Pubblichiamo il testo dell’intervista
al direttore dell’Economist, Bill Emmott, che sarà trasmessa questa
sera su Rai Tre nella prima puntata della trasmissione di Enrico Deaglio
“l’Elmo di Scipio”.
Mr. Emmott, le vorrei leggere una frase che sicuramente ricorda:
“L’Economist è preoccupato del signor Berlusconi perché
lo considera un’offesa sia nei confronti del popolo italiano e della sua
magistratura, sia
perché rappresenta il caso più estremo in Europa di
un abuso da parte di un capitalista della democrazia nella quale vive e
opera.
All’opposto di quello che dice di essere, l’uomo che sta creando
una nuova Italia, egli è il principale rappresentante e continuatore
della peggiore vecchia Italia”. Perché ha scritto questo?
«Direi semplicemente: perché ci credo. Credo che la posizione
di Berlusconi come presidente sia un oltraggio alla democrazia ma anche
al capitalismo
perché usa il suo potere politico per rafforzare i suoi affari
con Mediaset per depotenziare i processi contro di lui e quindi per danneggiare
i concorrenti sul piano economico e questo mi offende».
La offende… Perché? qual è il suo concetto di libertà?
«Mi offende perché il mio concetto di libertà consiste
nella libertà di agire nel rispetto della legge e di poter prendere
liberamente una decisione in campo economico sapendo che gli altri attori
agiranno anche loro nel rispetto delle stesse regole.
Berlusconi rappresenta la violazione delle libertà di mercato
e in questo senso se io fossi un imprenditore o comunque una persona che
sta cercando di fare
affari nel mercato dei media italiani, la mia libertà di impresa
verrebbe penalizzata dal suo strapotere.
Questa è la prima cosa. Da un altro punto di vista il
suo potere viola i diritti di tutti, anche dei singoli, perché viola
la libertà di stampa.
Berlusconi influenza il modo in cui i media e la stampa riportano i
fatti, vuole limitare la libertà di stampa.
Per ultimo, danneggia l’immagine della libera impresa in tutto il mondo
perché col suo comportamento mette in cattiva luce il mondo degli
affari.
Credo che renda le persone, le persone normali, sospettose nei confronti
di quello che fanno gli imprenditori che si mettono in politica».
Allora l’Italia deve essere uno strano paese perché gli imprenditori
non hanno reagito come ha reagito lei. Per esempio l’avvocato Agnelli era
rimasto infastidito per l’editoriale dell’ Economist e dall’altra parte
lei è molto più osannato dalla sinistra in Italia, tanto
che Berlusconi chiama l’Economist “E-comunist”.
Come lo spiega? Pensa che sia possibile che gli imprenditori non
si rendano che stanno perdendo qualcosa?
«Gli imprenditori cercano di fare il loro meglio in qualsiasi
situazione si trovino e Berlusconi influenza l’attuale situazione.
La maggior parte degli imprenditori teme che parlare male di Berlusconi
o di quello che ha fatto possa danneggiare i loro affari.
Così penso che credano che sia più prudente non compromettere
i loro affari».
Lei dice che sono spaventati?
«Devono riuscire a trovare un modo di vivere in sintonia con
Berlusconi, non opporsi a lui.
Conosco comunque molti imprenditori italiani scandalizzati da quello
che sta succedendo e che si lamentano – per esempio alcune persone che
ci hanno aiutato
per i nostri articoli erano imprenditori italiani molto arrabbiati
per come vanno le cose.
Comunque anche lei ha ragione, noi siamo supportati dalla sinistra,
ma questo solo perché egoisticamente le fa gioco.
Ma questonon mi da fastidio… Io la vedo così:
non penso che in Italia ci sia uno Stato autoritario, ma che Berlusconi
sfrutti lo Stato per i suoi interessi privati e che anche i suoi soci abusino
del potere
politico per scopi strettamente personali.
Ma non penso che si possa prevedere per l’Italia uno regime autoritario.
Certo, ci possono essere dei rischi per la capacità di Berlusconi
di controllare i media e di usare la propaganda, ma non credo che in Italia
si sia
vicini a questo.
Non temo un regime, non penso che Berlusconi sia il nuovo dittatore,
penso che sia una persona che usa il proprio potere politico per cattivi
scopi».
Pensa che Berlusconi possa essere in qualche modo un modelloper
altri Stati? E che ciò sia un problema?
«Sì, penso che in altri paesi, in Europa, in America,
in Asia, ci siano molti imprenditori pieni di soldi e con un buon controllo
sui media
che vedono in Berlusconi un possibile modello da imitare.
In Thailandia il primo ministro assomiglia a Berlusconi.
In Russia si può sostenere – anche il presidente Putin potrebbe
sostenerlo – che l’uomo che è appena stato arrestato – Korokowoskj,
padrone della
più grande società petrolifera del paese – è un
Berlusconi e anche gli altri oligarchi potrebbero essere come lui.
Credo che ci sia un pericolo per la democrazia quando gli imprenditori
condizionano coi loro soldi le campagne elettorali e quando manipolano
l’informazione a vantaggio dei loro affari.
E sono principi che valgono per il Regno Unito, per l’America, per
tutto il mondo».
Si può parlare di libere elezioni quando un uomo o un partito
ha la completa o la maggior parte del controllo sui media e tanti soldi
da spendere?
«No. Penso che in questi casi non si possa parlare di libere
elezioni.
Penso che sia un grande handicap andare a votare in una situazione
del genere.
Non bisognerebbe mai avere lo strapotere di una sola forza politica,
perchè ciò costituisce un ostacolo molto difficile da scavalcare.
E questo non è libertà”
![]() |