PRESIDENTE. Passiamo all’interpellanza Comino n. 2-01411
(vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione
5).
| Allegato A
Seduta n. 431 del 5/11/1998(Sezione 5 –
Autorizzazione alla manifestazione degli autonomi in concomitanza della manifestazione leghista del 4 ottobre 1998 a Torino) I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro
dell’interno, per sapere – premesso che:
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L’onorevole Borghezio, cofirmatario dell’interpellanza, ha facoltà di illustrarla.
MARIO BORGHEZIO. Signor Presidente, poche parole
sono necessarie per illustrare i motivi per i quali il gruppo della lega
nord per l’indipendenza della Padania ha presentato un’interpellanza urgente
su questo episodio, finalizzato ad accertare le motivazioni e le responsabilità
di un fatto che risale esattamente ad un mese fa.
Poco fa, nell’ambito di un circostanziato j’accuse del collega Boato
su cause e responsabilità attinenti ad un fatto rilevante, sicuramente
grave, il collega si lagnava di una tardiva risposta ad un’interpellanza
presentata il 22 ottobre.
Noi abbiamo presentato questa interpellanza il giorno stesso o il
giorno dopo la nostra manifestazione del 4 ottobre per segnalare all’esecutivo
il fatto intollerabile che una manifestazione, regolarmente autorizzata
e su richiesta del nostro gruppo politico avanzata con congruo anticipo
e con accordo con la locale questura per definirne i termini e il percorso
del corteo e svoltasi tenendo conto delle partecipazioni di decine di migliaia
di persone provenienti da tutta la Padania, nel massimo ordine e nel rispetto
assoluto della legalità e degli accordi assunti con la locale autorità,
è stata caratterizzata da un episodio inaudito e cioè dall’aggressione
subìta da alcuni pullman che avevano trasportato da altre province
padane i manifestanti a Torino ed erano stati parcheggiati nei siti predisposti
dall’amministrazione civica in accordo con la locale autorità di
polizia. Tali pullman sono stati oggetto di un’aggressione di una improvvisa
aggressione di non più di una trentina di giovani manifestanti,
presumibilmente appartenenti a quei centri sociali, i quali molto stranamente
avevano ricevuto l’autorizzazione ad una manifestazione a poche centinaia
di metri, addirittura poche decine di metri, da quella regolarmente autorizzata
per il nostro movimento, a seguito di una richiesta presentata pochi giorni
prima della manifestazione stessa.
C’è un precedente molto grave a Torino; io non voglio parlare
delle aggressioni e dei fatti di natura intimidatoria, delle manifestazioni
contro il nostro movimento, uno stillicidio di atti incresciosi, teppistici
e violenti posti in essere da questi crepuscoli che nella nostra città
occupano da tempo ormai immemorabile una serie di immobili appartenenti
alle pubbliche amministrazioni, che hanno devastato e continuano a devastarli
nell’assoluto disinteresse delle pubbliche autorità. Mi riferisco
al precedente, molto grave, della devastazione del costruendo – è
infatti in corso di costruzione – nuovo palazzo di giustizia di Torino,
di cui tutto l’ambiente giudiziario torinese, con una pronuncia molto recente,
chiede l’ultimazione. Sono stati devastati tutti i vetri, che dovevano
essere infrangibili, di questo palazzo perché, in occasione di un
assalto di questi gruppi autonomi, le forze dell’ordine non hanno ritenuto
di opporre loro alcuna resistenza. È un precedente molto significativo
che ha ferito profondamente l’anima tipicamente legalitaria dei miei concittadini
torinesi.
Questo secondo episodio, in un certo senso ancora più grave
perché va a costituire un’intimidazione specifica e lesiva nei confronti
di uno dei diritti fondamentali riconosciuto dalla nostra Costituzione,
quello della libertà di riunione, è un campanello d’allarme
molto grave. Vanno sottolineati, per dirla in tutta chiarezza, il mancato
intervento, il mancato ruolo in funzione preventiva, la singolare, rapidissima
concessione dell’autorizzazione ad una manifestazione in zona confinante
con quella di un grande movimento politico che, non a caso, ha radunato
non le poche decine di manifestanti riunite dai cosiddetti autonomi dei
centri sociali ma qualcosa come 25 mila – 30 mila manifestanti contro l’immigrazione
selvaggia a Torino. Ecco, questo atteggiamento così singolare tenuto
dall’autorità dipendente dal Ministero dell’interno lascia adito
al dubbio che si vogliano utilizzare questi autonomi dei centri sociali
come truppe mercenarie per sbarrare il passo delle forze di liberazione
della Padania , di un movimento democratico rappresentato nei due rami
del Parlamento e che, tra l’altro, doveva svolgere quella manifestazione
con la presenza del suo segretario federale e del capogruppo, onorevole
Comino, oltre alla partecipazione di una dozzina di parlamentari, che vi
hanno preso parte.
