CARABINIERI
Proibito vietare «l’Unità» in caserma

Il brigadiere Di Fiore, consigliere Ds, aveva con sé il giornale. Il capitano l’ha denunciato: «Per disubbidienza». Ma il gip archivia il caso

ROMA «Brigadiere metta via quel giornale».
«No, lo tengo qui, non ci sono leggiche lo vietano».
«Le ordino di metterevia quel giornale».
«No, ripeto che il giornale resta dov’è».
Il capitano dei carabinieri è furioso. Ha di fronte il brigadiere Francesco Di Fiore, con l’Unità in mano, in caserma. Il brigadiere, 42 anni, tre figli e mille battagliesindacali alle spalle, lo guarda e non batte ciglio. Il capitano insiste: «Le ordino di sedersi». «No, il regolamento prevede che di fronte ad un superiore ci si debba mettere in riposo. Cioé in piedi. Resto in piedi», lo sfidaFrancesco Di Fiore.
Il capitano lo denuncia,per disobbedienza. È il 17 febbraio 2003.
Non luogo a procedere Ieri il gip Roberto Rivello, del tribunale militare di Padova, archivia il caso. Non luogo a procedere.
Si può tenere l’Unità in caserma, in tasca, o in mano.
Non è un reato disubbidire se qualcuno chiede dimettere via il quotidiano.
Non è reatoneanche stare in piedi.
È soddisfatto, il brigadiere della stazione Ronchi dei Legionari.
È un lettore de l’Unità, da sempre, nonché consigliere comunale dei Ds a Monfalcone,in provincia di Gorizia dal marzo 2003.
«All’inizio non capivo perché ce l’avesse conme il capitano – racconta Francesco Di Fiore -. Mi puniva in continuazione: il 1° maggio, il 25 aprile.
Sapeva che ero di sinistra, impegnato in politica, nella rivendicazione dei diritti dei carabinieri.
Ma ostinarsi in quel modo mi sembrava davvero troppo.
Poi, ho scoperto che il capitano Antonio Garritani nel 1998 si era candidato, senza essere eletto, alle amministrative di Pomezia, con An».
Quella mattina del 17 febbraio il brigadiere aveva il registratore acceso nella tasca, perché non era la prima volta che veniva redarguito dal suo
capo a causa de l’Unità. In realtà non gli piaceva neanche quel portaoggetti della Cgil in bella mostra sulla scrivania.
«Nella denuncia che ha inviato alla magistratura militare il capitano non cita mai il nome del quotidiano, ma nella registrazione, che ho depositato
agli atti, – spiega Francesco Di Fiore – risulta tutto. Io leggo l’Unità da sempre, da quando avevo 14 anni.
Facevo la diffusione porta a porta, la domenica mattina.
Sono molti i carabinieri di sinistra anche se non sembra.Non lo dicono perché l’Arma è notoriamente di destra, perché esporsi può costare caro».
Lui, invece, di battaglie sindacali ne ha fatte tante. Durante le ultime elezioni amministrative a Monfalcone, poi, si è candidato con i Ds.
È stato il primo dei non eletti, ma a causa della rinuncia di un consigliere è subentrato in consiglio comunale. Ha chiesto l’aspettativa per motivi politici
e l’ha ottenuta il 2 dicembre scorso.
Tre giorni dopo sono arrivati a casa sua due carabinieri e l’hanno arrestato.
Non aveva consegnato la pistola d’ordinanza e il distintivo.
L’accusa è di «ritenzione di oggetti di armamento aggravata e di disobbedienza aggravata », nei confronti di un superiore.
Un fax non basta Un arresto che ha fatto scalpore, per il modo – si sono mobilitati i comandanti dei reparti operativi di Gorizia e Monfalcone- e i tempi.
Il carabiniere- consigliere aveva inviato un fax al ministero della Difesa per chiedere come comportarsi con arma e tesserino.
Le forze dell’ordine l’hanno arrestato.
Adesso è di nuovo in libertà, ma comunque dovrà essere processato.
Di Fiore ha anche denunciato il capitano per mobbing.