Attacco alla Chiesa cattolica?
La decisione dei giudici rappresenta
un pericoloso cedimento alla laicità e alla secolarizzazione del
Paese?
Non è affatto così
per la pastora Maria Bonafede che come «moderatore » della
Tavola è a capo della Chiesa valdese
e metodista in Italia. «Non
nascondo la mia soddisfazione per la decisione dei giudici » risponde
pacata.
Da Torre Pellice, dove è
al lavoro per gli ultimi preparativi del Sinodo che si terrà dal
23 al 28 agosto 2009, non ha dubbi.
«Mi sembra evidente
che non si possano avere crediti per aver seguito un insegnamento di cui
altri possono aver deciso
di non avvalersi. Può
essere obiettivamente causa di discriminazione. Come pure il fatto che
il docente di questo insegnamento
e quindi di una sola parte
degli studenti, possa partecipare agli scrutini che sono una valutazione
sull’intera classe».
È per questo che tra le
associazioni che hanno presentato ricorso al Tar ve ne erano anche di legate
al mondo evangelico?
«Certo. Questa sentenza
mi sembra di solare giustizia. Porta un po’ di chiarezza sulla laicità
della scuola in Italia che ha la stranezza dell’insegnamento della religione
cattolica. È un privilegio noto a tutti che viene dall’accordo stipulato
tra la Chiesa cattolica e lo Stato attraverso il Concordato. Non lo condividiamo
ed abbiamo in proposito molti punti di domanda…»
Per esempio?
«Visto che l’ora di religione
cattolica c’è, perché non la si trasforma in un’ora che la
scuola pubblica dedica all’insegnamento delle religioni? Restino pure gli
insegnanti che ci sono attualmente, finché non andranno in pensione,
ma da ora in poi si facciano concorsi pubblici. Si costruisca all’università
alle abilitazioni un percorso di preparazione adeguato e si insegni
il “fatto religioso” come il
fatto fondamentale della cultura e quindi anche della formazione delle
persone. Penso che sarebbe un gesto ecumenico molto importante se la CEI
rinunciasse spontaneamente all’insegnamento della religione cattolica in
favore di un’ora di storia delle religioni e del contributo delle fedi
nella cultura. Nonscordiamoci che l’Italia è oramai assolutamente
multietnica. La seconda religione è l’Islam. Solo che si fa finta
che non sia così. Nel nostro Paese vi sono oramai moltissimi “credo”
e modi di pensare. Almeno quelli fondamentali, le fedi riconosciute, dovrebbero
essere oggetto di studio nelle scuole. Che non va relegato nell’ora “alternativa”
che è stata creata per altro, e non va lasciato alla buona volontà
degli insegnanti
di religione, perché
è un insegnamento facoltativo con un meccanismo privilegiato per
il quale gli insegnanti sono scelti e preparati dalla Chiesa cattolica
e pagati dallo Stato. Nessuna condizione di privilegio, quindi, per chi
sceglie l’attuale ora di religione e nessuna discriminazione per chi non
se ne avvale. Si trasformi l’attuale insegnamento “cattolico” in studio
delle religioni per tutti».
La Chiesa cattolica vede in questa
sentenza il cedimento ad una secolarizzazione che avanza travolgendo
sistemi di valori come l’educazione
alla solidarietà e all’accoglienza.
«Questi sono temi fondamentali
anche per noi. Come per chiunque abbia una fede cristiana o dei valori
importanti
di riferimento. Ma questo problema
non lo si risolve nell’insegnamento dell’ora di religione cattolica a scuola.
Piuttosto con una scuola che
sappia formare davvero la mente, l’anima e il cuore delle persone. Con
una cultura che sappia affrontare i problemi veri della vita e poi nelle
Chiese, dove i ragazzi crescono e nelle famiglie. Lì si che la Chiesa
cattolica, quelle protestanti ed ogni altro credo hanno la possibilità
di incidere. La secolarizzazione è un fatto. Occorre poterla affrontare,
anche insieme, ma non chiudendo le porte quando i buoi sono già
scappati. O con mezzi, come questi, che
finiscono per essere discriminatori».
