La Commissione Ue mette in guardia che non tollererà discriminazioni contro i cittadini rumeni.
le espulsioni di cittadini europei possono essere immediate «soltanto in una situazione d´emergenza»
e devono sempre essere motivate da precise e gravi ragioni individuali, mai di gruppo.

L´Unione europea frena la deriva populista italiani contro i rumeni. Le espulsioni di cittadini europei possono essere immediate «soltanto in una situazione d´emergenza» e devono sempre essere motivate da precise e gravi ragioni individuali, mai di gruppo. Così la Commissione Ue mette in guardia l’Italia, chiarendo che non tollererà abusi e discriminazioni verso i cittadini rumeni. L’Unione verificherà la compatibilità con le norme Ue del decreto italiano per le espulsioni immediate e, se dovesse emergere un´applicazione discriminatoria, potrebbe anche aprire una procedura d´infrazione contro l’Italia.

«Gli Stati membri possono agire se esiste una situazione di minaccia specifica alla sicurezza o alla salute pubblica, di qualsiasi origine e qualsiasi nazionalità», ha detto esplicitamente il portavoce Johannes Laitenberger. «Ma deve essere – ha aggiunto – per una situazione circostanziata e individuale. Da quanto abbiamo appreso, è esattamente quello che intende fare il governo italiano emendando una legge che già esisteva e che non era completa sotto questo aspetto».

Il verdetto definitivo di Bruxelles arriverà però solo nei prossimi giorni. «Il decreto non è stato ancora notificato e non siamo in grado di dire se è compatibile con la direttiva del 2004 sulla libera circolazione dei cittadini europei», ha precisato il portavoce del commissario alla giustizia Franco Frattini, Friso Roscam-Abbing. Nei giorni scorsi, Frattini aveva trovato l´occasione di criticare l’Italia per il tardivo recepimento di questa direttiva che stabilisce le condizioni per le quali un cittadino europeo può stabilirsi in un altro Stato europeo.

Secondo la normativa, che i 27 Stati membri sono tenuti ad applicare, tutti i cittadini della Ue hanno il diritto di soggiornare senza condizioni sul territorio di un altro Stato membro per una durata di novanta giorni: basta essere in possesso di un documento d’identità. Uno Stato può, però, limitare questo diritto per ragioni di «ordine pubblico, di sicurezza pubblica o di salute pubblica».

Se risultasse non compatibile con le leggi europee, l´Italia potrebbe essere costretta a difendersi davanti alla Corte di giustizia. «Se dovesse emergere una prassi di azioni illegali, in assenza di una risposta giudiziaria adeguata, vi sarebbe la possibilità di una procedura di infrazione», ha riconosciuto Laitenberger, precisando però che al momento «si tratta di uno scenario puramente teorico».

Bruxelles ha risposto anche a chi rimette in discussione la decisione di aprire le porte della Ue ai Paesi dell’Europa dell’Est, per ultimo a Bulgaria e Romania. «Qui si sta discutendo del comportamento criminale di individui specifici e questo non è causato dall’allargamento o dal libero movimento dei cittadini», ha detto Laitenberger. «L’allargamento e il libero movimento dei cittadini non rappresentano un ostacolo per contrastare in modo efficace la criminalità organizzata. Non c’è alcuna prova che confermi questo legame».