel primo paragrafo l’anonimo
estensore del documento consegnato agli uomini del Segretario di Stato
Bertone e del Papa da Castrillon sostanzialmente tratteggia un Romeo un
po’ sbruffone. L’arcivescovo di Palermo si accredita come un antico amico
del cardinale Castrillon, esperto di rapporti con le chiese clandestine
dai tempi della sua esperienza nelle Filippine, e persino come il componente
di una sorta di direttorio segreto che governerebbe la Chiesa di Ratzinger.
“Il Cardinale Romeo ha sorpreso i suoi interlocutori a Pechino informandoli
che lui – Romeo – formerebbe assieme al Santo Padre – Papa Benedetto XVI
– e al Cardinale Scola una troika. Per le questioni più importanti,
dunque, il Santo padre si consulterebbe con lui – Romeo – e con Scola”.
Poi arriva il paragrafo sulle
critiche che Romeo avrebbe rivolto al capo del Governo della Chiesa, il
Segretario di Stato Tarcisio Bertone. “Il Cardinal Romeo ha aspramente
criticato Papa Benedetto XVI, perché si occuperebbe prevalentemente
della liturgia, trascurando gli “affari quotidiani”, affidati da Papa Benedetto
XVI al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Chiesa Cattolica
Romana”. Non solo: Bertone e Ratzinger sono descritti come una coppia di
litiganti costretti a convivere nelle mura leonine: “Il rapporto fra Papa
Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe
molto conflittuale. In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale
Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio
Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale. Romeo
ha aggiunto però, che non esisterebbe un altro candidato adatto
a ricoprire questa posizione e che per questo il Segretario di Stato Cardinale
Tarcisio Bertone continuerebbe a svolgere il suo incarico”.
A questo punto, dopo aver premesso
che “anche il rapporto fra il Segretario di Stato e il Cardinale Scola
sarebbe altrettanto avverso e tormentato”, arriva il paragrafo nel quale
ci si occupa della successione del Papa, che vedrebbe in posizione privilegiata
proprio il cardinale Scola, da sempre vicino a Comunione e Liberazione.
“In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione
e avrebbe già scelto il Cardinale Scola come idoneo candidato, perché
più vicino alla sua personalità. Lentamente ma inesorabilmente
lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di
Papa. Per iniziativa del Santo Padre – così Romeo – il Cardinale
Scola è stato trasferito da Venezia a Milano, per potersi preparare
da lì con calma al suo Papato. Il Cardinale Romeo ha continuato
a sorprendere i suoi interlocutori in Cina – prosegue il documento consegnato
dal cardinale colombiano al Papa – in Cina continuando a trasmettere indiscrezioni”.
Ed ecco che, dopo avere esaminato
il quadro dei rapporti conflittuali all’interno del Vaticano in vista della
successione a Ratzinger, Romeo, secondo l’appunto, avrebbe gettato di fronte
ai suoi interlocutori la bomba: “Sicuro di sé, come se lo sapesse
con precisione, il Cardinale Romeo ha annunciato, che il Santo Padre avrebbe
solo altri 12 mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato
la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni
del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di
un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi
interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma
un attentato contro il Santo Padre”. Per accreditare la veridicità
dei fatti riportati il documento maliziosamente chiosa: “Il Cardinale Romeo
si sentiva al sicuro e non poteva immaginare, che le dichiarazioni fatte
in questo giro di colloqui segreti potessero essere trasmesse da terzi
al Vaticano”.
SUCCESSIONE, SMENTITE E IL GROVIGLIO
VATICANO
La chiusura è dedicata
al tema centrale che angoscia evidentemente l’estensore: la successione
a Ratzinger: “Altrettanto sicuro di sé Romeo ha profetizzato che,
già adesso sarebbe certo benché ancora segreto, che il successore
di Benedetto XVI sarà in ogni caso un candidato di origine italiana.
Come descritto prima, il Cardinale Romeo ha sottolineato, che dopo il decesso
di Papa Benedetto XVI il Cardinale Scola verrà eletto Papa. Anche
Scola avrebbe importanti nemici in Vaticano”. Il Fatto nella serata di
ieri ha contattato telefonicamente il direttore della Sala Stampa della
Santa Sede, Padre Federico Lombardi, per chiedere la posizione ufficiale
del Vaticano su questo documento ma la sua risposta è stata: “Pubblicate
quello che credete ma vi prendete una responsabilità. Mi sembra
una cosa talmente fuori dalla realtà e poco seria che non voglio
nemmeno prenderla in considerazione. Mi sembra incredibile e non voglio
nemmeno commentare”.
