Essendo già stati espulsi gli altri 13, il Tribunale autorizza l’ unico rimasto, Fatawu Lasisi (ma non si sa se l’ africano sia ancora in Italia oppure sia stato espulso anche lui) «a permanere nel territorio dello Stato fino alla definizione del giudizio di merito».
Il ricorso d’ urgenza per chiedere un permesso di soggiorno temporaneo per i 14 africani, in attesa del pronunciamento del giudice sul riconoscimento dello status di rifugiati e sull’asilo politico, era stato depositato dai legali il 20 luglio scorso. Il Tribunale civile ha accolto il ricorso, richiamando nella pronuncia la storia personale di Fatawu Lasisi, che afferma di essere nato nella regione del Darfur, in Sudan, il 6 marzo 1980. Il suo villaggio è stato attaccato e bruciato dai guerriglieri che hanno anche ucciso i genitori, costringendolo all’ emigrazione.
Lasisi, insieme ad altri cinque compagni della Cap Anamur, non è stato fatto fatto partire il 22 luglio scorso da Fiumicino per il Ghana. I sei, fatti scendere dall’ aereo sul quale erano stati imbarcati perchè avevano fatto resistenza, erano stati in un primo momento rimandati nel Centro di permanenza temporaneo di Ponte Galeria. Il 26 sono stati trasferiti da Roma a Milano Malpensa, dove in 5 sono stati imbarcati su un aereo diretto in Ghana. Fatawu Lasisi è stato invece portato nel Centro di permanenza temporaneo milanese di via Gorelli, ma da allora neanche i legali sono riusciti ad avere notizie precise sulla sua sorte. Il fatto è stato denunciato dalla portavoce dell’ Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), Laura Boldrini, che aveva parlato di «giallo». Sulla vicenda il verde Mauro Bulgarelli ha rivolto giovedì un’ interrogazione al ministro dell’Interno.
Per Fatawu Lasisi l’espulsione sarebbe stata bloccata dal ricorso
fatto alla Corte europea da parte dei legali di 14 dei 37 africani della
Cap Anamur. Lasisi era stato portato da Ponte Galeria a Milano Malpensa
per essere rispedito in Ghana insieme agli ultimi 5 compagni rimasti in
Italia. Ma poi lui è stato trasportato al Centro di permanenza temporanea
di via Corelli a Milano. Il motivo, probabilmente, è dovuto al fatto
che Lasisi è uno dei 14
per i quali è stato fatto ricorso contro l’ espulsione alla
Corte di Strasburgo. Nella pronuncia seguita al ricorso, giovedì
scorso, la Corte ha chiesto al Governo italiano informazioni sulla nazionalità
degli immigrati e sul tipo di indagini fatte per stabilire se dovessero
essere espulsi dall’ Italia e, in caso di risposta affermativa, verso quale
Paese. Ma, mentre gli altri 13 erano già stati espulsi prima della
pronuncia della Corte, Fatawu Lasisi era ancora in Italia e quindi il Governo,
prima di espellerlo, vuole probabilmente chiarire la sua posizione con
la Corte.
Soddisfazione per la decisione del Tribunale di Roma e preoccupazione
per la sorte di Fatawu Lasisi. È quanto è stato espresso
dalla portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) Laura
Boldrini a proposito della vicenda che riguarda gli immigrati della Cap
Anamur. «Abbiamo accolto con soddisfazione la decisione del giudice
– ha detto il portavoce – che ha stabilito un principio per il quale, tra
l’altro, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati si è sempre battuto,
ovvero che il ricorso abbia un
effetto sospensivo del decreto di espulsione o di respingimento».
«Questo dimostra la fondatezza – ha aggiunto – di quanto abbiamo
affermato sin dall’inizio del dibattito parlamentare sulla legge Bossi-Fini
cioè che nel momento in cui si è in presenza di un ricorso,
il richiedente asilo
che ha ottenuto un diniego dalla commissione centrale possa rimanere
nel territorio italiano e non debba essere rimandato nel suo paese. Siamo
però anche preoccupati – ha concluso Boldrini – perchè ancora
non si hanno notizie, a distanza di giorni, di dove si trovi Fatawu Lasisi».
