La
guerra in Cecenia ha ucciso 40mila bambini 06.09.2004
È stato protagonista di un prolungato sciopero della fame attuato
per attirare lattenzione delle cancellerie europee dellEuroparlamento
sulla tragedia cecena: Olivier Dupuis, già europarlamentare radicale
ha legato la sua azione politica a Bruxelles alla difesa delle «centinaia
di migliaia di ceceni abbandonati ad un destino funesto e sottoposti, dal
1994, ad un vero e proprio genocidio nascosta dalle classi dirigenti europee
del mondo della politica, delleconomia e dei mass media».
Il mondo è inorridito di fronte alla strage di bambini a
Beslan. I terroristi hanno agito in nome della «causa cecena».
Lei che per questa causa si è battuto da non violento come valuta
questa tragica vicenda? «In tutte le cause giuste, legittime si può ricorrere
a mezzi criminali oppure a mezzi non criminali. In questo caso, che qualcuno
abbia usato mezzi criminali per perseguire una causa che io ritengo giusta,
ciò non deve far venire meno la drammaticità e la necessità
di affrontare la questione cecena».
Vladimir Putin ha ribadito la volontà di proseguire la guerra
totale contro il terrorismo islamico-ceceno. Ma esiste davvero una soluzione
militare alla questione cecena? «Assolutamente no. Sono ormai cinque anni dalla seconda guerra
scatenata dal primo ministro di allora, Putin, e poi perseguita da lui
stesso in quanto presidente, e non credo che la situazione sia migliorata.
Tuttaltro. E non solo per quanto riguarda lazione terroristica ma anche
per ciò che concerne la tragedia che vive il popolo ceceno: il 20%
della popolazione è stata eliminata. Rapimenti, torture, stupri,
esecuzioni di massa, un Paese distrutto: così è stata ridotta
la Cecenia. Tutto questo è il risultato tragico di una politica
disastrosa da parte russa, e non penso che proseguire su questa via possa
dare risultati diversi da quelli, terrificanti, che ha già dato.
Giustamente si piangono i bambini uccisi a Beslan. Ma quante lacrime sono
state versate per i quarantamila bambini uccisi negli ultimi anni in Cecenia?».
Non crede che i tanti lati oscuri nella strage di Beslan possano
incrinare il rapporto di fiducia tra Putin e lopinione pubblica russa,
e la sua credibilità internazionale? Questa incrinatura è già in atto. La polarità
di Putin è in discesa e potrebbe ulteriormente calare. Il problema
di fondo riguarda la Comunità internazionale, gli Stati Uniti e
lEuropa in primo luogo che hanno creduto in questa scorciatoia politica
di Putin che non riguarda soltanto la questione cecena, ma che investe
la democrazia in Russia, lo Stato di diritto in Russia. Questa linea di
fermezza è stata perseguita anche al prezzo di una erosione fortissima
dei diritti, della libertà di stampa in Russia, della libertà
imprenditoriale e di quella dei cittadini, e con una visione neocoloniale
imposta con la forza più bruta in Cecenia ma anche in altre repubbliche
del Caucaso e non solo del Caucaso. Senza un approccio democratico fondato
sullo Stato di diritto e sulla politica, le relazioni europee con la Russia
sono molto a rischio, anche al di là della crisi cecena».
Lei ha denunciato a più riprese lindifferenza delle cancellerie
europee sulla tragedia cecena. Cosa cè dietro questa indifferenza? Ci sono interessi sostanziosi, come petrolio e gas e i rifornimenti
per i Paesi dellUnione Europea, come lItalia, la Germania, la Francia
, la Gran Bretagna che hanno puntato molto in particolare sul gas ma anche
sul petrolio russo, e dallaltra parte cè anche, in prospettiva,
un mercato di 150milioni di abitanti alle porte dellEuropa. Queste due
cose hanno un valore molto alto nel determinare la politica dei leader
leader occidentali. A cio va aggiunto il vecchio riflesso che è
quello di essere molto tolleranti nei confronti delle dittature in nome
di una cosiddetta stabilità. Col passare degli anni, molto spesso
questi uomini politici hanno dovuto riconoscere che questo appoggio a una
stabilità fondata su scorciatoie militariste e sullerosione di
libertà fondamentali , della democrazia e dello Stato di diritto,
provocava effetti molto gravi. Credo che questo riflesso della classe politica
europea è molto presente; preferisce non guardare ai problemi gravi
della Russia e di credere in un leader miracoloso, in questo caso Putin,
che risolve tutti i problemi e che garantisce allEuropa la stabilità
della Russia e con essa gli interessi nel settore petrolifero e in altri
ancora».
Di fronte al massacro di Beslan non cè il rischio che nellopinione
pubblica internazionale si stabilisca lequazione ceceni uguale terroristi? «Questa generalizzazione è sbagliata, ingiusta e va contrastata
con la massima determinazione. Sarebbe come se i baschi potessero essere
considerati tutti terroristi per colpa di quelli dellEta. Questo va ribadito
allopinione pubblica a maggiore ragione in un contesto in cui le possibilità
di manipolazione o addirittura di organizzazione di atti del genere è
molto maggiore. In uno Stato come quello russo fondato su una struttura
in buona parte nelle mani dei servizi segreti, sapendo anche ciò
che questi servizi segreti sono stati capaci di fare nella storia dellUnione
Sovietica, evidentemente ci si può aspettare il peggio; un peggio
alimentato anche da menti criminali come quelle dei terroristi di Beslan.
Resta il fatto che quella condotta da Mosca in Cecenia è una guerra
di colonizzazione, come lo fu in Algeria. Ma De Gaulle capì che
una guerra contro un intero popolo non poteva mai essere vinta ed ebbe
il coraggio e la lungimiranza di ritirarsi. Ma De Gaulle si rivelò
un vero statista, e non un piccolo zar come si manifesta Vladimir Putin.
Garantire una vera stabilità con la democrazia e lo Stato di diritto
in Russia e con uno Stato di diritto e la democrazia in Cecenia. In questo
senso, penso che possa essere rilanciata la proposta di un modello Kosovo
per la Cecenia, vale a dire quello di unamministrazione internazionale
in grado di avviare un percorso che metta un punto finale a questa tragedia,
per la Russia e per la Cecenia. Una proposta che comincia a conquistare
consensi anche allinterno della Russia, ma che si scontra con le paure
e gli opportunismi dellOccidente».