Cure ai clandestini, medici “delatori”: la rivolta dei “Giusti”
la Regione Puglia impone il segreto ai medici.
06 febbraio 2009 Giuliano Foschini

Nessuna delazione da parte dei medici di base pugliesi. «Altrimenti non potranno sottoscrivere l´accordo con la Regione».
La Puglia sceglie la linea dura sulla vicenda delle cure mediche ai clandestini irregolari.
«Nei prossimi giorni – spiega da Roma l´assessore alla Sanità, Alberto Tedesco – convocheremo un apposito comitato
con i medici di base nel quale spiegheremo che alla base dell´accordo deve esserci una regola per cui chi sottoscrive
la convenzione si deve impegnare a non denunciare mai i clandestini irregolari di cui eventualmente si farà carico».

La Regione nei mesi scorsi aveva approvato in consiglio regionale una legge diametralmente opposta a quella votata ieri
dal Senato: se da una parte, infatti, lo Stato chiede oggi ai medici di denunciare alla forze di polizia i clandestini che
si rivolgono loro per essere curati, dall´altra il consiglio regionale pugliese (con l´astensione di parte dell´opposizione)
aveva deciso che nel territorio pugliesi gli immigrati irregolari non solo possono accedere gratuitamente e anonimamente
alle cure di medicina d´urgenza, ma hanno diritto anche (a carico della Regione) al medico di base.
«Questo per curare anche le malattie croniche – aveva detto il presidente della Regione, Nichi Vendola – per lavorare
sulla prevenzione e soprattutto per dare a tutti la stessa possibilità di curarsi. Il diritto alla salute non può avere certo
un passaporto». «La legge approvata dal Governo – spiega ora l´assessore alla Sanità, Alberto Tedesco – è pericolosissima perché permette e anzi stimola la creazione di una rete sanitaria occulta, illegale e alternativa. In Puglia questo non potremo permetterlo». «In questo decreto legge – attacca il governatore Vendola – vi sono norme che contrastano platealmente
con i fondamenti di uno Stato di diritto, vi sono gravissimi cedimenti alle pulsioni razziste e xenofobe che sono tornate
a circolare liberamente nel dibattito politico, vi sono lesioni davvero insopportabili ai principi che fondano la civile convivenza e il rispetto della dignità umana. Siamo a una legislazione parafascista, fondata sulla criminalizzazione dei poveri e sulla legittimazione di una idea di giustizia intesa come vendetta e come affare privato». «Le “ronde padane” – continua il presidente pugliese – sono una immagine che spezza e deturpa la nostra cultura democratica. L´idea che un medico, in barba al giuramento di Ippocrate, debba farsi investigatore e poi delatore di un malato che risulti clandestino; e poi la schedatura dei clochard; e poi le multe pesanti per i graffitari. Siamo davvero dinanzi ad un salto nel buio». D´accordo con la posizione della Regione sono i medici pugliesi.

Il vice presidente dell´Ordine e segretario della Fimmg (la Federazione dei medici di Medicina generale), Filippo Anelli va giù duro: «Questa legge è incompatibile con il nostro codice deontologico: chi segnala un clandestino alla magistratura fa qualcosa che potrebbe provocargli anche problemi disciplinari. Il compito del medico è soltanto quella curare l´immigrato. In Puglia abbiamo lottato tanto per una sostanziale uguaglianza tra gli immigrati clandestini e certo non faremo un passo indietro».
«Tra l´altro – continua Anelli – una norma del genere è pericolosissima per tutti: io ho l´ambulatorio pieno di immigrati, clandestini e non, ammalati di tubercolosi. Se cominciano ad avere paura di curarsi, è una tragedia per tutti».