Che la crisi non sia finita le
imprese lo sanno bene, lo stanno vivendo sulla propria pelle
e sopratutto su tre ambiti fortemente
connessi tra loro: il credito, i pagamenti e le imposte.
Se del credito abbiamo ormai detto di tutto, avanzato
proposte, in alcuni casi trovato anche delle soluzioni
come il fondo di garanzia costituito da Provincia
e CCIAA per le PMI, rimane ancora molto da fare
sul secondo aspetto che rappresenta la naturale causa
del terzo.
In pratica registriamo ormai da troppo tempo un fortissimo
ritardo, accentuato con il propagarsi della crisi, con cui
i clienti degli artigiani e delle piccole aziende
pagano i lavori eseguiti, le prestazioni effettuate o le forniture consegnate.
Ritardi che nel recente passato non andavano oltre
i 60gg. oggi sfondano tranquillamente la soglia dei 180gg.
Questa condizione diventa ancor più disperata
se il debitore della piccola azienda è un ente pubblico. In questo
caso
i tempi di attesa diventano ancor più lunghi
fino a superare addirittura i 365gg. È facile intuire come una situazione
così
intricata finisca per avere delle ricadute pesantissime
nella vita delle imprese, costrette a lottare quotidianamente
in un mercato sempre più bloccato ed a corto
di liquidità.
Quasi sempre queste ricadute
assumono contorni tragici nel momento in cui la stessa P.A, debitrice nei
confronti dell’impresa,
pretende dalla stessa il pagamento
di tributi, tasse, contributi previdenziali che, non venendo versati, mettono
l’impresa
nella paradossale condizione
di non poter più lavorare (si pensi al caso delle imprese che non
possono ottenere
il Documento Unico di Regolarità
Contributiva – DURC).
A tutto questo si aggiunga che le imprese debitrici
sono costrette dal sistema di riscossione a rimborsare le somme dovute
con oneri aggiuntivi stratosferici e senza beneficiare
del massimo di dilazione temporale previsto dalla legge.
Afferma Antonino Finocchiaro della CNA:
“Mi sento di rompere gli indugi e fare alcune proposte
concrete.”
In primo luogo tempi certi di
pagamento delle pubbliche amministrazioni magari con limiti massimi
di 90 giorni ed operando con
la certificazione dei crediti delle imprese e favorendo il sistema delle
compensazioni.
In secondo luogo la riduzione
degli interessi dei debiti previdenziali anche attraverso un condono prevedendo
l’applicazione unicamente degli
interessi legali e garantendo poi il rientro dei debiti erariali e previdenziali
in 15 anni e non in 7, applicando
queste misure lo stato sicuramente incasserebbe di più anche nel
breve periodo
perché le imprese aderirebbero
massicciamente.
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