
È assai probabile che la correzione di bilancio arrivi al consiglio dei ministri di giovedì prossimo, assieme a indicazioni di massima sullo sviluppo, mentre la stesura del Dpef è rinviata a dopo l’Ecofin del 5 luglio. Sul fronte dei «tagli» sembra chiaro finora che il governo punta principalmente al taglia-spese (proprio quello che la Corte sconsiglia) per 4 miliardi di euro. Questo sarebbe emerso nel vertice a Palazzo Grazioli che ha preceduto il consiglio di ieri e a cui hanno partecipato oltre al premier e al ministro dell’Economia, anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno e il viceministro all’Economia Mario Baldassarri.
Quanto alle altre «voci» da cui recuperare risorse (immobili per tre miliardi, forse incentivi alle imprese da razionalizzare) fanno parte della fitta cortina fumogena di cui l’esecutivo sta circondando i conti pubblici. Nonostante l’evidenza delle cifre. Nella nota diffusa al termine del consiglio dei ministri si legge che «i dati complessivi dell’assestamento di bilancio sono in linea con gli obiettivi di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni concordati in sede europea». Dall’Economia spiegano che il peggioramento è stato già scontato in quel 2,9% di deficit (dal 2,2 iniziale) nella Trimestrale: uno 0,7 in più dovuto al rallentamento del Pil. In altri termini, alla ripresa arrivata in ritardo. Peccato che nella Trimestrale di cassa i termini della questione fossero esattamente capovolti. «Lì era previsto che l’obiettivo del 2,9% di disavanzo fosse subordinato ad alcune condizioni – osserva l’ex ministro Vincenzo Visco – tra le quali il fatto che l’assestamento di bilancio non dovesse peggiorare le cifre della Finanziaria. Nel momento in cui questo peggioramento sembra esserci stato, è difficile accettare la nota del governo nella quale si sostiene che l’assestamento sia in linea con gli obiettivi di indebitamento netto della pubblica amministrazione». Ma il ministro dell’Economia sostiene la stessa tesi davanti alle telecamere del TG1 di prima serata.
«I conti pubblici sono in linea con previsioni – dichiara – meglio dei conti pubblici di altri Paesi europei. Certo, se l’economia non tira è difficile tenere i conti pubblici a posto». Il fatto è che non è solo l’economia a farli peggiorare: è anche la «mala-gestione».
Tra le indiscrezioni sulla manovra correttiva ricompare ormai a cadenze costanti il fondo immobiliare che dovrà vendere gli edifici pubblici per tte miliardi di euro. Anche qui, però, c’è un gioco delle tre carte, perché l’operazione del lease-back è già indicata nella Finanziaria. Anzi, la legge di bilancio per il 2004 prevede operazioni immobiliari per 9 miliardi di euro. Sembra difficile iscrivere quei tre miliardi come un taglio extra.
Altro capitolo da cui attingere, i trasferimenti alle imprese. Luca
Cordero di Montezemolo ha già detto di essere disposto a rivedere
la struttura degli incentivi, ma non le risorse. Sulle imprese comunque
si preparano grandi manovre. Il documento politico che accompagnerà
la manovra «avrà a cuore la competitività del sistema
Italia – spiega il vicepremier Gianfranco Fini – l’equilibrio territoriale
nel sud, la centralità degli investimenti sulla ricerca e anche
la ribadita volontà di diminuire il carico fiscale, sia per quanto
riguarda la pressione sulle aziende, compatibilmente con le risorse, sia
per ciò che riguarda i cittadini». Come dire: un po’ di Irpef
e un po’ di Irap. Ma qui siamo ancora alle promesse. Come si copriranno
gli sgravi? E chi pagherà le risorse che verrebbero cancellate dall’eliminazione
dell’Irap? Si introdurrà una nuova tassa sulla salute? Cosa andrà
in cambio alle Regioni, destinatarie del gettito Irap? Quanto alla ricerca,
tema centrale per gli imprenditori, l’Economia sta pensando a un fondo
rotativo da finanziare con quattro punti di Ires (ex Irpeg) che passerebbe
dal 33 al 37%: dunque più tasse per le imprese? Per le Coop e le
Fondazioni bancarie sicuramente sì, visto che tra le indiscrezioni
circola anche l’ipotesi di equiparare la fiscalità di queste realtà
a quella delle società. Anche qui, più tasse per le imprese.
![]() |