ROMA 15 aprile 2006 – L’offensiva della Cdl sulle irregolarità del voto continua. E dopo il flop della polemica sulle schede contestate, per il quale Romano Prodi chiede a Berlusconi di “porgere le sue scuse agli italiani”, ora è Roberto Calderoli ad aprire un nuovo fronte.
Il “padre” della legge elettorale, il leghista Roberto Calderoli, spiega di aver fatto ricorso all’ufficio circoscrizionale, sostenendo che “non si devono conteggiare i 45mila voti della lista patacca autonomista. Perché si è presentata in una sola circoscrizione e non si può. L’ho scritta io la legge, il mio è un parere pro veritate “, dice facendo riferimento alla lista ‘Lega Alleanza lombarda’ che si è presentata solo nella circoscrizione Lombardia 2.
Una tesi che raccoglie il plauso del presidente dei deputati di An. Ignazio La Russa la definisce “intelligente e tutt’altro che peregrina”. E i fedelissimi di Berlusconi colgono la palla al balzo: “Siamo sbalorditi”, dice il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi ricordando che la legge “prescrive una diversa regolamentazione per le sole liste regionali del Trentino e della Val d’Aosta, dove vanno tutelate le minoranze linguistiche”.
Ma se Prodi sceglie di non entrare nel vivo di questa nuova polemica, il coordinamento dell’Ulivo va all’attacco e invita Calderoli “ad imparare a leggere ciò che dice di aver scritto”, ricordando all’esponente leghista che “in nessun punto della legge elettorale che si vanta di aver scritto, infatti, è previsto un numero minimo di circoscrizioni in cui presentare le liste”.
Una obiezione che trova l’appoggio del costituzionalista Stefano Ceccanti: “E’ del tutto evidente che se una lista si è presentata in una unica circoscrizione, non per questo i suoi voti spariscono. Se il legislatore avesse voluto impedire che una lista si presentasse in una sola circoscrizione avrebbe fatto una norma esplicita e specifica: non si può sostenere, addirittura ‘ex post’, che questi voti non possono essere conteggiati. Se qualcosa non andava nella presentazione della lista ‘Alleanza Lombarda’, ci avrebbe pensato la prefettura a bloccarla prima che gli elettori andassero alle urne”.
Ma Calderoli non demorde: “Siamo al ridicolo – afferma l’ex ministro – Una questione infatti è l’attribuzione dei seggi, per cui il conteggio avrebbe avuto valore e oltretutto se la lista avesse superato lo sbarramento del 2 per cento avrebbe anche avuto dei deputati. Altra questione è il calcolo della cifra elettorale nazionale che la legge affronta in maniera diversa, come ho spiegato”.
Ma l’ex ministro riceve una ancora piu dettagliata obiezione dal presidente dei Verdi. Secondo Alfonso Pecoraro Scanio, sulla questione “l’Ufficio Centrale della Cassazione si è già pronunciato ai sensi dell’Art. 14 bis comma V della legge elettorale con un provvedimento del 16 marzo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 marzo” e per il quale “tutte le liste presenti alle elezioni politiche ed i rispettivi collegamenti, erano regolari e non c’è nessun bisogno di ulteriori controlli da parte dell’Ufficio centrale della Cassazione”.
“Calderoli e altri esponenti della Cdl sembrano muoversi come alcuni pentiti, e cioè ‘parlando a rate’ – chiosa il segretario dei radicali italiani, Daniele Capezzone -. Insomma, ogni giorno un’obiezione per buttare tutto in caciara”.
In serata, arriva anche una dura
dichiarazione di Oliviero Diliberto.
Secondo il leader del Pdci “con
la democrazia non si può scherzare, e c’è in giro un’aria
di golpe.