Dalla decisione del tribunale arriva dunque la smentita delle tesi
del ministro Pisanu. Così’ pensa il deputato dei Ds Antonio Soda.
«Abbiamo saputo – spiega Soda – che Lasisi, che si è sempre
professato sudanese e che parla solo la lingua Ausa del Darfur, ha avuto
dal giudice del Tribunale di Roma il riconoscimento del diritto a permanere
in Italia finchè non sia
definita dal giudice stesso la sua posizione. Questo smentisce la
tesi del ministro dell’Interno, per il quale nel nostro ordinamento chi
domanda l’asilo può essere espulso con provvedimento dell’autorità
amministrativa».
«Mi auguro che Pisanu – avverte l’esponente Ds – si comporti
rispettando la separazione dei poteri e questi principi. E voglio aggiungere
che sarà bene che Pisanu dia ai difensori di Lasisi, i quali non
sanno dove è ristretto, le
indicazioni necessarie affinchè possano esercitare pienamente
la difesa».
E quella della Cap Anamur è «davvero una pagina nera per il nostro Paese», secondo Gabriella Pistone, parlamentare dei Comunisti Italiani. «Anche il Tribunale di Roma, che ha accolto il ricorso dei legali di 14 extracomunitari della Cap Anamur, dà ragione alla tesi sostenuta da chi nei giorni scorsi ha fortemente criticato il comportamento del Ministero dell’Interno, nonchè dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite e di Amnesty International, secondo cui le autorità italiane hanno agito con troppa fretta violando il diritto ad una completa analisi della richiesta di asilo e ad un’equa procedura» ha dichiarato la parlamentare aggiungendo di aver presentato un’interrogazione parlamentare urgente al Ministro dell’Interno.
«Quanto ha stabilito il Tribunale di Roma – continua Pistone – fa il paio con quanto sostenuto, a più riprese, da tutti coloro i quali affermavano che era davvero fuori luogo e impensabile rimpatriare delle persone alle quali l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati aveva raccomandato di concedere la protezione umanitaria. Adesso – conclude l’On. Pistone – il Tribunale di Roma sostiene che potevano restare in Italia almeno i 14 extracomunitari per i quali gli avvocati avevano fatto ricorso contro il provvedimento di espulsione. L’unico neo è che appunto tali persone sono già state espulse dal territorio italiano. Davvero una pagina nera per il nostro Paese».
Un passo indietro per ricostruire la vecenda. La nave umanitaria Cap Anamur arrivò al largo delle coste di Porto Empedocle il 4 luglio con a bordo 37 immigrati. Il comandante, Stefan Schmidt, dopo che la Cap Anamur aveva attraccato a Porto Empedocle, era stato portato alla questura di Agrigento. «Rischio l’arresto ma li salvo», aveva detto a proposito dei profughi, le cui condizioni di salute erano allarmanti. Ma in questura è stato formalizzato l’arresto, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il comandante è stato poi messo in libertà dopo qualche giorno, ma l’odissea dei profughi è continuata fino a che il governo italiano non ha attuato il provvedimento d’espulsione.
Contro il provvedimento d’espulsione erano emersi diversi elementi.
Prima di tutto la sentenza della Corte Costituzionale la quale ha decretato
che l’espulsione immediata, prevista dalla Bossi Fini, è incostituzionale.
E in più il ricorso presentato dai legali dei 14 naufraghi».
Paolo Cento, parlamentare dei Verdi, chiede a gran voce le dimissioni del
ministro Beppe Pisanu: ««Dopo la richiesta di chiarimenti della
Corte di giustizia europea, ora la decisione della giustizia italiana:
il ministro Pisanu ha sbagliato a cacciare i profughi della Cap Anamur
e di questo ne dovrà rispondere al Parlamento oltre che alla coscienza
civile dell’opinione pubblica».
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