Una delle tante feste etniche che colorano (in senso letterale) il quartiere di Bosco Minniti.
Il luogo è il cortile, divenuto ormai una piccola Amazzonia di piante e fiori, dietro la Chiesa.
Ad organizzarlo aveva pensato Amnesty International, ma a realizzarlo insieme a loro
hanno contribuito in tantissimi.
 L’associazione è partita con lo scopo di renderci partecipi, firmando la petizione della campagna per i diritti dei minori migranti, campagna chiamata INVISIBILI, come appunto sono migliaia di bambini sbarcati in Italia e trattati da adulti, nel senso che come i loro connazionali adulti sono costretti a vivere nei centri di “detenzione” (come Amnesty tiene a sottolineare si chiamano realmente i CPT), e molto spesso come i loro connazionali adulti, di loro, una volta arrivati in questi centri, non si sa più nulla.
Ma per i bambini, ai quali dobbiamo sempre lasciare libero un posto in prima fila, si chiede di più, si chiede che vengano per loro rispettati tutti i diritti internazionali per i minori.
Così, alle 20 o su di li, inizia la serata. Mi guardo intorno e vedo musulmani che suonano e cantano le poesie recitate da un ebreo siracusano;
 gli “Amici di strada”  che in pochi secondi popolano il cortile e senza neanche farsi sentire si piazzano a bocca aperta davanti ai musicisti;
 una ballerina di danza del ventre che ancora giovanissima ci parla di determinazione e amore per la musica, la danza, quindi, ne deduco, anche per la vita.
Ballare, mangiare insieme, suonare…mi chiedo, ma tutti quelli che quotidianamente parlano di guerre tra i popoli, di lotte tra bande, di perenni e secolari incomprensioni, mi chiedo, ma in che mondo vivono?
Persino a me, che di pessimismo ne ho da vendere, è venuto in mente che forse, si, un mondo diverso e migliore è possibile. Se poi tutto ciò parte dalla mia piccola città, perché non esserne un pizzico orgogliosi e contenti?
Ma le parole a volte non sono sufficienti per descrivere la bellezza, così vi voglio rendere ancora più partecipi della serata di ieri con queste foto attraverso le quali conoscerete Ramsi e il suo gruppo, Johannes l’ebreo (dalla faccia riconoscibilissima da ebreo), Abdulah che balla il “diki diki arabo” e fa partire un ballo generale;
 famiglie intere
e strani tipi
dalle sembianze poco umane
che si improvvisano fonici,
ma alla fine ci riescono anche bene;
 e bravissime ballerine sulle punte, dalla divisa “anarchica”;
Ilenia, la ballerina di danza del ventre;
i vari speaker tra cui Giovanni Cardella responsabile di Amensty International a Siracusa,
 Vittorio e altri dei quali, ahimè,
non ricordo i nomi. 
Intenzionalmente non ho fotografato il cous cous,
perchè fotografarlo sarebbe stato crudele per quanti non hanno avuto modo di mangiarlo.
Dimenticavo il sorteggio finale, ma io ero già nella fase catatonica di recupero energie, fotografare mi era impossibile.
Comunque anche questa seconda parte, da ciò che ho avuto modo solo di “percepire” è stata un occasione di incontro,
con distribuzione di ricchi premi e cotillon.
Simona