Come considera la distinzione
di papa Benedetto XVI tra umanesimo cristiano positivo e ateo e nichilista,
pericoloso perché con l’idea che l’uomo possa sostituirsi a Dio
e perseguire una libertà assoluta avrebbe legittimati il nazismo
e le altre dittature?
«Frutto di lettura un
po’ grossolana. Intanto il nazismo non è nato fuori da un contesto
religioso. È giusto ribadire che l’amore cristiano aiuta ad avvicinare
e approfondire il rapporto con l’altro. Ma l’amore è fatto anche
di libertà.
La Bibbia è piena di
libertà. Pensiamo alle lettere di Paolo “Siamo stati chiamati alla
libertà” e all’ammonimento a non tornare alla schiavitù.
La libertà, coniugata con l’amore, deve servire ad avere una vita
adulta, responsabile, autonoma. A prendere delle decisioni e ad assumersi
delle responsabilità nel dialogo con la cultura degli altri. Non
vedrei proprio la demonizzazione
dell’umanesimo non cristiano.
I guasti profondi causati dalla deriva consumistica, con la sua carica
di violenza, preoccupa molto le Chiese, i cristiani, ma anche i non cristiani.
Siamo tutti nella stessa situazione. Ci sono giovani di famiglie cristiane
che vivono le stesse situazioni degradate dal consumismo e dalla violenza,
segnate dall’usare gli altri come cose e non come persone, di chi vive
in contesti non cristiani. Come ci sono persone che non hanno un credo
religioso che sono davvero per
bene. È troppo semplice
dividere i buoni dai cattivi, dove i buoni sono i cristiani ed i cattivi
i non cristiani».
C’è chi si fa vanto di
non essere un santo per giustificare il suo imbarazzante privato…
«Un’affermazione molto
modesta. Di livello veramente basso quella del nostro premier.
Pensata per cercare di guadagnarsi
le simpatie del pubblico. Si assumesse, invece, le responsabilità
del proprio compito.
Da lui ci si aspetta un modo
esemplare di condurre la sua vita e di condurre le scelte del Paese. In
altri paesi se si mente o non si ammettono le proprie responsabilità,
si torna a casa».
In Italia si introduce il reato
di clandestinità…
«Sono leggi paragonabili
a quelle razziali che creeranno violenza, sospetto e paura là dove,
invece, serve una cultura dell’accoglienza, del rispetto e della civiltà.
E quindi anche della giustizia. Dove chi sbaglia paga».
Ne parlerete al vostro Sinodo?
«Parleremo certamente
dell’immigrazione.
Credo che le fedi cristiane
debbano impegnarsi per la sicurezza, ma di chi arriva nel nostro paese,
non contro di loro.
La legge della sicurezza deve
trasformarsi nella legge della vigilanza a favore degli immigrati, della
loro incolumità,
del loro inserimento nella società,
della loro possibilità di lavorare».
Discuterete anche della laicità
dello Stato?
«Certamente. Quest’anno
è stata messa a dura prova con la vicenda di Eluana Englaro. Va
ribadita in ogni occasione
la libertà della persona,
il diritto di scegliere ed approfondire il senso della vita, della responsabilità
che si porta,
delle relazioni umane che si
costruiscono. Che è poi uno dei punti centrali della nostra riflessione.
Relazioni con gli immigrati, con le altre Chiese… Il cristianesimo chiede
molto impegno nella responsabilità personale e nella libertà
di scelta. Anche quella religiosa. L’Italia non ha ancora una legge sulla
libertà religiosa che riconosca un pluralismo che c’è già
e che vede milioni di persone con un “credo” diverso da quello cattolico
senza avere un riconoscimento da parte dello Stato».
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