Un atteggiamento di totale negazione
dei fatti che appare discutibile perché il documento pone quesiti
importanti non solo sulla salute e la sicurezza del Papa ma anche sulla
situazione a dir poco sconcertante in cui versa la Chiesa. Benedetto XVI
è il capo di una delle religioni più diffuse sulla terra.
Per i cattolici (1,2 miliardi al mondo) è il custode della dottrina
e – al di là della veridicità delle affermazioni contenute
nell’appunto che va tutta verificata – questo testo deve essere portato
all’attenzione dell’opinione pubblica. Una lettera simile non è
una questione che può restare confinata nel circuito epistolare
tra gendarmi, Segreteria di Stato e cardinali ma deve essere spiegata ai
cristiani sempre più attoniti per quello che leggono sui giornali.
Il Fatto ha già pubblicato il 4 febbraio scorso la lettera del Nunzio
negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, già segretario del
Governatorato della Citta del Vaticano, nella quale l’arcivescovo formulava
accuse gravissime sulla corruzione, i furti e le false fatturazioni dentro
le mura leonine e accusava di presunti reati monsignor Paolo Nicolini,
direttore dei Musei Vaticani. Poi abbiamo pubblicato un documento esclusivo
sui rapporti Aif-Uif che documentava la scelta del Vaticano di non fornire
informazioni bancarie precedenti all’aprile del 2011 alle autorità
antiriciclaggio. Ora si scopre un documento nel quale si parla senza remore
di morte certa del Papa e si favoleggia persino di un possibile complotto
per uccidere il Pontefice. Per questo l’appunto sulla morte del Papa deve
essere pubblicato: perché se ne verifichi coram populo l’origine
e la veridicità e soprattutto perché finalmente Santa Romana
Chiesa esca dal silenzio e spieghi ai suoi fedeli (e non solo a loro) come
è possibile che tra i cardinali e il Papa circolino previsioni certe
di morte e ipotesi omicidiarie che solo a leggerle fanno venire i brividi.
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Peter Seewald, spiegò
che non sarebbero state comprensibili con la Chiesa nella tempesta.
Il papa
malato? Le ipotesi sulla salute di Ratzinger dietro le dimissioni
Dodici mesi fa lo scoop del Fatto
sul mordkomplot e sulle condizioni del Papa. Oggi le dimissioni legate
"all'esame di coscienza sulle sue forze", come detto da padre Lombardi
in conferenza stampa. Dietro alla rinuncia di Benedetto XVI una condizione
fisica ormai compromessa. In un libro del 2010 l'ipotesi: "Se un pontefice
non è in grado ha il diritto e anche l'obbligo di lasciare"
“Motivo fondamentale è
l’esame di coscienza sulle sue forze in rapporto al ministero da svolgere”.
Con queste parole padre Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha spiegato
in conferenza stampa la rinuncia di Benedetto XVI al soglio papale. Di
fatto quindi, lo stesso portavoce del Vaticano ha dato riscontro alle voci
che cercano una motivazione di questo gesto senza precedenti – se non quello
di Celestino V – nelle condizioni di salute di Joseph Ratzinger. Anche
se lo stesso Lombardi ha negato l’esistenza di una “malattia specifica”.
“Avendolo incontrato spesso in queste ultime settimane posso dire di non
aver mai notato segni di depressione in Benedetto XVI – ha detto – credo
che tutti possano essere tranquilli sulla piena libertà con la quale
ha preso la sua decisione. Non risulta – ha aggiunto – nessuna malattia
in corso che influisca sulla decisione”.
Eppure che il papa sia malato
sembra una possibilità più che concreta. Il pontefice soffre,
a quanti raccontano fonti mediche a lui vicine, di dolori articolarie reumatici
ma è anche il peso del suo ruolo a incidere sul suo stato generale.
A questo si aggiunge, dicono le stesse fonti, una fibrillazione atriale
cronica ma il papa rifiuterebbe i farmaci anticoagulanti prescritti. Di
certo il pontefice si sente vecchio e stanco. Una percezione confermata
anche dal fratello Georg, che raggiunto telefonicamente dai media tedeschi
ha laconicamente confermato: “Sente il peso dell’età”.
