«Mi ha spiegato che vuole dimettersi per ragioni personali», ha spiegato Bush, e «io gli ho detto che mi dispiace che se ne vada. Ha fatto un lavoro eccellente». Tenet, ha proseguito, «è proprio il genere di funzionario pubblico con cui si vorrebbe lavorare. Ha servito il Paese per sette anni. È stato un direttore dell’agenzia forte e abile. È stato un forte leader nella guerra contro il terrorismo». Tenet, alla guida della Cia dal 1997, resterà al suo posto fino a metà luglio. L’incarico di direttore ad interim sarà assunto dall’attuale vice, John McLaughlin.
È la prima vittima della disastrosa spedizione irachena. Qualche mese fa il direttore della Cia si era assunto la responsabilità delle errate informazioni sull’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Una responsabilità apparsa ancora più evidente quando, nei giorni scorsi, è emerso che il principale informatore della Cia era quel Chalabi, noto truffatore internazionale, ora accusato dagli americani di doppiogiochismo e di aver passato informazioni segrete a Teheran.
È tuttavia difficile pensare che la Cia avesse deciso autonomamente
di “fabbricare” le prove sull’esistenza di armi di distruzione di massa
in Iraq. Tutti ricordano ancora l’intervento del segretario di Stato Colin
Powell al Consiglio di sicurezza dell’Onu, nel febbraio 2003. Le prove
che Powell esibì erano così improbabili che la posizione
statunitense sull’Iraq subì un duro colpo. A Tenet si rimproverò,
molti mesi dopo, quando le armi tanto sbandierate non vennero fuori, di
aver sbagliato. Molto probabilmente l’ex direttore del servizio segreto
statunitense cercò di costruire un fardello di prove per giustificare
una decisione politica, quella di fare comunque la guerra all’Iraq. Ma
per farlo usò informatori inattendibili, se non addirittura screditati.
Tutte e quattro le fonti usate dall’intelligence americana sull’Iraq, due
delle quali presentate da Adnan Pachachi, si erano dimostrate «discutibili»,
secondo quanto è emerso nelle inchieste informali sollecitate dal
dipartimento di stato. Uno di loro era addirittura noto alla Defense Intelligence
Agency del Pentagono come un «contraffattore». Due giorni fa
inoltre era emerso che un americano «ubriaco» aveva confidato
a Chalabi, l’ex dissidente iracheno, consulente del Pentagono e ora caduto
in disgrazia, che la Cia era in grado di leggere i messaggi criptati iraniani,
un’informazione che Chalabi aveva prontamente passato al capo stazione
di Teheran a Baghdad sei settimane fa, facendo saltare uno degli strumenti
più importanti dell’intelligence americana nel Golfo.
![]() |