Nessuna delazione da parte dei medici di base pugliesi.
«Altrimenti non potranno sottoscrivere l´accordo con la Regione».
La Puglia sceglie la linea dura sulla vicenda delle
cure mediche ai clandestini irregolari.
«Nei prossimi giorni – spiega da Roma l´assessore
alla Sanità, Alberto Tedesco – convocheremo un apposito comitato
con i medici di base nel quale spiegheremo che alla
base dell´accordo deve esserci una regola per cui chi sottoscrive
la convenzione si deve impegnare a non denunciare
mai i clandestini irregolari di cui eventualmente si farà carico».
La Regione nei mesi scorsi aveva approvato in consiglio
regionale una legge diametralmente opposta a quella votata ieri
dal Senato: se da una parte, infatti, lo Stato chiede
oggi ai medici di denunciare alla forze di polizia i clandestini che
si rivolgono loro per essere curati, dall´altra
il consiglio regionale pugliese (con l´astensione di parte dell´opposizione)
aveva deciso che nel territorio pugliesi gli immigrati
irregolari non solo possono accedere gratuitamente e anonimamente
alle cure di medicina d´urgenza, ma hanno diritto
anche (a carico della Regione) al medico di base.
«Questo per curare anche le malattie croniche
– aveva detto il presidente della Regione, Nichi Vendola – per lavorare
sulla prevenzione e soprattutto per dare a tutti la
stessa possibilità di curarsi. Il diritto alla salute non può
avere certo
un passaporto». «La legge approvata dal
Governo – spiega ora l´assessore alla Sanità, Alberto Tedesco
– è pericolosissima perché permette e anzi stimola la creazione
di una rete sanitaria occulta, illegale e alternativa. In Puglia questo
non potremo permetterlo». «In questo decreto legge – attacca
il governatore Vendola – vi sono norme che contrastano platealmente
con i fondamenti di uno Stato di diritto, vi sono
gravissimi cedimenti alle pulsioni razziste e xenofobe che sono tornate
a circolare liberamente nel dibattito politico, vi
sono lesioni davvero insopportabili ai principi che fondano la civile convivenza
e il rispetto della dignità umana. Siamo a una legislazione parafascista,
fondata sulla criminalizzazione dei poveri e sulla legittimazione di una
idea di giustizia intesa come vendetta e come affare privato». «Le
“ronde padane” – continua il presidente pugliese – sono una immagine che
spezza e deturpa la nostra cultura democratica. L´idea che un medico,
in barba al giuramento di Ippocrate, debba farsi investigatore e poi delatore
di un malato che risulti clandestino; e poi la schedatura dei clochard;
e poi le multe pesanti per i graffitari. Siamo davvero dinanzi ad un salto
nel buio». D´accordo con la posizione della Regione sono i
medici pugliesi.
Il vice presidente dell´Ordine
e segretario della Fimmg (la Federazione dei medici di Medicina generale),
Filippo Anelli va giù duro: «Questa legge è incompatibile
con il nostro codice deontologico: chi segnala un clandestino alla magistratura
fa qualcosa che potrebbe provocargli anche problemi disciplinari. Il compito
del medico è soltanto quella curare l´immigrato. In Puglia
abbiamo lottato tanto per una sostanziale uguaglianza tra gli immigrati
clandestini e certo non faremo un passo indietro».
«Tra l´altro – continua
Anelli – una norma del genere è pericolosissima per tutti: io ho
l´ambulatorio pieno di immigrati, clandestini e non, ammalati di
tubercolosi. Se cominciano ad avere paura di curarsi, è una tragedia
per tutti».
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