| Anche se il principio del paese
d’origine è apparentemente sparito dal testo della famigerata direttiva
Bolkestein, di fatto la commissione Mercato interno dell’Europarlamento
lo ha accolto in toto. L’emendamento, proposto dal centrodestra, è
infatti passato con 21 sì, 16 no e 3 astenuti.
Si tratta di una sorta di “compromesso” tra Ppe, Liberaldemocratici (Alde) e la destra dell’Uen che, mantiene il principio del paese d’origine come regola generale per la libera circolazione dei servizi affiancandolo però a una non troppo ben precisata supervisione del paese di destinazione su alcune materie. In pratica significa che una ditta di un qualsiasi paese dell’Unione Europea potrà concorrere alle gare d’appalto di ogni altro paese membro. Se la vincerà potrà mantenere la legislazione e il trattamento dei lavoratori come nel suo paese (il principio del paese d’origine appunto) anche se il paese ospitante potrà fissare limiti e norme per quanto riguarda, ad esempio, pubblica sicurezza e sanità. «Questo non impedisce allo Stato membro nel quale il fornitore di servizi si sposta di rafforzare i suoi requisiti specifici rispetto all’esercizio di attività indispensabili per ragioni di ordine pubblico o di sicurezza pubblica o per la protezione della salute e dell’ambiente», si legge nel testo emendato. La direttiva Bolkestein riguarda «i servizi economici di interesse generale» compresa l’acqua (quindi non più intesa come bene comune ma come merce) ed i trasporti locali. Fuori dalla direttiva invece la sanità privata, i giochi, il cinema, la cultura e alcune professioni come i notai. Il percorso della direttiva Bolkestein comunque continua tra mille complessità, visto gli oltre 1.500 emendamenti presentati al provvedimento.Dopo il voto in commissione, il Parlamento europeo si pronuncerà sulla direttiva Bolkestein nella seduta plenaria di gennaio |
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