Abusivi si nasce, tanto ci sono i condoni…
In Sardegna Villa Certosa, di Berlusconi, come Fort Knox, inespugnabile. Anche per i parlamentari

OLBIA.
Elicottero in volo, carabinieri, agenti di polizia.

Sembra una scena di guerra e invece è solo lo spiegamento di forze dell’ordine in difesa del fortino inespugnabile di Silvio Berlusconi in Sardegna.
Il bunker nato chissà perché e con quali autorizzazioni. Sta di fatto che lo sbarco alla Certosa non si è fatto.
A dirla tutto neanche ci si è potuti avvicinare. Nel mare azzurro e limpido situato a poche centinaia di metri dalla residenza sarda
del presidente del Consiglio non si può navigare. Neppure se a cercare di passare a poche decine di metri dall’imponente cantiere
sono i parlamentari della Repubblica.
La legge è uguale (per tutti i naviganti).
Ovvero, cronaca di una «missione impossibile», anche per i rappresentanti del popolo che siedono in Parlamento. Il sole caldo e il mare calmo di sabato (ieri appunto) non tradiscono la spedizione parlamentare che, a bordo di un gommone vorrebbe sbarcare a Punta Lada. È la missione annunciata dai parlamentari del centro sinistra per poter vedere «di persona cosa succede alla Certosa» e in particolar modo in prossimità dell’imponente castello di tubi innocenti che si riesce a vedere dal mare. Per la cronaca sono le 11.30 quando le barche del “blitz” lasciano Punta Marana nel Golfo della Marinella, destinazione La Certosa Punta Lada. A guidare l’insolito corteo dei manifestanti Gianni Nieddu, senatore diessino e autore, la settimana scorsa, di un analogo blitz bloccato dalle forze dell’ordine. Missione annunciata che non fa trovare impreparate le forze dell’ordine pronte a bloccare qualsiasi tentativo di sbarco. E, infatti, una decina di motovedette delle forze dell’ordine, carabinieri, polizia, guardia di finanza e Capitaneria di porto accompagnano le tre «barche del blitz», nella breve navigazione che viene interrotta a mezzo chilometro dalla costa.
Da una delle motovedette arriva l’ordine: «Non si può andare avanti». Gianni Nieddu, mostra il tesserino parlamentare e si presenta: «Sono il senatore Nieddu, chiedo di poter navigare in acque demaniali a ridosso della costa, come previsto dalla legge». Permesso negato. La zona, spiega la responsabile della motovedetta che intima l’alt, è interdetta alla navigazione. La responsabile dell’operazione di controllo del mare legge l’ordinanza della capitaneria di porto con cui si vieta la navigazione nell’area situata a ridosso del colosso in metallo che si vede dalla spiaggia. Non c’è possibilità neppure di far «valere» il ruolo parlamentare. O meglio, di poter «verificare cosa si stia costruendo in quell’area». La navigazione è interdetta. È una disposizione della Capitaneria di Porto. E gli uomini delle forze dell’ordine ottemperano. «Prendo atto di quanto mi è stato appena detto – dice Gianni Nieddu – non ci resta che rientrare».
Gli imbarcati però, sotto lo «sguardo vigile» di due elicotteri che volteggiano sulle loro teste, hanno il tempo di filmare e fotografare quello che succede. Comprese le strutture che sorgono a Punta Lada. In ogni caso si fa marcia indietro. Si torna a terra, ma non prima di una considerazione sullo schieramento di forze che ha bloccato la spedizione. «È stato sistemato quasi un esercito manco si dovesse fare un’operazione militare – dice Gianni Nieddu – . È bene ricordare che a un senatore della repubblica è stato impedito di navigare in acque demaniali». Nessuna accusa agli addetti alla sicurezza. «Non contestiamo le forze dell’ordine che fanno il loro lavoro e devono rispettare gli ordini». Però…
Dopo la missione fallita una nuova conferenza stampa. «Non riusciamo ad avere dal governo delle risposte di merito sui quesiti che abbiamo sollevato su questo scempio che si sta compiendo nella nostra terra – denuncia Nieddu – . Non ci risulta che queste autorizzazioni ci siano. Non ci si risponde neanche sui presunti motivi di sicurezza e quindi siamo qui ancora a cercare di verificare cosa succede». E mentre Renato Cugini, segretario regionale dei Ds contesta il sindaco di Olbia Settimo Nizzi (di Forza Italia e pupillo del premier) «per aver taciuto in Comune le opere alla Certosa», Sergio Gentili, portavoce nazionale della Sinistra ecologista aggiunge: «La costruzione di un anfiteatro, un tunnel, una cascata e un laghetto nella villa estiva di Berlusconi non hanno nulla a che vedere con misure di sicurezza nazionale. Non c’è alcuna chiarezza su chi, e quando, sono state autorizzate queste opere».
Nel frattempo i legali di Silvio Berlusconi fanno sapere dal Tg3 che «tutti i lavori eseguiti in quel terreno sono stati e sono muniti delle consentite autorizzazioni». Non si quali né chi le ha rilasciate. Mal di pancia iniziano a manifestarsi anche nel centro destra. È dei giorni scorsi, infatti, la richiesta di alcuni cossighiani di Mario Floris al presidente del Consiglio regionale di una missione alla Certosa finalizzata a «controllare di persona i lavori a Punta Lada». Sembra facile a dirsi. Ieri è stato impossibile anche solo avvicinarsi. Altro che trasparenza.