(17 aprile 2006)
Il villaggio di S-Chanf, in Svizzera nel cantone dei Grigioni, è diviso. La famiglia Berlusconi ha da poco acquistato
una magnifica villa a tre piani, in stile neorococò, ex sede della banca Engadinaisa. I lavori di ristrutturazione, che pare prevedano un esborso di qualche milione di franchi svizzeri, sono già in corso, ma c’è un problema. La Svizzera ha una legge,
la Lex Koller, che impone molti paletti per l’acquisto di immobili locali da parte degli stranieri.

Il motivo della barriera è quello di “evitare l’eccessivo dominio straniero del suolo indigeno”. Qualche eccezione è prevista, ma le autorizzazioni
sono difficili da ottenere. E secondo quanto scrive il quotidiano elvetico Le Matin, nel villaggio qualcuno teme che siano state aggirate.
In effetti un escamotage c’è stato, perché tramite dell’acquisto è stata la madre della signora Miriam Bartolini in arte Veronica Lario,
che due anni fa aveva ottenuto un breve permesso di soggiorno nel borgo di 671 abitanti.

A dare l’allarme sono stati i muratori addetti ai lavori di ristrutturazione della casa
che hanno già portato a termine un garage privato da dieci posti con ascensore, otto stanze da bagno e diverse camere da letto.
Una parte degli abitanti della cittadella teme di vederla occupata da “milionari presenti solo qualche settimana all’anno”, e c’è addirittura chi paventa che il premier italiano uscente diventi “il futuro amministratore” locale, ovvero di un villaggio di “vecchie fattorie e case borghesi”.

Il sindaco Duri Campell ha già commentato che se l’abitazione fosse stata venduta a delle famiglie indigene “vedremmo l’ufficio di protezione
del patrimonio opporsi alla divisione in quattro appartamenti”.
Al momento pare che i lavori di ristrutturazione stiano continuando senza alcuna interruzione.