Palermo 23/05/2009 Grave aggressione poliziesca
ai danni dei Cobas e del movimento di lotta antimafia

Sabato 23 maggio a in via Notarbartolo a Palermo, durante la commemorazione del diciassettesimo anniversario
della strage  di Capaci, proprio davanti all’albero Falcone decine di agenti di polizia hanno aggredito i lavoratori dei Cobas
che mostravano lo storico striscione che da sedici anni viene portato a tutte le manifestazioni antimafia con su scritto
“ LA MAFIA RINGRANZIA  LO STATO PER LA MORTE DELLA SCUOLA”. Uno slogan che evidentemente vuole sottolineare come la lotta alla mafia deve essere condotta, oltre che sul livello repressivo, anche su quello del miglioramento delle condizioni socio-economiche di una larga parte di popolazione che diviene il bacino di arruolamento e di consenso all’agire malavitoso. Da questo assunto la necessità di un intervento dello Stato verso la garanzia di dignitose condizioni
di vita per tutti i cittadini da garantire con un’offerta di servizi sociali (scuola, sanità, trasporti, ecc.), di lavoro
o di un reddito minimo garantito.
L’azione esemplare di Peppino Impastato è alla base del movimento di lotta antimafia, che confligge con l’antimafia
di maniera che vede con simpatia lo sventolio delle bandiere di Azione Giovani d’avanti all’albero Falcone e aborrisce
lo striscione dei Cobas. Ben sappiamo che antimafia è lotta sociale e non può andare a compromessi con le forze più retrive della società che da sempre sostengono e foraggiano il sistema clientelare e mafioso.
Impastato, Pio La Torre, Terranova, Placido Rizzotto e le tante decine di martiri antimafia ci hanno insegnato questo.
Forse ai notabili dell’antimafia di facciata questo da fastidio perché mette in evidenza l’uso opportunista e cialtrone
della bandiera antimafia da parte di costoro.
Le forze del disordine nel sequestrare violentemente lo storico striscione antimafia hanno fermato e condotto in questura
tre esponenti dei Cobas, e sino a questo momento non abbiamo notizie sulla loro sorte.
La violenta reazione delle “forze del disordine” è in perfetta linea con i comportamenti dettati dal “pacchetto sicurezza”
già sperimentati contro gli operai di Pomigliano d’Arco in lotta per il lavoro e contro gli studenti dell’Onda a Torino
in lotta per la difesa dell’istruzione pubblica.
Mettere l’accento che il taglio delle classi, l’aumento degli alunni per classe e il licenziamento di quasi sessantamila insegnati dequalifica la scuola, crea disagio sociale e da elementi alla mafia per conquistare i giovani emarginati del meridione
per le “forze del disordine” è un atto non tollerabile. Questo Governo ha bisogno di mettere a tacere la vera opposizione sociale per fare digerire il costo della crisi ai ceti popolari. Criminalizzare i Cobas, il sindacalismo di base, l’opposizione
sociale serve per fare digerire in modo indolore le amare pillole della recessione e lo spostamento dei capitali pubblici
dal sociale alle banche e alle imprese. Imprese che come la FIAT impiegano i capitali pubblici per fondare un impero
dell’auto facendo pagare lo scotto agli operati di Termini e di Pomigliano.
 

l’Esecutivo Nazionale della
Confederazione COBAS
Renato Franzitta