Il”premier” Silvio Berlusconi Iraq, Berlusconi: ”Faremo il
nostro dovere anche se costa” ”Se ci ritirassimo,
insieme a tutti gli altri Paesi, ci sarebbe solo sangue” ”Non siamo servi Usa ma
a loro riconoscenti” Roma, 28 apr. (Adnkronos) – Silvio Berlusconi assicura che le
nostre truppe resteranno in Iraq per fare il loro dovere, anche se questo
dovesse costare altri sacrifici. In occasione dell’incontro a Palazzo Chigi
con i familiari delle vittime di Nassiriya, il premier sottolinea: ”Noi
continueremo a fare in Iraq, senza alcuna esitazione, quello che riteniamo
il nostro dovere anche se questo costa ed e’ costato, soprattutto a voi”.
”Uno potrebbe pensare che queste siano soltanto parole -dice il presidente
del Consiglio rivolto ai parenti dei nostri soldati uccisi in Iraq- ma
sappiate che la responsabilita’ di chi e’ stato incaricato dai suoi cittadini
di reggere il governo e’ una responsabilita’ grande, a volte dolorosa,
a volte angosciante, a
volte tragica e io devo dire che la sento fino in fondo. In quei giorni
dell’attentato e anche successivamente il vostro dolore e’ stato il mio
dolore.
E’ stato il mio dolore come padre, come fratello. Ho immaginato come
sarebbe stato il mio stato d’animo se quello che e’ capitato a voi fosse
capitato a me.
Ho sofferto insieme a voi in maniera assolutamente sentita”, aggiunge
il Cavaliere.
Sulla presenza delle nostre truppe in Iraq il presidente del Consiglio
sottolinea: ”Se noi venissimo via, insieme a tutti gli altri Paesi, cosa
succederebbe in Iraq?
Ci sarebbe una guerra civile disastrosa che metterebbe l’uno contro
l’altro le differenti etnie, le differenti tribu’, i differenti partiti
politici. E ci sarebbe sangue,
soltanto sangue”. ”Se venissimo via dall’Iraq -continua il premier-
dovremmo fare la stessa cosa anche negli altri Paesi dove attualmente noi
stiamo.
Che differenza c’e’ tra l’Iraq e il Kosovo, la Bosnia e altri paesi
balcanici? Dovunque siamo, e’ soltanto per consentire ai cittadini di quei
Paesi di diventare
dei cittadini veri in paesi democratici garanti di quei beni che la
nostra civilta’ occidentale riconosce come beni che spettano a ogni persona
umana”.
”Non siamo servi degli Usa. Non siamo alleati sottomessi, ma siamo
grandemente riconoscenti loro, perche’ ci hanno salvato dal comunismo,
dal nazismo,
dalla dittatura, perche’ ci hanno sostenuto nella nostra strada al
benessere” ha detto ancora Berlusconi.’
‘Siamo riconoscenti agli Usa -ha aggiunto- perche’ ci hanno sostenuto
nella nostra strada al benessere con aiuti economici generosi. Ricordo
il Piano Marshall.
Ma pure perche’ per cinquanta anni hanno consentito a noi e a tutti
gli europei di vivere sotto l’ombrello protettivo della Nato nei confronti
di una Unione Sovietica che incombeva con le sue armi di distruzione, il
tutto a spese quasi esclusive dei contribuenti americani”.
”Siamo quindi -ha assicurato il premier- ancora oggi con gli Stati
Uniti d’America nelle azioni di diffusione della democrazia e della liberta’
nel mondo, perche’ soltanto cosi’ noi potremo preservare i nostri figli
dalle guerre nel futuro”.”La comunita’ internazionale che siede alle
Nazioni Unite e’ una comunita’ non ancora completamente democratica e libera
-ha proseguito il presidente del Consiglio-. Esistono ancora alcune decine
di paesi che sono sottoposti a delle dittature”.
Berlusconi aggiunge: ”Alcune di queste dittature producono minacce
al resto della societa’, che mai come in questo tempo e’ una societa’ globale,
nel senso dell’estensione mondiale di tutto quello che riguarda un paese
e che puo’ riguardare anche gli altri. Tra queste potenze, c’e’ stato qualcuno
che ha sostenuto
l’idea folle del fondamentalismo terrorista che ha prodotto l’eccidio
dell’11 settembre e altre stragi in diversi paesi del mondo, non soltanto
in quelli occidentali,
anche in paesi dell’Islam”.