Abbiamo dovuto presidiare il luoghi dell’attentato; abbiamo dovuto
tener compagnia alle decine e decine di brave e oneste persone arrivate
dalla provincia di Como con quei pullman; abbiamo dovuto confortarle di
fronte allo spettacolo, che avrebbe portato all’esasperazione chiunque,
di mezzi devastati da un vero e proprio tiro a segno (probabilmente a Torino,
in vista delle auspicate manifestazioni olimpioniche, si vogliono fare
le esercitazioni di tiro a segno contro gli automezzi delle manifestazioni
della lega nord)!.
L’atteggiamento pilatesco, più che permissivo, degli organi
dipendenti dal Ministero dell’interno dà adito, a nostro avviso,
alle peggiori delle ipotesi, ai più cattivi pensieri. Ritengo che
oggi sia lecito aspettarsi dal sottosegretario, che saluto, delle spiegazioni
e, soprattutto, delle parole chiare in ordine all’accertamento delle responsabilità
interne ed esterne su questo episodio che mi pare di una gravità
inaudita.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’interno, ha facoltà di rispondere.
ADRIANA VIGNERI, Sottosegretario di Stato per l’interno. Con l’interpellanza
iscritta all’ordine del giorno di oggi i deputati Comino e Borghezio lamentano
atti di violenza nei confronti di partecipanti a una manifestazione della
lega nord, svoltasi a Torino lo scorso ottobre, ad opera dei cosiddetti
autonomi dei centri sociali, ai quali sarebbe stato consentito, dall’autorità
di pubblica sicurezza, di tenere un raduno asseritamente provocatorio nelle
adiacenze di piazza della Repubblica, luogo in cui si è conclusa
la manifestazione stessa.
Gli interpellanti chiedono quindi di conoscere per quale motivo
sia stata autorizzata la manifestazione degli autonomi e le forze dell’ordine
non abbiano provveduto a tutelare l’incolumità dei conducenti e
dei pullman parcheggiati in corso san Maurizio.
Ai quesiti rispondo sulla base degli accertamenti disposti tramite
gli organi responsabili, premettendo che sostituisco, in questa occasione,
il collega Sinisi, che non può essere presente.
In occasione della manifestazione nazionale contro l’immigrazione,
indetta dalla lega nord e svoltasi a Torino il 4 ottobre scorso, con la
partecipazione di 7 mila simpatizzanti provenienti, in massima parte, da
altre province del nord, si svolgeva in corso Giulio Cesare, davanti all’ingresso
della stazione ferroviaria Torino-Ceres, un raduno di circa 200 persone
promosso da alcuni centri sociali di estrazione autonoma, dall’associazione
«3 febbraio» e da «Socialismo rivoluzionario».
La manifestazione, autorizzata a norma dell’articolo 18 del testo
unico delle leggi di pubblica sicurezza, si svolgeva a circa 500 metri
dal raduno della lega nord.
In merito ai rilievi mossi dagli interpellanti, chiarisco che la
vigente normativa attribuisce al questore il potere di vietare le riunioni
in luogo pubblico soltanto quando da esse, valutata la concreta situazione,
possano prevedibilmente derivare gravi pericoli per la moralità,
la sanità e l’ordine pubblico. Ciò non risulta essersi verificato
nelle circostanze cui fanno riferimento gli onorevoli interpellanti. Sta
di fatto che sia la manifestazione della lega nord sia l’iniziativa degli
autonomi si sono concluse regolarmente senza che durante il loro svolgimento
si verificassero turbative dell’ordine pubblico.
In realtà gli unici incidenti sono accaduti ai margini delle
due manifestazioni: il primo durante il comizio finale della manifestazione,
il secondo a manifestazione ormai conclusa. Infatti, mentre era in corso,
in piazza della Repubblica, il comizio conclusivo della manifestazione
contro l’immigrazione, un giovane, anch’esso asseritamente simpatizzante
della lega nord, a seguito di un dissidio, veniva allontanato dalle adiacenze
del palco e percosso da alcuni esponenti della cosiddetta «guardia
nazionale padana», tanto da riportare lesioni giudicate guaribili
in dieci giorni.