Invito tutti i democratici alla
massima vigilanza dal momento che
– come fa anche Calderoli –
non vogliono accettare il risultato delle elezioni”.
| Punti fermi
di Antonio Padellaro Diciamolo con chiarezza: come tutti gli elettori di centrosinistra siamo molto preoccupati per ciò che sta accadendo dopo il voto del 10 aprile e su ciò che potrebbe accadere. Sappiamo che l’Unione ha incontestabilmente vinto le elezioni, sia alla Camera che al Senato. Ma vediamo che Berlusconi, malgrado la montatura sui brogli sia stata smascherata, insiste a non accettare il risultato, e a non riconoscere il legittimo successo dell’avversario. Di fatto, l’ex premier vuole impedire a Prodi di governare. Perciò temiamo che in questa strategia della tensione portata all’estremo si possano creare i presupposti di una emergenza democratica. Abbiamo elementi per sperare che An, Udc e Lega non intendano seguire l’alleato sulla strada dell’avventurismo politico. Ma più presto lo dichiarano e meglio è. Confidiamo anche (ma ci crediamo poco) in un ravvedimento sia pure tardivo di uomo che lucidissimo non deve essere visto che nelle interviste saltabecca dai brogli al gol di Kaladze. Poi, ci rendiamo conto che al Senato il centrosinistra ha una maggioranza molto risicata, forse troppo per gestire al meglio i punti chiave del suo programma. Ma pensiamo che permanendo questo clima torbido sia impossibile avviare in Parlamento un qualunque dialogo della maggioranza con l’opposizione sugli incarichi istituzionali. Perfino l’intesa sul nuovo capo dello Stato che si auspica essere la più larga possibile, rischia l’impraticabilità. Appare evidente che da questi punti fermi tutta l’Unione, e tutti
i leader al completo non possono e non intendono recedere. Vediamo meglio
perché.
Pur di non mollare il potere, lo sappiamo, l’uomo è disposto a tutto. Perciò diventa più che mai urgente l’insediamento del governo Prodi. Con l’aria che tira appare un tempo lunghissimo il mese circa che si presume possa trascorrere prima del conferimento dell’incarico al premier dell’Unione. Giorni che in condizioni normali dovrebbero essere utilizzati per un ordinato passaggio delle consegne, importante soprattutto per verificare lo stato dei conti pubblici. Insomma, un panorama fosco che può cominciare a rasserenarsi solo con una condizione preliminare. Che Berlusconi si decida ad alzare il telefono, a chiamare Prodi, a riconoscere lealmente il responso delle urne. Questa è l’usanza in tutti i paesi civili del pianeta dove è impensabile, se non altro per ragioni di stile, che il candidato perdente rifiuti la mano al vincitore. A questo punto ci sembra che il centrosinistra abbia concordato l’unica linea di condotta possibile. No alle grandi coalizioni. No alla spartizione delle presidenze di Montecitorio e palazzo Madama che l’Unione ritiene spettino alla maggioranza, in coerenza con quanto è sempre avvenuto nelle ultime tre legislature. Sì, invece, al dialogo con la Cdl sull’elezione del capo dello Stato ma solo con quelle forze disposte a riconoscere la piena legittimità del risultato elettorale. Questioni su cui non possono esserci equivoci di sorta come dimostra la piena sintonia tra Prodi e D’Alema che hanno escluso qualsiasi genere di inciucio o di cedimento. Confermando però la volontà al confronto con tutti quanti rappresentano il paese, e quindi anche con i partiti della destra, per unire l’Italia. Infine, l’unico consiglio che ci sentiamo di dare riguarda il conflitto d’interessi. Berlusconi ha almeno il pregio di non nascondere le sue intenzioni, che sono come sempre le peggiori che una democrazia possa augurarsi. Non si può più consentire che un uomo animato da un simile spirito di vendetta possa continuare a sommare un enorme potere politico a un enorme potere mediatico. Esistono certamente riforme più urgenti sul piano economico e sociale a cui l’Unione deve porre mano. Ma qui è in ballo una questione fondamentale di democrazia. Una legge non punitiva ma di puro buon senso servirebbe a liberare Fini, Casini e la stessa Lega dal giogo di un padrone dispotico per restituirli al dialogo con il nuovo governo. Anche loro, forse, non aspettano altro. |
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