Giovedì 18 settembre 2008 Antonio Mazzeo
Nuovi bandi di gara per lavori sino a 6 milioni
di dollari nella base Usa di Sigonella. Il “Naval Facilities Engineering
Command” della Marina militare degli Stati Uniti d’America sta per firmare
i contratti con le società chiamate ad ampliare
le infrastrutture della principale base aeronavale
nel Mediterraneo. Il primo dei contratti prevede la riparazione di
una parte delle piste di volo, la demolizione e la
ricostruzione di circa 27,700 metri quadri di superfici aeroportuali,
il rifacimento dell’impianto d’illuminazione.
Il secondo programma prevede invece la ristrutturazione
degli uffici, degli spazi comuni e degli hangar dell’edificio n. 630.
Sigonella si conferma così come la base estera
dove è maggiore lo sforzo finanziario della Us Navy, 535 milioni
di dollari negli ultimi otto anni per il Piano Mega che ha modificato il
volto delle due stazioni aeronavali (NAS 1 e NAS 2) in cui la base è
divisa. Altri 15 milioni di dollari sono stati stanziati a fine 2005 per
la realizzazione di un nuovo oleodotto che risponde alle accresciute esigenze
di rifornimento degli aerei installati o in transito (solo nel primo anno
delle operazioni Iraqi Freedom ed Enduring Freedom, il Sigonella Fueling
Team ha fornito oltre 18 milioni e mezzo di galloni di prodotti petroliferi
a più di 5.500 aerei Usa e Nato). Circa 26 milioni di dollari, inoltre,
sono stati previsti per realizzare il “Global Hawk Aircraft Maintanance
and Operations Complex”, il centro operativo e di manutenzione dei velivoli
Global Hawk (RQ-A4), l’ultima generazione dei cosiddetti Unmanned Aerial
Vehicles – UAV, gli aerei senza pilota, teleguidati, la cui funzione primaria
è quella di spiare il fronte nemico, individuare gli obiettivi e
infine dirigere gli attacchi e i bombardamenti. Secondo il comando dell’Us
Air Force di Kaiserslauten (Germania), dalla base di Sigonella opererà
infatti un “piccolo squadrone di cinque velivoli Global Hawk”.
La richiesta di spesa per il centro di Sigonella è
finalizzata a realizzare hangar e officine, pavimentare l’area di
arrivo e di stazionamento degli aerei, istituire una “forza di protezione/antiterrorismo”,
migliorare i sistemi di comunicazione.
Dall’Afghanistan all’Iraq, dal
Corno d’Africa al Caucaso
A Sigonella i cantieri si moltiplicheranno anche nei
prossimi anni. Stando al voluminoso rapporto “Military Construction and
Family Housing Programs – Budget Estimates”, relativo alle previsioni di
bilancio per l’anno fiscale 2007, presentato al Congresso dal Dipartimento
della Marina Usa il 6 febbraio 2006, alla base siciliana verranno destinati
nei prossimi tre anni stanziamenti aggiuntivi per oltre 163 milioni di
dollari. Tra i programmi più impegnativi la realizzazione di non
precisate “infrastrutture di supporto operativo della base” (84 milioni
di dollari) e la costruzione dell’”AIMD/GSE Shop” (34 milioni), infrastruttura
che potenzierà le funzioni dell’“Aircraft Intermediate Maintenance
Department, il dipartimento per la manutenzione e la riparazione dei velivoli
imbarcati sulle unità della V e VI Flotta e dei caccia da guerra
del Comando centrale europeo delle forze armate Usa. Ventuno milioni di
dollari andranno invece per creare una “facility operativa” per l’EOD –
Explosive Ordnance Disposal Mobile Unit Eight Detachment (EODMU 8), il
reparto speciale della Us Navy che cura la manutenzione di mine, armi convenzionali,
chimiche e nucleari e la loro installazione a bordo di portaerei e sottomarini.
EODMU 8 fu assegnato a Sigonella nell’ottobre del 1991 per supportare le operazioni del Comando della Marina Usa, dei servizi segreti statunitensi e del Dipartimento di Stato in un’area compresa tra Europa, Africa e Medio Oriente. Il reparto, in particolare, è stato operativo nel teatro di guerra del nord Afghanistan sin dal 2002, mentre si è guadagnato lo scorso anno la “Stella di Bronzo” per i “servizi” resi alle forze armate impegnate in Iraq. Dal 2004 un gruppo di militari dell’Explosive Ordnance Disposal Mobile Unit 8 è pure operativo a Djbouti presso la nuova base di Camp Lemonier. In Corno d’Africa il distaccamento di Sigonella ha addestrato le unità speciali di Etiopia e Kenya in funzione antisomala, alla vigilia dell’attacco scatenato contro le Corti islamiche. In proposito, a riprova del coinvolgimento diretto di Sigonella in operazioni segrete non concordate in ambito Nato, è opportuno menzionare che dal maggio al novembre 2006, dalla base siciliana hanno operato gli aerei radar Orion P3-C del “Patrol Squadron 16 VP-16” di Jacksonville, Virginia, nella raccolta d’informazioni che ha preceduto l’offensiva Usa-Etiopia in Somalia.
