
Andrea Lodato Siracusa 23 aprile 2009.
E non si può e non si deve nemmeno dire che
non sia successo il resto di niente, a meno che quel che poteva accadere
non fosse nel banale immaginario collettivo soltanto
qualche bel casino, uno scontro manifestanti-forze dell’ordine.
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E’ successo che oltre un migliaio di persone hanno
dato vita ad una passeggiata che è stata la risposta a chi temeva
che l’onda ribelle
si abbattesse violenta su Siracusa e su quel drappello
di potenti blindati nel Castello Maniace e nella zona rossa.
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Confusione cromatica, perché qui di zona rossa
oggi c’era solo quella che ha fatto da quartier generale ai NoG8 e quella
lunga striscia di asfalto,
quasi cinque chilometri, che il corteo ha percorso
ordinatamente e allegramente, pur scandendo ad ogni passo il rosario della
via crucis del Pianeta
messo in crisi dallo sviluppo eco-insostenibile, dai
capricci e dagli interessi delle multinazionali, dall’indolenza, quanto
meno, dei governi
che privilegiano le scorciatoie ipertecnologiche per
affrontare i grandi temi ambientali, anziché battere le piste più
difficili che darebbero
qualche garanzia in più sulla preservazione
un po’ più a lunga scadenza della nostra Terra.
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Sembravano pochi i manifestanti ad inizio di pomeriggio.
La sera prima si erano radunati, messe su le tende ed erano un centinaio.
Pier Paolo Montalto, uno degli organizzatori, aveva
preso contatto con i ragazzi siracusani di piazza Sgarlata, aveva dialogato
con loro,
aveva smontato il teorema sulla minacciata lunga marcia
della distruzione e conquistato l’interesse e la solidarietà dei
siracusani.
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Poi, prima di partire erano arrivati in tanti, a gruppetti,
sino diventare trecento, seicento, poi mille: ed il corteo si avviava.
Senza l’ex ministro Ferrero,
ma con il segretario regionale di Rifondazione, Luca
Cangemi, ma anche con quelli del Pdci, di movimenti ambientalisti, associazioni,
centri sociali.
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Molte bandiere rosse, molte bandiere arcobaleno, ma
su tutte una sola politica, quella dell’ambiente.
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Si cantava, si ballava, si rideva, la gente schierata
ai lati del corteo, la polizia c’era, ma sembrava defilarsi per discrezione,
comprendendo che sarebbe filato tutto liscio. Occhi sgranati dei siracusani,
che applaudivano, fotografavano, solidarizzavano. «Vecchia piccola
borghesia, per piccina che tu sia…». Lolli, Claudio Lolli, suonato
a tutto volume. Ma c’era Bella Ciao, c’era Contessa, la canzone manifesto
di Paolo Pietrangeli ricantata dai Modena City Ramblers,
e Fabrizio De Andrè con la Canzone del maggio.
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Fischi ai negozi chiusi, applausi ai bar che avevano
resistito alla paura ed erano rimasti aperti.
Davano da bere ai ribelli assetati e incassavano baci
e abbracci d’affetto.
Ammonivano i manifestanti: raccontate sui giornali
la verità, non solo quello che passa il governo.
Raccontate che per salvare il mondo non ci vogliono
rigassificatori e nucleare.
Raccontate che ne avremmo voluto discutere con la
signora ministra PrestigiaTomo,
ma lei preferisce parlare solo con altri potenti che
la pensano come lei. Bel dibattito.
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E, soprattutto, raccontate che non siamo noi quelli
che volevano distruggere Siracusa, sono loro quelli che l’hanno distrutta.
Tensione zero, quattro chilometri e cinquecento metri
che uniscono il corteo e la città. C’era tutta la Sicilia, se vogliamo
fare una mappa, c’era Valverde,
c’era Niscemi, c’era No Ponte. C’erano i ragazzi di
Napoli, qualcuno di Roma. Anche Francesco Caruso, l’ex deputato tornato
a fare il no global.
Ora il corteo scivolava verso il posto di blocco finale,
l’unico, per la verità.
Qualcuno raccontava che la polizia aveva trovato un
sacco di pietre nascoste dietro un’aiuola, ma non era vero, era solo un
sacco di balle.
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Lì, dove il reparto celere aveva tirato su la
cancellata sostenuta dai mezzi blindati, lì il corteo doveva dimostrare
di saper vincere anche la partita dei nervi.
Lo faceva, davanti al cordone della polizia: infatti,
si concordava di sistemare il cordone dei manifestanti: ragazzini, signore,
ragazze, uomini non giovanissimi. Non era un cordone blindato dalla forza
muscolare, ma da quella della ragione e delle ragioni. Le loro.
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Qualche fischio, qualche foto ricordo, sullo sfondo un celerino, un casco blu, un cancello di ferro.
Ma era la cornice quella che contava e il movimento
NoG8 siciliano dimostrava che si può dire no ridendo, cantando,
schiumando rabbia e conquistando pacificamente la
fiducia della gente. A costo zero, tanto per esser chiari, limpidi ed ecosostenibili.
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Solidarieta’ e applausi dai Siracusani.
23.04.2009
Il comune di Siracusa guidato dal sindaco di centro
destra ha fatto anch’esso la sua parte nel costruire un clima da apocalisse:
un ordinanza infatti
Migliaia di persone lungo il tragitto sono scesi dalle
loro case per osservare il corteo e molti sono stati gli slogan
e i cori contro il governo e la crisi ,
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