
| Ripartiamo dai diritti e dall’integrazione
culturale
Il tour siciliano del Camper del numero verde nazionale partirà da Cassibile, scelto come luogo simbolico in cui i diritti dei migranti non sono ancora garantiti. A distanza di un anno dai “fatti di Cassibile”, ritorniamo a parlare delle condizioni di vita e di lavoro delle centinaia di lavoratori stranieri impiegati per il lavoro stagionale nelle campagne del Siracusano. Con l’allestimento del campo di accoglienza gestito dalla Croce Rossa, la situazione dei lavoratori stagionali stranieri, sembra essere migliorata ma rimangono molti punti critici. Rispetto alle condizioni vergognose in cui erano costretti a vivere in passato, almeno viene dato loro un tetto e minime condizioni igienico-sanitarie. La scelta di ospitare i migranti in un campo di emergenza è stata concordata nell’ambito di un protocollo d’intesa sottoscritto da enti locali, sindacati, forze dell’ordine e Prefettura. Innanzitutto esprimiamo il nostro rammarico per la mancata convocazione al tavolo della Prefettura delle associazioni di tutela degli immigrati, tra cui l’Arci. La sede idonea per affrontare la questione, nostro avviso, sarebbe stata il Consiglio territoriale per l’immigrazione, organo previsto dal T.U., in cui sono rappresentati le competenti amministrazioni locali dello Stato, la Regione, gli enti locali, gli enti e le associazioni di tutela degli immigrati, le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, con compiti di analisi delle esigenze e di promozione degli interventi da attuare a livello locale. Come dimostra anche il lavoro preparatorio alla recente presentazione del decreto legislativo di riforma del testo unico sull’immigrazione, il metodo del confronto- serrato e trasparente – tra istituzioni e mondo associativo, è il sistema migliore per affrontare fenomeni complessi come l’immigrazione. Nel merito delle scelte adottate, poi, non condividiamo la scelta di affrontare un fenomeno complesso e ormai consolidato, che si ripete annualmente con modalità sostanzialmente invariate, con il sistema dell’emergenza. Gli organismi di protezione civile dovrebbero essere utilizzati in caso di calamità o per la gestione di fenomeni d’emergenza altrimenti non governabili. Non ci piace nemmeno l’idea che gli immigrati vengano accolti in un campo d’emergenza, come fossero un “corpo separato” rispetto al resto della popolazione di Cassibile. Tutto questo alimenta insicurezza, sfiducia ed è contrario ai principi di integrazione interculturale che da sempre ispirano la nostra azione. E poi c’è il dramma del lavoro nero. Si continua a lavorare in nero e per pochi, pochissimi soldi. Secondo Msf, il 95% degli stagionali lavora in nero e il 70% dichiara di avere subito maltrattamenti. Tra i lavoratori delle campagne quelli stranieri sono coloro che, più di altri, oggi vivono le condizioni più svantaggiate. Troppo spesso, infatti, ai lavoratori stranieri impiegati nel settore agricolo – soprattutto a quelli privi di regolare titolo di soggiorno – vengono imposte condizioni di lavoro durissime, ben al di sotto della soglia minima di tutela dei diritti salariali, previdenziali e delle garanzie di sicurezza, previdenza e assistenza sociale previste dalla legge. Gli immigrati impiegati nelle aziende agricole del siracusano per la raccolta della patata lavorano mediamente 4 giorni la settimana per 10/12 ore al giorno, con un compenso che varia dai 25 ai 30 euro.IL loro reclutamento avviene mediante il sistema del «caporalato». Insomma nelle campagne della nostra provincia, come in quelle di tutto il meridione il nastro della storia sembra girare al contrario e farne le spese – lo ripetiamo – sempre più spesso sono lavoratori più deboli, costretti a lavorare in condizioni di gravissimo sfruttamento, prossime allo stato di schiavitù e costretti a nascondersi dalle forze dell’ordine perché privi di permesso di soggiorno. Si tratta di un inaccettabile ritorno al passato, ancora più grave se si considera che quarant’anni fa proprio in queste terre dalle coraggiose lotte di tanti braccianti aveva inizio una stagione di conquiste e di diritti che rappresenta ancora oggi uno dei passaggi più alti del percorso democratico in Sicilia. La presenza di un numero così massiccio di immigrati in condizione di precarietà rischia di creare forti tensioni con la popolazione locale e con gli stessi immigrati che risiedono stabilmente a Cassibile. Le cause di tale situazione sono in parte riconducibili a una legislazione in materia d’immigrazione (che speriamo venga presto superata) che favorisce la precarietà e l’emarginazione dei cittadini stranieri e in parte alle condizioni di diffusa illegalità che “governano” il lavoro nelle nostre campagne. Per anni, noi dell’ARCI, insieme alle altre associazioni di tutela degli immigrati, abbiamo denunciato questo fenomeno e quando c’è stata necessità di portare una concreta mano d’aiuto (assistenza, accoglienza … persino generi di prima necessità) non ci siamo certo tirati indietro, cercando di dare testimonianza in prima persona delle necessità di integrazione tra i migranti e le popolazioni locali. Pertanto riteniamo necessario ripartire proprio dai diritti dei migranti e dai interventi di integrazione e accoglienza quali : assistenza legale, corsi di lingua italiana, centri di aggregazione interculturale e attività che promuovano l’incontro tra la comunità locale e quelle straniere
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