C’è una ragione sovrana per cui il governo Berlusconi
non può cadere almeno fino a febbraio-marzo. Se si blocca l’azione
dell’esecutivo il premier si potrebbe trovare condannato per corruzione
già nei primi mesi dell’anno, tempo stimato entro
il quale il Tribunale di Milano porterà a conclusione
il travagliato e tribolato processo stralcio Mills in cui il Presidente
del Consiglio è imputato per concorso in corruzione
in atti giudiziari.
E, questo, un elemento che va sempre tenuto in primo
piano in queste ore di vigilia in cui si tentano analisi e previsioni.
E che, forse, spiega anche perchè Fli e Mpa
stanno alzando la posta e chiedono di essere coautori, e non solo spettatori,
delle linee programmatiche che Berlusconi comunicherà
domani a Montecitorio. Sanno, infatti,
che il Cavaliere ha bisogno come dell’aria di un esecutivo
che eviti in tutti i modi la sentenza Mills.
«La vera esigenza è che Berlusconi non
venga processato» ripete Ghedini.
Evitare la condanna Mills
In origine Mills e Berlusconi erano imputati nello stesso processo. Poi, il sopraggiungere del lodo Alfano (luglio 2008) aveva consigliato di stralciare le due posizioni. Arriviamo così al processo che, se la Consulta il 14 dicembre dovesse dichiarare incostituzionale il legittimo impedimento, riprenderebbe per chiudersi tra marzo e aprile. Un’eventuale, ma più che probabile condanna per corruzione anche se poi destinata alla prescrizione (autunno 2011), sarebbe indigeribile per il Cavaliere passato indenne, tra leggi ad personam e prescrizioni e poche assoluzioni, da 18 processi.
Questa è la prospettiva certa e più che
nefasta per il premier e i suoi nel caso il governo dovesse non avere più
la maggioranza. E’ chiaro anche che in caso di governo tecnico la priorità
non sarebbe certo quella di trovare una leggina per il premier.
Ecco perchè è obbligatorio trovare il
modo per andare avanti almeno fino a marzo. Con qualche mese davanti, l’onorevole
avvocato Ghedini, il ministro Alfano e la Commissione Affari costituzionali
del Senato possono mettere a segno un paio
di provvedimenti decisivi per blindare il Capo. E’
una strategia su due binari: un nuovo legittimo impedimento (sospensione
dai processi) - è sufficiente il testo vecchio con una piccola modifica
- che impedisce alla Consulta di pronunciarsi su quello attuale e che ha
vita fino ad aprile; il lodo Alfano costituzionale che ha sì bisogno
di doppia lettura ed eventuale referendum (almeno un anno di tempo)ma la
cui approvazione almeno al Senato potrebbe invitare la Consulta a non bocciare
il testo del legittimo impedimento. Il solito intreccio di leggi e leggine.
E’ un fatto che anche in questi giorni di grande gelo la Commissione Affari
Costituzionali del Senato ha continuato a lavorare come se tra Fini e Berlusconi
non fosse in corso
il duello finale. Dal testo del lodo Alfano sarebbero
stati tolti anche i ministri, ulteriore passo di avvicinamento verso i
finiani.
Così ragionano le colombe della maggioranza.
Ma i falchi sono tanti. Di più.
E l’affaire Montecarlo assicura, proprio in questi
giorni, nuove rivelazioni.
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