«Sono stanco di giochi e giochini… Onorevoli colleghi, non posso fare altro che prendere atto della perdurante assenza del Governo e stigmatizzare con forza tale comportamento». È mezzogiorno quando il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, perde la pazienza dopo aver sospeso per ben due volte la seduta, vedendosi costretto a rinviare ancora una volta la legge sul conflitto d’interessi. E sbotta, applaudito dall’opposizione ormai insorta accusando la maggioranza di praticare «l’ostruzionismo contro una legge che ha la firma di Berlusconi». L’assenza del governo ha bloccato i lavori della Camera, e giovedì è «saltata» anche la legge sul Risparmio nata dal caso Parmalat.
Casini ha rinviato il ddl sul conflitto d’interessi a martedì prossimo, rassicurando l’opposizione: «Sono un inflessibile custode delle prerogative del Parlamento». Ma il suo sfogo è pari a un atto di accusa per lo schiaffo politico e istituzionale che Berlusconi e il suo governo danno al Parlamento, nel momento in cui il conflitto d’interessi è arrivato all’apice, con l’interim del premier al ministero dell’Economia. Eppure i ministri furono presenti in massa durante tutto l’iter della legge Gasparri o delle varie Cirami.
Altro che «primi 100 giorni del governo» per risolvere il conflitto d’interessi, annunciati dal premier al suo insediamento nel 2001, ne sono passati 1148. Grave anche lo slittamento della legge che istituisce la commissione di inchiesta sui dissesti finanziari delle imprese (la cosiddetta Commissione su Parmalat), al primo punto nell’ordine del giorno giovedì mattina. Il ministro Giovanardi è a un convegno, non c’è ombra di sottosegretario e mezzo governo è all’assemblea dell’Abi ad ascoltare Berlusconi. Casini, costretto all’attesa fra le proteste dell’opposizione, sbotta: «Vorrei esprimere un rincrescimento, perché è molto grave che la Camera sia costretta ad aggiornarsi per la mancanza del Governo! Questo è un atteggiamento che non possiamo accettare, anche perché l’istituzione della Commissione di inchiesta è molto importante ed è stata richiesta su iniziativa di un gruppo della maggioranza».
A quel punto i capigruppo di Ulivo e Rifondazione fanno una conferenza stampa e danno voce ai sospetti: il centrodestra fa «ostruzionismo contro una legge dello stesso governo», secondo il verde Marco Boato. Insomma, incalzano Pierluigi Castagnetti (Margherita) e Franco Giordano (Prc), Berlusconi non vuole nemmeno questa legge «blanda», «flebile»; per di più, sottolinea Luciano Violante (Ds), proprio quando con l’Interim dell’Economia «ha cumulato il massimo dei poteri».
A fine mattinata sottosegretario Mario Valducci si materializza, e parte l’esame della legge sul Risparmio, ma manca il numero legale. Violante aveva chiesto di discutere il conflitto d’interessi subito, ma la cosa non passa. Affila le armi il centrista Bruno Tabacci che in una nota critica con Giorgio La Malfa, denuncia: «Il fallimento del percorso bipartisan sul ddl Risparmio è una resa» della maggioranza («fallo vedere a Fazio», scherza Tabacci).
Del conflitto d’interessi se ne riparlerebbe martedì, ma è da vedere. La legge infatti è bloccata da due anni esatti. L’8 luglio del 2002 arrivò dal Senato a Montecitorio e da allora non è stato mai modificata. Si è lasciato trascorrere ogni volta l’anno in corso per modificare la copertura finanziaria e rinviarla all’altro ramo del Parlamento. Ora siamo al quinto passaggio parlamentare, ma nell’opposizione c’è chi giura che ce ne sarà un sesto magari a gennaio, per far sì che «decadadano gli attuali titolari delle Autorità di vigilanza» dice Castagnetti. Garanti come Tesauro per l’Antitrust di cui Berlusconi non si fida in quanto nominato dall’Ulivo. Donato Bruno (Fi), relatore alla legge, replicacon tono provocatorio: «Martedì in mezzora la approviamo. Se poi l’opposizione ci convince che la legge non va bene, potremmo anche votare no…».
Anche sulle Riforme costituzionali l’opposizione avverte: siano «condivise». I capigruppo di Ulivo e Rifondazione (Violante, Castagnetti, Boato, Giordano, Cusumano, Rizzo, Intini e Zanella) hanno chiesto in una lettera al presidente Casini che «assuma un’autonoma iniziativa che consenta alla commissione di adottare tempi e metodi di lavoro adeguati» ad una modifica della Costituzione che mina «l’indivisibilità della Repubblica», azzera l’autonomia legislativa della Camera, rafforza la figura del premier con una logica «autocratica»; con il Senato Federale «annulla ogni garanzia di governabilità per la politica nazionale».
«Siamo pronti a lavorare anche di notte, se l’opposizione ci
sta…» replica Bruno piccato. E il leghista Calderoli è acido:
noi siamo veloci, non spetta al Parlamento «stare dietro a chi ha
difficoltà a tenere i normali ritmi di vita… Chi è ritardato
recuperi da solo». Bella prova di dialogo…
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