Lo scorso 25 agosto, in occasione di una visita a Sigonella per la consegna della “Stella di Bronzo” agli uomini di EODMU 8, il Comandante delle forze navali Usa in Europa ha dichiarato che la base continuerà ad essere importantissima per le operazioni in Iraq ed Afghanistan e “nel supporto all’assistenza umanitaria nella Repubblica Democratica di Georgia”. Come dire che la Russia torna ad essere nel mirino della portaerei Sicilia, proprio come ai tempi dei missili Cruise di Comiso…
L’US Air Force e la trasmissione
dei codici d’attacco nucleare
Dalla lettura delle schede allegate al piano finanziario
2007 dei “Military Construction and Family Housing Programs”, emerge però
un altro dato estremamente preoccupante sul futuro prossimo della base.
La Us Navy prevede infatti che entro la fine del 2012 il personale militare
in forza a Sigonella raggiungerà le 4.327 unità, contro le
4.097 presenti alla data del 30 settembre 2005. L’infrastruttura siciliana
è l’unica tra le grandi basi navali degli Stati Uniti in cui aumenterà
il personale impiegato. Ad esempio, il numero di militari Usa di stanza
a Diego Garcia (Oceano Indiano) e Yokosuka (Giappone) si manterrà
costante, mentre una riduzione del 15% è prevista per Agana, Guam.
Restano fuori dal computo i reparti che giungeranno in Sicilia per mettere in funzione la stazione terrestre del nuovo sistema di telecomunicazione satellitare MUOS (Mobile User Objective System) presso la stazione “sorella” di Niscemi (Caltanissetta), nonché il personale dell’Us Air Force destinato al complesso operativo e di manutenzione dei velivoli senza pilota “Global Hawk” (Sigonella). Nella base, intanto, opera un distaccamento dell’aeronautica militare statunitense sin dal maggio 2001, data in cui fu trasferita da Incirlik (Turchia), una delle stazioni terrestri del Global HF System (GHFS), il sistema di comunicazioni in alta frequenza creato per integrare la rete dello Strategic Air Command, assicurando il controllo su tutti i velivoli aerei appartenenti al Dipartimento della Difesa.
Uno degli aspetti più importanti del GHFS è quello relativo alla trasmissione degli EAM – Emergency Action Messages, gli ordini militari che hanno priorità assoluta, primi fra tutti i cosiddetti “messaggi SkyKing” che includono i codici di attacco nucleare. Le altre stazioni terrestri del sistema GHF dell’Us Air Force sono quelle di Andersen, Guam; Andrews, Washington; Ascension Island (Oceano Atlantico); Croughton, Gran Bretagna; Elmendorf, Alaska; Hickam, Hawaii; Lajes (Azzorre); Offutt, Omaha, Nebraska; Salinas, Portorico; Thule, Groenlandia, Yokota, Giappone; McClellan, Sacramento (USA).
Il centro “hub” per trasferire
uomini, mezzi ed armamenti
La rilevanza strategica assunta da Sigonella non si
limita però alle funzioni di vigilanza, intelligence e telecomunicazione.
Nella base siciliana è stato creato nel 2005, il settimo “Fleet
and Industrial Supply Center (FISC)” della Marina Usa, a cui sono state
attribuite tutte le operazioni di immagazzinamento e smistamento di materiali,
mezzi e sistemi d’armi sino ad allora eseguite nei centri di Londra, Napoli,
Bahrain e Dubai (Emirati Arabi Uniti). Sigonella è divenuto così
uno dei due “hub” d’oltremare dell’Us Navy (l’altro è rappresentato
dalla base navale giapponese di Yokosuka), e rifornisce le installazioni
e le unità da guerra presenti in Europa, Mediterraneo, Oceano Atlantico
ed Asia sud-occidentale. Gli altri cinque centri FISC si trovano nelle
basi statunitensi di Pearl Harbor, Hawaii; Bremerton (Puget Sound), Washington;
Norfolk, Virginia; Jacksonville, Florida; San Diego.
Sigonella è inoltre una delle principali basi
logistiche e di supporto della Marine Air/Ground Task Force (MAGTF), la
forza speciale costituita nel 1989 per garantire al Corpo dei Marines flessibilità
e rapidità d’intervento negli scacchieri di guerra.
In tema di immagazzinamento e distribuzione di armi
e mezzi, Sigonella non è snodo centrale solo per i reparti della
Marina. L’1 aprile 2004, la Defense Logistics Agency, l’agenzia per la
logistica militare del Dipartimento della Difesa, ha attivato nella base
siciliana uno dei suoi più importanti “Defense Distribution Depot”,
affiancandolo ai centri-depositi già operativi a Germersheim (Germania),
Yokosuka, Guam, e in due basi di Kuwait e Corea del Sud. Come ha spiegato
il generale Kathleen M. Gainey, comandante del DDC (Defense Distribution
Command), i materiali e i beni presenti a Sigonella vengono messi a disposizione
dei reparti dell’Aeronautica e dell’Esercito statunitense. ”La scelta di
realizzare il Defense Distribution Depot
nella base siciliana – ha spiegato Kathleen M. Gainey
– si deve proprio al fatto che si prevede a medio termine una ulteriore
espansione delle sue funzioni logistiche”.
In vista del potenziamento della rete logistica di rifornimento mondiale, il Dipartimento della Difesa Usa è impegnato in uno sforzo finanziario imponente: per il periodo compreso tra il 2004-2011, sono previsti investimenti per 464,3 milioni di dollari.
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