È SINGOLARE vedere la Chiesa all’opposizione. Soprattutto oggi, che governa il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, particolarmente attento e disponibile nei confronti delle richieste della Chiesa: sulla bioetica, sulla scuola e sull’educazione, sulla famiglia. Mentre le incomprensioni con il precedente governo di centrosinistra erano comprensibili.
Eppure mai, nella contrastata (per quanto breve) stagione
dei rapporti con il governo Prodi, si era assistito
ad attacchi tanto violenti, nei confronti della Chiesa,
come quelli lanciati negli ultimi giorni dal centrodestra.
Prima: le reazioni della Lega
alle critiche espresse dal mondo cattolico in merito alle politiche sulla
sicurezza
e sull’immigrazione. Culminate nella minaccia – apertamente
evocata dal quotidiano “La Padania” – di rivedere il Concordato. Poi l’attacco
rivolto dal “Giornale” al direttore di “Avvenire”, Dino Boffo (il quale
ha parlato di “killeraggio”).
Accusato di non avere titolo per esprimere giudizi
“morali” sugli stili di vita del premier. Troppi e troppo ravvicinati,
troppo violenti, questi interventi per apparire casuali.
Come si spiega l’esplodere di queste tensioni?
E, in particolare, cosa ha spinto all’opposizione
la Chiesa, fino a ieri interlocutore affidabile del governo?
In effetti, occorre distinguere. I rapporti con la
Lega sono sempre stati conflittuali. Basti pensare al periodo intorno
alla metà degli anni Novanta, quando la Chiesa
si oppose alla strategia secessionista della Lega. Allora Bossi si scagliò
contro il Papa polacco e i “vescovoni romani arruolati
nell’esercito di Franceschiello, l’esercito del partito-Stato”.
In altri termini: contro la Chiesa, ritenuta (non
senza ragione) il collante, forse più denso, dell’unità nazionale.
Oggi, invece, il problema è prodotto dalle critiche
del mondo cattolico – le associazioni, i media, le gerarchie –
contro le politiche del governo sulla sicurezza e
l’immigrazione. Cioè: il vero marchio della Lega (degli uomini spaventati).
Più ancora del federalismo.
D’altronde, il mondo cattolico, su questi temi, esprime
un progetto fondato sull’accoglienza, sulla carità, sull’integrazione.
Concretamente praticato attraverso associazioni e istituzioni diffuse sul
territorio. Dalla Caritas, ai gruppi di volontariato,
alle parrocchie. Assai più della sinistra,
è il mondo cattolico l’alternativa alla cultura e al linguaggio
leghista.
Non solo sui temi della sicurezza e degli immigrati.
Perché il mondo cattolico è presente e attivo soprattutto
dove è forte
la Lega. Cioè: nella provincia del Nord. Dove
i campanili costituiscono ancora un centro della vita sociale
Da ciò un conflitto inevitabile. Che è,
in parte, competizione. Anche perché la Lega si propone come una
sorta di
“Chiesa del Nord”. Con i suoi riti, i suoi simboli,
i suoi valori, le sue reti di appartenenza locale. Ronde comprese.
Della tradizione cattolica accetta gli aspetti, appunto,
più tradizionali e tradizionalisti. Le “radici cristiane” rivendicate
dalla Lega coincidono, in effetti, con la “religione
del senso comune”.
Diverso – e meno prevedibile – è invece il contrasto
diretto con il premier e il PdL. Innescato dalla velenosa inchiesta dedicata
dal “Giornale” al direttore dell'”Avvenire”. Definito un “lapidatore che
non ha le carte in regola per lapidare alcuno”.
In particolare il premier. Immaginare Dino Boffo –
prudente per natura (e incarico) – impegnato a scagliare parole dure
come le “pietre” risulta (a noi, almeno) davvero difficile.
Per questo, la reazione del “Giornale” appare sproporzionata
rispetto al contenuto e al tono delle critiche apparse
su “Avvenire”.
Era difficile, d’altronde, che i vescovi italiani tacessero
di fronte al disagio emerso in molti settori del clero
e in molti esponenti del mondo cattolico. Tanto più
al tempo di Papa Ratzinger, che ha fatto del contrasto
al relativismo etico un marchio e un programma.
Tuttavia, nonostante le smentite di questi giorni,
ci riesce altrettanto difficile pensare che Vittorio Feltri abbia lanciato
il suo attacco “senza preavviso”. Senza, cioè,
avvertire almeno il premier. Il che suggerisce una ulteriore spiegazione
della singolare (op)posizione assunta dalla Chiesa
in questa fase.
Vi sarebbe stata spinta, più che per propria
scelta, dallo stesso premier e dalla Lega.
Per diverse ragioni.
(a) Intimidire l’unico soggetto capace, nell’Italia d’oggi, di esercitare un effettivo controllo morale, istituzionale e sociale.
(b) Dividere la Chiesa stessa,
al proprio interno; isolando gli ambienti accusati di simpatie per la “sinistra”;e
ponendola
in contrasto con il suo stesso popolo. In larga parte
vicino alle posizioni della Lega, in tema di sicurezza e immigrazione.
E indulgente verso i comportamenti e gli stili di
vita esibiti dal premier.
(c) C’è, infine e al fondo
di tutto, la crisi del modello, proposto e imposto da Ruini alla fine della
prima Repubblica.
La “Chiesa extraparlamentare” (come la definisce Sandro
Magister), che agisce ora come movimento, ora come gruppo
di pressione. A sostegno dei propri riferimenti di
valore e di interesse. Senza partiti cattolici né “di” cattolici.
Oggi sembra suscitare molti dubbi. E in alcuni settori
della Chiesa e del mondo cattolico emerge la nostalgia di un polo alternativo:
a una destra amica ma pagana. E a una sinistra laicista e comunque inaffidabile.
Da ciò l’idea (post-ruiniana)
di un soggetto politico che metta insieme Casini,
Tabacci, Pezzotta. Rutelli e Montezemolo. Magari Letta (Gianni).
D’altra parte, 4 cattolici praticanti su 10 non hanno
un partito di riferimento. Sono patologicamente incerti.
Anche così si spiega la reazione di Berlusconi
– e l’azione di Feltri. Volta a scoraggiare la costruzione di un nuovo
partito collaterale alla Chiesa. Mentre al premier – e alla Lega – piace
di più l’idea di una Chiesa collaterale o, comunque,
affiancata al PdL. In grado – non da ultimo – di santificare
un modello di vita che – come ha ammesso il premier – santo non è.
Ma, anzi, piuttosto pagano.
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