Accertamenti tecnici sull’opera «Cozzo Minneria» nei pressi di Castelbuono
Galleria sequestrata ma «aperta» Nel tunnel da mesi sono in corso lavori.
La Procura: «La società Calcestruzzi Spa fornì materiale depotenziato».

PALERMO 28 febbraio 2008. Il traffico sull’autostrada Palermo-Messina finora non è stato interrotto,
anche se i carabinieri e la Guardia di Finanza di Caltanissetta hanno posto sotto sequestro la galleria «Cozzo Minneria»
che si trova nei pressi dello svincolo di Castelbuono.
Il provvedimento è stato disposto dal pm Nicolò Marino nell’ambito dell’inchiesta avviata poco più di un mese addietro
dalla Direzione distrettuale antimafia nissena nei confronti della Calcestruzzi Spa a proposito delle presunte collusioni
tra l’azienda bergamasca e Cosa Nostra.
Inchiesta scaturita dalle dichiarazioni di un ex dipendente, Salvatore Paterna, riscontrate da intercettazioni ed accertamenti tecnici da cui risulterebbe, come sostiene la Procura di Caltanissetta, che la società avrebbe fornito calcestruzzo di qualità difforme rispetto a quanto previsto nei contratti di appalto. Con il risultato che i guadagni così ottenuti sarebbero stati destinati, affermano i magistrati inquirenti, «per fini illeciti, con vantaggi anche per Cosa Nostra».
Per la galleria «Cozzo Mineria», lunga 2.509 metri, il decreto di sequestro è stato disposto per potere svolgere gli accertamenti tecnici sul calcestruzzo utilizzato per la realizzazione dell’opera e che è stato fornito, appunto, dalla «Calcestruzzi Spa».
La galleria è chiusa al traffico da alcuni mesi a causa di lavori in corso. Sulla struttura, il procuratore aggiunto Renato Di Natale e il sostituito della Dda, Nicolò Marino, hanno disposto accertamenti tecnici chesaranno svolti da consulenti della Procura per accertare la stabilità dell’opera.

La galleria – in direzione di marcia da Palermo verso a Messina – è stata affidata in custodia e gestione al direttore regionale per la Sicilia dell’Anas e al direttore generale del Consorzio Autostrade Siciliane Spa. In ogni caso, si legge in una nota diffusa dall’ufficio stampa dello stesso Consorzio – di cui ieri è stato insediato dal vicepresidente Giuseppe Faraone il nuovo collegio dei revisori dei conti (presidente Gianni Di Bella di Caltanissetta, nominato dal ministero dell’Economia e Finanze, consiglieri Carmela Taglierini per l’Anas, Giancarla Musarra per l’assessorato regionale al Bilancio, Francesco Lala per l’assessorato regionale ai Lavori Pubblici, Giuseppe Migliore, Salvatore Rizza e Carmelo Licitra in rappresentanza dei soci Cas) –
«la viabilità non subisce alcuna modifica in quanto la galleria resta regolarmente aperta al traffico».

Nel frattempo, Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons, chiede che i controlli alle strutture vengano estesi a tutte le opere realizzate con materiali forniti dalla «Calcestruzzi spa» e propone di avviare una «class action» per tutelare i consumatori italiani.

«Quando qualche tempo fa scoppiò lo scandalo del cemento depotenziato, domandammo – afferma Tanasi commentando
il sequestro disposto dallaProcura di Caltanissetta – di estendere i controlli a tutte le opere realizzate con quei materiali.
Con nostra soddisfazione, i lavori stanno procedendo in questo senso ed il nostro plauso va dunque all’operato del pm Nicolò Marino ». In ogni caso, Tanasi ribadisce «la volontà di avviare un’azione collettiva per il risarcimento dei danni provocati dall’utilizzo di materiali non idonei alla costruzione.

La class action partiràdalla Sicilia, ma interesserà tutti i consumatori d’Italia danneggiati dall’operato della Calcestruzzi Spa».
Anche Legambiente vuole conto e ragione sull’operato della società bergamasca.

