«Berlusconi pagherà cara la scelta pro Bush»
«Noi riteniamo fondamentale stabilire la democrazia in Iraq.
La cosa più debilitante per il mondo musulmano è la mancanza dei diritti civili.
Il problema è come creare questa democrazia.
E parte del problema è la presenza delle truppe anglo-americane».

ROMA 22.08.2004
Graham Watson, europarlamentare scozzese, è il capogruppo dell’Adle: Alleanza Liberali e Democratici europei,
la nuova forza nata in primavera sulle ceneri dell’Eldr insieme all’Udf di Bayrou e alla Margherita.
Dopo Ppe e Pse è il terzo gruppo più numeroso dell’assemblea di Strasburgo.
Come le sembra la situazione in Iraq? Cosa l’Unione Europea può e deve fare per contribuire a risolverla?
«Noi riteniamo fondamentale stabilire la democrazia in Iraq. La cosa più debilitante per il mondo musulmano è la mancanza dei diritti civili. Il problema è come creare questa democrazia. E parte del problema è la presenza delle truppe anglo-americane. La sfida è come dare al nuovo governo iracheno il potere di governare davvero il Paese, e ritirare il più velocemente possibile quelli che sono visti come invasori».
Non è semplice. Infatti si parla di «pantano iracheno».
«Noi siamo sempre stati contro la guerra, unici in Gran Bretagna a dire da subito che Blair faceva un errore ad andare dietro a Bush. Saddam doveva andare via, ma un eventuale intervento militare doveva avere l’appoggio dell’Onu. Il conflitto è sbagliato dall’origine, ma bisogna afforntare la situazione che ne è derivata. Barroso (il nuovo presidente della Commissione Europea che si insedierà il primo novembre, ndr) ha detto che l’Europa deve sostenere gli Usa. Non sono d’accordo: per me deve convincerli a dare il controllo o almeno la guida politica dell’Iraq al governo iracheno e poi a ritirarsi».
Barroso segue una politica filo-Bush, fu lui a organizzare il meeting delle Azzorre con Berlusconi, Blair e Aznar. C’è il rischio di un cambio di linea rispetto alla Commissione Prodi?
«Non so, ma la politica estera dell’Ue è guidata dal Consiglio più che dalla Commissione. Deciderà Javier Solana, che ha sempre riconosciuto le divisioni europee sulla questione Iraq ma anche la necessità di non lasciare il Paese nell’anarchia».
Lei ricorda le divisioni che l’anno scorso hanno lacerato l’Ue. Cosa le fa credere che oggi sia possibile una politica estera comune?
«Ritengo che sia di importanza vitale, e le scelte di Blair e Berlusconi non hanno aiutato a raggiungerla. Se l’Europa vuole fare pressioni su Washington, se vuole avere una voce forte, non può rinunciare a una politica estera unica».
Sì, ma da dove partire? I governi hanno ampiamente dimostrato di non volere rinunciare alla loro sovranità.
«Manca non solo l’accordo ma la spinta politica. E il primo compito di Barroso sarà di crearla convincendo i governi. Prodi anni ha fatto tre cose importanti, oltre alla Costituzione europea: l’euro, l’allargamento e la meno nota riforma istituzionale. A Barroso toccherà confrontarsi con questa mitica “politica estera”».
La creazione di un ministro degli esteri europeo aiuterà?
«In un certo senso esiste già: è l’alto rappresentante della politica estera Solana. Ma ripeto: la Commissione può diventare la forza dinamica in grado di mettere d’acocrdo i governi. E spesso queste imprese sono più facili dopo una crisi quale la spaccatura europea sull’Iraq».
Non teme che alleanza tra gli Stati più grandi, come Francia e Germania, possano remare contro questo progetto?
«Qui è cambiato qualcosa di molto importante. Francia e Germania in passato si sono sempre viste come il motore dell’Ue. Ma adesso l’Europa è a 25 membri e 470 milioni di abitanti. È una lezione cruciale per noi: siamo tutti minoranze. Se Parigi e Berlino proveranno a comportarsi da “primi”, troveranno delle difficoltà. E già successo: hanno spinto per il belga Verhoefstat alla guida della Commissione, e hanno trovato il no degli altri. Ora serve una nuova psicologia, ma Schroeder e Chirac non l’hanno capito».
Come è cambiato il nuovo Europarlamento con l’allargamento?
«Ci sono deputati di nuovi Paesi e nuovi raggruppamenti. L’Alde, con i suoi 88 membri rispetto ai 55 del passato, è più forte. So che in Italia ci sono state polemiche sulla scelta della Margherita di venire con noi, come anche la repubblicana Luciana Sbarbati. Io invece non vedo un problema nella partecipazione a gruppi diversi. Vedo più chances di collaborazione tra le forze di centro e di sinistra che conduca a idee nuove capaci di renderle forze di governo».
Quale è stato l’effetto della politica estera filo-Usa seguita dall’Italia per la sua credibilità internazionale?
«La reputazione dell’Italia ne ha sofferto. Il vostro Paese è sempre stato un pilastro europeo, e la politica di Berlusconi un po’ euroscettica vi ha nuociuto. La scelta di seguire Bush è costata molto cara a Blair e costerà altrettanto cara a Berlusconi: avere valori comuni agli americani non significa appoggiarli sempre».
Nel nuovo eurogoverno l’Italia perde il portafoglio della Concorrenza e acquista Giustizia e Affari Interni. Come valuta la scelta di Barroso?
«Una scelta molto intelligente, ma anche una sfida per l’Italia. Berlusconi accende i riflettori sul conflitto di interessi, c’è la questione dell’euromandato di cattura… Ci sarà presto un’audizione parlamentare sulla protezione della libertà di espressione in tutti gli Stati: Buttiglione si aspetti domande