
Per i partiti auspica standard minimi di dimensioni: troppo piccoli uguale inutili. Per i comizi no: bastano due parole in fila, un microfono che le registri, e ogni occasione è buona. È la regola aurea di Berlusconi, modernizzata con la scesa in campo dei gestori di telefonia mobile al posto dei microfoni. Addirittura a urne aperte l’ultimo show del premier: in violazione del «silenzio elettorale» scattato per legge dalla mezzanotte di venerdì scorso.
Ieri all’uscita del seggio un comizio lampo contro i partitini «nati per trovare stipendi in Europa» e la sinistra «oltranzista e anti-europea che non va da nessuna parte». Ma soprattutto per esorcizzare l’incubo sconfitta: «Impossibile, supereremo il 25%». Una sortita che, per la scelta del tempo e del luogo, non ha precedenti nella storia istituzionale. È subito un diluvio di reazioni dall’Ulivo ma anche dagli alleati della CdL, penalizzati e impossibilitati a rispondere dalla legge elettorale.
E i media? Mandare in onda il comizio implicherebbe una nuova violazione del «silenzio stampa» da parte loro. In Rai sembra che il dg Cattaneo abbia dato questa linea ai direttori dei notiziari. Tg1 e Tg2 ignorano del tutto il caso: non riportano la trasgressione alle regole da parte del premier né le proteste dell’opposizione (un’eccezione: il servizio del Tg1 sugli ostaggi cita proprio la frase del premier). Lo fa invece il Tg3: niente immagini, la notizia è letta in studio dalla conduttrice. A mandare in onda il servizio con abbondanti primi piani il Tg4 di Emilio Fede.
Ieri pomeriggio di buon ora il signor «PresdelCons» si è recato al seggio in via Scrosari a Milano, nella non centralissima zona Lorenteggio. Trovando ad attenderlo le telecamere, non ha resistito: «So perfettamente per chi votare – è stata la sorprendente rivelazione – voto per un partito liberale e anticomunista». Sarà mica Forza Italia? Ebbene sì: «La sconfitta? Ipotesi impossibile che non prendiamo in considerazione. Penso che prenderemo il 25% come alle scorse europee, ma dato che sono un inguaribile ottimista credo che supereremo quel dato». Sistemato il suo partito, Berlusconi ne ha anche per gli altri (che, a stare alle regole, non possono ricambiare la cortesia): «Non votate per i partiti piccoli o piccolissimi, che possono portare a Bruxelles pochi deputati. Se un partito riuscisse ad eleggere un deputato, ed è forse l’unico motivo per cui si è formato, per permettere ai suoi fondatori di trovarsi un mestiere e uno stipendio in Europa, alla fine non conterebbe niente». Per l’opposizione: «La sinistra si è dichiarata palesemente impossibilitata a governare. Perchè metà è sedicente riformista, l’altra metà assolutamente oltranzista, radicale, anticapitalista, antioccidentale, anti-Europa. Con una sinistra così l’Italia non può andare da nessuna parte. Non ha una politica estera».
Altro argomento solito, la stampa che rema contro: «Ho letto i giornali e le polemiche sulla vicenda degli ostaggi. Volevano rifilarci l’etichetta di pataccari. Lasciatemelo dire, si è toccato il massimo della cialtroneria». Quanto a eventuali astensionisti sopravvissuti agli sms: «Chi non vota non si lamenti dopo. I cittadini hanno il diritto-dovere di votare i propri rappresentanti. Chi si astiene non è degnissimo di vivere in democrazia».
Un’idea evidentemente di famiglia, appena espressa dalla sua ultranovantenne
ma lucidissima mamma Rosa: «Se qualcuno non vuole votare, non vale
niente». Berlusconi però ci tiene a chiarire che gli interessa
il dialogo con alleati, elettori e avversari: «Non seguirò
i risultati. Domani sera (stasera, ndr) vado a dormire, anche per riprendermi
dalle fatiche americane. Non parteciperò al chiacchiericcio delle
tante trasmissioni televisive alle chiacchiere televisive e radiofoniche
dei mestieranti della politica».