Una scelta storica quella del
Papa, “una situazione nuova”, ha ammesso con sorpresa padre Lombardi in
conferenza stampa, che stravolge la tradizione e il rito della successione
papale e non trova paragone nella vicenda personale del suo predecessore
Giovanni Paolo II, che del proprio corpo morente fece quasi una icona da
esporre pubblicamente. Così non è per Benedetto XVI, il cui
gesto – viene ricordato in queste ore – poteva in qualche modo essere previsto
dalle parole che lui stesso aveva pronunciato nel libro-intervista del
2010 “Luce del mondo”. Di fronte al giornalista tedesco Peter Seewald,
Ratzinger aveva ammesso che se un Papa si rende conto che non è
più in grado “fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di
assolvere ai doveri del suo ufficio, allora ha il diritto e, in alcune
circostanze, anche l’obbligo, di dimettersi”. In quell’occasione Benedetto
XVI parlò con chiarezza dell’ipotesi-dimissioni.
Un papa, insomma “provato da
una fatica insostenibile”, come l’ha definita il presidente Napolitano.
In questo scenario assume un peso non indifferente il mordkomplot, il ‘complotto
di morte’ rivelato un anno fa dal Fatto Quotidiano. Il famigerato appunto
del cardinale Castrillon che, riferendo le parole di un altro prelato,
l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, attribuiva al pontefice non più
di 12 mesi di vita. La preoccupazione di allora si legò all’ipotesi
minacciosa di un attentato contro Benedetto XVI. A 12 mesi di distanza
quell’attentato non c’è stato, ma Ratzinger si è dimesso
ugualmente. E le sue condizioni di salute sono tornate al centro dell’interesse
dei di tutto il mondo cattolico.
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Un mese dopo scoppiò
Vatileaks. Probabilmente non ritenne opportuno dimettersi in quel momento,
sarebbe sembrata come una fuga. La decisione di dimettersi è stata
congelata. Poi un mese fa è arrivata la grazia al maggiordomo Gabriele“.
Vatileaks, Benedetto XVI
concede la grazia al maggiordomo Paolo Gabriele
Il Fatto Quotidiano | 22 dicembre
2012
Benedetto XVI ha concesso la
grazia a Paolo Gabriele, l’ex assistente di camera del Pontefice condannato
a un anno e sei mesi per furto aggravato con l’accusa di aver trafugato
documenti riservati dall'appartamento del Papa. Non potrà più
lavorare per la Santa Sede né risiedere in Vaticano
Vatileaks, Benedetto XVI concede
la grazia al maggiordomo Paolo Gabriele
Benedetto XVI ha concesso la
grazia a Paolo Gabriele, l’ex assistente di camera del Pontefice condannato
a un anno e sei mesi per furto aggravato con l’accusa di aver trafugato
documenti riservati dall'appartamento del Papa. Non potrà più
lavorare per la Santa Sede né risiedere in Vaticano
di Redazione Il Fatto Quotidiano
| 22 dicembre 2012
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Il Papa ha concesso la grazia
a Paolo Gabriele, l’ex assistente di camera del Pontefice condannato a
un anno e sei mesi per furto aggravato con l’accusa di aver trafugato documenti
riservati dall’appartamento del Papa. La notizia è stata data da
padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede.
Gabriele era in carcere, all’interno del Vaticano, dallo scorso 25 ottobre
quando la sentenza di condanna era diventata definitiva al termine del
processo.
Benedetto XVI ha visitato in
mattinata l’ex maggiordomo nella caserma della gendarmeria, ha colloquiato
con lui per una quindicina di minuti e gli ha confermato il suo perdono
e la intenzione di concedergli la grazia. Una visita che , dice Lombardi,
“ci ha fatto tornare a mente la visita di Giovanni Paolo II a Alì
Agca“. Il portavoce ha precisato che, dopo la scarcerazione, Gabriele non
potrà più lavorare per la Santa Sede né risiedere
in Vaticano. “Benché non possa riprendere il precedente lavoro e
continuare a risiedere in Vaticano, la Santa Sede, confidando nella sincerità
del ravvedimento manifestato, intende offrirgli la possibilità di
riprendere con serenità la vita insieme alla sua famiglia”.
Benedetto XVI ha firmato la grazia
anche per Claudio Sciarpelletti, il tecnico informatico condannato per
favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta Vatileaks. Sciarpelletti ha
ripreso il lavoro da alcune settimane ma anche per lui si aprirà
un provvedimento in vista della grazia: non serviva la scarcerazione perché
la sua pena era sospesa con la condizionale.
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