Alle 14 circa – naturalmente dello stesso giorno – dopo due ore
dalla conclusione del presidio antirazzista, alcuni giovani, presumibilmente
appartenenti ai centri sociali autogestiti, irrompevano improvvisamente
in corso san Maurizio, angolo via Rossini, dove erano parcheggiati i pullman
dei partecipanti alla manifestazione della lega nord. Nella circostanza,
alcuni dimostranti scagliavano cubetti di porfido contro i finestrini di
due autobus infrangendoli. Il contingente della forza pubblica presente
nell’area interveniva immediatamente scongiurando ulteriori danni e ponendosi
all’inseguimento degli autori del danneggiamento, senza peraltro riuscire
a raggiungere gli stessi, che si disperdevano nelle vie adiacenti.
L’episodio provocava il risentimento dei passeggeri dei pullman,
i quali, giunti successivamente sul posto, in segno di protesta, invadevano
la sede stradale. La situazione si normalizzava in seguito al sopraggiungere
di due autobus sostitutivi messi a disposizione da locali autolinee private.
Su entrambi gli episodi di violenza denunciati all’autorità
giudiziaria sono tutt’ora in corso accertamenti per identificare i responsabili.
La sequenza degli avvenimenti impone alcune considerazioni. Le due
manifestazioni si sono svolte e concluse, come ho già detto, regolarmente
e senza contatti tra i diversi gruppi. L’episodio cui hanno fatto riferimento
gli interpellanti è avvenuto invece due ore dopo il termine del
presidio dei centri sociali, in un momento in cui l’attività di
vigilanza era comprensibilmente attenuata. Inoltre, i responsabili dei
disordini hanno agito in piccolo numero uscendo all’improvviso da via Rossini
senza poter essere avvistati in tempo utile.
Non faccio commenti, signor Presidente – e mi rivolgo naturalmente
anche all’interpellante – sul resoconto che è stato redatto dagli
uffici perché sostituendo il collega Sinisi non ho potuto fare verifiche
personali dirette e più approfondite. Dall’esposizione del prefetto
di Torino e di altri uffici non sembra che il comportamento delle forze
di polizia sia stato imprudente né nell’aver consentito lo svolgimento
in sedi diverse di entrambe le manifestazioni, né per quanto riguarda
la vigilanza nel periodo successivo alla manifestazione.
PRESIDENTE. L’onorevole Borghezio ha facoltà di replicare per l’interpellanza Comino n. 2-01411, di cui è cofirmatario.
MARIO BORGHEZIO. Signor Presidente, il rappresentante
del Governo ci ha letto una smilza relazione, estremamente deludente, della
quale non possiamo non dichiararci assolutamente insoddisfatti. Si tratta
di un fatto che a nostro avviso meritava maggiore attenzione nell’accertamento
delle responsabilità interne ed esterne. Va detto con chiarezza
che respingiamo nella maniera più assoluta l’interpretazione data
all’episodio di aggressione politica preordinata, preorganizzata, violentissima,
quale quella posta in essere nei confronti dei due automezzi i cui vetri
sono stati completamente distrutti. Non si è trattato, quindi, di
un assalto e di qualche «pietrata», si è trattato di
un assalto ben organizzato durante il quale gli autonomi, che hanno dato
luogo ad un vero e proprio atto di guerriglia urbana, hanno potuto con
tutta comodità distruggere accuratamente tutti i finestrini. Rilevo
tra l’altro che gli uffici non hanno riferito al signor sottosegretario
che, al momento dell’assalto, uno degli autisti si trovava all’interno
del pullman e solo miracolosamente si è salvato perché con
prontezza di spirito si è gettato a terra ed è riuscito ad
evitare la pioggia di cubetti di porfido e mattonelle che erano stati portati
sul posto e dei quali abbiamo avuto possibilità di fare mostra agli
operatori dell’informazione e alle autorità di pubblica sicurezza.
Quello che la relazione non dice al sottosegretario è che
nel sito appositamente predisposto per il parcheggio dei pullman sui quali
avevano viaggiato le numerose rappresentanze esterne – ho detto trentamila,
probabilmente erano quaranta o cinquantamila i manifestanti che però
la stampa ha valutato nell’ordine di trentamila – la vigilanza delle forze
di polizia è stata assolutamente inesistente. Il sottosegretario
ci parla di un intervento avvenuto due ore dopo il termine del comizio.
