Ci rivolgiamo a voi, uomini e donne dei Municipi, dei
consigli elettivi e degli esecutivi di comuni, province e regioni,
per essere con noi, sostenendo le nostre ragioni,
favorendo l’inclusione dei cittadini nelle scelte di governo non più
rinviabili, partecipando della costruzione di un vasto movimento popolare
per la difesa e il rilancio della funzione sociale dell’agricoltura.
Noi vi chiediamo: chi dovrà produrre il cibo?
I contadini o le multinazionali? Per chi dovrà essere prodotto il
cibo:
solo per chi potrà permettersi di pagare
a caro prezzo la qualità e la sicurezza o per tutti i cittadini
a prezzi giusti?
Vi chiediamo di convocare i consigli degli eletti,
di adottare ordini del giorno di solidarietà e sostegno, di favorire
la partecipazione, di discutere e confrontarvi con
noi per lavorare insieme e per chiedere alla politica di fare le scelte.
| LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI
VI CHIEDIAMO DI CONVOCARE I CONSIGLI, PER SOSTENERE E PARTECIPARE Noi, uomini e donne che lavoriamo la terra non ce la facciamo più. Siamo piegati nello spirito e colpiti nella speranza del futuro, nel mezzo di una crisi profonda che ci sta costringendo da anni a vendere il prodotto del nostro lavoro a molto meno dei costi di produzione necessari a produrlo obbligandoci ad accumulare debiti. È, ormai, sempre più chiaro che non è solo questione di prezzo, tanto meno è una crisi temporanea. In gioco c’è la sopravvivenza delle nostre aziende, dei posti di lavoro, la tenuta sociale ed ambientale stessa di interi territori, il destino delle aree di produzione mediterranea, il nostro Sud. È, insomma, una profonda crisi di sistema in cui stanno cambiando le regole del gioco internazionale rendendo inservibile il modo con cui abbiamo fatto agricoltura che, pure, ci ha portato a questo punto con gravi responsabilità. Le responsabilità sono molte e di molti; quello che è certo è che non si può più pensare di affrontare la globalizzazione con l’elemosina di misure tampone o riproponendo soluzioni che hanno già fallito portandoci fino a questo punto. Non abbiamo più la pazienza di sentire riproporre le formulette della competizione sul mercato che nascondono la feroce realtà di un mercato agroalimentare svenduto alle multinazionali, ai poteri speculativi, allo sfruttamento selvaggio del lavoro. Non abbiamo più il coraggio di guardare il mezzogiorno d’Italia pagare anche il prezzo del disastro del sistema dell’ortofrutta e del suo sistema d’allevamento. L’agricoltura che vogliamo è quella che garantisce il reddito alle aziende, il salario e i diritti ai lavoratori, un cibo sano, sicuro e a prezzi giusti per i cittadini, un territorio vivo con uomini e donne al lavoro. Per realizzarla serve ristabilire il primato della funzione sociale dell’agricoltura con al centro il lavoro di chi suda del lavoro della terra e nei processi collegati. Noi vi chiediamo: chi dovrà produrre il cibo? I contadini o le multinazionali? Per chi dovrà essere prodotto il cibo: solo per chi potrà permettersi di pagare a caro prezzo la qualità e la sicurezza o per tutti i cittadini a prezzi giusti? Noi, uomini e donne mobilitati in tutt’Italia per la difesa del bene comune che è l’agricoltura italiana, siamo in campo dal 17 ottobre, consapevoli che è arrivato il momento di riprenderci la parola e di tornare, come hanno fatto generazioni prima di noi, a batterci per la TERRA, per la dignità di chi la lavora e di vive dei suoi frutti. Siamo mobilitati per chiedere alla politica risposte chiare e subito. Chiediamo che venga dichiarato lo STATO DI CRISI DEL SETTORE, esattamente come accade con un terremoto e che si adottino misure urgenti per arrestare il massacro delle aziende (ogni 3 minuti in Europa chiude un’azienda agricola, in Italia sono 750.000 gli addetti espulsi dal lavoro negli ultimi 5 anni). Chiediamo che il prossimo governo si impegni a rispondere con una vera riforma del sistema agroalimentare ricontrattando con la società il ruolo e la funzione dell’agricoltura in modo da garantire agricoltori, lavoratori e cittadini. Sappiamo che questi obiettivi andranno conquistati con l’impegno e la lotta e che, soprattutto, non potremo più delegare a nessuno il diritto di rappresentarci se non a quanti parteciperanno con noi all’impresa comune della mobilitazione. Nessuno potrà più svendere i nostri obiettivi a tavoli di trattativa estranei al nostro percorso comune, alla nostra ferma vo lontà di decidere dal basso democraticamente il nostro destino. Ci rivolgiamo a voi, uomini e donne dei Municipi, dei consigli elettivi e degli esecutivi di comuni, province e regioni, per essere con noi, sostenendo le nostre ragioni, favorendo l’inclusione dei cittadini nelle scelte di governo non più rinviabili, partecipando della costruzione di un vasto movimento popolare per la difesa e il rilancio della funzione sociale dell’agricoltura. Vi chiediamo di convocare i consigli degli eletti, di adottare ordini del giorno di solidarietà e sostegno, di favorire la partecipazione, di discutere e confrontarvi con noi per lavorare insieme e per chiedere alla politica di fare le scelte. Tutti hanno le loro responsabilità, accumulate in decenni di ritardi, disattenzioni, sottovalutazioni o responsabilità dirette . Il governo nazionale, la Commissione Europea, i governi regionali: a tutti proponiamo la stessa piattaforma, sapendo che diverse sono le competenze ma che ognuno deve fare la sua parte e che sempre va sconfitta l’idea colpevole di un’agricoltura subalterna ai poteri forti. Siamo convinti che la prima forza dei movimenti popolari è l’autonomia, così come ci aspettiamo dalle istituzioni che siano la casa aperta dei cittadini e dei contadini. Noi, contadini e cittadini mobilitati per la difesa dell’azienda agricola, del suo reddito, del lavoro e, quindi, degli interessi di tutti i cittadini abbiamo imparato la lezione: sappiamo di perdere ogni volta che siamo divisi e ricacciati nel corporativismo, stiamo facendo dell’unità la nostra pratica democratica che proponiamo a tutti i cittadini, chiamiamo Voi, istituzioni che ci governate e rappresentate, all’unità per dare più forza alla prospettiva del cambiamento. Abbiamo una piattaforma, unitaria, democraticamente discussa in decine di assemblee nei comitati agricoli autoconvocati che stanno lottando per reagire ad un destino annunciato di morte delle aziende agricole, la stiamo sostenendo nei confronti del Governo nazionale e delle amministrazioni regionali e locali. Vi chiediamo di assumere la piattaforma, di sostenerla, di appoggiarla di favorire il confronto dei cittadini attorno alle proposte degli agricoltori. Simo stati a Roma il 22 novembre, nel momento in cui la legge finanziaria 2006 e stata discussa in commissione Bilancio della Camera dei Deputati, con una mobilitazione che, fra l’altro, chiede un incontro alla RAI perché alle ragioni degli agricoltori sia dato possibilità di parola ed ai cittadini di conoscere la verità. Vi chiediamo di essere con noi, nelle occasioni che segneranno il nostro percorso PER UNA PRIMAVERA DI SPERANZA
E RISCATTO NELLE CAMPAGNE
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