«Gli sviluppi dell’inchiesta sulla Calcestruzzi – si legge in un nota – confermano ancora una volta la gravità della situazione
e la pericolosità delle conseguenze che una gestione criminale del ciclo del cemento può portare non solo in Sicilia ma su tutto il territorio nazionale.
Una preoccupazione peraltro ribadita anche dall’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia.
È necessario – continua Legambiente – che la politica regionale, soprattutto in vista delle prossime elezioni amministrative, prenda una posizione chiara sul rapporto spesso ambiguo tra imprese ed organizzazioni criminali soprattutto per quanto riguarda il flusso dei finanziamenti per opere pubbliche e la promozione dello sviluppo. I candidati a governare la Regione
si confrontino apertamente sul problema e si facciano garanti della legalità visto che numerose inchieste dimostrano come
il denaro destinato alla crescita in Sicilia finisca con l’alimentare circuiti illegali lasciando la regione arretrata
nonostante le ingenti risorse finanziarie spese negli anni».
 
CALTANISSETTA.  Stop al nuovo Ospedale S. Elia «Pericolo di crollo»:
I carabinieri del Reparto operativo e il Gico della Guardia di Finanza
hanno eseguito ieri mattina il sequestro del nuovo edificio dell’ospedale S. Elia.
Il decreto di sequestro è stato firmato dal sostituto procuratore Nicolò Marino ed è stato disposto in seguito agli accertamenti tecnici effettuati sul calcestruzzo utilizzato per la realizzazione dell’opera, fornito dalla Calcestruzzi Spa, che sarebbe di qualità inferiore a quella prevista nella progettazione della struttura.
Secondo gli inquirenti la struttura ospedaliera sarebbe stata realizzata con calcestruzzo fornito dalla società bergamasca di qualità inferiore a quella prevista dal progettista e quindi potrebbe causare «il pericolo di crollo della struttura».
Il sequestro rientra nell’ambito dell’inchiesta sulla Calcestruzzi Spa che ha portato di recente ad arresti eccellenti (tra cui l’amministratore delegato) e al sequestro della società. Per l’accusa, i guadagni ottenuti dalla Calcestruzzi sarebbero stati destinati «per fini illeciti, con vantaggi anche per Cosa nostra». Sulla struttura ospedaliera il procuratore aggiunto Renato Di Natale e il sostituito Nicolò Marino, hanno disposto accertamenti tecnici che saranno svolti da consulenti della Procura per accertare la stabilità dell’opera. Il cantieredell’ospedale (dove sono impegnati una sessantina di lavoratori per un appalto di quasi 26 milioni di euro) è stato affidato al direttore generale Alberto Paladino. 
La società «Sigenco spa», esecutrice dei lavori al S. Elia, in una nota scrive che «la fornitura di calcestruzzo fu a suo tempo eseguita dalla Calcestruzzi Spa, secondo contratto di fornitura trasmesso all’ente appaltante e anche alla prefettura di Caltanissetta». La società si ritiene parte lesa e sulla scorta di «alcuni accertamenti e delle inadempienze contrattuali riscontrate, la Sigenco ha a suo tempo risolto per inadempimento il contratto di fornitura con la Calcestruzzi Spa, riservandosi di chiedere il risarcimento dei danni alla suddetta ditta, in quanto il prezzo corrisposto dalla Sigenco è riferito a un calcestruzzo a resistenza Rck 30. La Sigenco Spa ha prontamente informato la commissione di collaudo, il collaudatore statico e gli altri organi amministrativi preposti al controllo e pertanto la Sigenco Spa, nella vicenda processuale, deve legittimamente qualificarsi come parte lesa che con il suo esposto ha dato il via alle indagini giudiziarie».
La nuova amministrazione di Calcestruzzi «ha preso atto dei provvedimenti di sequestro preventivo e si dichiara a completa disposizione della magistratura inquirente».