Si son salvati solo in undici. Gli altri migranti che erano a bordo della barca da pesca diretta in Italia sono stati inghiottiti dal mare. Erano partiti da appena un’ora da una spiaggia della Tunisia, quando l’imbarcazione si è spezzata in due ed è affondata. Terribile il bilancio dell’ennesima tragedia dell’immigrazione, nonostante l’accordo italo-tunisino: 22 morti, 11 superstiti mentre 42 persone risultano disperse. E mentre le unità navali tunisine recuperavano i corpi e cercavano i nordafricani tra i flutti, ecco un altro avvistamento: un barcone lungo 18 metri «viaggiava» nelle acque internazionali del Mediterraneo. Segnalato al Viminale il «legno», con 150 migranti a bordo, ha fatto dietrofront ed è stato in serata scortato al porto di Tunisi. Altri 36 immigrati – in due sbarchi differenti -, invece, sono arrivati in Italia.
2600 migranti in 5 giorni. 2600 i migranti sbarcati negli ultimi cinque giorni sull’isola di Lampedusa. E il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu in affanno e per far tacere la Lega, senza alcuna pietà continua il pieno dei voli per rispedirli al porto di partenza: Tripoli. Paese con il quale il Viminale vanta lo «strappo» dell’accordo storico con Gheddafi che resta segreto; paese che non ha ratificato la Convenzione di Ginevra sul riconoscimento dello status di rifugiato e quindi il rispetto degli aiuti umanitario. All’Unhcr – l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati – viene negato qualsiasi contatto con i potenziali richiedenti asilo politico. Persino al rappresentante dell’Agenzia dell’Onu è vietato entrare nell’unico centro d’accoglienza dell’isola. È vietato sostare all’aeroporto da dove negli ultimi due giorni sono già stati «deportati» con la forza e le manette ai polsi 600 persone. E da dove i voli verso la Libia proseguono senza sosta.
Sei eritreo? La scelta dell’immigrato da rimpatriare e l’intera e complessa procedura avviene quindi al buio da tutti e da tutto: senza interpreti e avvocati, senza informazione sul diritto d’asilo. L’accertamento frettoloso si basa esclusivamente sulla identità dei migranti. Del tipo: vieni dall’Egitto? in fila per Tripoli. Sei eritreo? sali sul pullman diretti ai Cpt di Caltanissetta o Crotone. E le proteste per l’«ignobile deportazione» s’infiammano. Non solo l’opposizione (dai Ds alla Margherita), ma i dubbi e le preoccupazioni sull’operato del governo Berlusconi abbracciano il vasto mondo dell’associazionismo e di chi da sempre lavora al fianco dei più deboli per i diritti di tutte le persone. Come la comunità di Sant’Egidio (che sui rimpatri immediati dice: «È inattendibile che vi sia una reale possibilità di identificare e verificare ogni situazione individuale in poche ore…»), come il Consiglio italiano per i rifugiati, Amnesty Internazional, Medici senza frontiere… E ieri ha protestato con forza anche Raymond Hall, direttore dell’Ufficio Unhcr per l’Europa: «I rinvii forzati dall’Italia mettono a rischio singoli individui bisognosi di protezione internazionale – ha detto – e può condurre ad un diretto o indiretto respingimento di rifugiati in in paese in cui la loro vita è minacciata». Hall ha scritto una lunga lettera che ha spedito con urgenza al ministro Pisanu. Una lettera che è rimasta lettera morta.
Dietrofont. In serata sembrava che le espulsioni collettive fossero
state annullate. I due C-130 dell’Aeronautica militare che dovevano percorrere
la tratta Lampdusa-Mitiga (Tripoli) hanno all’improvviso dirottato il loro
carico su Crotone. La Lega di Roberto Calderoli aveva già parlato
di «sceneggiata napoletana di Pisanu» per lo stop di coloro
«che hanno scambiato il nostro paese per un grande albergo».
Difesa e Viminale hanno poi smentito le voci, rassicurando le camicie
verdi: «Le operazioni di rimpatri proseguono come stabilito nei prossimi
giorni». Una pausa chiesta dalla Libia? Sulle ragioni di Pisanu si
era sbracciato il sottosegretario Alfredo Mantovano: «Quello che
stiamo facendo è previsto dalla Turco-Napolitano», la legge
sull’immigrazione del centrosinistra. Ma è solo una mezza verità.
«Mantovano strumentalizza la legge», replica Giulio Calvisi,
responsabile immigrazione dei Ds. L’articolo 10 del Testo unico sull’immigrazione
infatti prevede la possibilità di effettuare respingimenti alla
frontiera ma fatti salvi le prerogative dei richiedenti asilo e dei profughi.
Proprio quelle prerogative che il governo con i rimpatri con la Libia non
sta rispettando. «Mantovano commette errori ed è reticente
– conclude Calvisi -. I respingimenti alla frontiera devono avvenire in
forma individuale previa identificazione delle persone». Pisanu invece
procede a colpi di espulsioni collettive, vietate dall’art.4 della Convenzione
europea dei diritti dell’uomo.
Cosa prevede l’accordo? Martedì il Senato riprende nelle commissioni
Affari Costituzionali e Giustizia, l’esame del decreto legge in materia
di immigrazione, dopo le tirate d’orecchie alla Bossi-Fini della Corte
Costituzionale. E il presidente dei senatori ds, Gavino Angius, chiama
il governo a chiarire alle Camere il misterioso accordo con la Libia. «Quello
che sta accadendo – conclude – appare in netto contrasto con il diritto
di asilo, riconosciuto dal nostro Paese, con la nostra Costituzione e con
la Convenzione di Ginevra, con i principi e le garanzie che queste prevedono
e che dovrebbero valere per chiunque. Anche per uno straniero».
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