Questo è assolutamente esatto ma pur sempre in un arco temporale
nel quale i manifestanti si trovavano ancora nelle adiacenze del luogo
della manifestazione. Fra l’altro, avendo ancora le bandiere innalzate,
erano ben visibili. Si sono fermati ovviamente a desinare, a scambiarsi
dei saluti e durante tutto questo periodo il questore e il prefetto di
Torino non avevano predisposto alcun servizio di prevenzione degli incidenti.
Da un lato avevano autorizzato un presidio a poche centinaia di metri dalla
prefettura (a me risultano 100 o 200 metri mentre in questura dicono a
500 metri, ed è praticamente la stessa cosa) dall’altro non avevano
predisposto un adeguato servizio di controllo e di prevenzione degli atti
di violenza nei confronti dei mezzi parcheggiati nei luoghi indicati dalle
autorità di pubblica sicurezza. A me è sembrato quasi un
invito, rivolto in maniera che potrei definire pilatesca, ai manifestanti
da qualcuno che aveva voluto riprodurre quasi nell’identica fattispecie
quello che era avvenuto pochi anni prima in occasione del grande raduno
sul Po, la prima manifestazione per l’indipendenza della Padania. In quella
circostanza proprio a Torino – guarda caso – le autorità locali
di pubblica sicurezza permisero ad un cordone di autonomi di infiltrarsi
tra i manifestanti, di provocare e minacciare alcune centinaia tra le decine
di migliaia di manifestanti. Fu soltanto l’efficienza ed il senso di responsabilità
del servizio d’ordine interno al nostro movimento ad impedire il tramutarsi
della manifestazione in qualcosa che probabilmente era nei desiderata di
coloro che avevano consentito l’infiltrazione stessa. Si è riprodotto
lo stesso meccanismo, signor sottosegretario; mi chiedo come mai durante
tutta la manifestazione il personale dipendente dal suo ministero ha consumato
chilometri di rullini fotografici per immortalare e arricchire i fascicoli
del suo ministero delle istantanee di tutti noi (alcune delle nostre fisionomie
sono ormai stranote), dei dirigenti o dei semplici iscritti e simpatizzanti,
mentre nessuna di queste persone ha pensato bene di seguire, controllare
e magari filmare i partecipanti dell’altra manifestazione, quelli cioè
che hanno dato luogo a queste aggressioni. Come mai lo stesso zelo non
è stato utilizzato in altri casi? Per inciso voglio ricordare che
abbiamo preso l’abitudine anche noi di fotografare i signori della Digos
in modo da avere la «fotografia dei fotografi» e possiamo disporre
della documentazione per costituire un futuro archivio fotografico padano
perché tutto ciò resti a futura memoria e utilizzazione.
Stupisce che una polizia così efficente, un servizio così
tradizionalmente capace, come quello del Ministero dell’interno italiano,
si trovi in tali difficoltà quando si tratta di individuare 20 o
30 persone in un parco che dovrebbe essere molto noto alle autorità
preposte alla vigilanza ed alla sicurezza e, soprattutto, alla prevenzione
dei reati. Questo assalto, questo atto assolutamente antidemocratico e
illiberale, questo tentativo di intimidazione – che puzza tanto di regime
nei confronti della gente onesta venuta a Torino a proprie spese per manifestare
contro l’immigrazione selvaggia – che piace tanto a voi che fate parte
di questo Governo, a noi suona, appunto, come un tentativo di intimidazione
intollerabile.
Riteniamo che le mancate risposte di oggi da parte del Governo ci
confermano i peggiori sospetti: che voi vogliate utilizzare questa manovalanza
delinquenziale travestita da organizzazioni politiche per intimidire la
gente che liberamente manifesta in situazioni di questo tipo.
Possiamo, allora, solo trarre la conseguenza che è necessario
organizzare un presidio in proprio per le prossime manifestazioni; bisognerà
privatizzare anche la polizia! D’altronde a Torino in piazza Castello,
la piazza principale della città, i commercianti, data l’incapacità
dei responsabili che dipendono dal suo ministero, si sono dovuti tassare
per istituire un servizio di vigilanza privata per impedire gli atti di
microcriminalità. Anche noi, come dicevo, faremo la stessa cosa
e privatizzando il servizio di vigilanza per le nostre manifestazioni.
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