Adesso che qualcuno lo svegli, per cortesia.
martedì 19 aprile 2005 Antonio Padellaro

Se Carlo Azeglio Ciampi arriva al punto di esigere che Berlusconi si presenti «senza indugio» alle Camere, se lo richiama pressantemente alla prassi costituzionale, significa che la sfida del premier, sfiduciato dalla sua maggioranza e dalla maggioranza degli italiani ma intenzionato a non dimettersi, crea il massimo allarme nelle massime istituzioni della Repubblica. Perché quello che ieri il capo dello Stato ha dovuto arginare è qualcosa che in sessant’anni di democrazia non si era mai visto.
È la determinazione proterva di un presidente del Consiglio a non muoversi da palazzo Chigi, costi quel che costi.
È il disprezzo conclamato per la prassi costituzionale e per le regole. È il richiamostrumentale e infondato a precedenti non dimissioni, risalenti a oscuri governicchi della prima Repubblica.
È l’uso privato della cosa pubblica, la concezione padronale dell’esecutivo che lo autorizza a qualunque sgarbo, a qualunque forzatura pur di non prendere atto della realtà.
Ma ci deve essere anche qualcosa di poco sano, una concezione distorta ed egolatrica del potere che gli impedisce di vedere che il suo governo è finito, che la Casa delle Libertà si è disintegrata, che Silvio Berlusconi è al capolinea.
Questo glielo hanno detto gli elettori il 4 aprile scorso come meglio non si poteva;
e glielo hanno ripetuto ieri condannandolo a una nuova, umiliante sconfitta.
La situazione è tale che perfino in zone da sempre dominate dalla destra, come la provincia di Viterbo, il centrosinistra vince amani basse.Mentre in Basilicata l’Unione raggiunge percentuali bulgare. È l’ecatombe di cui ha parlato Storace e che ha indotto tutti gli alleati a cercare di salvare i loro partiti dal rischio estinzione. L’Udc che ritira i suoi ministri, la Lega che vuole andare a elezioni anticipate, An sul punto di implodere contro il suo stesso leader incapace di reagire alla disfatta: ecco l’armata in fuga che il premier cerca di radunare in vista di un dibattito parlamentare inutile e per certi versi anche assurdo. Perché può darsi che, sotto gli occhi di tutti, i capi del centrodestra decidano di recitare l’ultima farsa e facciano finta di mettere insieme i cocci dell’alleanza. Ed è possibile che ricorrendo a qualche raggiro Berlusconi ce la faccia a resistere qualche mese ancora nel bunker. Ma poi? Quando sarà il momento di decidere, di scegliere, di governare, di mettere a posto i conti pubblici, di adottare le misure di contenimento della spesa che l’Europa pretende, di rispondere alle richieste delle imprese, come si metteranno d’accordo Bossi e Follini, come colmeranno la distanza siderale che li separa sulla devoluzione o sugli aiuti al Mezzogiorno? Preso atto di una divisione nel proprio campo profonda e probabilmente insanabile, qualsiasi uomo di governo appena responsabile avrebbe imboccato la via maestra dell’interesse del paese.
Espressione, tuttavia, che nessuno ha potuto ascoltare dalla bocca del premier. Che in questi giorni, invece, ha preferito parlare di complotti e congiure, minacciando e ricattando, sostenendo che qualcuno vuole prendere il suo posto.
Berlusconi appare ancora immerso nel sogno di quattro anni fa, quando credette di essere uno statista e di poter fare dell’Italia quello che voleva. Purtroppo lo ha fatto. Ma adesso che qualcuno lo svegli, per cortesia.