Chi ha memoria storica lo ricorda come Iso, il mitico comandante partigiano che il 25 aprile del ‘45, quando Milano era in festa per la Liberazione, stava ancora combattendo contro l’esercito tedesco sulla riva piemontese del Lago Maggiore, fra Stresa e Arona. L’ex sindaco socialista, sempre rimasto a distanza di sicurezza dalla corte di Bettino Craxi, adesso è presidente della Federazione italiana associazioni partigiane e commenta con raccapriccio le esternazioni del presidente del consiglio Silvio Berlusconi che parla di Mussolini come di un estroso tour operator.
Comandante Iso, che effetto fa
scoprire che il premier non ha mai aperto un libro di storia?
«Primo, mi sembra ridicolo
che un capo del governo giustifichi le sue esternazioni dicendo che in
quel momento era ubriaco. In secondo luogo, lui ha chiesto scusa agli ebrei,
che le hanno accolte solo parzialmente, ma deve chiedere scusa a tutti
gli italiani, perchè i delitti commessi da Mussolini e dal fascismo
risalgono al 1920. La violenza con la quale i fascisti hanno conquistato
il potere, i secoli di carcere che hanno comminato i tribunali speciali…»
Da Gramsci a Pertini, ai fratelli Rosselli. Si direbbe che Berlusconi non
ne abbia mai sentito parlare.
«Evidentemente non conosce la storia o la vuole ignorare per
favorire una deriva qualunquistica e far perdere la memoria di quella che
è stata la lotta di liberazione, che non è stata la lotta
dei partigiani, ma di un intera popolazione. Gli scioperi operai, le ragazze
che facevano le staffette, le donne che aiutavano a curare i feriti, i
pastori che vedevano bruciare le loro baite e disperdere il loro gregge…Sono
tutte cose che lui ignora ed è gravissimo che questo avvenga in
un Paese che ha le sue radici nella Costituzione».
Beh, non è un caso che
questo governo sia arrivato all’attacco finale contro la Costituzione,
con un progetto di riforma destinato a stravolgerla.
«È un progetto che a mio avviso è diretto proprio
a cancellare non solo le radici, ma i presupposti di una democrazia parlamentare
e a preparare il terreno per una pseudo-democrazia fondata sul plebliscito
e sul governo di un solo uomo».
Onorevole aniasi, c’è
chi dice: “siamo in un regime” oppure: “ci stiamo avviando verso una svolta
autoritaria”. Lei cosa ne pensa?
«Bisogna sembre essere obiettivi se vogliamo combattere i
pericoli reali. Non c’è dubbio che non siamo al fascismo, anche
perchè la storia non si ripete mai con gli stessi meccanismi. Oggi
c’è il pericolo di un diverso fascismo, di un graduale scivolamento
verso una democrazia di tipo autoritario».
Sembrerebbe una contraddizione:
cos’è una democrazia autoritaria?
«Voglio dire che queste riforme costituzionali, per quel poco
che si sa, sono preoccupanti perché non è solo un regime
presidenziale quello che si prospetta. Mancano tutte quelle strutture di
controllo che ci sono in una democrazia presidenziale, come quella americana
o francese. E quello che ancora di più preoccupa è l’acquiescienza
degli alleati di governo di Berlusconi, alcuni dei quali mordono amaro,
ma non lo contrastano. Se a questo si aggiunge che il premier ha un pieno
e totale controllo sull’informazione, dalle case editrici ai giornali e
le televisioni è chiaro il pericolo di una restrizione della democrazia».
A proposito di televisioni,
come si è trovato l’altra sera nel salotto di “Porta a Porta”, tutto
sotto il segno della par condicio?
«Non direi proprio, ad eccezione del senatore Andreotti che
ha detto cose ragionevoli, tutti gli altri erano schierati su posizioni
revisioniste, ma di un revisionismo che falsifica la storia. Anche gli
storici come Petacco, che una volta era democratico e socialista, oggi
è allineato col peggiore revisionismo. Quando sostengono che la
guerra partigiana fu guerra civile dicono cose aberranti, perchè
questo equivale a parificare coloro che combattevano per la libertà
con gli alleati dei nazisti. Perchè poi Vespa invita solo gli storici
di destra? In questi anni mi sono occupato soprattutto di storia e ho visto
che ci sono anche storici imbroglioni».
![]() |