Documenti molto imbarazzanti per il premier.
Dalla nascita della Fininvest a quella di Forza Italia.
Una valanga di soldi che escono nei primi anni ‘70 dalle casse del Banco
Ambrosiano di Roberto Calvi, il banchiere ucciso a Londra, e finiscono
alla neonata Fininvest. E poi l’avventurosa nascita di Forza Italia. Tra
le carte del processo d’appello a Marcello Dell’Utri (che riprende il 17
di questo mese) c’è anche una perizia che certifica «numerose
operazioni del gruppo facente capo al Banco Ambrosiano» nei confronti
di Fininvest Limited-Gran Cayman, società del gruppo Fininvest.
Un finanziamento diretto del banchiere piduista Calvi all’allora meno noto
fratello di loggia Silvio Berlusconi. Sono gli stessi anni in cui alla
Fininvest (secondo la perizia svolta dal consulente Francesco Giuffrida)
arrivano non si sa da dove circa 15 miliardi. La domanda è se fossero
soldi usciti dalle casse dal Banco Ambrosiano che, come è noto,
aveva riciclato grandi quantità di denaro di incerta e sospetta
provenienza.
L’occasione di fare chiarezza sulla nascita delle holdings Fininvest il presidente del Consiglio l’ha avuta già. Nel 2002, quando i giudici di Palermo lo raggiunsero a palazzo Chigi. Ma quella volta preferì avvalersi della facoltà di non rispondere. A parlare del legame tra Ambrosiano e Fininvest è stato uno dei liquidatori delle sedi estere della banca, Robinson Geoffrey Wroughton. Ma lo stesso Carlo Calvi, il figlio del banchiere, ha fatto dei riferimenti a società del gruppo Fininvest come beneficiarie di finanziamenti provenienti dell’Ambrosiano. Quei soldi sarebbero passati attraverso una società gestita da due altri uomini della P2,la Capitalfin, nella quale, ha detto Calvi, «vi erano interessi vicini a Craxi ed al partito socialista». Sia Wroughton che Calvi sono testimoni al processo dell’Utri. Come Massimo Ciancimino che racconterà nelle prossime udienze la storia delle lettere minacciose che i vertici di Cosa nostra avrebbero inviato a Berlusconi tramite Dell’Utri e con la consulenza del padre, Vito Ciancimino, tra la fine degli anni ’80 e il 1994. Altri tasselli che compongono la storia della lunga trattativa tra Stato e mafia partita alla fine del 1991, proseguita con le stragi del ’92-’93 e sfociato nel patto con la mafia invisibile e affaristica di Binu Provenzano.
Secondo molte testimonianze la lunga trattativa incrociò
la nascita di Forza Italia. La circostanza è emersa non solo con
le dichiarazioni di Ciancimino jr, ma anche in un altro processo ancora
in corso (riprenderà il 25 settembre): quello nei confronti del
generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu accusati di aver omesso
la cattura di Bernardo Provenzano nell’ottobre del 1995. Fu un infiltrato
dei Carabinieri in Cosa Nostra, il boss mafioso Luigi Ilardo, a raccontare
che nel 1994, agli albori della nascita di Forza Italia, i vertici «palermitani»
avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello
appartenente all’entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio,
aveva garantito leggi favorevoli agli inquisiti appartenenti alle varie
famiglie mafiose, nonché future coperture per lo sviluppo dei loro
interessi economici quali appalti, finanziamenti statali. Per Ilardo l’insospettabile
era Marcello Dell’Utri, oggi senatore del Popolo delle libertà.
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