
BRANCALEONE (Reggio Calabria) – A Galati, “la città
delle tartarughe” – all’interno dell’area più importante d’Italia
per il numero delle nidificazioni – cemento, pale e inerti avanzano senza
che nessuno li fermi. Secondo Legambiente, il 70% delle nidificazioni di
tutta Italia avviene in questa zona, tra Galati e alcuni paesi limitrofi.
Eppure, a soli trenta metri dal mare, un ventina di villette sono già
in piedi, quasi ultimate. Case “che sono state costruite sopra cinquemila
metri quadrati di duna, danneggiandone il preziosissimo habitat”, denuncia
il presidente di Legambiente Calabria, Antonio Morabito. “E siamo solo
all’inizio: il progetto prevede anche un centro commerciale, un albergo
club house, impianti sportivi, piscine, campi da golf a 18 buche
nel territorio a maggior rischio desertificazione della provincia reggina.
Il tutto per un’estensione di 11.42 ettari”. E pensare che proprio qui,
nel 2006, grazie al progetto Tartanet, nacque il “Centro per il soccorso
e il recupero delle tartarughe marine”, motivato proprio dalla massiccia
presenza di questi animali.
“Ci troviamo – dice Nunzio Cirino Groccia, della segreteria nazionale Legambiente – non solo all’interno del Parco regionale marino Costa dei Gelsomini, ma anche in un’area prossima al Sito di Interesse Comunitario Spiaggia di Brancaleone, istituito proprio allo scopo di tutelare la spiaggia e la duna dalle minacce costituite dell’urbanizzazione e degli insediamenti balneari”. La valutazione di incidenza per le ricadute che il megaprogetto può avere sul Sic “è d’obbligo. La Provincia deve occuparsi della protezione del Sic e chiedere uno studio di incidenza da mandare alla Regione per avere il parere. A me non risulta nessuna di queste carte”, aggiunge Morabito.
Come è possibile tutto questo in un luogo sottoposto a vincolo paesaggistico? “Il via libera alla lottizzazione è una variante urbanistica approvata in fretta nel 2006, per un’area già sottoposta a numerosi vincoli ambientali e paesaggistici, da parte di una giunta caduta tre anni fa sotto i colpi della Procura di Perugia. E proprio per una vicenda di autorizzazioni a costruire. Secondo la legge non si può costruire a meno di trecento metri dal mare. Eppure la zona, che era agricola, nel 2006 è diventata edificabile. Possiamo pensare che Soprintendenza e Capitaneria abbiano rilasciato permessi sulla carta, senza fare sopralluoghi. In caso contrario sarebbe davvero inspiegabile”.
Il risultato, dice Legambiente, è che “il sito
italiano preferito dalle tartarughe caretta caretta è a rischio.
Brancaleone si sta trasformando da paese delle tartarughe in paradiso sacrificato
sugli altari del cemento. Tutto grazie al progetto Jewel of the Sea”. Sono
tanti gli elementi che mettono a rischio la nidificazione: tra questi anche
l’illuminazione, i rumori, la pulizia della spiaggia con mezzi meccanici.
“Più viene antropizzata più le Caretta Caretta rischiano
di morire. Senza contare che per fare il campo da golf in quella zona praticamente
desertica, occorrerà realizzare pozzi per l’emungimento e questo
inciderà sull’ambiente”.
“Ma quale rispetto dell’ambiente?” dice Morabito. “Basti pensare che la società costruttrice ha sede in una delle vecchie case costruite sulla spiaggia, recintata da un muro di cemento a forma di nave con gli oblò. E’ vero che sono case edificate prima della legge attuale, ma non mi sembra affatto una scelta che indica rispetto per l’ambiente. Molte non hanno neanche l’impianto fognante. Per non parlare degli inerti buttati sulla vegetazione. Io ho visto il documento di valutazione ambientale che hanno mandato alla Regione: dentro si parla dei complessi che sorgeranno al di là della ferrovia ma non si fa cenno al gruppo di villette già costruite a trenta metri dal mare, proprio sulla duna. Basta aprire la porta per trovarsi in spiaggia”.
E’ per questo che Goletta Verde ha assegnato una Bandiera
Nera, poco ambito riconoscimento destinato ai ‘nemici del mare’, “a chi
ha la responsabilità di aver danneggiato diverse centinaia di metri
quadrati di ecosistema dunale nella più importante area italiana
di nidificazione per la tartaruga marina”: destinatari l’amministratore
della RDV srl, l’amministrazione comunale di Brancaleone, il Dirigente
del Settore Pianificazione Territoriale della Provincia di Reggio Calabria
e il Dirigente della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il
Paesaggio.
“E’ davvero inconcepibile – conclude Cirino Groccia
– che un’area di così alto pregio naturalistico rischi di essere
spazzata via da un progetto particolarmente impattante. Non è da
questa strada che passa lo sviluppo. Per rilanciare il turismo in Calabria
bisogna puntare sulla qualità, sulla sostenibilità e sulla
valorizzazione dei tratti di costa ad alta valenza ambientale, proprio
come le dune non a caso scelte dalle caretta caretta nel comune di Brancaleone”.
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