Il “patto per l’Italia ha alla fine sfornato il
suo prodotto peggiore, la legge “30” e il decreto che la rende operativa:
il lavoro diventa merce, i diritti dei lavoratori dissolti in un mare di
precarietà.
Dopo la liberalizzazione del contratto a termine
(replicabile all’infinito), dopo il decreto sull’orario di lavoro (che
permette di superare le 40 ore settimanali), dopo la limitazione del campo
di applicazione dell’articolo 18 (approvata da un ramo del parlamento),
ecco le nuove, devastanti misure:
abolizione del divieto di intermediazione
di manodopera,
che era stato introdotto nel 1960 per contrastare
il lavoro nero e il caporalato.
somministrazione del lavoro
in affitto
da parte di agenzie fornitrici ad aziende utilizzatrici
che potrebbero così disporre di centinaia di dipendenti senza averne
in carico alcuno;
trasferimento di ramo d’azienda
anche in assenza di qualsiasi preesistente autonomia
del segmento da cedere, così da consentire la totale frantumabilità
dell’impresa, la compromissione dei diritti dei lavoratori e della stessa
tenuta del sistema contrattuale;
lavoro a chiamata
che colonizza tutto il tempo del lavoratore, utilizzandolo
(e pagandolo) soltanto per la porzione che serve;
lavoro ripartito
dove due lavoratori -coobbligati in solido- devono
suddividersi e garantire al padrone l’intera
prestazione, per cui se uno si licenzia o viene licenziato
tocca la stessa sorte anche all’altro;
part time
slegato da ogni vincolo della contrattazione collettiva
e utilizzabile a discrezione del padrone
secondo ogni possibile variante, in modo da consentire
le più acrobatiche escursioni sul nastro orario;
lavoro a progetto
un contratto a prestazione che non riconosce al lavoratore
alcun diritto: nulla in caso di malattia
ed infortunio che anzi sono giustificato motivo di
recesso del contratto;
lavoro occasionale
riservato a casalinghe, studenti, disoccupati, disabili,
immigrati per piccoli lavori domestici e
simili, per una durata non superiore a 30 giorni l’anno,
pagati con vauchers da 7,5 euro l’ora (5,8 netti);
apprendistato
allungato a 6 anni, dove si può rimanere apprendisti
fino a 35 anni, con moglie e figli a carico,
e percepire un sottosalario che sembra una mancia
per adolescenti;
nuova disciplina del socio-lavoratore
di cooperativa
che sancisce il primato dei regolamenti interni sul
contratto di lavoro, esponendo i lavoratori
a condizioni normative e salariali spesso inaccettabili;
al sindacato, infine, viene riservato
il compito di compartecipare, tramite la costituzione
di ENTI BILATERALI alla gestione
del collocamento e alla certificazione
(e dunque alla legittimazione)
di tutta questa selva di lavori precari.
• QUESTI NUOVI RAPPORTI DI LAVORO HANNO IN COMUNE
L’IDEA CHE IL LAVORATORE E’UN’APPENDICE DELLA
PRODUZIONE, DA USAREE DI CUI LIBERARSI ALLA BISOGNA
• QUESTI LAVORI DISCONTINUI, MAL RETRIBUITI ESOTTOCONTRIBUITI
PROSCIUGHERANNO LE CASSE
DELL’INPS, FORNENDO PRETESTI A CHI VUOLE AD OGNI COSTO
PROLUNGARE L’ANZIANITA’ LAVORATIVA E
TAGLIARE LE PENSIONI
Per questo la Cgil si batte per il ritiro della legge
“30”, con la mobilitazione e lo sciopero, con la proposta, con la contrattazione
collettiva.
Chi intralcia la protesta asseconda la precarizzazione
del lavoro e aiuta -con la propria passività- la devastazione
dei diritti dei lavoratori.
![]() |